Je ne regrette rien

locandinaAmo tantissimo andare al cinema. Ma non mi capita poi frequentemente di soddisfare questa passione. Non so perché, ma arrivo a sera che ho ancora tante cose da fare, e così mi lascio sfuggire tutti quei film che mi ero proposta di vedere, e amen, me ne sto a casa. Cosa eccezionale, quindi che negli ultimi dieci giorni ne abbia visti ben tre, di film. “La vita degli altri, bello, da non perdere, a mio avviso. “Cento chiodi”, da cui mi aspettavo tanto: invece, proprio non  mi ha deluso. Mi spiace, Olmi sarà anche un Grande Vecchio, ma a me, il suo,  è parso un film  dalla sceneggiatura disequilibrata: non mi ha convinto, mi ha annoiato.  Per concludere… si può anche perdere.
Poi, venerdì sera, una sera un po’ così, con malinconie e malumori, decido di andare a vedere “La vie en rose”. Ne avevano parlato in Holliwood party, su radio3, la sera prima, ne ero stata un po’ incuriosita, ma non più di tanto. Ma venerdì avevo voglia di musica, e forse, con una vena un po’ masochista, di accumulare più tristezza di quanto già non avessi. E così opto per lei, per il passerotto,  per la grande piccola Edith. Anche se in genere non amo film e sceneggiati che narrano vite di artisti e personaggi celebri.
E il film, da cui non mi aspettavo tanto, è stato invece una bella sorpresa. Ben diretto, con una narrazione che si svolge su diversi piani e con continui flash back che però non creano mai confusione nello spettatore. Molto toccante, dolorosa senza scivolare nel patetico, l’ultima parte del film dove la Piaf, impersonata da una bravissima Marion Cotillard, appare in tutta la sua fragilità: ricurva, tremante, sempre più piccola,  con pochi capelli, con le sue belle mani ora deformate dall’artrite. Ma ancora capace di cantare in maniera splendida l’altrettanto splendida “ Non, je ne regrette rien”. Canzone, questa, che può essere proprio una sorta di dichiarazione finale della cantante.  Devo confessare (vergognandomi un po’) che alla fine mi è scappata anche una lacrimuccia.
Certo che la vita della Piaf è stata segnata da moltissime vicende tragiche. Non so se si possa parlare di sfortuna: dopo tutto, quella bambina che ha passato parte della sua infanzia in un bordello,  è riuscita a diventare una grande, indimenticabile cantante. Ben peggiore poteva essere
quindi il suo destino. (A proposito, davvero brave anche le piccole attrici che interpretano la parte di Edith bambina).
E mi viene da fare anche una riflessione. La Piaf viene scoperta dal proprietario di un locale mentre si esibisce in una strada di Parigi, per racimolare qualche soldo. Da quel momento si apre per lei la strada che la porterà ai vertici di un successo che dura ancora oggi, a tanti anni dalla sua scomparsa.
Allora mi chiedo: oggi potrebbe ancora succedere questa specie di miracolo? Quando me ne vado in giro per le città mi capita di imbattermi in musicisti che a me sembrano bravi, meritevoli di palcoscenici ben diversi da un grigio pezzetto di marciapiede. Eppure se ne stanno sempre lì, da anni, con il loro sax, o la loro fisarmonica, o la loro chitarra. E sui palcoscenici, quelli veri, ci salgono altri, forse meno bravi. Un po’ come succede per la letteratura. Ma questo è un altro discorso.

E per concludere: Edith Piaf cantava "Je ne regrette rien". E io aggiungo, in tutta serenità e consapevolezza:  aussi moi… E vous, mes amie?

Non, je ne regrette rien
Paroles: Michel Vaucaire. Musique: Charles Dumont   1961

Non ! Rien de rien
Non ! Je ne regrette rien
Ni le bien qu’on m’a fait
Ni le mal tout ça m’est bien égal !

