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	<title>Rossi Orizzonti</title>
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		<title>Un viaggio in Palestina</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 11:37:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Milvia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’aver ascoltato ieri, durante Fahrenheit, la meritevolissima trasmissione di RadioTre, le parole di alcuni membri dell’associazione Parent s’ Circle (qui un articolo in cui si  trovano informazioni sull’associazione e le motivazioni per cui è nata) mi ha spinto a ricercare &#8230; <a href="http://rossiorizzontidue.wordpress.com/2012/02/23/un-viaggio-in-palestina/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossiorizzontidue.wordpress.com&amp;blog=30007420&amp;post=25817604&amp;subd=rossiorizzontidue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/kufia1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-25817605" title="kufia" src="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/kufia1.jpg?w=300&#038;h=224" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p>L’aver ascoltato ieri, durante Fahrenheit, la meritevolissima trasmissione di RadioTre, le parole di alcuni membri dell’associazione Parent s’ Circle (<span style="color:#339966;"><a href="http://www.eastonline.it/public/upload/str_ait/270_it.pdf"><span style="color:#339966;">qui</span></a></span> un articolo in cui si  trovano informazioni sull’associazione e le motivazioni per cui è nata) mi ha spinto a ricercare un testo che quasi due anni fa mi inviò la mia amica riminese <span style="color:#339966;"><a href="http://viteintransito.wordpress.com/"><span style="color:#339966;">Mariolina Tentoni</span></a></span>: un lucido e interessante resoconto del suo secondo viaggio in Israele/Palestina. Nei confronti di Mariolina ho più di un debito di riconoscenza: prima che diventassimo amiche è stata la mia analista, e mi ha aiutato a uscire dal periodo più buio della mia vita. Mi ha fatto conoscere quella splendida persona che è  <span style="color:#339966;"><a href="http://www.libreriadelledonne.it/news/articoli/contrib040103.htm"><span style="color:#339966;">Nurit Peled</span></a></span>, che a sua volta mi ha offerto la sua amicizia. Mi ha fatto anche conoscere concretamente, quando per la prima volta si è recata in Israele e mi ha chiesto di farle compagnia,  aspetti del conflitto israeliano-palestinese, di cui avevo solo letto resoconti sui media.<br />
Non è però il sentimento di gratitudine che mi induce a pubblicare oggi il suo articolo, ma il desiderio di far conoscere la sua testimonianza di una realtà che, nella sua crudezza e assurdità, dovrebbe offendere tutto il genere umano.  L&#8217;articolo è molto lungo, ma sono certa che, leggerlo, sia doveroso.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Il mio viaggio in Palestina </strong>( con l’Associazione per la pace e Luisa Morgantini, aprile 2010)<br />
di Mariolina Tentoni<br />
<em>A Smadar, israeliana, e Abir, palestinese, bambine che non hanno potuto crescere</em></p>
<p>Nei giorni precedenti la  partenza, prevista per il 19 aprile, incombeva sull’Europa la nube delle ceneri islandesi. Aeroporti chiusi, voli cancellati, ansie e incertezze.<br />
Infine si parte per Tel Aviv, i cieli del Mediterraneo risultano liberi.<br />
In realtà su Israele da molto tempo grava una nube ben peggiore, che ottunde le coscienze, lede il senso di umanità, opprime le vite degli israeliani stessi: una fitta trama di ingiustizie, violenze, soprusi, umiliazioni inflitte ai palestinesi in nome della sicurezza.<br />
Un viaggio prevedibilmente duro, perché dura e dolorosa è la realtà, con cui entreremo in contatto.<br />
La società israeliana è una società del controllo, permeata di paranoia, militarizzata. Ne abbiamo un primo sentore appena arrivati: Cecilia, la referente del gruppo, messa sotto torchio per mezz’ora da 3 poliziotti all’aeroporto; nel tragitto per Gerusalemme 2 posti di blocco e al secondo ispezione di un soldato che sale sul pullman, mitra spianato, e noi coi passaporti in mano.<br />
E meno male che il pullman ha la targa gialla israeliana, le auto palestinesi con targa bianca e verde vengono normalmente bloccate per molto più tempo.<br />
Non ci sono attentati, non si spara, ma il conflitto è palese e si manifesta ovunque.<br />
La prima visita è  alla sede dell’ONU, l’OCHA, a Gerusalemme est, e il funzionario ci illustra, cartine e foto alla mano, la criticità della situazione e le varie forme di illegalità: la cartina a pelle di leopardo, quello che dovrebbe essere il territorio dello stato palestinese è disseminato di colonie, non c’è più un territorio con una sua continuità, perché possa esserci uno stato; le <em>closures, </em> le chiusure e i blocchi delle e nelle città palestinesi da parte degli insediamenti dei coloni; il muro e il furto di terre; le strade solo per i coloni; il furto di case a Gerusalemme est.<br />
Le colonie, come i tentacoli di una piovra, mangiano la terra palestinese, stringono di assedio i villaggi e le città palestinesi e ne soffocano la vita e continuano a sorgere e a espandersi; durante viaggio ogni tanto vediamo <em>gli avamposti</em> , le prime roulottes, a cui se ne aggiungeranno altre, poi qualche prefabbricato e nel giro di qualche anno là dove erano uliveti, campi o boschi, verrà costruita una città di centinaia di case, una nuova colonia, un nuovo insediamento; gli insediamenti sono tutti illegali:<br />
nei territori occupati e a Gerusalemme est ci sono 500.000 coloni.<br />
Dove si forma una colonia arriva l’esercito; l’illegalità  provoca senso di insicurezza e il ricorso alla forza: la militarizzazione del territorio, gli onnipresenti blocchi stradali, il muro, nuove forme di illegalità alla ricerca di una sicurezza, che in questo modo si allontana sempre di più.<br />
Il muro, che è stato eretto, non su quella che dovrebbe essere la linea di confine tra i 2 stati, <em>la green line, </em> ma sul territorio palestinese, senza alcuna valutazione di impatto ambientale, è la forma più oscena di recinzione. <em>Il muro della vergogna</em>, onnipresente,  è furto di terra, distruzione di ulivi e di case,  crea apartheid: non separa solo gli israeliani dai palestinesi, separa i contadini dai loro campi e dai loro uliveti, i commercianti dalle loro botteghe, i bambini dalle loro scuole, un villaggio palestinese da un altro, una famiglia da un’altra.<br />
Conseguenza della  colonizzazione pervasiva dei territori occupati e della ossessione della sicurezza,  è la costruzione di molte autostrade a uso esclusivo dei coloni e delle auto con targhe israeliane, i cui accessi dai villaggi palestinesi sono sbarrati  da blocchi di cemento, cumuli di terra, rotoli di filo spinato. I palestinesi sono costretti a lunghi giri; per ovviare alle enormi perdite di tempo costruiscono dei tunnel ma anche questi sono controllati dall’esercito israeliano e chiusi di notte. Vige una sorta di coprifuoco.<br />
Un’altra forma di sopruso messa in atto dal governo israeliano ai danni dei palestinesi  è la demolizione di case: attualmente ci sono 1500 ordini di demolizione. Vige per i palestinesi il divieto di costruzione e anche di riparazione; le case che vengono costruite vengono demolite: ogni anno vengono demolite 100 case.<br />
E poi il furto delle case.<br />
In due quartieri di Gerusalemme est, dove abitano gli arabi, a Silwan al Bustan e a Sheik Jarrah, ci sono ordini di esproprio ed evacuazione per creare insediamenti, è chiaro il disegno di <em>de-arabizzare e giudaizzare</em> Gerusalemme ( e tutta la West bank), come ci dice anche Nurit Peled. Le motivazioni sono sempre pretestuose e fantasiose: nel primo caso dicono che in quella zona c’era la città di Davide (fanno scavi, vogliono creare un parco archeologico dei Re) e quindi… per diritto divino quelle case spettano agli ebrei che vengono dai quattro angoli della terra; nel secondo caso studenti venuti dagli USA, occupano le case costruite dall’agenzia per i rifugiati palestinesi dell’ONU e abitate da 60 anni dai profughi del 1948, rivendicando il possesso della terra, su cui sono costruite le case, in base a documenti del tempo degli ottomani, nel 1830.<br />
Arrivano di notte, accompagnati dall’esercito e buttano fuori intere famiglie con vecchie e bambini. Chissà perché mi viene in mente la favola del lupo e dell’agnello.<br />
All’interno della città vecchia, nel cuore del quartiere arabo un rabbino ultraortodosso ha “scoperto” il piccolo <em>muro del pianto</em> e lì, dove c’è una corte e l’unico accesso a una casa araba, vogliono costruire una sinagoga per le donne.<br />
In uno di questi quartieri, Sheik Jarrah, andiamo, facendo una camminata sotto il sole cocente; è il nostro primo incontro con una forma di resistenza  non violenta palestinese. Ci accolgono delle donne, una con un bambino bello e arrabbiato, che sembra avercela con tutti gli estranei, piange e la madre lo consola con parole e gesti teneri; c’è una vecchia dal volto scolpito dal tempo e un’altra donna che appare molto forte e decisa, è la portavoce; ci racconta la loro storia, ci dice che loro non se ne vanno, restano qui in un’ala della casa occupata dai giovani coloni; dice che questa è la loro resistenza, la loro “forma di pace e resistenza”. Ci offrono il caffè col cardamomo in un piccolo giardino con le rose. Ci chiedono, come tutti quelli che incontriamo, di parlare di loro al nostro ritorno in Italia, fare conoscere la loro realtà.<br />
Le case vicine sono già state espropriate, con l’espulsione di 53 persone, e sono state<em> giudaizzate</em>, su una di queste, con grande arroganza, è stata posta una menorah e una scritta in ebraico,  “qui siamo tornati e qui resteremo”.<br />
Questo furto di case è stato stigmatizzato e condannato anche da personalità della società israeliana, David Grossman, tra gli altri, che  ha parlato di Israele come di una pianta carnivora che divora gli altri intorno a sé e sta divorando sé stessa.<br />
La realtà della resistenza popolare pacifica, relativamente recente, autonoma dalle varie forze politiche, è molto diffusa e si va estendendo nei territori occupati.<br />
Il simbolo di questa resistenza è un ulivo a cui un uomo è abbracciato e incatenato e si trova in un murale sulla scuola di Bil’in, un villaggio tra Gerusalemme e Ramallah, dove da 8 anni la popolazione ogni venerdì fa una manifestazione non violenta davanti al muro, che qui è costituito da un fossato e una tripla recinzione, e ha sottratto ai contadini una larga striscia  della loro terra; la corte di giustizia israeliana, a cui gli abitanti di Bil’in si sono appellati, ha dato loro ragione e l’esercito avrebbe dovuto fare arretrare il muro di 1 km, ma tutto rimane come prima.<br />
La loro protesta continua in modo non violento, un loro leader, Abdallah abu Rahma, ha studiato il pensiero di Gandhi, e per  conoscerlo meglio è stato anche in India; attualmente, come altri resistenti palestinesi, alcuni giovanissimi, è nelle carceri israeliane.<br />
L’esercito spesso risponde a questa protesta con la forza e la violenza: sortite al di là del muro, attacchi ai manifestanti a suon di manganelli e lacrimogeni , uno dei quali nell’aprile del 2009 ha ucciso un ragazzo di 30 anni, Bassem abu Rahma.<br />
Questi prodi soldati li vediamo in azione venerdì 23, quando partecipiamo alla manifestazione, fermandoci, per lo più, a una certa distanza dal muro; fanno una sortita, sparano lacrimogeni e 2 ragazzi, un israeliano e un italiano rimangono feriti; sparano lacrimogeni anche nell’uliveto, dove ci sono solo una donna- che ha in mano come unica arma un mazzetto di steli di un’erba che attenua gli effetti dei lacrimogeni- e alcuni bambini, che tirano sassi in direzione del recinto; questi soldati, armati di tutto punto e protetti dal recinto, evidentemente si sentono minacciati e hanno paura di questi ragazzini di 7-8 anni.<br />
La manifestazione di centinaia di persone conclude la quinta conferenza internazionale sulla resistenza popolare non violenta, a cui hanno partecipato numerosi pacifisti europei, canadesi, israeliani,  i comitati popolari di molti villaggi, ma anche rappresentanti dei consolati, e i cui lavori sono stati aperti da Luisa Morgantini e dal primo ministro dell’Autorità palestinese.<br />
Nel pomeriggio di  venerdì, c’è un’altra manifestazione contro la politica di espropri di case  a Gerusalemme, a Sheik Jarrah; qui ci sono solo alcune donne palestinesi, gli israeliani invece sono qualche centinaio, soprattutto giovani, molto vivaci e combattivi, che con i loro tamburi e fischietti ritmano slogan  contro l’occupazione, contro <em>il muro dell’ apartheid;</em> ci sono le donne in nero, la giornalista Amira Haas, Avraham Burg, Rami Elahnan, un amico, marito di Nurit Peled, che ci dice che questa forma di resistenza interna alla società israeliana va crescendo, di venerdì in venerdì, ed è uno spiraglio e un piccolo segno di cambiamento; ci sono anche alcuni religiosi che protestano contro l’ingiustizia; io scambio qualche frase con una signora, che mi dice che viene da Tel Aviv, si sente di appartenere ad Israele e proprio in nome di questo è qui a protestare col suo cartello scritto in ebraico.<br />
