Torino: seconda giornata

In sala Arancio fa un caldo quasi insopportabile. E’ piccolina, questa sala, i Grandi eventi non si svolgono qui. Ma questo nell’ottica della Fiera. Ma basta cambiare punto di vista: per gli autori emergenti che oggi sono qui per parlare della loro prima creatura, questo è un evento importante, da ricordare per sempre. Sabrina Campolongo (balenebianche.splinder.com) mentre parla del sua raccolta di racconti “Balene bianche”, è sicura, disinvolta, legge un piccolo brano del libro, cita Alice Munro. Non sembra certo una…debuttante, Sabrina. Ecco cosa le auguro: una presentazione di un suo prossimo libro in Sala Gialla, quella riservata al grandi autori, dove si fa la fila per entrare, e occorre pure la prenotazione. Non ho ancora letto il suo libro, ma da quel poco che ho sentito credo che ne farà di strada, Sabrina Campolongo. Che sono contenta di aver conosciuto personalmente. Così come sono contenta di aver conosciuto altre due frequentatrici della rete: Elisa e Gloria. Dare  volto e voce alle parole scritte è sempre emozionante.

Oggi la Fiera è super affollata. Tante scolaresche, anche piccolini delle scuole materne, che mi mettono allegria e mi fanno nascere dentro una piccola fiammella di speranza per il futuro. Incrocio spesso Ernesto Ferrero, il direttore editoriale della Fiera, che si aggira fra gli stand, quasi fosse lì a contare gli ospiti a uno a uno.
Cerco di non ascoltare il richiamo dei libri: non voglio comprare nulla, mi ripeto (proponimento che riuscirò a mantenere per tutto il giorno, ma che crollerà miseramente nella tarda serata).

I primi ospiti di Fahrenheit sono Mina Welby e Stefano Rodotà.  Si parla di confini (che è poi il tema di questa 20’ edizione della Fiera).La signora Welby racconta con grande dignità e compostezza come i confini del marito Piergiorgio si siano sempre più ristretti, a mano a mano che la sua travagliata esistenza  proseguiva. Fino ad arrivare all’ultimo confine, la morte. Fino a che Piergiorgio ha trovato finalmente una persona che lo ha traghettato al di là di questo confine. Marino Sinibaldi, alla fine della trasmissione, rievocando questa immagine, parlerà poi di “agonia luminosa”.

Ancora di confini si parla con Pedrag Natvejevic e Thar Ben Jelloun. Si cita Tacito: mutuo metu,  è la  reciproca paura  a creare i confini. Fino a quando non cesserà la paura dell’altro esisteranno sempre più confini insormontabili. Non ci sono solo i confini che separano oriente e occidente, ma anche confini che dividono l’Europa continentale da quella mediterranea. La Fiera, con la partecipazione di tanti autori che si incontrano, che parlano fra loro, con la loro voce e con la voce dei loro libri è certamente un modo di azzerare i confini. Ma fino a quando i migranti vivranno fra asilo ed esilio i confini continueranno a esistere.

E forse si può parlare ancora di confini ripensando alle parole della psicologa Anna Oliverio Ferrari, in Fiera per presentare il suo libroo “Piccoli bulli crescono”. Confini che stigmatizzano un’età: infanzia sempre più breve, adolescenza che sembra prolungarsi all’infinito. Confini fra lecito e illecito, anche.
Si parla di famiglie, di educazione, di genitori, che proprio per il prolungarsi dell’adolescenza, vogliono credersi compagni, amici dei figli, e hanno perso, hanno voluto perdere, tutta la loro autorevolezza. Sono completamente d’accordo con i concetti che vengono esposti. Una tempo, dice la psicologa, si diceva ai figli: “fai quel che devi”, ora si dice loro: “fai quel che vuoi”.

Mi sto rendendo conto, mentre scrivo, come il mio resoconto sia impreciso e lacunoso: ma, d’altra parte, cronisti mica ci si improvvisa…

Beh, continuo ugualmente.
Arriva a Fahrenheit Giovanni Lindo Ferretti, una sorta di mito, per me. E che racconta, il mio mito, presentando il suo “ Reduce”? Che si è riavvicinato al Cristianesimo, in maniera totale (e fino a qua non ho nulla da eccepire, naturalmente). Ma quando dice che considera l’attuale Papa una sorta di grande Maestro e che è stata la lettura di suoi (12) libri , a riportarlo alla religione della sua infanzia…insomma, rimango veramente molto, ma molto, ma molto perplessa…
Va beh, si sa, le persone cambiano…Mi devo rassegnare. D’altra parte, anche un mio altro mito, Cat Steven, si è convertito all’islamismo…

Per fortuna si la trasmissione si conclude con due grandi ospiti: Moni Ovadia e Vittorio Sermonti. Sermonti tira un po’ le orecchie a Sinibaldi: L’Eneide, gli insegna, non è composta da canti, ma da libri! E legge, in maniera magistrale la morte di Didone.