Non ! Rien de rien
Non ! Je ne regrette rien
C’est payé, balayé, oublié
Je me fous du passé !

Avec mes souvenirs
J’ai allumé le feu
Mes chagrins, mes plaisirs
Je n’ai plus besoin d’eux !

Balayées les amours
Et tous leurs trémolos
Balayés pour toujours
Je repars à zéro

Non ! Rien de rien
Non ! Je ne regrette rien
Ni le bien, qu’on m’a fait
Ni le mal, tout ça m’est bien égal !

Non ! Rien de rien
Non ! Je ne regrette rien
Car ma vie, car mes joies
Aujourd’hui, ça commence avec toi !

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21 risposte a Je ne regrette rien

  1. ReAnto ha detto:

    La Piaf è sempre stata considerata una cantante di culto, per usare una parola di cui tutti ne abusano .Speriamo che con questo film la Edith non venga gettata nel grande tritatutto del mondo dello spettacolo….Grazie Milvia .

  2. anonimo ha detto:

    Buona domenica Milvia,
    anche a me non è piaciuto granchè Cento chiodi, ma gli riconosco una bella fotografia di paesaggi naturali lungo Po, ed anche una feroce critica alla religione per come è
    ha manifestato e manifesta i suoi principi nei tempi, ed anche a come la nostra millenaria cultura sia stata incapace di rendere l’umanità capace di valutare in modo corretto le sue azioni verso se stessa, anche in relazione alla distruzione della natura. Ma si…. non è un film “da non perdere”.
    Le vite degli altri invece è un bel film, essenziale come il suo personaggio principale, senza sbafature di alcun genere, bello.
    Non credo che andrò a vedere invece quello su Edit Piaf, perchè in realtà non mi interessano le biografie di personaggi noti, se non in casi specifici di interesse personale, sono anche d’accordo con antonio, c’è sempre il rischio, in questi casi, di enfatizzare troppo, togliendo la giusta misura a figure più o meno preminenti.
    Buona domenica,
    ciao
    maria.

  3. anonimo ha detto:

    Milvia, sei davvero grande! Voglio lasciare anch’io qualcosa, ma su un altro argomento. Un ricordo di due grandi intelettuali italiani quasi completamente dimenticati, Gramsci e Pasolini, che pure hanno detto e scritto tante cose intelligenti e belle. Forse sono dimenticati per compiacere alla chiesa cattolica? E che dire di questo fatto che basta criticare la chiesa sul non aver concesso i funerali a Welby per essere accusati di terrorismo? Forse non è stato opportuno parlarne al concerto del 1° maggio, ma da questo al terrorismo ce ne corre! Dunque non si può più dire nulla che possa non piacere al Papa? Allora io ricordo due grandi personaggi e la sepoltura di Gramsci nel cimitero degli inglesi, insieme a tanti grandi italiani indesiderabili e indesiderati per il clero.
    Le ceneri di Gramsci
    (di Pier Paolo Pasolini)
    Non è di maggio questa impura aria/
    che il buio giardino straniero/
    fa ancora più buio, o l’abbaglia/
    con cieche schiarite…questo cielo/
    di bave sopra gli attici giallini/
    che in semicerchi immensi fanno velo
    alle curve del Tevere, ai turchini/
    monti del Lazio…Spande una mortale
    pace, disamorata come i nostri destini,/
    tra le vecchie muraglie l’autunnale/
    maggio. In esso c’è il grigiore del mondo,/
    la fine del decennio in cui appare/
    tra le macerie finito il profondo/
    e ingenuo sforzo di rifare la vita;/
    il silenzio, fradicio e infecondo…/
    Tu giovane, in quel maggio in cui l’errore/
    era ancora vita, in quel maggio italiano/
    che alla vita aggiungeva almeno ardore,/
    quanto meno sventato e impuramente sano/
    dei nosrti padri – non padre, ma umile/
    fratello – già con la magra mano/
    delineavi l’ideale che illumina/
    (ma non per noi: tu, morto, e noi/
    morti ugualmente, con te, nell’umido/
    giardino) questo silenzio. Non puoi/
    lo vedi? che riposare in questo sito/
    estraneo, ancora confinato. Noia/
    patrizia ti è intorno. E sbiadito,/
    solo ti giunge qualche colpo d’incudine/
    dalle officine di Testaccio, sopito/ nel vespro: tra misere tettoie, nudi/
    mucchi di latta, ferrivecchi, dove/
    cantando vizioso un garzone già chiude/
    la sua giornata, mentre intorno spiove.

