Grazie, Marino!

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Inauguro oggi una nuova categoria di post: “A domanda risponde”. E la prima cosa che vi ripongo, con cura e affetto, è questa intervista che Marino Sinibaldi  mi ha rilasciato domenica pomeriggio a Torino. Marino è un uomo gentilissimo, il volto illuminato da un sorriso. E’ una persona attenta e disponibile. E’ una persona che sa un sacco di cose sui libri e non solo, ma che non ti fa mai pesare la sua cultura. Le mie domande sono forse banali. Le sue risposte, no. Erano decenni che non intervistavo qualcuno. Non so come sia riuscita, questa intervista. Ma so che sono molto, ma molto felice di aver avuto questa occasione.

D:    Marino, quale sogno avevi, da bambino?

R:    Da bambino volevo fare il calciatore, poi il musicista rock… Poi visto che questi sogni sono falliti, quello che ho fatto. Insomma, quello che sto facendo adesso è… il risultato di  due fallimenti.

D:    Il tuo primo rapporto con la radio come ascoltatore?

R:    Il primo non ricordo. Però è un rapporto molto forte quello che ho con la radio. Io credo di appartenere all’ultima generazione che è più radiofonica, che televisiva. Sono nato nello stesso anno in cui in Italia è arrivata la televisione, ma allora la tv non si vedeva fino alla sera e io tutto il giorno, mentre studiavo, ascoltavo musica alla radio e le cronache delle partite di calcio.

D:    Cosa ne pensi della frase che è diventata quasi lo slogan del film “100 chiodi” di Olmi: “Tutti i libri del mondo non valgono un caffé con un amico.”?

R:    Mah, ancora non ho capito quello che ne penso… potrei cambiare idea ogni giorno. Per un verso è vero che è una frase ovvia. Diciamo che il concetto lo esprime meglio il pompiere di Fahrenheit : “I romanzi non sono la vita…” Questo è un modo più bello per dire la stessa cosa. I romanzi solo in un modo strano e paradossale aiutano a vivere: sono il prodotto di una insoddisfazione del vivere, non la cura per vivere meglio. Ecco, questo è il modo in cui intendo la frase di Olmi. Per altro è una frase, è un film. E’ una frase da vecchi, e io quindi un po’ mi ci riconosco, no? Insomma. è come se dicesse una cosa rivoluzionaria solo per noi che leggiamo, perché è ovvio che i 9/10 del Paese prendono il caffé con un amico e pochi leggono. E siamo proprio noi a sentirci feriti da quella frase, perché la troviamo eccessivamente aggressiva…Trovo più bella l’immagine dei libri inchiodati. L’immagine dei libri inchiodati è una cosa vera, che tocca qualunque lettore e in un modo alto.  La cosa grande dei libri è che sono già talmente autocritici che…ecco, io dico sempre che Don Chisciotte, che è il primo lettore, è già un lettore autocritico, è già un lettore che è l’esaltazione e anche la parodia e anche la critica della lettura, per cui la critica che la lettura ha partorito di se stessa nel corso degli anni è molto più avanti della frase di Olmi. Invece l’immagine dei libri inchiodati no, quella è un immagine davvero shockante, davvero stimolante. Quella è provocatoria.

D:    Fiera del libro di Torino, Festival della letteratura di Mantova, galassia Gutenberg a Napoli, Più libri più liberi a Roma, per citare solo gli eventi che tu e la tua trasmissione seguite in diretta; ma credo che le manifestazioni che girano intorno ai libri siano centinaia, se non migliaia. E basta guardare qui a Torino, il pubblico non manca. Come si coniuga tutto questo con l’asserzione che gli italiani non leggono?