“Piccolo segno di cambiamento” certo,  perché in Israele prevale di gran misura l’arroganza e il razzismo dei coloni, ne vediamo alcuni girare armati col mitra a tracolla; sono diffuse l’indifferenza e la negazione dei palestinesi, che restano invisibili con le loro vite segnate dalla discriminazione, dall’arbitrio e dal sopruso; e per 7 giorni ci muoviamo in questa realtà. Il muro e i blocchi ovunque, i campi profughi, sovraffollati ( a Balata, il più grande, sorto nel 1949, vivono 25.000 persone su 1 kmq) e senza risorse: gli abitanti sono costretti a sopravvivere con gli aiuti dell’UNRWA, o  a passare clandestinamente in Israele per cercare un lavoro, sottoponendosi ai rischi di violenze e arresti; sentiamo i racconti di donne e uomini, tocchiamo con mano la loro umiliazione ma anche la loro tenacia e voglia di vivere, la loro esigenza di giustizia e di pace, <em>una pace giusta.</em><br />
Fra le tante realtà incontrate due sono emblematiche: la valle del Giordano ed Hebron.<br />
La Valle del Giordano è un esempio di come gli israeliani hanno fatto a <em>far fiorire il deserto</em>, come recita uno dei miti fondatori di Israele.<br />
La valle è ricca di acqua, ma il paesaggio che attraversiamo è bizzarro. Le terre che vanno dal fiume all’autostrada, che percorriamo, sono aride e brulle, ogni tanto la guida ci segnala il volo di un’aquila: è territorio palestinese; sulla sinistra ci sono coltivazioni estese di palme, di Kiwi, vigne, un verde rigoglioso: è la parte israeliana.<br />
Tutta la valle, assegnata dall’Onu alla  Palestina, è sotto il controllo israeliano, e il governo d’Israele ha dichiarato parte del territorio zona militare, una parte è soggetta a vincoli di protezione ambientale, il restante 30% è lasciato ai palestinesi.<br />
E’ evidente la politica di <em>de-arabizzazione e giudaizzazione</em>.<br />
Le terre requisite dall’esercito vengono date ai coloni israeliani, che le coltivano e vi costruiscono i loro insediamenti; qui i coloni possono scavare i pozzi alla profondità di 800m. Lo sfruttamento intensivo delle risorse idriche ha provocato l’impoverimento del fiume e l’arretramento  delle rive del Giordano e del Mar Morto.<br />
I palestinesi non hanno il permesso di scavare pozzi e, se lo ottengono, possono arrivare solo alla profondità di 100 m; quindi l’approvigionamento idrico anche per usi domestici è problematico e difficoltoso. Il 70% di loro ha lasciato la valle.<br />
Per spingere anche quelli rimasti ad andare via, le autorità negano loro il permesso di costruire nuove case; l’esercito distrugge le  case esistenti, che è proibito ricostruire e riparare. Oltre  all’acqua, viene loro negata la fornitura di energia elettrica.<br />
Le vessazioni arrivano al punto che gli animali dei palestinesi, che  sconfinano nei territori controllati dagli israeliani, vengono sequestrati e tenuti in appositi recinti e i proprietari devono pagare una sorta di tassa giornaliera per il  <em>soggiorno.<br />
</em>Anche qui i palestinesi resistono e hanno formato dei comitati di resistenza pacifica. Quando l’esercito israeliano demolisce una casa, la ricostruiscono, ma hanno imparato a usare mattoni fabbricati impastando paglia con la terra cruda; hanno costruito una scuola per i bambini della valle, che però devono fare i doppi turni; un gruppo di donne ha costruito una strada; in un terreno, miracolosamente sottratto alla requisizione da parte degli israeliani, perché soggetto alla giurisdizione giordana, hanno impiantato un’azienda agricola, gestita da una cooperativa, che dà lavoro a diversi uomini, producono pomodori ciliegini, che vendono in Europa.<br />
Per questo devono utilizzare una compagnia di esportazione israeliana, perché per i contadini palestinesi è praticamente impossibile commercializzare i loro prodotti al di fuori del mercato locale; i loro veicoli infatti possono essere fermati ai posti di blocco per ore e ore, anche per giornate intere, mentre i coloni possono far arrivare in giornata i loro prodotti in Europa, utilizzando le autostrade, che consentono loro di raggiungere l’aeroporto in poche ore.<br />
Qui, come altrove, godiamo dell’ospitalità palestinese e gustiamo il miglior pranzo di tutto il viaggio nel villaggio di Fatith, il coordinatore dei comitati popolari, nostra guida nella valle, seduti all’aperto con davanti a noi una  dolce collina coperta di uliveti. Il musake è ottimo: su uno strato di pane arabo, cotto sui sassi e coperto da molto ottimo olio, pollo alla brace con mandorle tostate,condito con una salsa molto liquida- in cui ci sono cipolla e noci-, e una spolverata di sumac, una spezia apposita di colore violaceo; è naturale e anche divertente mangiare come loro con le mani;  alla fine ci portano con delle brocche l’acqua per lavarci queste mani cosi unte.<br />
Mangiano con noi gli anziani del villaggio, e i ragazzi servono il pranzo; le donne, che hanno cucinato, rimangono in casa , dove solo noi donne, prima di ripartire, andiamo a ringraziarle.<br />
Ma non è solo del mondo arabo conservatore questa separazione tra uomini e donne.<br />
In Israele, che si vanta di essere un paese moderno, che aspira a entrare in Europa, i religiosi sono riusciti ad ottenere che negli autobus le donne si siedano e stiano in un settore apposito, dietro, come i negri in America durante la segregazione razziale; ed è capitato che le donne, che non si adeguavano, venissero maltrattate; questo non succede solo a Gerusalemme ma anche nella più laica Tel Aviv, dove  un autobus, che serve un quartiere abitato da religiosi, ha adottato questa <em>regola.</em><br />
Alla fine della giornata andiamo a vedere il tramonto: dalla montagna  una vista stupenda sul deserto, un senso di infinito, nella luce rosata un susseguirsi di monti, valloni e wadi, una bellezza sublime; vado a ritrovare un momento di solitudine e silenzio; l’esperienza della valle del Giordano con le sue emozioni e i suoi pensieri rimane presente ma  depurata.<br />
E poi Hebron. L’abominio di Hebron.<br />
La visitiamo l’ultimo giorno, prima del ritorno in Italia.<br />
Una città sotto occupazione, anche se giuridicamente sotto l’autorità palestinese.<br />
Per accedere al centro della città antica, bellissimo, dobbiamo passare attraverso un posto di blocco, soldato israeliano col mitra imbracciato, tornelli, addirittura 3.<br />
E’ troppo. E’ per me emotivamente intollerabile, e penso che sia umanamente intollerabile vivere in questa situazione. Mi sento il pianto dentro.<br />
Percorriamo la strada del mercato deserta, una città fantasma, molte case vuote, sulle porte delle botteghe chiuse la stella di Davide disegnata dai coloni; nella via principale i negozi  apriranno dopo, quando si sparge la voce della nostra presenza; in alto, a proteggere i negozianti e i passanti, le reti che i palestinesi hanno messo lungo tutta la via per trattenere l’immondizia, i rifiuti, gli oggetti più disparati, anche pesanti, che i coloni israeliani abitanti nei piani alti delle case gettano dalle finestre; arrivano a gettare anche escrementi.<br />
Mi sento offesa e ferita  nella mia umanità.<br />
Penso a un passo di <em>La tregua</em> di Primo Levi, là dove racconta che il soldato dell’esercito sovietico che arriva ad Aushwitz e vede i prigionieri sopravvissuti , vede in che condizioni sono ridotti e prova un senso di vergogna; vergogna per quello che degli esseri umani sono capaci di fare a degli altri esseri umani.<br />
Nel cuore della città araba, antica di 5500 anni, si sono insediati gli israeliani, 5 colonie con 400 coloni e 1500 soldati israeliani  solo in città.<br />
Questo ha comportato espulsione di palestinesi dalle loro case, distruzione di case antiche, obbrobri edilizi, dovuti all’aggiunta di uno o più piani su  case di valore storico e artistico; il suq di una città, che viveva di un commercio fiorente,  occupato dai coloni o vuoto, con negozi sigillati per ordine militare; libero accesso solo per i coloni alla moschea di Abramo, a cui prima tutti avevano 7 accessi; installazione di videocamere agli angoli delle vie; chiusura delle strade: la strada principale e altre vie, che congiungono le colonie,  precluse ai palestinesi; 101 posti di blocco solo all’interno della città.<br />
Non è possibile muoversi per i palestinesi , andare a scuola, al proprio lavoro, in moschea, fare la spesa, andare dal medico, trasportare il cadavere di un congiunto, senza superare vari posti di blocco; per esempio il sindaco, per andare a pregare, deve attraversare 7 posti di blocco. E il posto di blocco vuol dire perquisizioni, anche delle cartelle dei bambini, vuol dire essere trattenuti per un tempo variabile ad arbitrio dei militari o vedersi negato il permesso di passare ( accade che i ragazzi facciano lezione in strada ). Uno spostamento da un punto all’altro del centro, che prima richiedeva 4’ in auto, adesso comporta una circonvoluzione di 12 Km.<br />
Il risultato è l’abbandono della città, delle case e dei negozi.<br />
Per ovviare a questo degrado l’Autorità Palestinese sovvenziona i negozianti, perché tengano aperti i loro commerci e sono offerte facilitazioni ai cittadini che ritornano ad abitare nel centro storico, nelle case antiche restaurate.<br />
Si è costituito alcuni anni fa’ l’ Hebron rehabilitation committee, un Comitato per il recupero del patrimonio artistico della città, che opera con il sostegno finanziario del governo spagnolo. Dal 1996 sono state restaurate 900  case distrutte dall’esercito israeliano durante l’Intifada. Le case recuperate, che datano dal XVI secolo, sono in pietra ocra, con finestre a bifora, di grande fascino.<br />
Che in questa situazione i palestinesi resistano, a Hebron come a Gerusalemme, nei villaggi della Cisgiordania o nel campo profughi di Balata, è incredibile, e soprattutto è ammirevole il lavoro sociale e culturale che portano avanti. Ovunque  sono sorti centri culturali, e centri antiviolenza per le donne, le cui attività sono molteplici: il sostegno alle vedove, la terapia alle donne e ai bambini che hanno subito traumi per la guerra, la cura dell’educazione dei bambini e della formazione degli adolescenti, i corsi di formazione per le donne, perché possano essere economicamente indipendenti, sia attraverso il recupero di saperi tradizionali come l’arte del ricamo, dove i colori e le forme hanno un significato simbolico, sia attraverso  corsi di informatica. Il più importante centro in difesa dei diritti dei palestinesi residenti in Israele si trova ad Haifa, è il Mossawa<em>, uguaglianza</em>, che promuove una rete di centri culturali comunitari auto-organizzati, analizza le leggi discriminatorie vigenti in Israele, denuncia  e cerca di contrastare la discriminazione economica (  solo il 4% del bilancio viene destinato alle comunità palestinesi) e culturale.<br />
Infine le donne che incontriamo, belle colte, forti: Huda a Gerusalemme, Rawda a Nablus, Nayla a Ramallah, col capo scoperto, alcune con una storia tragica alle spalle di lotta politica, detenzione nelle prigioni israeliane, lutti ; adesso organizzano e dirigono centri culturali e/o centri  di promozione, sostegno e terapia per le donne, centri antiviolenza come il Mewar, sorto a Beit Shaour, vicino a Betlemme, per interessamento di Luisa Morgantini e miracolosamente finanziato dall’Italia.<br />
Incontriamo anche donne israeliane, che lottano come le e i palestinesi contro  l’occupazione, consapevoli che la violenza e l’ingiustizia genera violenza e morte, vediamo donne dei machsom whatch, che fanno dei presidi ai posti di blocco per  controllare l’operato dei soldati israeliani, donne di un centro femminista ad Haifa, Isha l’Isha e Nurit Peled che ci aiuta a capire qualcosa di più della realtà israeliana.<br />
Nurit è una donna coraggiosa e stupenda, che ha perso una figlia di 14 anni in un attentato suicida, fa parte delle Donne in nero, è cofondatrice del Tribunale Russell per la Palestina; docente universitaria, ha scritto un libro sul razzismo  nei libri di testo israeliani. I soldati israeliani- ci dice- sono il prodotto dell’educazione, oltre che della propaganda dei media. Israele è un paese di immigrati, che si creano un’identità coalizzandosi contro gli arabi, <em>il nemico;</em> i palestinesi come persone reali, la loro condizione di vita reale sono sconosciute, circolano anche attraverso i libri di testo gli stereotipi, che alimentano il razzismo e la paura.<br />
Ne risulta un Israele malato, e i mali del sionismo vengono denunciati  anche da Avraham Burg in <em>Sconfiggere Hitler.<br />
</em>Un elemento costitutivo della realtà israeliana è il riferimento costante e l’uso politico della shoah. I soldati devono combattere  e uccidere in Palestina o in Libano, perché “l’alternativa è Treblinka” come ha detto Begin nel 1982.<br />
L’identità israeliana è <em>un’identità della shoah</em>, i bambini vengono traumatizzati con immagini tremende, il viaggio ad Auschwitz è una sorta di rito di passaggio per gli studenti prima della maturità.<br />
Burg sostiene che Israele è ancora prigioniero di Hitler, rivolto al passato; c’è non solo il culto ma anche l’ossessione della memoria; ne risulta un paese dove vige la paranoia, <em>sono tutti contro di noi</em>, una nazione che si regge sulla guerra.<br />
Burg ripropone gli ideali di umanesimo e di universalismo che erano presenti in pensatori come Martin Buber e che sono stati e sono oggi traditi.<br />