Moni Ovadia lo risento poi alla sera, in Sala Gialla, in un piacevolissimo incontro condotto ancora da Sinibaldi. Presenta il suo ultimo libro: “Lavoratori di tutto il mondo, ridete” Dove storielle satiriche sulla dittatura sovietica si alternano a riflessioni, e documentazioni storiche sul defunto regime. Un libro importante proprio per il fatto che a scriverlo non è un anticomunista ma un uomo di sinistra, con una formazione che ha alla base una robusta radice marxista.  Ovadia regala al pubblico che gremisce la sala  momenti di ilarità, ma non solo. Di tanti personaggi storici, dice l’artista, si è fatto un mito, quasi non fossero umani. Dare loro, anche attraverso questo libro, un volto umano, fa comprendere meglio la Storia: perché anche la brutalità, la ferocia sono umane, e non hanno niente a che fare con il mito.

Libri acquistati: Moni Ovadia “Lavoratori di tutto il mondo, ridete” Einaudi Stile Libero
        Carlos Ruiz Zafon “L’ombra del vento” Oscar Mondadori
        Stefan Bollmann-Elke Heidenreich: “Le donne che leggono sono pericolose” Rizzoli

       

 

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16 risposte a Torino: seconda giornata

  1. anonimo ha detto:

    Ma più pericolose sono le donne che scrivono!!!!!!!!!!!
    Renzo

  2. anonimo ha detto:

    Comunque, al di là della mia battuta, è un articolo ben fatto.

    Renzo

  3. anonimo ha detto:

    Bentrovata Milvia! Il piacere delle conoscenze che da virtuali diventano reali aumenta in maniera direttamente proporzionale alla scoperta di affinità e coincidenze. Dei tre libri che hai comprato, per dire, due li ho già letti e apprezzati, e l’autore del terzo mi è comunque nel cuore. E poi la Munro: conoscendo Sabrina non avevo dubbi che la amasse, ma ne avevamo mai parlato. La amo molto anch’io. Tornerò a trovarti con più frequenza e più calma. Un abbraccio, rossa Milvia
    Gloria

  4. biancabalena ha detto:

    Milvia, troppo, troppo buona..
    E scopro ora che mi sono persa Thar Ben Jelloun!
    Ma sul programma c’era??
    Ma perchè non l’ho visto?! Me ne avevano parlato così bene, proprio l’altro giorno!
    :-/

  5. mira2 ha detto:

    Ciao Milvia, grazie per le tue cronache. Ho sentito oggi su rai3 in diretta da Torino un cantautore che si chiama Federico Siriani. Il suo CD o cassetta si chiama “Dal basso dei cieli”. Se ne hai tempo o occasione me lo acquisti? mi è sembrato molto interessante. Divertiti

  6. mira2 ha detto:

    Naturalmente intendo il Cd o la musicacassetta di Siriani, non lui in persona…

  7. ReAnto ha detto:

    Bello eh?

  8. ReAnto ha detto:

    ho cambiato domicilio al blog….
    è qui
    http://reanto.wordpress.com/

  9. ReAnto ha detto:

    Scusa ,ho approfittato del tuo spazio .grazie

  10. anonimo ha detto:

    ciao milvia
    mi ha fatto piacere conoscerti ieri e mi auguro di incontarti di nuovo al più presto.
    Buona serata 🙂
    Elisa

  11. anonimo ha detto:

    “Le donne che leggono sono pericolose” vale la pena dell’acquisto per varie ragioni: una è la prefazione di Daria Bignardi. “L’ombra del vento” è accanto al mio letto da un po’, non riesco a farlo scivolare nella mia testa.
    MariaGiovanna (Luini)

  12. Soriana ha detto:

    @Renzo: grazie dell’apprezzamento. In quanto alla battuta…sorvolo.
    @Gloria: sono felicissima della tua visita. Affinità e coincidenze sono un buon punto di partenza.
    @Sabrina: l’incontro con Tar Ben Jelloun c’è stato oggi (sabato) alle 13,30. Ma me lo sono perso pure io.
    @Mirella: Chiederò domani a Luca Damiani (Il terzo anello). E…se avessi potuto acquistare Federico Siriani…beh, me lo sarei tenuto!
    @Antonio: no problem: ri-linko… Bella, sì, la trasmissione di venerdì, a parte il colpo che mi è stato inflitto da Giovanni Lindo Ferretti…
    @Elisa: spero pure io che ci rivedremo presto.
    @Mariagiovanna: ben venuta! (Maria Giovanna sono i miei due secondi/terzi nomi…). “Le donne che leggono sono pericolose” mi era stato consigliato tempo fa, in questo blog, da una cara amica . E’ anche una bella edizione, sia per la scrittura sia per le riproduzioni pittoriche. Ciao!

