I'm in the mood for love

Lui la teneva stretta come fosse la cosa più preziosa del mondo. Lei teneva la guancia premuta sul suo petto. La sala era piena di gente, di fumo di sigarette, di trilli di risate, di idiomi stranieri, ma loro non se ne accorgevano. Erano soli, in quel momento, erano solamente uno per l’altra. Lui pensava come lei fosse pace. Lei sentiva la stoffa morbida della divisa contro il suo viso, e si ricordò come fosse ruvido, invece, il panno di quell’altra uniforme. Lui le sussurrava parole che si appoggiavano sulla musica che l’orchestrina stava suonando: i’m  in the mood for love, simply because you’re near my… Lei lo ascoltava, e pur non capendole, sapeva che quelle parole erano le più dolci promesse. Lui si ritrovò per un attimo in altre sale, ad ascoltare altre orchestre, a ballare stretto a una ragazza bionda. Si ritrovò, solo per un istante, in una scena di secoli prima, al di là dell’oceano. Lei rivide, per una frazione di secondo, le parole che aveva letto due mesi prima su quella lettera dall’ aspetto minaccioso: disperso in Russia. Le lettere si dilatarono, divennero un alfabeto gigantesco privo di senso. Chiuse gli occhi bruscamente, stringendo le palpebre. Lui la strinse più forte, sperando che la canzone non finisse mai. Pensò che fra poco, fra pochissimo, avrebbe dovuto dirglielo. Lei ebbe un brivido, le scorsero immagini sotto le palpebre chiuse: la nonna con il suo rosario e il suo biascicare, il viso dei neonati congestionato dal pianto, sua madre che sferruzzava, lo studente del primo piano sempre aggrappato al suo libro, come fosse un’ancora di salvezza. Un fotogramma di tutte quelle notti passate nel rifugio. Lui sentì improvvisamente le voci dei compagni: Billy che gli chiedeva aiuto, in quella spiaggia della Normandia, mentre si comprimeva i visceri con le mani. Glenn che, con il suo  strascicato accento del Texas, gli raccontava della fattoria, del figlio che aveva compiuto quattro anni e della moglie che aveva un nome bellissimo, Esperanza. La voce di Ron, che gli diceva che avrebbe fatto lo scrittore, a guerra finita, per raccontarlo tutto, quell’orrore. Aveva un fratello che possedeva un piccola casa editrice a Seattle, Ron. Scacciò con forza quelle voci, e il pianto immaginato dei genitori di Billy, e di Esperanza, e del fratello di Ron. Cercando di coprire quei suoni con altre parole: i’m in the mood for love…Oh, sì, sono in vena d’amore... Lei ebbe un piccolo pensiero crudele, che la inorridì e le imporporò il viso: forse l’altro non tornerà, pensò. Lui si chiese come avrebbe potuto essere dire alla ragazza bionda, quella che lo aspettava dall’altra parte del mondo, che era finita.
Lei si rese conto di essersi innamorata di quel soldato dalla faccia da bambino.
Lui pensò che erano anni che non si sentiva così bene.

La canzone cessò, lasciando echi di una dolcezza struggente.
Rimasero ancora abbracciati, ondeggiando leggermente.
Lui decise che era arrivato il momento di dirle della nave che fra poche ore lo avrebbe riportato a casa.
Lei si ricordò di una frase che le diceva sempre la nonna: che i sogni muoiono all’alba.

Allacciati si avviarono verso il balcone. C’era un cielo sereno, punteggiato da migliaia di stelle.
A lei venne da pensare che la limpidezza di quel cielo non costituiva più un pericolo. Che poteva godere appieno di quella visione senza temere di sentire ululare la sirena dell’allarme antiaereo.
A lui tornarono in mente con acuta nostalgia certe notti dell’adolescenza passate a dormire nel bosco di sequoie vicino alla sua casa.
Entrambi sapevano che non si sarebbero più rivisti.
Ma l’alba era, per il momento, ancora lontana.
Per il momento erano, entrambi, in the mood for love.

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8 risposte a I'm in the mood for love

  1. anonimo ha detto:

    Ma questa è poesia! Non intendo essere frainteso e mi spiego meglio: è un bellissimo racconto intriso di soave poesia.

    Fra Castoro da Girgenti

  2. anonimo ha detto:

    Li ho proprio visti! Lei piccola e graziosa ha un vestitino di color celeste con la gonna che aderisce sui fianchi per poi allargarsi al ginocchio, indossa un paio di sandali con la zeppa alta di sughero, i capelli scuri e ondulati le sfiorano le spalle e ondeggiano come la gonna quando la coppia volteggia. Lui è alto,i capelli biondi molto corti sulla nuca. Quando escono sul terrazzo li vedo in bianco e nero, perché probabilmente li ho già incontrati in qualche vecchio film.
    Complimenti Milvia, un piccolo delizioso racconto.
    Mirella

  3. anonimo ha detto:

    Dato il tema, lo svolgimento mi pare di buona levatura. Poichè sono uno che insegna e quindi sono abituato a esprimere giudizi, darei un buono, anche se il finale è un po’ troppo scontato.

    Gaspare Lumia

  4. anonimo ha detto:

    Stupendo!

    Il disperato

  5. Soriana ha detto:

    @Fra’ Castoro: Lei mi ha sorpreso tantissimo! Sa, mi aspettavo bacchettate sulle mani per aver abbandonato i temi che so essere per Lei prioritari…Me ne stavo già lì, con il dorso delle mie manine pronto per la punizione…Grazie, molto molto onorata…Eh…mi scusi, ma Lei la conosce, quella bella canzone? l’ha mai ballata con una dolce fanciulla?
    @Mirella: tu sei sempre troppo buona, con me; hai dipinto una scena molto reale. Più brava di me, tu…
    @Gaspare Lumia:Mi piace l’idea del voto, della scuola, dei patemi d’animo prima della consegna dei compiti in classe…Buono? Troppo buono, professore, anche lei…
    @Disperato:ma…disperato già da prima, o lo è diventato dopo la lettura?

  6. lucidimarzo ha detto:

    Bello Milvia! Anch’io solitamente do voti, ma non mi sento proprio di farlo con te…ti dico solo che mi è piaciuto molto, soprattutto la prima parte.Sembra veramente di vederli, di sentire il loro bisogno di pace e di abbandono dopo tante tragedie…
    mi ricordo anche che “In the mood for love” è il titolo di un bellissimo film cinese o coreano, non ricordo, visto alcuni anni fa…anche lì un amore segreto, vissuto in silenzio e struggente rassegnazione dai due protagonisti “in vena d’amore”…

  7. ReAnto ha detto:

    Milvia per me sei bravissima…detto col cuore! 🙂

  8. Soriana ha detto:

    Luci e Antonio, grazie. Ma, ripeto, è solo un raccontino, senza alcuna pretesa. Credo che il film fosse cinese, Luci. Purtroppo non l’ho visto.

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