Oggi Israele è un paese in cui dominano i militari, un paese in cui i laici sono una minoranza e hanno sempre più potere gli ultraortodossi, i fondamentalisti  che sono mossi da un messianismo politico, che vogliono imporre.<br />
Trovano un fondamento nella bibbia alla politica di espansione, alla giudeizzazione e de-arabizzazione della Palestina, terra del popolo eletto,  Eretz Israel, al diritto al ritorno che nega la diaspora  e alla costruzione della grande Israele.<br />
In questo modo il popolo palestinese è un popolo negato; uno dei miti fondanti di Israele era <em>una terra senza un popolo per un popolo senza terra;</em> ancora oggi persiste questa negazione e  la Palestina è uno stato negato.<br />
Un viaggio in Palestina e in Israele è un viaggio in una terra bella e lacerata da violenza e oppressione, umiliazione e paura, e la speranza che ci possa essere una pace giusta, che ci possano essere 2 popoli e 2 stati, appare molto lontana. Mahmud Darwish nella sua poesia testamento:<br />
<em>Pensa agli altri, </em>termina con questi versi:<br />
<em>Mentre pensi agli altri lontani, pensa a te stesso<br />
</em><em>(Dì: magari fossi una candela nelle tenebre!)<br />
</em>Le candele che brillano nelle tenebre sono le esperienze  nate dal riconoscimento reciproco,  le esperienze di lotta condivisa, i gruppi misti di palestinesi ed israeliani, come i Combattenti per la pace, il Parents circle, composto da persone che hanno patito un lutto e hanno appreso la via della riconciliazione attraverso il riconoscimento e la condivisione del dolore dell’altro; i refusnik che rifiutano di prestare servizio militare nella Palestina occupata; i comitati  per la ricostruzione delle case, le Donne in nero, tutti quelli e quelle che non sono più disposte ad essere complici di una politica che crea ingiustizia, dolore e alimenta la violenza; sono i palestinesi che resistono senza armi alla violenza, affermando il loro diritto alla vita e alla giustizia e il diritto alla loro cultura, alla poesia e alla bellezza.<br />
Il lavoro culturale è costruzione di pace, perché, come  dice Simon Veil, <em>il contrario della guerra non è la pace ma il pensiero.<br />
</em>La gratitudine verso di loro ci responsabilizza a  fare lo stesso lavoro e a cercare di essere anche noi <em>candele nelle tenebre.</em></p>
<p><span style="color:#339966;"><a href="http://youtu.be/ZiesGenaQxM"><span style="color:#339966;">Kufia: canto di pace per la Palestina</span></a></span></p>
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		<title>Herbert Pagani</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 14:03:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Milvia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantanti dimenticati]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cantautori]]></category>
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		<description><![CDATA[Inauguro oggi una nuova categoria: cantanti dimenticati.  Nel mondo variegato della musica leggera ci sono infatti artisti che pur avendo dato un contributo fecondo e profondo di significato con i loro testi e la loro musica sono quasi scomparsi dalla &#8230; <a href="http://rossiorizzontidue.wordpress.com/2012/02/21/herbert-pagani/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossiorizzontidue.wordpress.com&amp;blog=30007420&amp;post=25817593&amp;subd=rossiorizzontidue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/07243498575201.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-25817595" title="0724349857520" src="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/07243498575201.jpg?w=300&#038;h=300" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Inauguro oggi una nuova categoria: <em>cantanti dimenticati</em>.  Nel mondo variegato della musica leggera ci sono infatti artisti che pur avendo dato un contributo fecondo e profondo di significato con i loro testi e la loro musica sono quasi scomparsi dalla memoria collettiva.<br />
Come Herbert Pagani, per esempio.</p>
<p>Di origine ebraica, Herbert Pagani è nato a Tripoli il 25 aprile 1944 e ha poi trascorso parte della sua  infanzia e giovinezza  in Germania e in Francia. La sua infanzia è stata segnata dolorosamente dalla separazione dei genitori, sofferenza che gli ha ispirato  la canzone “<span style="color:#339966;"><a href="http://youtu.be/ZwcQZNOtWrM"><span style="color:#339966;">La mia generazione</span></a></span>”.<br />
Ma non è stato solo un cantautore: Herbert Pagani è stato un poliedrico artista, che ha riversato la sua particolare sensibilità anche nel disegno, nella poesia, nella scultura, nella recitazione.<br />
Rimanendo nell&#8217;ambito musicale, voglio evidenziare come la maggior parte dei testi delle sue canzoni contenga un messaggio basato sulla fratellanza, sull&#8217;umanità, sull&#8217;amore, inteso anche in senso universale.  Si trova, nelle sue composizioni, uno sguardo attento al mondo, attraverso il quale l&#8217;autore attribuisce  dignità e  possibilità di riscatto anche alle persone più umili.<br />
È stato anche ecologista e pacifista convinto: la sua opera musicale che in maniera più articolata rappresenta questa sua anima è <em>Megalopolis.</em> Megalopolis, nell’immaginario di Pagani, è la capitale di un’Europa unita, che a causa delle azioni devastanti che l&#8217;uomo pratica sull’ambiente e a causa dell’annientamento  di ogni relazione sociale fra gli abitanti, soffocata da una sempre più frenetica costruzione di grattacieli, arriva inesorabilmente alla distruzione (e l’Europa, in questo caso, rappresenta l&#8217;intero pianeta). Si salveranno solo alcuni attenti osservatori che già da tempo avevano capito a cosa avrebbe portato la sconsideratezza di quelle azioni, e sono così  riusciti a salvaguardare da questa follia un piccolo spazio, in cui far rinascere una umanità diversa, che potrà vivere felicemente in armonia e nel rispetto della natura.<br />
Anche il conflitto israeliano-palestinese, per cui auspicava una soluzione pacifica,  fu oggetto del suo impegno civile.<br />
Ad Herbert Pagani, a parte la buona qualità musicale di molte sue canzoni, va riconosciuto il merito di aver evidenziato,  attraverso la sua arte, temi forse scomodi, e certamente non  affrontati, all&#8217;epoca, dalla maggior parte dei suoi colleghi.<br />
Non  può che rammaricarmi che il suo nome sia praticamente caduto nell&#8217;oblio. E mi dispiace che se ne sia andato così presto: a quarantaquattro anni, stroncato dalla leucemia, il 16 agosto 1988, a Palm Beach.  Di cose da dire, ne avrebbe avute ancora tante, Herbert. Come dimostra il testo che segue, che risale al 1976, ma è quanto mai attuale.</p>
<p>Signori Presidenti<br />
<em>Per quella schiuma bianca che copre i nostri fiumi</em><br />
<em>Per tutti i nostri pesci che vanno a pancia in su</em><br />
<em>E per la primavera che cede i suoi profumi</em><br />
<em>Al superdetersivo con i granelli blu.</em><br />
<em>E per i panni sporchi lavati troppo tardi</em><br />
<em>In certe lavatrici intorno al Quirinale</em><br />
<em>Che puzzano d&#8217;inganni di sangue e di miliardi</em><br />
<em>Mentre la lira scende ed il terrore sale.</em><br />
<em>Per tutta la violenza che scende nelle case</em><br />
<em>Dai cieli crocefissi da antenne di tivù</em><br />
<em>Quando non è di turno tra Cirio e Belpaese</em><br />
<em>Il papa che consiglia: votate per Gesù.</em><br />
<em>Per l&#8217;urlo del pallone che vomita la radio</em><br />
<em>Coprendo altre urla nei vostri mattatoi</em><br />
<em>Prima che ci stendiate sull&#8217;erba di uno stadio</em><br />
<em>Signori Presidenti grazie da tutti noi.</em><br />
<em>E bravi per le belle centrali nucleari</em><br />
<em>Che tutti già paghiamo e che nessuno vuole</em><br />
<em>E che circonderete di mille militari</em><br />
<em>Finché non metterete un contatore al sole.</em><br />
<em>Bravi per la giustizia, che se non tace, giace</em><br />
<em>Per la rivoluzione che ha i piedi gonfi e siede</em><br />
<em>E per aver ridotto la libertà e la pace</em><br />
<em>A tristi prostitute che fanno il marciapiede</em><br />
<em>Bravi per le colombe costrette a fare i falchi</em><br />
<em>Perché vendete armi al meglio compratore</em><br />
<em>E per i vostri amori imposti ai rotocalchi</em><br />
<em>Perché la gente creda che voi c&#8217;avete un cuore</em><br />
<em>io vi ringrazio ancora e me ne vado adesso</em><br />
<em>La musica era bella e le parole no</em><br />
<em>Ma il mondo è bello e voi ne avete fatto un cesso</em><br />
<em>E finché ci sarete, così io canterò.</em></p>
<p><span style="color:#339966;"><a href="http://digilander.libero.it/gianni61dgl/herbertpagani.htm"><span style="color:#339966;">Discografia</span></a></span><a href="http://digilander.libero.it/gianni61dgl/herbertpagani.htm"><br />
</a></p>
<p>Tre canzoni:<br />
<span class="Apple-style-span"><span style="color:#339966;"><a href="http://youtu.be/5-ncXOtyhv0"><span style="color:#339966;">Signori Presidenti </span></a></span><a href="http://youtu.be/5-ncXOtyhv0"><br />
</a></span><span style="color:#339966;"><a href="http://youtu.be/sHTpuwS7348"><span style="color:#339966;">Concerto per un cane</span></a><a href="http://youtu.be/sHTpuwS7348"><span style="color:#339966;"><br />
</span></a></span>e non poteva certo mancare<br />
<span class="Apple-style-span" style="color:#339966;"><a href="http://youtu.be/Vs151wPoX6g"><span style="color:#339966;">Albergo a ore</span></a></span></p>
<p>L&#8217;immagine iniziale proviene da <span style="color:#339966;"><a href="http://italiaeoisagunt.blogspot.com/"><span style="color:#339966;">questo</span></a> </span>sito</p>
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		<title>Il solito clima melmoso</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 09:39:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Milvia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/palude.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-25817587" title="palude" src="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/palude.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Mi capita, ogni tanto, per curiosità o nostalgia, di andare a rileggere i miei vecchi post. L’impressione che ne traggo è che il passare degli anni, nel nostro paese, non abbia prodotto nessun cambiamento (tralasciando la crisi economica che ci ha travolto, che ha determinato senza dubbio un peggioramento nella vita di molti di noi).  È cambiato, è vero,  il nome della compagnia  che dirige il  teatrino chiamato Italia: da qualche mese, infatti, si chiama Compagnia delle Banche. Hanno vestiti eleganti, questi impresari, non portano né bandane nè canottiere,  ma lo spettacolo che viene messo in scena  è sempre lo stesso:  un testo composto dalle solite battute mediocri,  che la maggioranza degli spettatori continua comunque  ad applaudire, per piaggeria, per ignoranza, per stanchezza, forse.  Applaudono, gli spettatori seduti in platea,  nonostante i fischi sempre più intensi che provengono dal loggione. E non rimane che attendere se sarà il fragore degli applausi o il suono lacerante dei fischi a far crollare il teatro fatiscente.<br />
Il post che ho riletto questa mattina lo scrissi nel febbraio 2010 e ho pensato di riproporvelo.  Ero appena rientrata dalla Tailandia, e il clima che avevo trovato nel patrio suol era questo:</p>
<p>Neanche 24 ore che sono rientrata… e già  mi trovo affogata in questo melmoso clima del nostro bel Paese. E non parlo del clima atmosferico. Non parlo dei cumuli di neve che si addossano ai bordi dei marciapiedi del mio quartiere. E non mi riferisco al fatto che ho dovuto abbandonare i miei vestitini leggeri per infagottarmi con maglioni, gonne pesanti, cappotto e sciarpa. Il clima cui mi riferisco non è legato alle stagioni, ma agli avvenimenti.  E non mi riferisco neppure al treno (Alta velocità, biglietto non certo economico, vettura senza riscaldamento) che è arrivato a Bologna, da Roma, con circa un’ora di ritardo, ritardo  accumulato a causa di varie soste in gallerie o in aperta campagna. E tralascio pure di esternare il mio disappunto per l’errore commesso dal dipendente di Trenitalia che, a Fiumicino,  mi ha venduto un biglietto per un treno Roma-Bologna  che, al momento dell’emissione del titolo di viaggio, era già partito. Per cui, carica di bagagli peggio di un mulo, mi sono trascinata per la stazione Termini, fino a quando ho trovato una capotreno molto gentile e disponibile che mi ha risolto il problema: altri mi avevano detto che era colpa mia, che dovevo controllare subito, e che, quindi, dovevo rifare il biglietto (a mie spese, naturalmente). Beh, sono in Italia, cosa posso pretendere, mi sono detta. Mica sono ancora in Tailandia, o a Dubai, dove tutto era andato perfettamente, dove gli aerei che ho preso erano in perfetto orario ecc.ecc. <br />
Quando scrivo <em>melmoso clima</em> mi riferiscono al fatto che un individuo, che qualcuno in Italia ha senza dubbio votato, visto che è deputato della Lega Nord, considera hard certe pagine del Diario di Anna Frank.  Dice, l’individuo, che quel passo in cui Anna descrive in modo minuzioso le proprie parti intime è così esplicito  che la lettura suscita  turbamento ai bambini delle elementari. E così ha fatto una bella interpellanza parlamentare. Ma io mi chiedo: ma si ascoltano, quando parlano, questi tizi? Turbamento per la descrizione delle parti intime? Il Diario di Anna Frank DEVE suscitare turbamento in bambini e adulti. DEVE suscitare sdegno. DEVE tenere viva la memoria e DEVE portare conoscenza a chi non sa nulla del periodo in cui Anna è vissuta e morta. È quello che Anna racconta che DEVE scandalizzare, il travaglio suo e della sua famiglia e di tutte le vittime della Shoah. E ai bambini DEVE essere letto. Che si vergogni, quell’ individuo, di cui non scrivo neppure il nome.</p>