    Ciao. Daniela

  4. anonimo ha detto:

    Non so se si fa nei glog di altri, ma credo che Milvia approvi :-)…ma ti volevo salutare e ringraziare di questo tuo post Daniela,
    ciao
    maria.

  5. anonimo ha detto:

    Grazie Milvia per le recensioni:
    stavo giusto pensando di andare a vedere anche io la vie en rose. Cento chiodi mi è piaciuto così e così. La scorsa settimana ho visto “mio fratello è figlio unico” di Daniele Lucchetti, imperdibile. 🙂 Bravissimo Elio Germano.
    Elisa

  6. anniewarhol ha detto:

    bellissimo film, bellisssimo…
    abbiamo interessi cinematografici molto molto simili…

    ti aspetto da me

  7. cochina63 ha detto:

    bene, ero indecisa sulla Piaf, grazie.

  8. biancabalena ha detto:

    Je ne regrette rien…

    Che bello sarebbe poterlo dire, sul serio.
    Davvero.

    (la canzone è meravigliosa, e ora voglio vedere anch’io il film…)

    sabrina

  9. Soriana ha detto:

    @Antonio: giusto, probabilmente succederà proprio questo…Ma questi sono i tempi in cui viviamo.
    @Maria: Certo “Cento chiodi” ha belle immagini (non per niente Olmi ha dichiarato il suo desiderio di fare d’ora in poi solo documentari). La critica sull’onnipotenza della religione, però, a mio parere poteva svilupparla meglio, non trovi? I concetti insomma ci sono tutti, anche quello della distruzione della natura, che potrebbe essere invece una chiave di salvezza, ma è il linguaggio che è un po’debole.
    Ma è naturale, Maria, che tu possa interloquire con gli altri ospiti del blog! Anzi, è bello!
    @Daniela:grazie ancora una volta per i tuoi contributi. E voglio aggiungere una banalissima domanda: ma come si esprimerebbero, oggi, se potessero tornare, Gramsci e Pasolini? Credo che potrebbero esprimere solo una grande desolazione.
    @AnnieWarhol:benvenuta!
    @Cinzia: spero di aver dato un buon consiglio…Ma, come per i libri, anche per i film i giudizi sono sempre soggettivi…Comunque, se vai, buona visione!
    @Sabrina: eppure, sai, davvero io non rimpiango niente. E non perchè abbia avuta chissà che dalla vita, tutt’altro..
    E’ che penso che quello che ci sta alle spalle ormai è accaduto. E che gli incontri negativi, le vicende sfortunate, le scelte sbagliate, ci hanno poi portato ad altro: a begli incontri, a tempi felici, a scelte positive. Tutto è concatenato, insomma.
    @e per tutti: buona settimana!

  10. anonimo ha detto:

    Miaoooo

  11. anonimo ha detto:

    La Piaf, oltre a una voce stupenda, aveva una capacità interpretativa unica e che giustamente l’ha resa celebre.
    Quanto al cinema, per me è un lusso, nel senso che devo fare 10 Km. per arrivare a una multisala, utilizzando solo l’auto, perchè non ci sono autobus. Inoltre, mi tocca lasciarla in un parcheggio isolato e al buio dove il minimo che ti può capitare è ritrovartela segnata.
    Mantova città non ha più cinema, nè teatro ed è una bella addormentata, ma che dico, in coma profondo.