R:    Questa è una domanda interessante, perché è il segno che siamo in un Paese strano, dove tutti sono minoranze. Però certe minoranze sono come gli animali de “La fattoria degli animali”, tutti siamo uguali, ma certi animali sono più uguali degli altri. In questi luoghi c’è sempre molta gente, negli stadi ce n’è sempre di meno, però quelli del calcio sono una minoranza che domina le altre. A teatro ci va un sacco di gente, ma se uno legge i giornali sembra che il teatro sia un luogo irrilevante. Sì, siamo un paese strano in cui non ci sono più comportamenti di massa, di maggioranza, né sul piano politico, né su quello culturale: Però alcune minoranze, come quelle di chi guarda la tv, si arrogano un potere mediatico molto più ampio. E’ giusto rivendicare il fatto che i lettori siano una minoranza, nemmeno inferiore poi, come numero, ad altre che hanno più potere.
Un altro aspetto importante è che questa minoranza, negli ultimi anni, ha preso consapevolezza di sé: da quando l’Italia è diventata un paese di minoranze, anche la minoranza dei lettori ha assunto una specie di orgoglio della propria appartenenza.
Allora, la cosa importante di queste manifestazioni non è tanto il fatto se allarghi o no l’area della lettura, perché quella dipende più dalle politiche scolastiche e culturali. La cosa importante è che la cambino qualitativamente, trasformando il lettore da animale solitario come è stato per tanti anni, in qualcuno che ama condividere, che ama socializzare.

D:    So che per molti anni hai fatto il bibliotecario. Sembra che le biblioteche pubbliche americane stiano ripulendo i loro scaffali dai classici, non importa se si tratta di Hemingwai o di Steinbeck, per andare incontro alle esigenze degli utenti: ma è questa la sola funzione delle biblioteche, oggi? Tenere le Melisse P, le Tamaro, i Moccia e eliminare Pirandello e Foscolo? Il tuo parere?

R:    Sì, ho fatto il bibliotecario, per cui sono un po’ vaccinato; io ti potrei rispondere “no, che scandalo!!!” Ma vedi, il rischio che corrono le biblioteche, almeno in Italia, non è quello di non avere Pirandello o Foscolo, che ci sono, ma di non tenere Geda o Milena Agus, cioè i libri contemporanei che a noi piacciono. Io penso che piuttosto che scandalizzarci per cose che secondo me sono marginali, noi dovremmo pretendere la trasformazione delle biblioteche. In larga parte si sono trasformate, si trasformano, ma lo fanno in maniera discontinua: magari in certi luoghi sono ottime, in altri sono assenti. Ma dove le biblioteche funzionano sono posti di aggregazione e di lettura formidabili, sono davvero, come a Scampia, dei grandi luoghi di resistenza alla disgregazione metropolitana e anche alla violenza giovanile: questo, secondo me, è importante. Invece i giornali si scandalizzano per un libro ritirato, cosa in cui io non crederò mai, peraltro, perché le biblioteche hanno un obbligo di conservazione che le spinge semmai a essere troppo conservatrici e non troppo rivoluzionarie, troppo ribelli.  Io penso che le biblioteche, le biblioteche comunali, quelle di quartiere, debbano tenere anche i libri recenti, contemporanei. Altrimenti il legame con le generazioni si interrompe.

D:    Il libro che ti ha cambiato la vita? (Era un vecchio gioco di Fahrenheit, ricordi?)

R:    Non c’è un libro che cambia la vita, secondo me, purtroppo o per fortuna. Un libro non cambia la vita, però la somma dei libri sì. Indubbiamente, mentre leggevo il Capitale di Marx cambiava la mia visione del mondo, ma anche con Don Chisciotte, anche con l’introduzione alla Psicanalisi di Freud, anche con i libri di Gustaw Herling sulla Russia, la Polonia, l’Europa dell’Est. E con tanti altri… Quello di Fahrenheit era un gioco che mi spaventava: in realtà non ci può essere una vita cambiata da un unico libro. La vera forza dei libri è che ogni giorno un libro che leggi ti cambia un pezzetto di vita. Sarei spaventato da una vita cambiata da un unico libro, insomma.

D:    E ora una domanda leggerissima: quale canzone, o musica, ti evoca un momento bellissimo della tua vita?

R:    Image, di Lenon, mi ricorda un momento bello. Però la canzone più intensa era Ragazzo triste di Patty Pravo, che non mi ricorda un momento bello, ma mi ricorda quando avevo dodici, tredici anni e le cose erano proprio importanti: un suono di periferia, un angolo della piccola città dove ho ascoltato Ragazzo triste me lo ricordo ancora, perché prendeva..prendeva…, capivo che c’era qualcosa: arte, musica…

D:    Fra le centinaia di ospiti che hai avuto in trasmissione citamene tre che ti hanno davvero colpito, positivamente o anche negativamente.

