Di Amedea, e Levi, e Gramsci, e Calvino e anche di don Luisito

Ho la grande fortuna di conoscere una donna straordinaria, Amedea Zanarini.
Il suo nome non dirà probabilmente niente a nessuno, qui, se non agli amici  di Bologna che la conoscono personalmente e che frequentano questo blog. Amedea ha quasi 83 anni. Ha gli occhi limpidi, che ci si specchia, in quegli occhi. Amedea ha una gran voglia di raccontare, di regalare, a chi l’ascolta, la sua memoria.
Amedea è stata staffetta partigiana.
E quando parla di questa esperienza si sente nella sua voce, nelle sue parole, tutto l’orgoglio per aver contribuito, anche se in minima parte, alla lotta per la liberazione della nostra patria dal giogo nazista. Noi, che ancora non eravamo nati, la ascoltiamo sempre incantati e pieni di rispetto. Scrive anche, Amedea. Cronache di quei giorni, e poi ancora delle lotte sostenute dalle salariate per aver condizioni di lavoro più decenti. Pressoché autodidatta –non erano molte, in quei tempi, le donne che studiavano- ha una scrittura precisa, puntuale, ma anche piena di passione. Dopo la guerra si è resa conto che anche il “sapere”, che anche la cultura, possono essere un’arma per combattere ingiustizie e sopraffazioni. E così Amedea  ha cominciato a leggere. E libri, cura della famiglia, e ancora lotte, hanno scandito il suo tempo. Ed è ancora così, pure oggi. Perché ancora oggi lei è una combattente, è una resistente. Ancora oggi ha la grande capacità di indignarsi. E continua a combattere, a opporsi. A resistere, resistere, resistere.
Vorrei scrivere un libro, su Amedea. Ma non ho la capacità di trasferire sulla carta la limpida luce del suo sguardo.

***

Partigia

Dove siete, partigia di tutte le valli,
Tarzan, Riccio, Sparviero, Saetta, Ulisse?

Molti dormono in tombe decorose,
quelli che restano hanno i capelli bianchi
e raccontano ai figli dei figli
come, al tempo remoto delle certezze,
hanno rotto l’assedio dei tedeschi
là dove adesso sale la seggiovia.

Alcuni comprano e vendono terreni,
altri rosicchiano la pensione dell’Inps
o si raggrinzano negli enti locali.
In piedi, vecchi: per noi non c’e’ congedo.

Ritroviamoci. Ritorniamo in montagna,
lenti, ansanti, con le ginocchia legate,
con molti inverni nel filo della schiena.
Il pendio del sentiero ci sarà duro,
ci sarà duro il giaciglio, duro il pane.

Ci guarderemo senza riconoscerci,
diffidenti l’uno dell’altro, queruli, ombrosi.
Come allora, staremo di sentinella
perché nell’alba non ci sorprenda il nemico.

Quale nemico? Ognuno e’ nemico di ognuno,
spaccato ognuno dalla sua propria frontiera,
la mano destra nemica della sinistra.
In piedi, vecchi, nemici di voi stessi:
La nostra guerra non e’ mai finita.

(Primo Levi)

***

Indifferenti

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

( Antonio Gramsci – Indifferenti – 11 febbraio 1917)

***

Oltre il ponte

O ragazza dalle guance di pesca
o ragazza dalle guance d’aurora
io spero che a narrarti riesca
la mia vita all’età che tu hai ora.

Coprifuoco, la truppa tedesca
la città dominava, siam pronti:
chi non vuole chinare la testa
con noi prenda la strada dei monti.

Avevamo vent’anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch’è in mano nemica
vedevam l’altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.

Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent’anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l’amore.

Silenziosa sugli aghi di pino
su spinosi ricci di castagna
una squadra nel buio mattino
discendeva l’oscura montagna.

La speranza era nostra compagna
a assaltar caposaldi nemici
conquistandoci l’armi in battaglia
scalzi e laceri eppure felici.

Avevamo vent’anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch’è in mano nemica
vedevam l’altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.

Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent’anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l’amore.

Non è detto che fossimo santi
l’eroismo non è sovrumano
corri, abbassati, dai corri avanti!
ogni passo che fai non è vano.

Vedevamo a portata di mano
oltre il tronco il cespuglio il canneto
l’avvenire di un giorno più umano
e più giusto più libero e lieto.

Avevamo vent’anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch’è in mano nemica
vedevam l’altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.

Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent’anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l’amore.

Ormai tutti han famiglia hanno figli
che non sanno la storia di ieri
io son solo e passeggio fra i tigli
con te cara che allora non c’eri.

E vorrei che quei nostri pensieri
quelle nostre speranze di allora
rivivessero in quel che tu speri
o ragazza color dell’aurora.

Avevamo vent’anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch’è in mano nemica
vedevam l’altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.

Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent’anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l’amore.