<p>E poi… l’Innominabile. Che è arrivato a dire che la guerra contro Gaza dello scorso anno fu una giusta reazione di Israele ai missili di Hamas: questa non un’idiozia, ma una vera e propria oscenità. Nella cosiddetta operazione Piombo Fuso sono morti 1400 civili palestinesi (e 300 erano bambini). A causa dei missili di Hamas in diversi anni ci sono stati  dieci morti (come ha ricordato il giornalista Gigi Riva questa mattina in Prima Pagina)  o diciannove (come ho letto in Internet). Non giustifico quelle morti, ma credo che l’assoluta sproporzione sia evidente. E poi il discorso sarebbe molto molto lungo. E, come si può evincere dalla prima parte del post, non sono certo antisemita.</p>
<p>Una cosa che mi ha indignato ancora maggiormente è stato leggere che il più famoso scrittore israeliano, Abraham Yehoshua, è rimasto profondamente commosso dalle parole dell’Innominabile, e che  lo ammira. In realtà questa notizia l’ho letta solo sul Carlino (prima, al bar, mentre mi prendevo un caffé) e non ne ho trovato riscontro da nessuna altra parte. Se è vera… beh, non ho parole…  Poi, il suddetto Innominabile ha cercato di correggere il tiro a Betlemme, alla presenza di Abu Mazen, quando a una precisa domanda dei giornalisti ha fatto un parallelismo fra le vittime di Gaza e le vittime della Shoah.  Ha detto bene una signora ottantenne che questa mattina ha telefonato a Prima Pagina: ha detto che forse, a quello lì, gli ci vorrebbe uno psichiatra… Ah, sempre a Prima Pagina, un ascoltatore per parlare di colui che ci sta rovinando la vita, l’ha chiamato, pure lui, l’Innominabile…</p>
<p>Ecco cosa intendo per clima melmoso. Per non dire clima di… insomma un’altra parola che comincia anche lei per <em>m</em> e che vi lascio indovinare. Ma perché sono rientrata? Stavo tanto bene, là…</p>
<p>Va beh&#8230;  Meno male che c’è <span style="color:#339966;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=lqbRLiRATKE"><span style="color:#339966;"><em>Franco Battiato</em></span></a></span></p>
<p><span style="color:#339966;"><a href="http://www.supereva.it/"><span style="color:#339966;">Qui</span></a></span><span style="color:#339966;"> <span style="color:#000000;">si trova l&#8217;immagine iniziale</span></span></p>
<p><span style="color:#339966;"><em><br />
</em></span></p>
<br />Filed under: <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/category/povera-patria/'>povera patria</a> Tagged: <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/anna-frank/'>Anna Frank</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/banche/'>banche</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/compagnia-teatrale/'>Compagnia teatrale</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/curiosita/'>curiosità</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/gaza/'>Gaza</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/innominabile/'>Innominabile</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/melma/'>melma</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/nostalgia/'>nostalgia</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/tailandia/'>Tailandia</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/teatrino/'>teatrino</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817586/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817586/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817586/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817586/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817586/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817586/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817586/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817586/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817586/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817586/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817586/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817586/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817586/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817586/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossiorizzontidue.wordpress.com&amp;blog=30007420&amp;post=25817586&amp;subd=rossiorizzontidue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">milvietta</media:title>
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			<media:title type="html">palude</media:title>
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		<title>Presentazioni e&#8230; sogni grandiosi</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 16:56:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Milvia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Se ancora non li conoscete, ve li presento. Andateli a trovare, i miei amici blogger: non vi deluderanno. Adriano Maini Maria Bibi Zucca pelata Nerdina Fausto La Giraffa  Annamaria Margaret Antonio Giuseppe Iannozzi Rita E ora il testo di una &#8230; <a href="http://rossiorizzontidue.wordpress.com/2012/02/16/presentazioni-e-sogni-grandiosi/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossiorizzontidue.wordpress.com&amp;blog=30007420&amp;post=25817579&amp;subd=rossiorizzontidue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/strettamano6-4502.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-25817581" title="StrettaMano6-450" src="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/strettamano6-4502.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Se ancora non li conoscete, ve li presento. Andateli a trovare, i miei amici blogger: non vi deluderanno.</p>
<p><span style="color:#008000;"><a href="http://mainiadriano.blogspot.com/"><span style="color:#008000;">Adriano Maini</span></a><a href="http://mainiadriano.blogspot.com/"><span style="color:#008000;"><br />
</span></a></span><span style="color:#008000;"><a href="http://cosedamerica.blogspot.com/"><span style="color:#008000;">Maria</span></a><a href="http://cosedamerica.blogspot.com/"><span style="color:#008000;"><br />
</span></a></span><span style="color:#008000;"><a href="http://bibiebibo.com/"><span style="color:#008000;">Bibi</span></a><a href="http://bibiebibo.com/"><span style="color:#008000;"><br />
</span></a></span><span style="color:#008000;"><span style="color:#008000;"><a href="http://zuccapelata.wordpress.com/"><span style="color:#008000;">Zucca pelata</span></a></span><span style="color:#008000;"><a href="http://zuccapelata.wordpress.com/"><span style="color:#008000;"><br />
</span></a></span></span><span style="color:#008000;"><a href="http://leavventuredinerdina.wordpress.com/"><span style="color:#008000;">Nerdin</span></a>a<br />
</span><span style="color:#008000;"><a href="http://falconieredelbosco.wordpress.com/"><span style="color:#008000;">Faust</span></a>o<br />
</span><span style="color:#008000;"><a href="http://lagiraffa.wordpress.com/"><span style="color:#008000;">La Giraffa </span></a></span><span style="color:#008000;"><span style="color:#008000;"><a href="http://lagiraffa.wordpress.com/"><span style="color:#008000;"><br />
</span></a></span></span><span style="color:#008000;"><a href="http://www.annamaria-liberipensieri.blogspot.com/"><span style="color:#008000;">Annamaria</span></a></span><span style="color:#008000;"><span style="color:#008000;"><a href="http://www.annamaria-liberipensieri.blogspot.com/"><span style="color:#008000;"><br />
</span></a></span></span><span style="color:#008000;"><a href="http://leggereabologna.wordpress.com/"><span style="color:#008000;">Margaret</span></a></span><span style="color:#008000;"><span style="color:#008000;"><a href="http://leggereabologna.wordpress.com/"><span style="color:#008000;"><br />
</span></a></span></span><span style="color:#008000;"><a href="http://puntolineasuperficiereanto.blogspot.com/"><span style="color:#008000;">Antonio</span></a></span><span style="color:#008000;"><span style="color:#008000;"><a href="http://puntolineasuperficiereanto.blogspot.com/"><span style="color:#008000;"><br />
</span></a></span></span><span style="color:#008000;"><a href="http://iannozzigiuseppe.wordpress.com/"><span style="color:#008000;">Giuseppe Iannozzi</span></a><a href="http://iannozzigiuseppe.wordpress.com/"><span style="color:#008000;"><br />
</span></a></span><span style="color:#008000;"><a href="http://fiorinellasabbia.wordpress.com/"><span style="color:#008000;">Rita</span></a></span></p>
<p>E ora il testo di una canzone, appena trasmessa da Fahrenheit, RadioTre (la radio migliore che c’è….). Belle, le parole scritte dalla <strong>BandaBardò</strong>!  Perché è vero, quello che dicono: volendo, si può volare&#8230;</p>
<p><em>Bisognerebbe fare sempre sogni grandiosi</em><br />
<em>e con la faccia verso il cielo</em><br />
<em>viaggi avventurosi</em><br />
<em>ma mi dirai &#8220;Ah, poesia!!</em><br />
<em>Non si mangia, sai, con la poesia!!&#8221;</em><br />
<em>Bisognerebbe fare sempre sogni grandiosi</em><br />
<em>e con la faccia verso il cielo,</em><br />
<em>viaggi avventurosi</em><br />
<em>pensa se la gente, invece del potere,</em><br />
<em>pensasse all&#8217;amicizia come modo per godere</em><br />
<em>E come capi indiani, magia,</em><br />
<em>si fuma per la pace</em><br />
<em>ma tu mi dirai &#8220;Poesia,</em><br />
<em>non si mangia con la poesia!!&#8221;</em><br />
<em>basta! Per me questo è un duello</em><br />
<em>devo salvar la testa perché dentro c&#8217;è il cervello!</em><br />
<em>E come un aquilone</em><br />
<em>volare via spezzando il filo&#8230;</em><br />
<em>&#8230;Lo vedi si può volare</em><br />
<em>e non smetter di pensare</em><br />
<em>animo, animo, i tempi duri passano</em><br />
<em>Bisognerebbe fare sempre sogni grandiosi</em><br />
<em>per combattere la noia e la nevrosi</em><br />
<em>e se ancora non ci credi fa come vuoi</em><br />
<em>io mi lancio verso il cielo, apro le braccia</em><br />
<em>e poi&#8230;</em><br />
<em>&#8230;Lo vedi si può volare</p>
<p></em><span style="color:#008000;"><a href="http://youtu.be/PA_dPqAnUyE"><span style="color:#008000;">Qui</span></a> </span>il sonoro.</p>
<p>Grazie a <a href="http://www.ok-salute.it/">O.K. Salute </a>per l&#8217;immagine iniziale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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			<media:title type="html">milvietta</media:title>
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			<media:title type="html">StrettaMano6-450</media:title>
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		<title>Germogli sotto la neve?</title>
		<link>http://rossiorizzontidue.wordpress.com/2012/02/14/germogli-sotto-la-neve/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 13:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Milvia</dc:creator>
				<category><![CDATA[leggeri e pesanti pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[fahrenheit]]></category>
		<category><![CDATA[germogli]]></category>
		<category><![CDATA[grano]]></category>
		<category><![CDATA[Loredana Lipperini]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Neve]]></category>
		<category><![CDATA[Omsa]]></category>
		<category><![CDATA[se non ora quando]]></category>
		<category><![CDATA[speranze]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220; Il 13 febbraio 2011, un anno e un giorno fa, migliaia e migliaia  di donne (ma c’erano anche tanti uomini) scesero in 230  piazze italiane per rivendicare dignità e diritti. Se non ora quando? era la domanda. L’unanime risposta &#8230; <a href="http://rossiorizzontidue.wordpress.com/2012/02/14/germogli-sotto-la-neve/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossiorizzontidue.wordpress.com&amp;blog=30007420&amp;post=25817569&amp;subd=rossiorizzontidue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<a href="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/se-non-ora-quando-13-febbraio-2011-300x299.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-25817570" title="se-non-ora-quando-13-febbraio-2011-300x299" src="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/se-non-ora-quando-13-febbraio-2011-300x299.png?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Il 13 febbraio 2011, un anno e un giorno fa, migliaia e migliaia  di donne (ma c’erano anche tanti uomini) scesero in 230  piazze italiane per rivendicare dignità e diritti. <em>Se non ora quando?</em> era la domanda. L’unanime risposta fu: <em>adesso!</em> Partecipai anch’io a quella manifestazione, e ne parlai nel blog, in questo <span style="color:#339966;"><a href="http://rossiorizzontidue.wordpress.com/2011/02/14/visibili-e-indivisibili-siiiiiiiii-ieri-e-per-sempre-2/"><span style="color:#339966;">post</span></a></span>. <strong>Se non ora quando</strong> fu la prima delle molte manifestazioni che poi avrebbero caratterizzato, almeno per buona sua parte, il 2011: un anno ricco di fermenti, di speranze, di proponimenti.<br />