R:    In realtà non me li ricordo e farei un’ingiustizia a rispondere. Perché è un mio problema: io me li scordo, non è che me li scordo del tutto, però, vedi, io riesco a lavorare solo cancellando, come i software, resettando la memoria, se no divento matto. E’ un problema, perché è come se non riuscissi ad accumulare tutte le cose…Allora a questa domanda io non posso risponderti: guarda, io ho incontrato questa persona straordinaria che mi ha cambiato, che mi ha colpito particolarmente. Perché, come per i libri, non è l’incontro con una sola persona che ti cambia, ma ti cambiano a poco a poco, ti arricchiscono a poco a poco i quattro, i sei, gli otto ospiti che noi abbiamo ogni giorno in trasmissione… io penso che sia questa la cultura, che sia qualcosa che ti cambia giorno per giorno, soprattutto adesso, che non è che abbiamo un solo problema, davanti, ma abbiamo una serie di problemi, e non è che abbiamo una soluzione, proprio perché tutto è diventato così complesso. Non c’è la risposta illuminante, non siamo, credo, in un’epoca in cui dagli intellettuali dobbiamo aspettarci il click che ti accende la luce. I grandi temi, il rapporto con l’altro, il rapporto uomo-donna, il rapporto fra realtà e immaginazione sono tutti temi sui quali i contributi operano lievi spostamenti. Forse solo dopo un po’ di tempo tu puoi vedere il cammino che hai fatto. Faccio fatica oggi a vedere grandi traghettatori : io oggi vedo gli intellettuali come  dei pazienti apritori di porte, dei costruttori di piccoli ponti. Non ci sono più le grandi sistemazioni, perché sarebbe difficile tenere in piedi la grande complessità e sarebbe difficile intravedere qual è lo snodo fondamentale.
Adesso c’è una bella collana della Newton Compton che raccoglie le storie dei libri, le biografie dei libri: cioè la biografia non di Darwin, ma dell’Origine della specie, non di Maometto, ma del Corano, non di Marx, ma del Capitale: tu vedi che questi grandi libri nascono in epoche e da personalità  che si pongono una domanda e su quella lavorano e tutti i dati che Darwin o Marx raccolsero in campi diversi, li concentrano intorno a un nodo. Oggi tutto questo mi sembra diventato impossibile. E per riprendere le categorie di Salvemini che diceva che gli intellettuali sono o aquile o passerotti: o aquile, che da lontano, dall’alto, vedono il mondo sintetico o passerotti…ecco, a me sembra che ci sia più bisogno di passerotti, oggi, e che comunque sia impossibile essere aquile rispetto al mondo che abbiamo.

D:    Dopo questa tua risposta così profonda, mi vergogno un po’ a passare alla prossima, comunque eccola: se la tv ti offrisse di condurre un programma in prima serata, di sabato, aggiungo, e con la presenza pure di Fiorello, ma con la condizione di non fare più, ma proprio più, radio:  accetteresti?

R:    Non accetterei. Non voglio fare la televisione. Attualmente non ne sento attrazione.

D:    Ho iniziato con il chiederti del tuo sogno da bambino. Vorrei concludere domandando che sogno ha Marino Sinibaldi, ora che è cresciuto.

R:    Di non invecchiare male.

Grazie, Marino, per la tua disponibilità. Sei stato davvero gentilissimo.

Marino Sinibaldi è nato nel 1954 a Roma, dove vive tuttora. Ha pubblicato saggi di sociologia e di critica letteraria, ricordo fra tutti “Pulp. La letteratura nell’era della simultaneità”. E’ anche uno dei fondatori della rivista Linea d’ombra. Dal 1999 conduce una delle trasmissioni più belle e interessanti di Radio3. E di Radio3 è pure vicedirettore.

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28 risposte a Grazie, Marino!

  1. mira2 ha detto:

    Milvia, complimenti.Bella intervista. Interessante anche il Marinopensiero.
    Ciao.
    Mirella

  2. RenzoMontagnoli ha detto:

    Dunque, Marino Sinibaldi è più giovane di me di 7 anni ed è sulla cresta dell’onda Rai da un bel po’ di tempo. Ora è arrivato nel periodo della maturità e dovrebbe dare il meglio di se stesso. Dalle risposte il personaggio è interessante, e comunque lo è (interessante) tutta l’intervista.
    Come hai fatto? Hai stenografato?

  3. cochina63 ha detto:

    Baby, sei grande! Bella intervista e Sinibaldi è interessante e sveglio come sempre… Peccato che… bah. Ti pubblicizzo subito, cara!