    Renzo

  12. Soriana ha detto:

    @Elisa, benvenuta anche a te e grazie per la segnalazione! Ciao!
    @Renzo: peccato! Purtroppo Mantova non è la sola ad avere questa situazione.

  13. anonimo ha detto:

    Si hai ragione Milvia, a me non ha convinto per niente il fatto che il protagonista fosse un nuovo gesù cristo ed anche questa eccessiva distanza culturale tra lui e i suoi “apostoli”, personaggi ormai rari da trovare, si insomma alfine è piuttosto confuso e secondo me poco significativo.
    ti mando un abbraccio
    ciao
    maria.

  14. anonimo ha detto:

    Quano abitavo a Mantova, ma parlo di tanti anni fa, c’era la possibilità di svagarsi la sera, specie quelle buie e nebbiose d’inverno. C’erano diversi cinematografi e ben 4 teatri. Poi, nel giro di un decennio, c’è stata una chiusura generale, incomprensibile soprattutto per i teatri, sempre gremiti.
    Adesso se voglio vedere una commedia devo andare in qualche paese della provincia, dove si esibiscono non compagnie locali, ma attori di livello nazionale. Il problema è che queste rappresentazioni sono in genere d’inverno e quello che non manca mai è l’implacabile nebbione che toglie la voglia di fare 20 o 30 Km. in auto per vedere “L’avaro”, oppure “Il giardino dei ciliegi”.

    Renzo

  15. lucidimarzo ha detto:

    Dei tre film di cui parli, Milvia, ho visto solo quello di Olmi e anch’io sono uscita dal cinema un po’ delusa e perplessa. Se consideri che è uno dei miei registi preferiti (ritengo che “L’albero degli zoccoli” sia veramente un capolavoro) e che ne avevano parlato come del suo testamento spirituale, c’era veramente da aspettarsi di più…mi è sembrato un film velleitario, non risolto, con tanti spunti non convenientemente sviluppati. Mi sono piaciute molto alcune battute e in particolare la frase di Jaspers con cui il professorino chiude le sue lezioni. Te la trascrivo perché credo che meriti di essere riletta con attenzione: “Viviamo in un mondo dove ogni azione si converte in profitto, tutto viene fatto in vista di un guadagno; in un’epoca in cui la stessa vita è una mascherata e la felicità di vivere è falsa come l’arte che la esprime. Perduta la genuinità è forse la follia la soluzione per la nostra esistenza?”. L’ho sentita molto vera e, pur essendo un pensiero di 50 anni fa, di grande attualità.
    “Le vite degli altri” dicono tutti sia un bel film e quello sulla Piaf, lo andrò a vedere perché lo dici tu…
    pensa come mi fido!
    Un affettuoso saluto
    luci

  16. anonimo ha detto:

    @ Lucidimarzo: questa frase sintetizza a meraviglia il comportamento disumano di buona parte dell’attuale umanità, che vive in una sorta di illusione dove tutto viene capovolto e la realtà è solo ciò che appare e non quello che è.
    Insomma, a voler esser brevi, una tipica alienazione mentale.

    Renzo

  17. anonimo ha detto:

    @ Luci, ciao sono maria, ci siamo conosciute un pomeriggio a Roma , alla libreria feltrinelli ricordi?
    Hai fatto bene a postare il pezzo di Jaspers, mi aveva colpito ma non ricordavo più nè la citazione e neanche il suo autore.
    Grazie ,
    ciao a tutti,
    maria

  18. Soriana ha detto:

    @Luci: quella frase senza dubbio, come scrive anche Renzo, è molto esplicativa dell’epoca in cui stiamo vivendo. Grazie, per averla riportata. Un’altra frase del film, però, e proprio quella che è diventata una sorta di spot pubblicitario della pellicola, non mi trova d’accordo: “tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico”. Non capisco perchè una cosa dovrebbe escluderne per forza un’altra. Io, senza amici, non potrei vivere, è vero. Ma anche senza libri.E…certo, anche senza caffè.
    Luci, grazie anche a te della fiducia…Mi sento un po’ imbarazzata…Spero che il film ti piaccia…
    Un abbraccio a tutti