Ma cosa è cambiato, davvero?  Per le donne, ad esempio, cosa è cambiato? Andiamo a vedere qualche dato sulla situazione delle donne in Italia (e tanti altri ce ne sarebbero, da segnalare).</p>
<p>DONNE UCCISE NEL 2012 (al 26 gennaio): Sara, Jenny, Lenuta, Antonella, Fabiola, Stefania, Daniela, Nunzia, Sharna, Rosetta, Grazyna, Enza, Chrstina Andrea, Domenica<br />
<em>Sono 14 donne che vivevano in Italia.<br />
Italiane, ma anche rumene, cinesi, colombiane, bengalesi<br />
</em>Avevano dai 18 ai 77 anni<br />
(dato prelevato dal blog: <span style="color:#339966;"><a href="http://senonoraquandofirenze.wordpress.com/2012/01/27/400/"><span style="color:#339966;">Se non ora quando</span></a></span>)</p>
<p>Ragazza stuprata e seviziata davanti a una discoteca a L’Aquila (<span style="color:#339966;"><a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=181349&amp;sez=HOME_ROMA"><span style="color:#339966;">Click</span></a></span>)</p>
<p>L’Omsa licenzia 350 operaie (<span style="color:#339966;"><a href="http://youtu.be/CxiPk3wVdnY"><span style="color:#339966;">video</span></a></span>)</p>
<p>Non è cambiato molto, mi sembra. E tutto l’entusiasmo, la solidarietà gioiosa, la “primavera italiana” sbocciati quel giorno di febbraio, e continuati a fiorire, anche su tematiche diverse, nei mesi successivi, sembrano ora sepolti sotto lo spesso manto di neve che ha trasformato il paesaggio delle nostre città.  Come ha detto ieri Loredana Lipperini, ricordando durante la trasmissione Fahrenheit, la manifestazione di un anno fa, è come se mancasse sempre un tassello, per raggiungere l’obbiettivo.<br />
Un governo in mutande (in mutande per la sua volgarità), è  stato sostituito da un governo in giacca e cravatta, vestito da banchiere.  Ma non è cambiato niente, anzi, le parti sociali più deboli sono sempre più vessate. E la maggior parte delle donne, purtroppo, in Italia (ma non solo) appartiene ancora a questa categoria.<br />
Mi verrebbe da dire che <em>non c’è più niente da fare, è stato bello sognare</em>, come cantava decenni fa Bobby Solo.<br />
Ma non voglio arrendermi. E faccio  mie le parole di un mio caro amico, che  mi dice che:<br />
<em>&#8230; la speranza è una virtù che va sempre e comunque coltivata, soprattutto come norma morale, ma poi anche perché rende la vita più bella, interessante, valida e significativa.</em><br />
Allora continuiamo a sperare.  Forse, quei fermenti, quella gioiosa solidarietà,  quell’entusiamo che hanno attraversato l&#8217;anno da poco trascorso,  stanno rigermogliando proprio ora (se non ora, quando?) come il grano sta germogliando sotto la coltre di neve.</p>
<p>E, dato che il sole son due giorni che splende,  dopo giorni e giorni di tempo brumoso, ecco la mia canzone di oggi:<br />
<span style="color:#339966;"><a href="http://youtu.be/ccCnL8hArW8"><span style="color:#339966;"> Eva Cassidy: Somewhere over the Rainbow.</span></a></span></p>
<p>L’immagine iniziale l’ho prelevata <span style="color:#339966;"><a href="http://www.ilariamauric.it"><span style="color:#339966;">qui</span></a></span>.</p>
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		<title>Vierno vattenne</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 13:01:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Milvia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/p1230563.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-25817567" title="P1230563" src="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/p1230563.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Devo proprio dirlo: sono stanca. Ci fossero montagne, intorno, e boschi, e valli, e bei laghetti ghiacciati,  forse riuscirei ad apprezzare tutto questo biancore. Se fossi in una baita, con il fuoco acceso nel camino, la cucina ben rifornita, mi farei avvolgere dal conforto di una poltrona, un libro in mano, e aspetterei serenamente primavera. Ma guardo fuori dalla finestra, e vedo solo un gelido paesaggio urbano. Qualche albero e poi cemento. E se dieci giorni fa la neve mi ha incantato, come sempre mi succede al suo primo apparire, ora mi deprime. I libri, la musica non mi consolano. E ormai non mi rallegra neppure più  di tanto la visita degli uccellini che vengono a becchettare briciole di biscotti  e semi sul mio balcone.<br />
La primavera la vedo, in questi giorni, come un’invenzione dei poeti, di quelle che ti fanno fare  sogni che, amaramente, sai già che non si realizzeranno.  Mi sento come se dovessi, d’ora in poi, vivere in un perenne inverno.  L’inverno del mio scontento, una sorta di icona della mia vita, d’ora in poi.</p>
<p>Devo proprio dirlo: sono stanca.</p>
<p><a href="http://youtu.be/WrbbaVP1U2g">Vierno vattenne</a></p>
<p>(L&#8217;immagine iniziale l&#8217;ho scattata io, proprio adesso, al mio amico merlo)</p>
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		<title>Vite diverse, diverse vite</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 01:09:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Milvia</dc:creator>
				<category><![CDATA[donne ricette ritorni abbandoni]]></category>
		<category><![CDATA[capelli rossi]]></category>
		<category><![CDATA[chirurghi plastici]]></category>
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		<description><![CDATA[Armatevi di pazienza, amici cari. Perché quel che segue è un racconto molto lungo. Avevo anche pensato di suddividerlo in più post, ma poi mi sono detta che niente impedisce a voi di leggerlo in più riprese e che forse &#8230; <a href="http://rossiorizzontidue.wordpress.com/2012/02/09/vite-diverse-diverse-vite/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossiorizzontidue.wordpress.com&amp;blog=30007420&amp;post=25817562&amp;subd=rossiorizzontidue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/foto-capelli-rossi-81.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-25817563" title="foto-capelli-rossi-8" src="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/foto-capelli-rossi-81.jpeg?w=295&#038;h=300" alt="" width="295" height="300" /></a></em></p>
<p><span style="color:#000000;">Armatevi di pazienza, amici cari. Perché quel che segue è un racconto molto lungo. Avevo anche pensato di suddividerlo in più post, ma poi mi sono detta che niente impedisce a voi di leggerlo in più riprese e che forse è più comodo averlo, come dire&#8230; in un&#8217;unica soluzione. </span><br />
<span style="color:#000000;">Non è un racconto nuovo: fa parte della mia prima raccolta di racconti (mi piace dire &#8220;prima&#8221;, perché fra non molto ne uscirà una seconda)</span>  <span style="color:#339966;"><a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788883423550/Donne,_ricette_ritorni_e_abbandoni/Milvia_Comastri.html"><span style="color:#339966;">Donne, ricette, ritorni e abbandoni</span></a></span><span style="color:#000000;">, ma in questi giorni l&#8217;ho sottoposto a un pesante restyling, tagliuzzando, sostituendo, scucendo. È stata divertente, questa operazione: chissà se anche i chirurghi plastici si divertono a modificare il corpo dei loro pazienti?&#8230;<br />
</span><span style="color:#000000;">Beh, bando alle chiacchiere. Ecco il racconto:</span><em><span style="color:#000000;"><br />
</span></em></p>
<p><em><span style="color:#000000;"><strong>Vite diverse, diverse vite</strong></span></em></p>
<p><em><span style="color:#000000;"> </span></em>Guardò giù nella strada. Una vecchia Panda procedeva lenta, come se il conducente stesse cercando di localizzare un particolare numero civico. Due ragazzi, fermi sul marciapiedi, tentavano di accendersi le sigarette, ostacolati dal vento che si era alzato improvviso. Un gatto attraversò la strada, velocissimo.<br />
Sotto il lampione che disegnava una stanca macchia di luce sull’asfalto, un uomo se ne stava ingobbito dal freddo, la testa coperta da un bizzarro cappuccio a strisce colorate. Indossava un cappotto sdrucito cui mancava una manica.<br />
<em>Poveraccio</em>, pensò Carlo,<em> ce n’è tanta di gente come lui, in giro. Poveracci…<br />
</em>In un appartamento al primo piano del palazzo di fronte si accese una luce. Nella stanza illuminata una ragazza dai lunghi capelli rossi iniziò a spogliarsi, fino a rimanere in un’aderente calzamaglia nera. Poi iniziò a ballare.<br />
<em>Io ballo da sola</em>, gli venne in mente. Continuò a tenere lo sguardo sulla ragazza, affascinato dalla leggerezza dei suoi movimenti, dall’armonia che il suo corpo esprimeva attraverso i lenti volteggi, l’alzarsi delle braccia, la carezza dei capelli sul viso, quando reclinava la testa.<br />
«Che c’è, che guardi?».<br />
Michela era entrata silenziosamente nel soggiorno e aveva cinto con un braccio le spalle del marito.<br />
«Guarda lì, in quella stanza… Guarda che eleganza di gesti ha quella ragazza. Incantevole, non trovi?»<br />
«Umh umh», fece Michela, «proprio graziosa. Ma adesso accosta le persiane e smettila di fare il guardone». E gli diede un’affettuosa bottarella sulla testa. A fatica lui distolse lo sguardo. Poi aprì la finestra e, sporgendosi per accostare gli scuri, vide ancora l’uomo dal cappuccio colorato. Si era spostato e ora, semiriparato dal portone del loro palazzo, stava guardando in alto, verso quella finestra del primo piano, dove la ragazza continuava tranquillamente a danzare.<br />
Carlo accese il televisore e Michela gli si accoccolò accanto sul divano. Sul tavolo basso davanti a loro un pacchetto aperto di caramelle, un fermaglio per i capelli, un calzino rosso:<em> Cristina lascia sempre tutto in giro, benedetta ragazzina</em>, pensò Carlo sorridendo. Si sentì pervadere da una intensa sensazione di benessere. Fra poco avrebbe compiuto quarantasei anni, e poteva dirsi soddisfatto della sua vita. La sagoma dell’uomo col cappuccio gli si parò un attimo davanti agli occhi. Avrei potuto essere io, pensò. Rivide le grevi ombre del dormitorio dell’orfanotrofio, gli sembrò di sentire gli odori stantii delle suore, di rivivere, per un attimo, le ore passate a piangere lacrime di rabbia e impotenza, per la convinzione che per lui, figlio non riconosciuto, niente sarebbe cambiato. Invece, quando da poco aveva compiuto  dieci anni, c’era stato il miracolo: era stato scelto. Proprio lui, fra tutti i suoi compagni, lui così schivo e solitario. E arrabbiato, e triste. Una donna piccolina dal sorriso dolce e un uomo imponente, dal viso duro, ma dalla voce rassicurante, erano diventati all’improvviso i suoi genitori, dandogli finalmente quel calore che gli era mancato fin dalla nascita.<br />
E ora si trovava in quell’appartamento accogliente, con una moglie che amava e che lo amava, con una figlia un po’ pasticciona, ma splendida. E con il suo lavoro di investigatore che amava quasi quanto la sua famiglia. Forse c’era ancora qualche angolo di buio, dentro di lui.<em> Ma tutto sta andando per il meglio</em>, pensò.</p>
<p>L’uomo dal cappuccio colorato si alzò faticosamente dal marciapiede dove era rimasto seduto per quasi tutto quel mattino di fine inverno e iniziò a seguire la ragazza. I capelli rossi oggi erano liberi, non costretti, come altre volte, da elastici, o sciarpe, o berrettini. Liberi, si perdevano in lunghi riccioli sul blu del giaccone. Proprio come li portava Agnese, si disse l’uomo. Proprio come i capelli di Oriana.<br />
<em>Agnese, Agnese… </em>Come gli succedeva spesso  il suo  pensiero scivolò fuori dalla realtà.<br />
Continuava a seguire la ragazza, il suo andare armonioso che ormai conosceva così bene, ma con la mente si era spostato in un altro luogo, nell’altra vita.<br />
Nell’altra vita lui era stato un architetto. Aveva avuto una moglie e una figlia. Viveva in una bella casa, con delle grandi vetrate che rubavano la luce al cielo. Per anni era stato un uomo così felice che, a ricordarli ora, quegli anni, gli sanguinava il cuore. Quando era nata Agnese gli era sembrato di esplodere dalla gioia. Tutta la sua esistenza aveva iniziato a ruotare intorno a lei. Si era preso un anno sabbatico, aveva appoggiato i suoi clienti ad altri studi. Non voleva perdersi neppure un minuto di quel miracolo che stava vivendo. «La mia rossa», le sussurrava premendole delicatamente le labbra sulla testolina fulva, «rossellina, rossella». La cullava per ore, si inventava ninne-nanne, le scattava foto ogni minuto. Oriana, la moglie lo prendeva in giro, lo chiamava, sorridendo,<em> mammo. </em>A volte gli sembrava anche gelosa, ma lui non poteva farci niente. Agnese gli aveva rubato il cuore.<br />
Poi gli anni erano passati e la bambina era diventata grande.<br />
Poi Oriana aveva conosciuto un uomo. E li aveva abbandonati, senza lasciare indirizzo.<br />
E tutto era precipitato.<br />
Una sera i carabinieri avevano suonato alla porta, e gli avevano portato su un’Agnese che puzzava di vomito, un tremito nel corpo, le pupille dilatate che rendevano pozze scure l’azzurro degli occhi.<br />
«Per stavolta gliela abbiamo riportata, perché sappiamo che lei è una brava persona, architetto», gli avevano detto i carabinieri, «ma le stia dietro, altrimenti questa finisce male».<br />