  4. cochina63 ha detto:

    questo merita! correte a leggere: http://rossiorizzonti.splinder.com/post/12258752#commentMore about this at Mitica Milvia!

  5. ReAnto ha detto:

    I got my name in lights with notcelebrity.co.uk

  6. ReAnto ha detto:

    WoW!!!!!!!

  7. anonimo ha detto:

    Molto interessante l’intervista. Ecco lo scoop che mi preannunciavi. Brava, bravo lui.

  8. cochina63 ha detto:

    ehi, com’è che il mio post è comparso qui? allibita!

  9. anonimo ha detto:

    Complimenti Milvia,
    domande azzeccate e che hanno dato l’opportunità a Sinibaldi di dire cose interessanti e, per quanto mi riguarda, condividibili, siete entrambi, due belle persone 🙂
    ciao
    maria.

  10. anonimo ha detto:

    mi sembra un miracolo essere riuscita a lasciare un commento!!
    Sono Daniela Delle Sfogliatelle, fortunata (e unica) spettatrice dell’intervista.Tu sei stata bravissima, Marino è stato un vero principe, io talmente presa che non ho pensato a fare qualche foto.
    Un saluto a tutto il mondo dei blog nel quale entro per la prima volta
    Daniela

  11. anonimo ha detto:

    ehilà daniela ciaooooooooo sono maria, non avevo dubbi sulla tua presenza e mi spiace non esserci stata anche io….per riocare il terzetto di Cervia,
    stai bene un affettuoso saluto.

  12. anonimo ha detto:

    Bellissima l’intervista, Milvia, non solo interessante, ma anche, come dire?, calda, piena di amicizia.Le cose dette da Sinibaldi le codivido tutte, parola per parola, tranne quelle a commento di Cento chiodi.
    D’accordo, è un film su cui anch’io potrei cambiare opinione da un momento all’altro, però l’impresione che mi ha dato è che non è tanto un film sui libri e sulla letteratura quanto un film sui lettori (dal semplice lettore, all’intellettuale, al teologo).
    E’ vero, come dice Sinibaldi, che la letteratura ha dentro di sè il lievito dell’autocritica al punto che ha partorito dal suo stesso ventre il lettore più autoironico di tutti, Don Chisciotte. Ma don Chisciotte era un lettore turbato, sollecitato, spinto dai libri, non un lettore appagato dalla lettura, dal fatto stesso di leggere, cioè (ed è su questo tipo di lettori che mi pare si appunti lo sguardo critico di Olmi. E io che mi sono riconosciuta in quel tipo di lettore, certo che me ne sono sentita ferita. Se non fosse così, in effetti, non scriverei questo post). Eppure di mulini a vento contro cui combattere ce ne sarebbero di questi tempi e di giganti anche.
    Sul fatto che Olmi sia un vecchio, sì, certo anagraficamente come metterlo in dubbio? Ma il suo occhio, così almeno pare a me, non è affatto rivolto al passato, ma in modo appassionatamente eretico al presente. Basti pensare all’uso così perentorio, minaccioso e inchiodante che da più parti oggi si fa della Parola. Mi pare che il film di Olmi qualcosa ci dica anche su questo.

    Scusami Milvia di questo lungo post. Prometto che non lo farò mai più. Un abbraccio, Valeria.

  13. Soriana ha detto:

    Ciao a tutti! A questi bei commenti (e anche alle mail) risponderò più tardi. Ora devo uscire. Comunque, per ora, grazie mille!
    Milvia

  14. anonimo ha detto:

    Cara Milvia,
    quasi quasi la tua intervista fa concorrenza a quella di Giovanni Zucconi uscita qualche mese fa su TTL de La Stampa.
    Un abbraccio
    rosy

  15. Soriana ha detto:

    @Mirella: grazie per il commento e per l’aiuto.
    @Renzo: no no stenografia, che non la so proprio…Tecnologia, invece: mini registratore…
    @Cinzia: grazie per la segnalazione. Non ho capito quel “peccato che…bah”. Mi ha incuriosito…
    @Antonio: il Wow credo di averlo capito. Il commento precedente, mica tanto…
    @Anonimo (non Anonimo): Sì, questo era lo scoop.
    @Maria: Sinibaldi sì, credo proprio sia una bella persona. Grazie.
    @Daniela (delle sfogliatelle): evviva! Ce l’hai fatta a arrivare fin qui…Ben arrivata. Eh, ci voleva proprio Marino, per questa tua visita…Ciao!
    @Valeria: non sai quanto io sia felice di ritrovarti qui. I tuoi commenti (che, lo sai bene, leggo frequentemente in altro luogo) sono sempre interessantissimi. E’ quindi con vero piacere che ti dico :benvenuta. E non perdere l’abitudine, quindi, di venirmi a trovare. E grazie.

