16 marzo 1978

Un giovedì di marzo, il 16. Di quanti anni fa? … dunque, fammi pensare, Paolo aveva cinque anni e mezzo, sì, certo, era il ’78. Sono 24 anni.
Allo sciopero pomeridiano aderimmo tutti, Fabrizio subito convinto, io, presa dal mio chiodo fisso, più che altro per avere un pomeriggio insieme. Non avevo voglia di andare in piazza e rientrai prima di lui. Accesi la radio. Niente TV in casa nostra, al bambino fa male, diceva Fabrizio. Fabrizio il puro, il giusto, Fabrizio che sfuggiva, ma non fuggiva. Fabrizio che certamente non mi amava più, che certamente sarebbe rimasto qui a tenere in piedi quel teatrino fatto di pezzi di legno, diapositive sfocate, silenzi estenuanti. Sarebbe rimasto, ma senza più darsi a me e a quella che era la nostra storia.

Ricapitoliamo dunque i tragici avvenimenti di oggi: alle 8,55, Moro, scortato da cinque agenti, esce di casa per recarsi alla Camera dove si vota la fiducia al nuovo governo. In Via Fani, un commando delle BR è in agguato. La scorta viene massacrata, il presidente dc sequestrato. Il primo allarme scatta tardi, quando i terroristi sono già lontani. Il governo deciderà probabilmente l’impiego dell’esercito in appoggio alla polizia e ai carabinieri.

E io cosa faccio? Muoversi in questo teatrino procura lividi e ferite. Oggi forse gli potrei parlare, ma lui sarà tutto preso da quello che è successo. Però se non gli parlo ora non lo farò più: o dorme, o è al lavoro, o è al cesso, o mangia leggendo, o gioca col bambino.
Poi, quando tornò a casa, se ne uscì con: “Novità?”
Novità … la novità è che non si può andare avanti così, che non ne posso più, che sto male.
“No, nessuna” gli risposi.
“Per me lo fanno fuori. Anche Gilberto e Nico lo pensano, quelli non cederanno, né da una parte, né dall’altra. E i suoi lo abbandoneranno.”
A me mi hai già fatto fuori, mi hai già abbandonata.
“Speriamo che tutto si risolva” gli dissi.
“Mi sento angosciato. Lo sai come la penso io sulla violenza, di qualsiasi tipo, sono contro qualsiasi aggressione, continuo ad essere un idealista, continuo a credere nei valori in cui ho creduto da quando andavo alle elementari: giustizia, famiglia, pace, rispetto …” E mi guardò con quel suo sguardo aperto, del tutto innocente, lo sguardo che mi aveva incantato la prima volta, al Bar Lydia, quando lo avevo incontrato casualmente, fra una lezione e l’altra.
E credi che la tua totale mancanza di sentimenti nei miei confronti non sia aggressione, ingiustizia, violenza, non rispetto?…
“Certo, lo so, Fabrizio, ne abbiamo parlato tante volte…”
Mi interruppe:
“Non hai mai capito cosa io volessi dire, non hai voluto veramente capire, fin dall’inizio… Aspetta!…”

Si spera che entro domenica vengano diffusi tre identikit di altrettanti killer visti dai testimoni. È inoltre probabile che entro la settimana prossima venga varato il decreto-legge che aggrava le pene per i sequestri e dà maggiori poteri alla polizia.
A Torino riprende lunedì prossimo il processo ai capi storici delle BR.