Avevano salutato e se ne erano andati. Lui si era sentito come un uomo che cade in mare e vede la nave allontanarsi, e non c’è costa, intorno. Disorientato, impotente, impaurito. Aveva cominciato a urlarle addosso, a riempirla di insulti. Le si era avvicinato e le aveva sbattuto una mano sulla faccia, con forza. Era uscito del sangue, dal naso della figlia, che le aveva tinto le labbra. Mentre lui abbassava lentamente il braccio, Agnese lo aveva guardato negli occhi, senza emettere alcun suono. Ma aveva parlato il suo sguardo, e lui si era sentito schiacciare dall’odio che abitava quello sguardo, come se l’odio fosse una scarpa e lui uno scarafaggio. Aveva allungato una mano per sfiorarla. La figlia era arretrata, senza distogliere gli occhi. Poi si era girata e si era chiusa in camera.<br />
Era uscito sul balcone. Giù in basso, si stendeva  il tappeto luminoso della città.  Gli era sembrato lontano e ignoto, come se lui fosse un extraterreste che stesse guardando un mondo sconosciuto a bordo di una navicella spaziale. Si era sentito veramente solo per la prima volta in vita sua.<br />
«È tutta colpa tua, Oriana!» aveva gridato verso il cielo. «Neanche una cagna lascia i suoi figli!» E l’odio verso la moglie aveva iniziato a scorrergli nelle vene, e aveva scacciato il dolore per l’abbandono e la possibilità di chiedere a se stesso dove avesse sbagliato.<br />
Il giorno dopo aveva raccontato tutto a un suo amico medico, che aveva poi convinto Agnese a entrare in comunità. Ma non era servito a niente. Lei fuggiva, poi rientrava in comunità, e fuggiva ancora e si rifugiava a casa, e così via, senza che vi fosse un segno di cambiamento.<br />
Il suo studio di architetto andò a puttane, mentre lui cercava di starle vicino. Di nuovo, come diciotto anni prima, i suoi ritmi cercarono  di adeguarsi a quelli di Agnese. Ma lei non lo voleva più.<br />
La ragazza continuava a camminare sul viale, senza fretta, come se non avesse una meta. L’uomo dal cappuccio colorato continuava a seguirla. A volte, per lui, la ragazza era Agnese, a volte era Oriana. A volte lui l’amava. A volte l’odiava.</p>
<p><em> </em>Nei giorni in cui l’elegante uomo dai capelli argentati aveva dato inizio al suo gioco, lei indossava un giaccone di panno blu, con la cintura chiusa intorno ai fianchi stretti, da ragazzo, che contrastavano con il seno pieno. A volte gli incontri erano casuali. Proprio in quei momenti in cui lui non se la sentiva incollata dentro, e il sangue gli scorreva libero, e il respiro  era normale. Si imbatteva in lei mentre attraversava una piazza, a un angolo di strada, all’uscita di un negozio. Allora era come se una nube coprisse il sole, come se calasse una fitta nebbia che ovattava tutto, e i suoi pensieri, fino a quel momento posati tranquilli come passeri su linee elettriche, si lanciavano in un volo vorticoso e cieco, e un turbinio di foglie scricchiolanti sembrava  pungergli  il viso.<br />
La prima volta che l’aveva incontrata, lei stava attraversando il parco. Un piccolo parco, in verità, poche panchine un po’ arrugginite, sacchetti di plastica abbandonati, che svolazzavano contro grigi tronchi di alberi nudi.<br />
Lei.<br />
Il bavero rialzato contro il vento che sibilava a tratti. La testa fiera, protetta da una sciarpa azzurrocielo di cui lui aveva percepito con la mente la morbidezza. I jeans infilati negli stivali dal tacco alto, la borsa di cuoio chiaro che le oscillava contro i fianchi, seguendo il ritmo del suo camminare. Il giaccone blu che le accarezzava le natiche arrestandosi appena sotto l’inizio delle lunghe gambe.<br />
L’uomo  era dietro di lei, e aveva rallentato il passo per non superarla,  gli occhi incollati al suo corpo, come per prenderla, per possederla con lo sguardo. Le mani avevano cominciato a tremargli e se le era cacciate in tasca, turbato, mentre il tremore si propagava dentro di lui, nel  luogo più profondo della sua mente. Spaventato, si era costretto a fermarsi. Aveva fissato ancora per un attimo la ragazza. Poi aveva girato le spalle e aveva attraversato il viale pieno di traffico.<br />
Ma quel giorno, proprio il giorno in cui iniziava l’estate, l’incontro non era stato casuale.<br />
Aveva aspettato di vederla uscire di casa rincantucciato su una sedia all’interno del bar di fronte, il volto nascosto dietro a un quotidiano ormai sgualcito.<br />
«Niente lavoro, oggi?», gli aveva chiesto il barista.<br />
«Oggi riposo», aveva laconicamente risposto.<br />
Quando l’aveva vista uscire dal portone aveva lasciato il bar.<br />
Lei portava una gonna lunga, che le accarezzava leggera le caviglie sottili. Una corta maglietta lasciava scoperta una striscia di pelle intorno alla vita. L’uomo lasciò andare la sua mente fino ad arrivare a sfiorare con i polpastrelli quella zona nuda, indugiando sulla setosità della carne, percependone il tepore, mentre sentiva l’eccitazione salire e salire troppo in fretta.<br />
All’inizio non era stato così stravolgente. O per lo meno aveva saputo mantenere il controllo sulla sua mente. Ma poi, a ogni nuovo incontro, a ogni nuovo pedinamento, i pensieri intorno a lei erano diventati  più densi, e le barriere fra realtà e fantasia  meno insormontabili. E così quel giorno, seguendola, aveva cominciato a denudarla. Cadeva a terra la maglietta, il reggiseno, mentre lei continuava a camminare, un camminare simile a una danza, lasciando dietro a sè quei pezzi di tessuto. Cadde a terra la gonna, e la pelle della ragazza era così luminosa che lui aveva dovuto socchiudere gli occhi. Con le sole scarpe addosso, dai tacchi altissimi e sottili, la ragazza camminava davanti a lui, l’andatura fluida, un’eleganza noncurante mentre avanzava fra la gente.<br />
L’uomo dai capelli argentati aveva cominciato ad accarezzala, per conoscere la geografia di quel corpo, a premersela addosso, le natiche di lei contro il suo sesso.<br />
Nella sua mente.<br />
Poi qualcuno lo aveva urtato, e lui si era riscosso da quei pensieri. Si ritrovò sudato, il respiro affannato, lo sguardo confuso. Era entrato in un bar e nel bagno aveva dato sollievo al suo corpo eccitato. Alla fine, guardandosi allo specchio, si era ripromesso che non sarebbe più successo, che non l’avrebbe più pedinata, mai più.<br />
Ma il mai più era stato  cancellato dagli incontri successivi.<br />
«Lei è il pifferaio», si diceva ogni volta, «il pifferaio di Hamelin. E io, io chi sono? Un topo? Un bambino? Annegherò nel fiume, o verrò inghiottito dalla montagna?»</p>
<p>Carlo chiuse la porta e tutti e tre, lui, Michela e Cristina entrarono in ascensore. Si andava al ristorante, a festeggiare.<br />
Un processo si era concluso con l’assoluzione piena dell’imputato, accusato ingiustamente di frode nei confronti di un’azienda, grazie al suo meticoloso lavoro di investigazione. Aveva sfacchinato per metà inverno e tutta la primavera, su quel caso, e ora poteva ritenersi veramente soddisfatto.<br />
Avevano prenotato in un ristorante vicino al fiume. Decisero di andare a piedi, attraversando il piccolo parco vicino a casa.<br />
«Qui i cancelli non li chiudono mai, neanche di notte», disse Carlo. «È diventato un luogo poco sicuro, questo. È il posto in città dove si fanno più scippi, quando è buio, e ci sono stati anche tre casi di violenza sessuale, il delitto più abbietto che possa esistere. Purtroppo la criminalità sta aumentando, e bisogna stare molto attenti. Cristina, dico anche a te, stai attenta, evita di attraversare il parco, di sera!»<br />
«Sì, papà», rispose meccanicamente Cristina, con la noncuranza dell’adolescenza.<br />
Tutto intorno i tigli spandevano il loro profumo. Carlo odiava i tigli. Il loro odore gli ricordava l’infanzia. Nel giardino dell’istituto ce ne erano quattro, di tigli, che davano ombra alle panchine di pietra. Si rivide ragazzino triste, seduto in solitudine su una di quelle panchine, le mani abbandonate in grembo, vuote. Ripensandoci, gli sembrava di sentire ancora quella fame che gli veniva dal profondo, un desiderio inesprimibile di cose calde, luminose, eleganti, lontanissime dallo squallore dei muri dell’orfanotrofio e da tutta la misera realtà che lo aveva circondato da bambino.<br />
Negli ultimi tempi il pensiero retrocedeva spesso a quel periodo. Forse a causa dell’apparizione di quell’uomo, quel barbone con il cappuccio colorato? Lo aveva incontrato più volte, dopo quella sera d’inverno, e, stupito, aveva notato che, anche se ormai era arrivata l’estate, lui indossava lo stesso cappotto, lo stesso cappuccio di lana. Ancora una volta si sentì fortunato. Accadeva, però, che qualche notte si svegliasse all’improvviso, con la sensazione che il buio della stanza lo risucchiasse. Toccandosi le guance le sentiva bagnate di lacrime. Si avvicinava allora alla moglie e affondava  il viso nell’incavo della sua spalla. E il mondo ricominciava a girare.<br />
Il terrazzo del ristorante si affacciava sul fiume, e le fiaccole antivento sulla balaustra riflettevano oro sull’acqua scura. I tavoli erano apparecchiati elegantemente, gli altoparlanti diffondevano a basso volume l’Estate di Vivaldi.<br />
Stavano per ordinare, quando lui, posando il menù, disse:<br />
«Guarda, Michela, quella è la ragazza del palazzo di fronte!».<br />
«Quale ragazza? ».<br />
«Ma dai, quella che ballava da sola! Non ti ricordi, quest’inverno?…»<br />
«Ah, sì, ricordo, ricordo anche che ti era  piaciuto, stare lì a guardarla…»<br />
«Papà», intervenne Cristina, «sei diventato rosso!».<br />
«Non è possibile, lo giuro davanti a tutta la corte!» scherzò lui.<br />
La minigonna aderente, i sandali dorati dal tacco alto, una ragazza, accompagnata da un giovane uomo con dei bermuda color corda, stava attraversando il terrazzo, per andare a occupare un tavolo d’angolo. I folti capelli rossi erano raccolti in una semplice coda di cavallo.<br />
«Però, è carina, la tua ragazza, papà!».<br />
«Non è la mia ragazza. Però sì, è carina. Forse».</p>
<p>L’uomo dal cappuccio colorato prese dalla tasca del cappotto la bottiglia. Vuota.<br />
Dio, pensò, sono lo stereotipo dell’ubriacone. Sembro finto, tanto gli assomiglio.<br />
Il caldo lo soffocava, ma non sapeva dove mettere il cappotto. A volte se lo toglieva e lo appoggiava sul braccio, ma poi si stancava, e tornava a indossarlo. E il cappuccio se lo teneva sempre in testa, lo considerava un portafortuna. Quale fortuna, poi?<br />
Erano giorni che non vedeva la ragazza. Forse era andata in vacanza.<br />
Pensò che il caldo era comunque preferibile al gelo dell’inverno. La notte era difficile addormentarsi, quando faceva freddo. Alla fine, fra cartoni, giornali, qualche straccio trovato in giro, vicino ai cassonetti, riusciva a farsi un riparo. Poi arrivava il sonno. A metà notte, in ogni stagione,  e quasi tutte le notti, si svegliava urlando. Riviveva l’impatto tremendo, il clangore delle lamiere, l’odore del sangue, il pallore del volto di Agnese, la strana inclinazione del suo collo, le luci azzurre che rimbalzavano sul muro della galleria.<br />
<em>Quella sera lei se ne va, chiudendo piano la porta dell’appartamento per non farsi sentire. Sono dieci giorni che lui la tiene rinchiusa. Falliti i ricoveri in comunità, fallite tutte le terapie, ha deciso di doverci riuscire da solo, a togliere alla figlia l’ossessione della droga. Ma ormai si sente come il topolino che ha deciso di scalare la montagna. Per potersi concedere un po’ di sonno è costretto a legare Agnese al letto, dopo averle somministrato un sonnifero. Ma non riesce comunque a riposare. Si ritrova sempre più spesso con la testa appoggiata sulle braccia intorpidite incrociate sul tavolo, un bicchiere e una bottiglia vicino. Anche quella sera. Prima gli urli, le parole senza ritorno, da parte di tutti e due. Poi la quiete. Si risveglia al rumore del portone di sotto, che sbatte chiudendosi. Non occorre che si guardi intorno. Sente che la figlia non è in casa: si è dimenticato di legarla. Si precipita giù per le scale: Agnese è fuori, sul marciapiede, smarrita. Lo guarda, e ha gli occhi di un animale braccato, occhi di  odio e paura. Lui le si avvicina e lei gli sputa in viso. Il padre abbranca con un braccio quel corpo magro, prende le chiavi dell’auto dalla tasca della giacca,  ficca la figlia sul sedile del passeggero, richiude lo sportello, sale, mette in moto. Non ha una meta. Vuole solo sfuggire a quell’incubo. Le luci delle case sfilano di fianco a loro a velocità pazzesca. Poi l’imbocco della galleria. E il sottile strato di ghiaccio sull’asfalto.<br />
</em>Quando l’avevano seppellita, lui era in ospedale, il desiderio di morire inchiodato addosso. «Coraggio, la vita continua», gli avevano detto i medici. Ma loro non avevano capito che la sua vita se ne era andata tanto tempo prima.<br />
Le spese del processo che aveva subito per l’incidente gli avevano mangiano quel po’ che gli era rimasto. L’orrore che provava per quanto era successo gli aveva mangiato la vecchia identità. Così era diventato quello che adesso era. E aveva cominciato a coltivare con tenacia solo due sentimenti: l’amore per Agnese, l’odio per Oriana.<br />
In alcune notti era la moglie a fargli visita. Vedeva con chiarezza le piccole lentiggini che disegnavano costellazioni sulla pelle lattea dei seni, sentiva il solletichio dei suoi capelli sul suo petto, mentre lei lo sovrastava durante l’atto d’amore. Si svegliava con la bocca arida, una sensazione di vuoto che lo opprimeva, la frustrazione del desiderio insoddisfatto che gli agghiacciava le vene. Da una delle tasche del cappotto toglieva allora un cartoncino rettangolare, e alla luce dell’accendino guardava il volto di Oriana che lo fissava da una vecchia fotografia. Ed era l’odio ad agghiacciargli le vene.<br />