  16. Soriana ha detto:

    @Rosi: Ciao! Magari, fosse come tu dici…L’avevo letta, quella intervista…Devo dire però che Marino Sinibaldi ha affrontato questa mia intervista proprio come se si fosse trovato davanti a una vera giornalista. Ciao e grazie.

  17. lucidimarzo ha detto:

    Interessante la tua intervista, Milvia, e che invidia!!! Il mitico Sinibaldi, quello che mi sconcerta perché sa sempre tutto di tutto, di ogni libro, di ogni autore e salta con estrema disinvoltura dalla politica alla religione, alla poesia, alla musica…mi dà la sensazione di una grande vitalità ed energia… e me lo ricordo a Roma, le ultime due volte che l’ho visto, agile e nervoso, che passava da un ospite all’altro con leggerezza e lucidità…
    ed è vero quello che dice sulla complessità del nostro tempo, sulla difficoltà di trovare risposte ai grandi interrogativi che questo mondo ci pone…anche io cerco sempre ” la “risposta, la spiegazione che mi dia la chiave per interpretare una realtà sempre più complicata, ma probabilmente ha ragione lui nel dire che possiamo al massimo riuscire a mettere insieme tanti frammenti di verità, tante piccole scaglie di luce…
    Ancora complimenti!
    luci

  18. sambigliong ha detto:

    brava l’intervistatrice, profondo l’intervistato (forse mi piace quel che dice anche per la coetanità e l’aver respirato certe atmosfere).
    leggo in ritardo, cara milvia, quel che mi avevi preannunciato a torino.
    r.

  19. lauraetlory ha detto:

    Non conoscevo Sinibaldi, se non di nome. Grazie per la bella intervista, segnalata da Remo. Adesso la segnalo anch’io sul mio blog.
    Laura

  20. lauraetlory ha detto:

    Uno che parla di libri che ti cambiano la vita: Marino Sinibaldi[..] Voglio segnalarvi un’intervista fatta dalla blogger Milvia a Marino Sinibaldi (videdirettore di RadioRai3). Si parla di libri che cambiano la vita e di cosa significa, oggi, essere intellettuali. E’ interessantissima. http://rossiorizzonti.splinder.com [..]

  21. Soriana ha detto:

    @Luci: contenta che l’intervista ti sia piaciuta; ma se l’intervistato non fosse stato quella persona che è, e che tu descrivi così bene, beh, il risultato sarebbe stato certamente diverso…
    @Remo: grazie e…RIgrazie!!! Poi, essere da te, di là, anche se casualmente, insieme a don Luisito, mi emoziona…
    @Laura: Che dire? Un grazie di cuore anche a te e a Lory, io non mi aspettavo tutto questo…Insomma, sono commossa. E benvenute qui, naturalmente. Ah, molto bello, il vostro blog…

  22. ReAnto ha detto:

    Milvia il commento precedente che non hai capito ,non ha funzionato..cliccando doveve apparire il tuo nome con luci e musica ,ma niente .Complimenti.

  23. cf05103025 ha detto:

    un libro impiccato

  24. Soriana ha detto:

    @Antonio: che peccato!!!! Avrei proprio voluto vedermi, lì, fra musica e luci, come una star….Grazie comunque…
    @cf0513025: grazie di cuore per questa bellissima sconvolgente tremenda immagine…

  25. patrizius ha detto:

    Arrivo per ultimo. Hanno detto tutto gli altri. Aggiungo solo le mie congratulazioni!

  26. Soriana ha detto:

    Patrizius: gli ultimi sono graditi quanto i primi…anzi mi ha fatto piacere che tu abbia ripescato questa vecchia intervista…
    Ciao!
    Milvia

  27. Anonimo ha detto:

    Grazie Milvia del link ! :intervista ben fatta che è riuscita a far esprimere al meglio le idee di Marino

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