L’Anarchico esposto

Non lo sapevo. Non conoscevo l’episodio. Non conoscevo il suo nome. Mai sentito.
Giovanni Passannante, si chiamava. Mi sono imbattuta, scontrata,  con la sua storia oggi, ascoltando Ulderico Pesce intervistato da Marino Sinibaldi a Fahrenheit.

Napoli, 17 novembre 1878. Umberto I re d’Italia, attraversa la città, a bordo della sua carrozza, assieme alla moglie,  la regina Margherita. Tutto è tranquillo, nessuno pensa a un possibile attentato.
Ma improvvisamente un uomo riesce a balzare sulla carrozza.  In una mano impugna un coltello, nell’altra una piccola bandiera rossa.  Alza il braccio. Colpisce. Ma non succede nulla, al corpo del sovrano. O quasi. Solo una piccola scalfittura. E così, il re è salvo, viva il re.
Quello che succede, e succederà, e in un certo senso ancora sta succedendo all’attentatore, alla sua anima e al suo corpo, è orribile, invece.
Si chiama, l’uomo, Giovanni Passannante, fornaio nativo di Salvia, provincia di Potenza. Anni ventinove. Pensieri e ideali anarchici nella testa, nel cuore. Un solitario, però, che non fa parte di alcun gruppo anarchico. Pensa a ospedali, a scuole per la sua terra. Crede che solo un gesto estremo possa dare voce e forza ai suoi pensieri. E così, quel coltello, è così l’attentato.
Quindi l’arresto.
La perizia medica che esclude categoricamente si tratti di un pazzo.
La condanna. Non a morte, ma ai lavori forzati. Ma in realtà viene condannato a qualcosa di ben peggiore.
Viene trasferito alla fortezza di Portoferraio. Rinchiuso per anni in una cella che sta al di sotto del livello del mare, nel buio assoluto, nel silenzio più totale, rotto solo dallo sferragliare della sua catena di ben 18 kili. Si ammala di scorbuto, che gli fa cadere tutti i peli, perdere completamente il colore, rovesciare le palpebre, riempire il corpo di edemi. Lo spostano in un’altra cella, questa volta al di sopra del livello del mare, le reni ormai rovinate dal peso della catena. E sempre nel buio più assoluto, sempre circondato solo dal silenzio, senza che intorno a sé avverta mai la presenza di qualcuno. I barcaioli che pescano intorno alla fortezza raccontano delle sue grida disperate.  Diventa cieco, e sordo. E alla fine, sì, alla fine impazzisce. Arriva a nutrirsi con i suoi escrementi. E la giustizia si fa misericordiosa e predispone il ricovero di Giovanni nel manicomio criminale di Montelupo. E’ il 1889. Nel febbraio 1910 l’anarchico solitario Giovanni Passannante muore. Come degna conclusione di tutto questo orrore gli viene tagliata la testa. Amen.
Gli tagliano la testa, proprio così. La scienza richiede un tributo. Studiare e poi mostrare come sia fatto il cervello di un criminale, di uno che si è macchiato del crimine più efferato: violare il corpo del re. 
E così ancora oggi, incredibilmente, vergognosamente, impunemente, per due euro tutti possiamo “ammirare” questa cosa. Basta essere a Roma, e entrare nel Museo Criminologico. Due Euro, signori. Ed ecco, davanti a noi, l’Anarchico esposto.

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9 risposte a L’Anarchico esposto

  1. Annalisa55 ha detto:

    Pensa che aevva ventinove anni, e che il suo paese si è visto cancellare il nome, per colpa sua; da Salvia diventa Savoia (tar l’altro, curiosamente, gli abitanti di Savoia si chiamano ancora oggi Salviani). Il sindaco di Salvia deve affittare un abito per andare a scusarsi col re. Scusarsi di che? Del fatto che nel loro paesino era nato Giovanni! Pascoli ha scritto un’ode a Passannante, e si è fatto quattro mesi di carcere… Mi risulta che in manicomio sono stati rinchiusi anche madre e fratelli (espiazione!).

  2. anonimo ha detto:

    Del resto la vicenda presenta analogie con quella di Bresci, l’uccisore di Umberto I.
    Il fratello, ufficiale di carriera nell’esercito regio, fu costretto a cambiare cognome e, benchè avesse notevoli attitudini al comando, restò sempre nei ranghi inferiori.
    Gaetano Bresci fu condannato ai lavori forzati a vita, ma morì suicida nel 1901.
    Questo decesso destò sempre molti dubbi e guarda caso andò perso il foglio del carcere con la descrizione del fatto e anche l’autopsia sparì misteriosamente.
    L’Italia è ricca di questi cadaveri eccellenti, così come di gente massacrata da terroristi o presunti tali.

    Renzo

  3. ReAnto ha detto:

    La vicenda è quasi …senza il quasi ,macabra e amara.
    Oserei definirla da film dell’orrore.

  4. Soriana ha detto:

    @Annalisa, sono contenta che tu abbia aggiunto queste indicazioni. Ci vorrebbe un altro post, per parlare di questa tragedia in tutte le sue connotazioni. Pensi di riuscire a trovare l’ode di Pascoli? Sarebbe interessante metterla qui.
    Per quanto riguarda i famigliari mi sembra di aver capito che furono sepolti vivi nello stesso manicomio in cui fu rinchiuso Giovanni.

    @Renzo: Non so perchè, ma ho il sospetto che gli anarchici ti siano simpatici. Ce ne vuoi parlare? Ti va?

    @ReAnto: hai ragione. Questa vicenda mi ha abbastanza sconvolto. Da ieri l’immagine di quell’uomo, ridotto a entità subumana, mi passa frequentemente davanti agli occhi.

  5. anonimo ha detto:

    Non è questione di simpatia, ma chi rischia di persona per un ideale merita sempre rispetto.
    Quelle che sono le mie idee ti sono note e penso sia inutile ripeterle.

    Renzo

  6. Annalisa55 ha detto:

    So che pascoli lesse l’ode a Passannante in pubblico ma poi la strappò (fu arrestato comunque). Non mi sono mai chiesta se ne esistesse una copia, da qualche parte. Adesso mi hai fatto venire la curiosità di cercarla.
    Si’, madre e fratelli vengono rinchiusi anche loro nel manicomio di Aversa, colpevoli di essere parenti.
    Davvero una storia tremenda, di quelle dimenticate (anche se c’è un libro, o un saggio, su di lui).

  7. ReAnto ha detto:

    Mi meraviglio che ancora nessun giovane regista rampante ci abbia fatto un film…

  8. Soriana ha detto:

    Il libro cui accenna Annalisa è “Giovanni Passannante” di Giuseppe Galzerano.
    Un film no, non ancora, ma una rappresentazione teatrale sì. Dal 13 febbraio, e fino al 25, al teatro Cometa Off di Roma è in scena :”L’innaffiatore del cervello di Passannante”, di Ulderico Pesce. E ancora una volta l’autore si rivolgerà ogni sera al Ministro della Giustizia perchè autorizzi la sepoltura dei resti dell’Anarchico. Si stanno anche raccogliendo firme, a questo proposito. Fra i firmatari risultano Marco Travaglio, Dario Fo, Peter Gomez, Erri De Luca e molti altri. Si può anche firmare on line, andando nel sito di Ulrico Pesce. La rappresentazione farà altre tappe in altre città italiane, ma non so quali.

  9. anonimo ha detto:

    Petizione al ministro della giustizia? A parte che il governo si è dimesso, ma avete presente chi era il ministro della giustizia?

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