Allora non è partita: eccola lì, un vestitino bianco, cortissimo, i capelli sciolti sulle spalle. L’uomo dal cappuccio colorato se ne riempie lo sguardo e inizia a seguirla. Per la strada non c’è molta gente, anche se ormai, nella sera incipiente, l’afa si è arresa a una lieve brezza che proviene dalle colline. Non c’è neppure quell’uomo che, ne è certo, da un po’ di mesi si è messo anche lui a seguire la ragazza. Un uomo dai capelli bianchi, quasi argentei. Non gli piace per niente quell’individuo, non capisce le sue intenzioni. Ogni volta che lo vede ne è turbato, lo getta in uno stato di apprensione, quell’uomo. La ragazza appartiene solo a lui. Solo lui deve esserne il protettore. O il nemico.<br />
Ma questa  sera, mentre le ombre cominciano ad accarezzare la città, di quell’uomo non c’è traccia.<br />
I capelli della ragazza ondeggiano piano sulle spalle, mossi da quel vento lieve che si è alzato.<br />
Entrando nel parco, lei si ferma subito vicino alla fontanella. China la testa per avvicinarsi allo zampillo, si scosta i capelli e beve.<br />
<em>Oriana, </em>pensa l’uomo con il cappuccio colorato, <em>anche Oriana si scostava i capelli in quel modo. Quella volta, in montagna, l’affanno della salita, la sorgente, e lei che si ferma a bere.<br />
</em>Frammenti di ricordi.<br />
Poi la cortina rossa dell’odio.</p>
<p>Lui le è talmente vicino che riesce  a sentire il suo profumo leggermente speziato, che si miscela all’odore dei tigli del piccolo parco. Gli sembra anche di avvertirne il respiro, lieve, come il respiro del sonno. L’abitino bianco spicca nell’oscurità della notte, appena diluita dalla luminescenza lunare, mentre lei continua a camminare sicura, come se non avesse nessuna paura al mondo. Uno scricchiolio, e la ragazza si volta e si ritrova il viso dell’uomo a pochi centimetri dal suo. Grida, un piccolo urlo subito soffocato dalle mani di lui.<br />
L’uomo la  trascina dietro una panchina, senza mai staccare la mano dalla sua bocca. La getta a terra, le si mette sopra, una mano ancora premuta sulle sue labbra, l’altra che slaccia freneticamente i pantaloni. Affonda dentro di lei, e luci gli esplodono dentro, e un rombo gli riempie le orecchie, e si sente scagliato in alto, e poi precipitare e ancora ancora ancora, fino a quando tutto è finito. Gli occhi della ragazza sono colmi di terrore e di odio. Lui pensa che  deve spegnerli. Le appoggia una mano sul collo e comincia a premere, sempre più forte, sempre più forte. E tutto diventa immobile.  Gli occhi, il respiro. Anche l’aria, anche i profumi.<br />
Si alza in piedi. Si sistema i pantaloni. Barcollando, si dirige verso l’uscita del parco.<br />
Quando si è alzato qualcosa gli è caduto da una tasca, un cartoncino rettangolare che è finito sul corpo della ragazza. Ma lui non se ne accorge.</p>
<p>Si è tolto il cappotto e glielo ha posato delicatamente addosso, anche sul viso, per proteggere quell’espressione di immobile orrore che lei ha negli occhi, e che la luce della luna rende ancora più spettrale. Poi l’ha sollevata e l’ha presa fra le braccia. «Agnese, piccola, rossella, rossellina…», le sussurra, cullandola.<br />
Non saprebbe dire esattamente da quanto tempo si trova lì. Da tanto, pensa. Ormai il nero della notte si sta stemperando nei colori dell’alba.<br />
Cade qualcosa dal corpo della ragazza. L’uomo dal cappuccio colorato lo raccoglie, lo guarda alla prima pallida luce del giovane sole. Posa a terra, con delicatezza, il corpo esamine, poi, alzandosi con fatica,  si allontana.</p>
<p>Dalle finestre aperte dell’appartamento la luce del primo mattino si posa sui mobili che arredano le stanze, sugli oggetti sparsi intorno, sui sogni dei dormienti.<br />
Un suono sempre più fastidioso si fa spazio nel sonno di Michela.<br />
«Carlo, suonano alla porta… Ma che ore sono? Carlo, svegliati!»<br />
Ma lui si limita a mugugnare qualcosa, e continua a dormire.<br />
Michela si alza, si infila una vestaglietta e, ancora stordita dal brusco risveglio, va alla porta di ingresso.<br />
«Chi è? »,  chiede ansiosa.<br />
«Carabinieri. Ci apra».<br />
Impaurita e stupita Michela toglie la sicurezza dalla porta e apre.<br />
«Cosa è successo?» chiede con voce  stridula.<br />
«Cerchiamo Carlo Vandelli. Abita qui?»  domanda uno dei due uomini in divisa.<br />
«Sì, è mio marito!».<br />
«Lo può riconoscere in questa carta di identità?».  E  gliela mostra.<br />
Poi aggiunge:<br />
«È stata ritrovata accanto al cadavere di una ragazza, signora. Ci faccia entrare, ora».<br />
La fotografia è di qualche anno prima. Carlo aveva ancora i capelli biondi, allora,  non argentati come ha ora.</p>
<p>L’uomo dal cappuccio colorato se ne sta seduto al sole, su una panchina del parco.<br />
Non è stato facile prendere la decisione di presentarsi alla caserma dei carabinieri. La gente come lui ha paura di ogni rappresentante delle forze dell’ordine. Ma ha riconosciuto l’uomo dalla fotografia, e la paura è stata superata. Doveva pagare, quello schifoso, per il suo delitto.<br />
Ieri sera, quando all’immagine della ragazza che stava bevendo, si è sovrapposta quella della moglie, si è strappato di lì, spaventato dall’impeto d’odio che stava provando. Lo faceva sempre: quando lei diveniva Oriana, lui prendeva e se ne andava via.<br />
E quando, più tardi,  è tornato nel parco per dormire, l’ha trovata a terra, senza più vita.<br />
Chiara, si chiamava la ragazza, gli hanno detto i carabinieri.La chiamerà Chiara, quando penserà a lei.</p>
<p><span style="color:#339966;"><a href="http://youtu.be/Vat9r29wmu4"><span style="color:#339966;">Tracy Chapman &#8211; Behind The Wall</span></a></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;">L&#8217;immagine iniziale proviene da: <span style="color:#339966;"><a href="http://www.pianetadonna.it/"><span style="color:#339966;">Pianeta donna</span></a></span>.</span></span></p>
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<p><span style="color:#339966;"><span style="color:#339966;"><a href="http://youtu.be/Vat9r29wmu4"> </a></span></span></p>
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		<title>La chiave di Sara</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 10:17:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Milvia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/veldhiv201.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-25817549" title="veldhiv201" src="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/veldhiv201.jpg?w=300&#038;h=198" alt="" width="300" height="198" /></a></p>
<p><em>Ogni storia ha il diritto, e il dovere, di essere raccontata. Perché, se non viene raccontata, il suo destino è quello di essere dimenticata.<br />
</em>Con questa asserzione inizia <em>La chiave di Sara,</em> un  film di  Gilles Parquet-Brenner, tratto dall’omonimo romanzo di Tatiana de Rosnay. Il film (<span style="color:#339966;"><a href="http://www.film-review.it/7377-La_chiave_di_Sara.htm"><span style="color:#339966;">qui</span></a></span> potete leggerne la trama), non è eccezionale, soprattutto nella seconda parte l’ho trovato scontato e un po’ patetico, ma ha il merito di riportare alla luce uno fra i più vergognosi episodi accaduto in Francia durante il governo di Vichy,  accadimento  oggi dimenticato o ignorato dai più: il cosiddetto <em>Rafle du Vel’ d’hiv’</em>, rastrellamento del Velodromo d’inverno.</p>
<p>Nella afosa notte fra il 16 e il 17 luglio 1942 la polizia francese fa irruzione nel quartiere ebraico di Parigi e arresta <strong>12884</strong> ebrei: <strong>4051</strong> bambini, <strong>5802</strong> donne e <strong>3031</strong> uomini.  Destinazione finale, i campi di sterminio di Germania e Polonia. Ma, provvisoriamente, gli arrestati vengono divisi in due gruppi: i single e i coniugi senza figli vengono  inviati a Drancy, campo di concentramento a nord di Parigi. Gli altri, circa 7000,  e quindi anche tutti i bambini, vengono rinchiusi nel Vélodrome d&#8217;Hiver, struttura parigina dove, prima della guerra, si svolgevano gare sportive e manifestazioni politiche.<br />
Per diversi giorni i prigionieri vissero una situazione che nulla aveva di umano: il caldo, la mancanza di cibo e di acqua (soltanto il terzo giorno furono distribuiti 70 grammi di pane e una tazza di brodo a testa), la mancanza di servizi igienici e le scarsissime cure sanitarie resero la loro vita un inferno. Il luogo non era certo attrezzato per ospitare così tante persone, e lo spazio disponibile per ognuno di esse era meno di un metro quadrato.<br />
Dopo qualche giorno, i gendarmi francesi separano gli uomini dalle donne, consentendo solo ai bambini al disotto dei dodici anni (mi sembra) di rimanere con le madri. E tutti, dopo un’ulteriore sosta nei campi di Drancy e Beaune-la-Rolande, vengono deportati in Germania. Di loro, a fine guerra,  solo <strong>811</strong> faranno ritorno in Francia.</p>
<p>Il Vélodrome d&#8217;Hiver  oggi non esiste più. Al suo posto c’è un grande monumento<a href="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/082cd97b21a37f30ed5bb684ed29d7e9_w800_h600.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25817550" title="082cd97b21a37f30ed5bb684ed29d7e9_w800_h600" src="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/082cd97b21a37f30ed5bb684ed29d7e9_w800_h600.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a> a ricordare tutte le vittime innocenti di quell’episodio ignobile. Ma basta erigere monumenti per tacitare le coscienze?  È sufficiente il fatto che, nel 1995, il Presidente francese Chirac abbia riconosciuto  la responsabilità della Francia nella Shoah? O anche i francesi, come noi, qui, in Italia, continuano a pensare che solo i nazisti, solo le SS si sono macchiati di queste atrocità? Quanti oggi, sono consapevoli che questa è solo una verità parziale? Quanti di noi, oggi, ricordano che  nel  1938,  Mussolini emanò le leggi razziali con le quali si proclama la superiorità della razza ariana e di conseguenza di quella italiana (<span style="color:#339966;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Leggi_razziali_fasciste"><span style="color:#339966;">testo</span></a></span>)? E quanti di noi si chiedono oggi quali responsabilità e/o omissioni abbiamo avuto nel rastrellamento degli ebrei romani eseguito dalle SS di Kappler in  quel tristissimo 16 ottobre del 1943?</p>
<p>Italiani brava gente e, forse, anche francesi brava gente? Così non funziona. Il riconoscimento della colpa, il dire (come popolo), anch’io ho contribuito alla devastazione, è già un passo avanti per fare in modo che la devastazione non si ripeta. Dire che solo l’<em>altro</em> è &#8220;cattivo&#8221; è cecità altamente nociva alla ricostruzione della realtà.</p>
<p><span style="color:#339966;"><a href="http://youtu.be/bM1p2OVYWPg"><span style="color:#339966;">La chiave di Sara</span></a></span></p>
<p>(immagini provenienti da <span style="color:#008000;"><a href="http://www1.yadvashem.org/"><span style="color:#008000;">questo </span></a></span> sito e da <span style="color:#008000;"><a href="http://www.ilreporter.com"><span style="color:#008000;">Il reporter</span></a></span>)</p>
<br />Filed under: <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/category/cronache-infernali/'>cronache infernali</a> Tagged: <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/ebrei/'>Ebrei</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/kappler/'>Kappler</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/la-chiave-di-sara/'>La chiave di Sara</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/leggi-razziali/'>leggi razziali</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/parigi/'>Parigi</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/rastrellamenti/'>Rastrellamenti</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/roma/'>roma</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/ss/'>SS</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/velodromo-d0inverno/'>Velodromo d0'Inverno</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/verita/'>verità</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/vichy/'>Vichy</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817548/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817548/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817548/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817548/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817548/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817548/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817548/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817548/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817548/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817548/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817548/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817548/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817548/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817548/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossiorizzontidue.wordpress.com&amp;blog=30007420&amp;post=25817548&amp;subd=rossiorizzontidue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">veldhiv201</media:title>
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		<title>Avvistamenti&#8230; bloggheschi</title>
		<link>http://rossiorizzontidue.wordpress.com/2012/02/03/avvistamenti-bloggheschi-3/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 13:22:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Milvia</dc:creator>