  19. anonimo ha detto:

    Spero di non essere troppo invadente; guarda cosa scriveva – tra l’altro – Pasolini 31 anni fa:

    Pier Paolo Pasolini
    Lettere luterane – lettera a Italo Calvino – 1976

    …omissis…
    È cambiato il modo di produzione (enorme quantità, beni superflui, funzione edonistica). Ma la produzione non produce solo merce, produce insieme rapporti sociali, umanità. Il “nuovo modo di produzione” ha prodotto dunque una nuova umanità, ossia una nuova cultura: mortificando antropologicamente l’uomo(nella fattispecie l’italiano). Tale nuova cultura ha distrutto cinicamente (genocidio) le culture precedenti: da quella tradizionale borghese, alle varie culture particolaristiche e pluralistiche popolari. Ai modelli e ai valori distrutti essa sostituisce modelli e valori propri (non ancora definiti e nominati): che sono quelli di una nuova specie di borghesia. I figli della borghesia sono dunque privilegiati nel realizzarli (con incertezza e quindi con agressività), si pongono come esempi a coloro che economicamente sono impotenti a farlo, e vengono ridotti appunto a larvali e feroci imitatori……..ecc.

    Chissà cosa saprebbe dire oggi. Le lettere luterane, a parte alcune molto mirate su alcune persone, sono ancora attuali. Ma perchè intelettuali così non ci sono più? Daniela

  20. lucidimarzo ha detto:

    @per Renzo, Milvia e Daniela:sono contenta che quel pensiero di Jaspers abbia colpito anche voi; io mi ci sono ritrovata molto soprattutto nell’idea che ci stiano facendo vivere una vita che è una mascherata in cui tutti ci sforziamo di recitare la parte di quelli che sono felici perché comprano, hanno, fanno…e abbiamo perso il senso e la direzione del nostro cammino. Mi è piaciuta molto , Daniela, anche la riflessione di Pasolini: è vero,il sistema di produzione capitalistico ha profondamente modificato i rapporti umani che hanno perso in profondità e genuinità; abbiamo sostituito alle religioni tradizionali, peraltro piene di limiti, la” religione delle cose” e la situazione ci sta sfuggendo di mano e sembriamo precipitare , impotenti, verso l’autodistruzione…
    l’unico rimedio è forse continuare a pensare con la propria testa ed unire gli sforzi per cambiare tutti insieme la direzione del cammino…
    scusate lo sfogo e la digressione, ma sono argomenti che mi stanno molto a cuore…
    @per Maria: ma certo che mi ricordo di te, alla premiazione del Libro dell’anno…come stai? Mi farebbe piacere rivederti, magari andiamo al cinema…

    P.S. Scusa Milvia per quest’uso improprio e personale del tuo blog,
    ma so che mi capisci…
    Un affettuoso saluto a tutti
    luci

  21. Soriana ha detto:

    E’ questo che è bello, in un blog: che si parte da un argomento piuttosto leggero, e poi, grazie ai commenti degli ospiti, vengono fuori riflessioni, pensieri, considerazioni importanti e profonde, che poi si intersecano, e crescono di spessore.
    Ancora una volta ti devo ringraziare, Daniela. Sì, l’attualità di quel brano della lettera di Pasolini a Calvino è sconvolgente. E la risposta a come mai oggi non ci siano più intellettuali come lui, la si trova proprio nelle sue parole, credo.
    @Luci: “la religione delle cose”, che espressione realistica…Quella che tende ad omologare, ad appiattire…Quella che ci fa dimenticare che “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”
    E un’altra cosa: non esiste un uso improprio e personale di questo blog; Rossiorizzonti è anche la vostra casa, se volete.
    Buonanotte a tutti. E grazie per far diventare più bello questo posto.

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