(Testo di Italo Calvino Musica di Sergio Liberovici)

Un bellissimo testo di Calvino che ricorda la sua militanza nella Resistenza e la necessità di tramandare alle future generazioni i valori che stavano alla base di quella scelta.
È stato recentemente interpretato anche da Moni Ovadia insieme ai Modena City Ramblers nell’album collettivo "Appunti Partigiani" (con un arrangiamento musicale ispirato alla musica originale di Sergio Liberovici e al tradizionale irlandese "The Blacksmith").

Qui :
www.prato.linux.it/~lmasetti/antiwarsongs/canzone.php?lang=it&id=771

potete scaricare la canzone. Non è però la versione dei MCR.

 E per finire non posso fare a meno  di citare il titolo di un romanzo che sto leggendo in questi giorni: La messa dell’uomo disarmato” di don Luisito Bianchi (Sironi Editore). Forse il più bel libro mai scritto sulla Resistenza. Non esito a definirla stupenda, quest’ opera di don Luisito. Certa che la mia affermazione non potrà che essere rafforzata quando ne avrò terminata la lettura.

Bene: un post lunghissimo, questo. Spero abbiate avuto la pazienza di leggerlo fino in fondo. A tutti auguro buon 25 aprile. Che sempre ci accompagni la forza di resistere resistere resistere.

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6 risposte a Di Amedea, e Levi, e Gramsci, e Calvino e anche di don Luisito

  1. ReAnto ha detto:

    Grazie Milvia per questo post.
    In quegli anni di follia collettiva io non ero ancora nato ,ma i miei nonni ed i miei genitori sono stati bravissmi a trasmettermi il rifiuto e l’orrore alla guerra ,alla dittatura .Mio nonno lavorava nelle saline ,portava il sale con il carretto mi raccontava sempre di fucilazioni, di bombardamenti ,di fughe , di fame.I miei genitori mi raccontavano della fame che hanno visto,delle notti al buio ,insonni, con paura di morire.
    Mi hanno sempre spiegato il valore della libertà e di stare sempre attento perchè ci sarà sempre qualcuno che vorrà limitartela.
    Io riporto questi racconti a mio figlio cercando di trasmettergli il messaggio che mio nonno voleva che io recepissi. Sperando di riuscirci.
    Buon 25 Aprile.

  2. anonimo ha detto:

    Una commemorazione misurata, senza la retorica frequente nei discorsi dei politici in tale occasione.
    La resistenza, al di là della ricerca della libertà, assume anche un significato del tutto particolare. In un paese, la cui unità fu più un disegno politico che un anelito collettivo, per la prima volta gli italiani ebbero la consapevolezza di avere un’identità e di essere un popolo con comuni aspirazioni.

    Renzo

  3. Annalisa55 ha detto:

    Sì, letto tutto, fino in fondo.
    Grazie, per tutte le citazioni.

  4. anonimo ha detto:

    Sei proprio brava Milvia, te lo dico spontaneanmente, davvero.
    Hai assemblato molte cose per dare un quadro unico ed anche molto suggestivo di un momento tanto drammatico quanto ricco della nostra storia, e riportato anche alla memoria storie che ci sono state raccontate da chi veramente le ha vissute, una bella rilfessione in una giornata come questa. E sono contenta anche solo di averla conosciuta in fretta Amedea, e mi stupisco di quanto il pezzo di Gramsci si adatti molto bene anche ad oggi, forse a sempre.Buon fine 25 aprole a te, di cui una parte, sicuramente non cbreve, l’hai dedicata anche a noi inserendo il tuo post.
    caio,
    maria.

  5. anonimo ha detto:

    Che bella sorpresa ritrovare qui la nostra amica Amedea, così ben raffigurata coi tuoi abili tratti. Grazie anche a suo nome.
    Grazie per aver riportato alla mia memoria la canzone di Calvino e Liberovici che nell’andante del ritornello ricorda le più belle canzoni della Resistenza (come “Soffia il vento”).
    La sentii la prima volta negli anni Sessanta al teatro Comunale di Bologna: era inserita in uno spettacolo tratto da Sartre, mi pare, anche se non ne sono sicura.
    Grazie per aver ricordato questa importante ricorrenza che tende a sbiadire sempre più.
    Un abbraccio.
    Mirella

  6. Soriana ha detto:

    Tutti molto belli, i vostri commenti. Sono io che vi devo ringraziare. Per quanto riguarda Amedea meriterebbe certamente di più che le mie poche righe. Sono contenta di averla fatta conoscere anche a te, Maria, che abiti lontano da lei. Antonio: mio nonno materno era anarchico. Il partito fascista lo cacciò dal suo lavoro (era il più giovane capotreno delle ferrovie) e una squadraccia gli spaccò anche la testa. Anche lui, mia nonna e mia mamma patirono la fame per anni. Ma nessuno di loro prese mai la tessera. Sono orgogliosa di loro, e grata per avermi trasmesso l’amore sviscerato per la libertà e l’odio per qualsiasi tipo di dittatura.

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