Ma come, ora dici che non ti ho mai capito, prima dicevi che ti davo pace, serenità, calore, che mi amavi perché ti accettavo così com’eri, che la pensavamo uguale…
“Rafforzare i poteri della polizia? Ma rafforzare come? Solo in questi casi, o tutto questo può diventare un alibi per togliere un po’ di libertà a tutti quanti noi?” Si stava un po’ incazzando.
Sicuro, tu l’hai avuta tutta la libertà. Parti da solo per le vacanze – troppo impegnative per un bambino piccolo, dici , ti iscrivi ai corsi sulle più strane attività sportive, rientri, e fin dai primi tempi, tardi la sera, perché – Dio, non si può solo lavorare …, poi in quel gruppo lavorano per Amnesty, lo sai come la penso –.
Certo, anch’io ho avuto la mia libertà, vacanze col bambino e con tua sorella, ma anche vacanze da sola, cinema da sola, concerti da sola, senza mai poter condividere. Condividere con te.
“Vedrai che non sarà così!” Cercai di essere rassicurante.
“Ma vedi, quello che mi spaventa, è che le verità, le logiche, le vere dinamiche di quello che sta succedendo, non verranno mai divulgate, così com’è successo già tante altre volte!”
Ah, sì, la verità! La verità è che tu hai un’altra donna, il colmo è che è anche più vecchia di te, me lo ha detto la Lia, vi hanno visto insieme, lei la conosce anche. Vedi che questa notizia è stata divulgata! Logiche, dinamiche… non c’è logica, non c’è dinamica, c’è solo il mio dolore… non lo senti… mi sembra che faccia un casino insopportabile, che ronzi, che sbatta le ali chiuso in una scatola.
“Hai ragione, ma…”
“Senti, non dobbiamo andare a prendere il bambino da tua madre?”
Bene, così finalmente mentre andiamo ti parlo. Ti dico che so tutto, che basta!
“Anzi,vai tu, così io rimango a casa a sentire la radio. Sono veramente angosciato, sai come la penso…”
Si versò un bicchiere d’acqua.

Passarono 54 giorni, un’agonia durata 54 giorni, scrissero i giornali, prima dell’epilogo finale.
Vidi l’immagine di quel fagotto informe, che era il corpo dell’onorevole Moro, avvolto in una coperta chiara, vidi l’immagine di quell’auto-bara dal televisore di mia madre. C’era Paolo seduto vicino a me, con il disegno che aveva fatto con molta abilità per l’età che aveva: un camioncino e tanti omini con il berretto con la scritta BR e un altro omino tutto legato.
C’era Paolo, c’era mia madre. Non c’era Fabrizio. Da quel giorno, 16 marzo 1978, non ero più tornata a casa.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in la mia scrivania. Contrassegna il permalink.

2 risposte a 16 marzo 1978

  1. lucidimarzo ha detto:

    Ricordo anch’io, Milvia, quel 16 marzo del 1978. Come sai per me è un giorno di festa, io in quel giorno sono nata e 29 anni fa avevo deciso di prendermi un giorno di permesso dal lavoro e godermi con tranquillità i figli piccoli e la ricorrenza festosa. La giornata era mite e soleggiata, come oggi, gli alberi del viale sotto casa erano tutti fioriti e i bambini avevano superato l’ultimo raffreddore e…stavano bene!
    Poi dalla radio o dalla televisione arriva la notizia…l’atmosfera cambia improvvisamente, da serena e festosa diventa tesa, inquieta; i bambini non capiscono, vedono gli adulti pensierosi, ma è inutile tentare di spiegare avvenimenti tanto più grandi di loro…la giornata di festa in qualche modo prosegue, ma intanto ci sono quei poveretti della scorta sull’asfalto e Moro portato via, sequestrato e finito chissà dove…
    e nei giorni successivi quell’atmosfera da incubo, le notizie sui vari possibili covi che si rincorrono, la polizia che controlla le macchine, apre i cofani, posti di blocco ovunque…e poi le lettere, strazianti, la famiglia pacata e dignitosa, la speranza fino all’ultimo che la ragionevolezza prevalesse, che venisse da una parte o dall’altra, non aveva importanza, purché…
    e invece, il 9 maggio, quel tragico epilogo e la consapevolezza che in quella tragica partita tutti avevano perso e il nostro paese aveva una lacerazione in più con cui fare i conti, per sempre.
    Sono passati tanti anni ormai, ma ancora oggi quella data per me infantilmente gioiosa non può essere disgiunta da una connotazione di tristezza che è un giusto omaggio per coloro che in quel giorno hanno, assurdamente, perso la vita.

  2. Soriana ha detto:

    Ciao, Luci. Furono giorni drammatici, e credo che per i cittadini romani siano stati terribili, come tu qui descrivi così bene. Ho scritto quel racconto alcuni anni fa, mischiando fantasia e cronaca. Insieme al numero di Repubblica che riportava la cronaca del rapimento, e che avevo conservato, trovai il disegno di cui parlo nel racconto, fatto da mio figlio, che allora aveva cinque anni. Anche lui, seppur così piccolo, era rimasto estremamente impressionato dalla tragedia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...