  13. claudioarzani ha detto:

    oh, accidenti, c’ero anch’io, venerdi, a Torino e naturalmente mi avrebbe fatto piacere, incontrarti. Le mie mete sono state diverse, dai tuoi resoconti. Una cosa in comune: l’acquisto del libro sulle donne pericolose, quando leggono. Anche se io l’avevo acquistato ad una mostra d’arte. Credo a Ferrara. Un’idea che ho trovato molto originale. Ciao, l’anno prossimo se vengo ti scrivo prima.

  14. Soriana ha detto:

    Gia, Claudio, potevamo proprio incontrarci…E magari ci siamo anche incrociati, senza saperlo. Avevo letto proprio la notte scorsa il tuo bel resoconto su Torino e…dintorni. Ho pensato: mannaggia!!! Sì, per la prossima volta ci mettiamo d’accordo. Si presenta molto bene, vero, il libro sulle donne pericolose?
    Ciao

  15. anonimo ha detto:

    RIVELAZIONE E RIVOLUZIONE
    L’umorismo nell’utopia
    Recensione al libro di Moni Ovadia, Lavoratori di tutto il mondo ridete, Einaudi, Torino 2007

    di LAURA TUSSI

    “Utopia” è il termine che sottende la negazione di un’ubilocazione, di un dove concreto nel crollo delle ideologie, in quanto in “nessun luogo” si è realizzato il vangelo di Marx nel corso della historia universale. Una fede profonda nell’ironia delle “storielle” che riecheggia con esilarante sagacia, in un tripudio umoristico declinato in frizzi, lazzi, motti e citazioni sul Regime. Le storielle ebraiche traggono origine dall’ermeneutica talmudica in una weltanschauung umanistica dove l’utopia smarrisce i propri sogni e le promesse tanto da non riconoscere le esacerbate finzioni delatorie del dispotismo di regime. Il significato dell’utopia è l’instaurazione di una società ideale di libertà, fratellanza, giustizia e uguaglianza. L’uomo è complesso nella potenzialità della realizzazione di alti ideali con i valori della negazione di prevaricazione sul proprio simile, della giustizia sociale, dell’altruismo, dell’accettazione dell’altro e del diverso, dell’amore, della solidarietà, sentimenti non scontati nelle relazioni fra individui. Dunque non è lecito considerarli irrealizzabili e utopici nei rapporti fra soggetto e collettività. “Neanche l’URSS fu l’impero del male”, ma una federazione di repubbliche dell’epoca staliniana sotto l’egida di un totalitarismo perfetto, con tristissime note di drammaticità e terrore. La storia non è finita e la società socialista dovrà ancora realizzarsi nella libertà e nella democrazia, in un’utopia verificabile e immanente non riscontrabile in “nessun luogo”, ma che pervaderà l’intera globalità collettiva della società mondiale all’insegna del comunismo in un umanitarismo sociale che si contrapporrà ai simulacri del bieco capitalismo e delle dittature del novecento. Ogni rivelazione si tradurrà in rivoluzione rigenerante e rifondatrice di topofanie (rivelazioni di luoghi della memoria) contrapposte alle utopie, dove ogni manifestazione dei luoghi di benessere sociale e civile è realizzazione di società solidali e umanistiche, quali luoghi di glocalizzazione in un’olotopia, una nuova globalizzazione mondiale all’insegna di ideali e valori umanistici e umanitari, dove le rivelazioni del “bene sommo” trionferanno sui ciarpami di sistemi politici esacerbati in dispotismi conservatori. Le storielle dell’umorismo ebraico svelano con l’ironia le ottusità del regime dittatoriale del periodo staliniano, facendo crollare tabù e pregiudizi di un periodo oscurantista tramite l’umorismo ironico che fa partorire i fantasmi dalla mente di un sistema destinato al collasso, in plurime e poliedriche catarsi ermeneutiche di significato ironico sul senso dell’esistere.

    LAURA TUSSI

  16. Soriana ha detto:

    Grazie, Laura, per averci regalato questa sua recensione. Una cosa inaspettata. Stampata e messa fra le pagine del libro di Ovadia. Buona giornata!

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