				<category><![CDATA[avviso ai naviganti]]></category>
		<category><![CDATA[Comandante Schettino]]></category>
		<category><![CDATA[Gufi]]></category>
		<category><![CDATA[Inchino]]></category>
		<category><![CDATA[mino milani]]></category>
		<category><![CDATA[Monti]]></category>

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		<description><![CDATA[Riprendo dopo molto tempo  la buona abitudine di segnalare post che ritengo interessanti e degni di attenzione (anche se continuo a chiedermi se ci sia qualcuno che segue i miei suggerimenti di rotta: ma vi assicuro, non sono il comandante &#8230; <a href="http://rossiorizzontidue.wordpress.com/2012/02/03/avvistamenti-bloggheschi-3/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossiorizzontidue.wordpress.com&amp;blog=30007420&amp;post=25817519&amp;subd=rossiorizzontidue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/banavnav2.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-25817521" title="banavnav" src="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/banavnav2.gif?w=300&#038;h=112" alt="" width="300" height="112" /></a></p>
<p>Riprendo dopo molto tempo  la buona abitudine di segnalare post che ritengo interessanti e degni di attenzione (anche se continuo a chiedermi se ci sia qualcuno che segue i miei suggerimenti di rotta: ma vi assicuro, non sono il comandante Schettino, e le mie rotte non prevedono inchini e sono, al contrario, ottime rotte).<br />
Di cose interessanti, in rete, a dire la verità,  ce ne sono tante,  ma per ora mi sono limitata a entrare in qualche sito o blog che si trovano nella lista dei miei preferiti.<br />
Inizio, però, ripescando un post che scrissi esattamente un anno fa. Oggi, tre febbraio, è il compleanno di una persona a me molto cara.  E, se vi va, potrete scoprire chi è leggendo <a href="http://rossiorizzontidue.wordpress.com/2011/02/03/buon-compleanno-mino-milani-2/"><span style="color:#339966;">qui</span><br />
</a></p>
<p>E adesso, ecco i miei avvistamenti:</p>
<p><span style="color:#339966;"><a href="http://andreapomella.wordpress.com/2012/02/01/la-prossima-destra/"><span style="color:#339966;">Andrea Pomella</span></a></span>: La prossima destra<br />
<span style="color:#339966;"><a href="http://ilbuonaseradicarlo.blogspot.com/2012/02/giusto-licenziamonti.html"><span style="color:#339966;">Carlo</span></a></span>: Giusto licenziamonti<br />
<span style="color:#339966;"><a href="http://fer-bezzi.blogspot.com/2012/02/ce-la-mafia-allitaliana-e-ce-la-mafia.html"><span style="color:#339966;">Fernando Bezzi</span></a></span>: C’è la mafia all’italiana e c’è la mafia alla   Goldman Sachs<br />
<span style="color:#339966;"><a href="http://franzblog2.wordpress.com/2012/01/29/gatti-sonnacchiosi-fuori-la-realta/"><span style="color:#339966;">Franz</span></a></span>: Gatti sonnacchiosi; fuori la realtà<br />
<span style="color:#339966;"><a href="http://gemisto.iobloggo.com/742/torture"><span style="color:#339966;">Gemisto</span></a></span>: Torture<br />
<span style="color:#339966;"><a href="http://www.gianfalco.it/index.php/2012/02/03/lo-stupro-di-gruppo-e-non-si-va-in-galera/"><span style="color:#339966;">GianFalco</span></a></span>: Stupro di gruppo e non si va in galera.<br />
<span style="color:#339966;"><a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/02/02/intervista-a-remo-bassini/"><span style="color:#339966;">La Poesia e lo Spirito</span></a>:</span> Intervista a Remo Bassini<br />
<span style="color:#339966;"><a href="http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2012/02/02/ricordando-wislawa-szymborska/"><span style="color:#339966;">Letteratitudine</span></a></span>: Ricordando Wislawa Szymborska<br />
<span style="color:#339966;"><a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2012/02/03/misure-cautelari-alternative/"><span style="color:#339966;">Loredana Lipperini</span></a>:</span> Misure cautelative alternative<br />
<span style="color:#339966;"><a href="http://uncadunca.leonardo.it/blog/post_totalmente_privo_di_sovrastrutture_strategicodiplomatiche.html"><span style="color:#339966;">Luca</span></a></span>: Post totalmente privo di sovrastrutture strategico.diplomatiche.<br />
<span style="color:#339966;"><a href="http://www.paolonori.it/la-cultura-la-battaglia-e-papa-paolo-iv/"><span style="color:#339966;">Paolo Nori</span></a></span>: La cultura, la Battaglia e Papa Paolo IV<br />
<span style="color:#339966;"><a href="http://pieramariachessa.wordpress.com/2012/01/27/viktor-e-frankl/"><span style="color:#339966;">Piera</span></a></span>: Viktor E. Frankl<br />
<span style="color:#339966;"><a href="http://larmoniadelleparole.blogspot.com/2012/02/il-vento-del-nord-di-renzo-montagnoli.html#comment-form"><span style="color:#339966;">Renzo Montagnoli</span></a></span>: Il vento del nord</p>
<p>E ora una canzone che sembrerebbe quasi dar ragione all’esternazione del Professor Monti. Ma loro sono i Gufi e di essere demenziali se lo possono permettere.<br />
Chi  pretende di guidare un paese no, non se lo proprio permettere, invece.<br />
<span style="color:#339966;"><a href="http://youtu.be/DbbF7p_LM38"><span style="color:#339966;">Buon ascolto! </span></a></span></p>
<p>(L&#8217;immagine iniziale proviene da <a href="http://www.regione.piemonte.it">questo </a>sito)</p>
<br />Filed under: <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/category/avviso-ai-naviganti/'>avviso ai naviganti</a> Tagged: <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/comandante-schettino/'>Comandante Schettino</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/gufi/'>Gufi</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/inchino/'>Inchino</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/mino-milani/'>mino milani</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/monti/'>Monti</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817519/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817519/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817519/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817519/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817519/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817519/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817519/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817519/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817519/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817519/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817519/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817519/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817519/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817519/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossiorizzontidue.wordpress.com&amp;blog=30007420&amp;post=25817519&amp;subd=rossiorizzontidue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">milvietta</media:title>
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			<media:title type="html">banavnav</media:title>
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	</item>
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		<title>Post double face</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 14:18:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Milvia</dc:creator>
				<category><![CDATA[domandine]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty International]]></category>
		<category><![CDATA[Neve]]></category>

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		<description><![CDATA[La prima faccia è seria, ed è apparsa stamattina sullo schermo del mio Mac, per sollecitarmi a compiere un’azione che reputo doverosa.  E lo ha fatto con queste parole: Hai mai pensato che un paio di calzini può salvare la &#8230; <a href="http://rossiorizzontidue.wordpress.com/2012/02/01/post-double-face/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossiorizzontidue.wordpress.com&amp;blog=30007420&amp;post=25817502&amp;subd=rossiorizzontidue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/giano-bifronte.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-25817503" title="giano-bifronte" src="http://rossiorizzontidue.files.wordpress.com/2012/02/giano-bifronte.jpg?w=292&#038;h=300" alt="" width="292" height="300" /></a></p>
<p>La prima faccia è seria, ed è apparsa stamattina sullo schermo del mio Mac, per sollecitarmi a compiere un’azione che reputo doverosa.  E lo ha fatto con queste parole:</p>
<p><em>Hai mai pensato che un paio di calzini può salvare la vita? Ogni anno centinaia di migliaia di persone provenienti dall’America centrale attraversano il Messico per raggiungere il confine con gli Stati Uniti, nella speranza di una vita senza povertà. Durante il viaggio, uno dei più pericolosi al mondo, i migranti devono difendersi dagli abusi di funzionari dell’immigrazione, polizia, militari e bande criminali. Oltre a questo, un altro pericolo mette a repentaglio la loro vita: piaghe e vesciche che, non curate, provocano fortissimi dolori e gravi infezioni ai piedi. Amnesty International  ha chiesto ai migranti quale sola cosa porterebbero con sé dovendo lasciare il paese. La risposta è stata: “Un paio di calzini”!<br />
<strong>Dona ora 5, 10, 15 euro e e sostieni  le campagne di <a href="http://www.sostieni.amnesty.it/it/976-sostienici-come-privato.htm">Amnesty International</a> per difendere i diritti umani, in Messico e ovunque nel mondo.<br />
</strong></em></p>
<p><em><strong></strong></em>La seconda faccia, invece, anche se ha un collegamento con la prima, ha un’espressione rilasssata, e ci propone una sorta di  giochino, o sondaggio,  non nuovo, non originale, ma, in questi giorni di crisi, anche i giochi o sondaggi riciclati vanno bene. E poi, se magari siamo bloccati in casa dalla neve, è sempre un modo per passare il tempo.<br />
Dice la seconda faccia:<br />
<em>Se, per fortuna o sfortuna, vi costringessero a lasciare per sempre la vostra casa per andarvene lontano lontano lontano, con la clausola di portare con voi solo tre oggetti, cosa  vi portereste?<br />
</em>Se succedesse a me (presupponendo che cibo e acqua siano reperibili lungo il cammino) porterei:<br />
<span style="color:#008000;">un libro</span> (la scelta sarebbe difficilissima, lo so già)<br />
<span style="color:#ff9900;">una radiolina</span> o un <span style="color:#ff9900;">i pod</span> (sperando di riuscirmi a sintonizzare ovunque su Radio3, ma anche per ascoltare musica, che mi è cibo molto gradito, anzi graditissimo, anzi inalienabile, la musica)<br />
<span style="color:#993366;">una fotografia di mio figlio</span>. Forse. (Scrivo &#8220;forse&#8221;, perché la fotografia di mio figlio l’ho comunque impressa sul cuore).<br />
Se non portassi, quindi, la fotografia,  cosa potrei portare?  Mah… non mi viene in mente nulla… Sono diventata frugale, mi sa.<br />
Naturalmente, se ho scritto tutto questo, un motivo c’è, anzi i motivi sono due:<br />
<strong>l&#8217;invito ad aderire all’appello di Amnesty</strong> (ed è indubbiamente il più importante);<br />
l&#8217; invito a partecipare al sondaggio. Sono moooolto curiosa di sapere che cosa portereste con voi!<br />
Vedete di non deludere la mia aspettativa, per favore… Che son qua, in questa casa nuova, ancora un po’ disorientata, e la neve cade, e il gelo avanza, e della  mia vecchia casa da oggi non esistono più neppure le macerie e…<br />
Vi ho mosso a pietà? Allora giocate per/con me, per favore!</p>
<p>La canzone che vi propongo me la cantava mia mamma quando ero piccolina. E, se non è in tema con il post, lo è certamente con la giornata: perché anche in questo momento, qui a Bologna,<br />
<a href="http://youtu.be/NivrKwfJ2zw">fiocca, la neve fiocca</a>.<br />
(Mi affascina il fruscio che sta sotto la musica…).</p>
<p><em>L&#8217;immagine iniziale proviene da <a href="http://http://lucarachetta.it/">questo</a> sito </em></p>
<br />Filed under: <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/category/domandine/'>domandine</a> Tagged: <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/amnesty-international/'>Amnesty International</a>, <a href='http://rossiorizzontidue.wordpress.com/tag/neve/'>Neve</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817502/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817502/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817502/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817502/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817502/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817502/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817502/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817502/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817502/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817502/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817502/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817502/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817502/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rossiorizzontidue.wordpress.com/25817502/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rossiorizzontidue.wordpress.com&amp;blog=30007420&amp;post=25817502&amp;subd=rossiorizzontidue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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