Di Dominique Green e della vita e della morte

Questa sera è accaduta una cosa singolare: stavo rispondendo alle ultime mail della giornata quando ho sentito un piccolo tonfo. Ho alzato gli occhi dallo schermo, mi sono guardata intorno ed ecco che vedo a terra un volumetto, caduto chissà come dal ripiano della libreria dove se ne stanno in attesa paziente tutti gli ultimi acquisti, ancora non letti. Il libro è caduto aperto a faccia in giù, e quando l’ho girato ho letto un nome, sulla pagina: Dominique Green. E allora ho pensato che quella caduta inspiegabile fosse una sorta di richiamo.  Perché a Dominique Green ho dedicato un mio racconto, nell’ottobre del 2004, scritto esattamente il giorno successivo alla sua esecuzione; e se alcune cose di lui sapevo, se sapevo del suo assassinio, non ero certo a conoscenza che scrivesse poesie.
Chi non ricordasse chi era questo giovane ragazzo assassinato dal democratico stato del Texas, stato appartenente al democratico governo degli Stati Uniti d’America, può andare su www.socialpress.it/article.php3?id_article=632. Lì troverà notizie esplicative.

E allora ecco che questa notte per “la poesia salva la vita” voglio riportare questa, scritta da Dominique poco prima di essere giustiziato. E ora poi che ho scritto questa parola “giustiziato”, mi viene da pensare per la prima volta  come questa parola sia davvero sbagliata, quasi un ossimoro. Giustiziato ha la sua radice nel vocabolo “giustizia”, presumo. Ma quale giustizia? E’ giusto uccidere, forse? Molto ironico, questo termine, veramente.
Ma altro volevo dire, in realtà. Se “la poesia salva la vita” scrivere una poesia non ha certamente salvato la vita del suo autore. Però se noi accogliamo l’invito di Marco Cinque, curatore del libro “Poeti da morire – scritti dal braccio della morte e contro la pena capitale” (Giulio Perrone Editore) da cui è tratta la poesia di Green -invito che compare nel retro di copertina- forse è come se la vita di Dominique e degli altri suoi sventurati compagni di morte, la potessimo ancora salvare. E pure la nostra. Dice Marco Cinque: Leggete dunque questi versi, recitateli, gridateli se necessario nelle strade, nelle scuole, nelle piazze…

E allora, leggiamola insieme, questa poesia:

Ho trovato una mano che mi aiuta ad alzarmi.
Una spalla forte a cui appoggiarmi.
Un sorriso gentile che mi rallegra.
Un’amicizia buona da cui dipendere.

A volte temo che possa dissolversi
anche se è sempre nei miei pensieri
mentre passo i miei giorni
intrappolato nel buio.

Ne hanno portato via un altro
un amico che non rivedrò più.
Sono debole, sto impazzendo.
Che cosa posso fare?

Troppe cose, a catena, non vanno.
Troppe cose per poterle contare.
Non riesco più a sopportarle
…e tu?

(Dominique Green di anni 30 ucciso il 27 ottobre 2004 dallo stato del Texas)

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4 risposte a Di Dominique Green e della vita e della morte

  1. biancabalena ha detto:

    La poesia mi ha commosso. La storia non sono ancora andata a leggerla.
    Però non vorrei esserne troppo condizionata.
    Mi piacerebbe che si pensasse che istituzionalizzare la morte è sbagliato e basta.
    Chiunque si uccida, anche la bestia più bestia della terra. Anche chi non scrive poesie, anche chi non commuove nessuno.
    Anche chi magari ammazzerei con le mie mani, se avesse toccato uno dei miei bambini. Però io penso che lo Stato, uno qualunque, dovrebbe fermarmi, non affidare lo “sporco compito” a qualcun altro, a un boia senza volto che agisce anche in mio nome.

    Buona giornata Milva, che mi fai sempre pensare.

    sabrina

  2. Soriana ha detto:

    Condivido al 100% quello che scrivi sulla pena di morte, Sabrina. Se ogni uccisione è una barbarie, ancora più orribile quando a perpetrarla è un governo.

  3. anonimo ha detto:

    No, solo no,
    non riesco a dire altro
    maria.

  4. Soriana ha detto:

    E urliamolo, questo no: perchè nessuno, mai, in nessun luogo, tocchi Caino.

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