Quaranta: e a volte mi sembra domani.

P1030316Quaranta. Sono passati quarant’anni. Sono passati quarant’ anni da quelle domeniche trascorse in cantine addobbate con luci psichedeliche, annebbiate dal fumo delle sigarette, con l’impianto stereo che a vederlo oggi sembrerebbe un reperto da chiudere in un museo. Feste da ballo. Si chiamavano così, allora. Oppure no, non le chiamavano in nessun modo. Dicevamo: ci troviamo in via S.Isaia da Doriano, o in via della Salita da Mario.  Noi ragazze con le minigonne, l’eyer liner, le frange e i capelli lisci, i ragazzi con le camicie bianche, che diventavano azzurrate sotto le luci. Cambiavamo cantina, o garage, e ci si ritrovava sempre fra i soliti. La città pareva diventata  più piccola, e abitata solo da noi. Nascevano amori, con esaltazione o con noncuranza;  e amori morivano, con noncuranza o  con dolore.
L’anno dopo, poi, ci sarebbero state meno feste, saremmo tutti cresciuti di colpo. Sarebbe arrivato l’impegno politico, le manifestazioni, le occupazioni di Facoltà,  i turni al ciclostile. Solo gli amori avrebbero continuato a nascere e morire, al di là di tutto.

Sono passati quarant’anni da quando la musica riempiva l’abitacolo della 600 grigia di Vito, e fuoriusciva dai finestrini aperti miscelandosi con l’odore dei tigli. Era giugno, e ce ne andavamo sui colli, e accompagnavamo le voci dei cantanti con le nostre, di voci.  Vito aveva gli occhi verdi, ma proprio verdi come le foglie, faceva chimica industriale ed era terribilmente indietro con gli esami. Ma sulla musica, lui, sapeva tutto. Ed era un ragazzo gentile. A volte ci abbiamo creduto, che avrebbe potuto essere per sempre. Aveva la capacità di farmi ridere, Vito.

Sono passati quarant’anni da quando dopo un esame Angela e io ci concedevamo  l’ennesimo caffè al bar Lydia, in via Belmeloro, di fronte alla Facoltà. E il peso di tutte quelle notti passate a studiare si staccava piano piano dai nostri corpi  e dalla mente e riguardavamo il libretto e sorridevamo e mettevamo 100 lire nel juke box, che era lì, a destra dell’ingresso. 100 lire tre canzoni. Ci piaceva la stessa musica, non c’era problema di scelta. Quando non andavamo a una festa nei pomeriggi domenicali, lasciavamo la sua cinquecento all’imbocco della tangenziale, e facevamo l’autostop, direzione Firenze, o Mantova, o Modena. Per una mostra, o un giro naso all’aria in un’altra città. E per il senso dell’avventura, soprattutto.
Ho saputo che Angela se n’è andata. Molto, troppo in fretta, poco più di un anno fa. Ho pensato a quelle notti passate sui libri, alle confidenze che ci facevamo, a quando ci commuovevamo leggendo Dante, alle corse notturne in stazione per comprare le sigarette. Troppe, troppe sigarette. Ho pensato ai nostri trenta sui libretti. E ai sorrisi. E all’amicizia.

Sono passati quarant’anni. Ma a volte non mi sembra.  A volte mi sembra ieri, mi sembra ora. Mi sembra domani. Vorrei oscurare gli specchi, vorrei poterci credere. Vorrei sentire Vito che dice: è uscito il nuovo dei Beatles: Sergeant Pepper. Doriano lo ha già comprato. Lo sentiremo domani, giù, alla cantina.

http://www.youtube.com/watch?v=p8uYtm4r3Tc

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12 risposte a Quaranta: e a volte mi sembra domani.

  1. anonimo ha detto:

    Sguardo imbronciato, in un’attesa di chissà che cosa.
    Bella ragazza, però.

    Il formichiere

  2. ReAnto ha detto:

    Bell’affresco di quegli splendidi anni hai fatto Milvia! Io li ho vissuti di riflesso ,avendo una sorella più grande ,che vestiva con giacconi alla Beatles e indossavacappellini alla Beatles.Quindi eri un po’ figlia dei fiori …l’estate dell’amore…sognando California ed Hey Joe di Hendrix….

  3. anonimo ha detto:

    Milvietta, ma quant’eri carina!
    Anche adesso sei una signora molto affascinante.
    Buona giornata.
    Mirella

  4. RenzoMontagnoli ha detto:

    Avessi 40 anni di meno (ma anche lei dovrebbe averli)…

  5. biancabalena ha detto:

    Che bello questo post. E quanto dev’essere stato bello, essere giovani allora. Spesso penso di essere nata nel momento sbagliato, troppo tardi, quando i sogni quelli grandi si erano sciolti in una brodaglia dal colore e dal sapore indefinito…

  6. ReAnto ha detto:

    Effettivamente , essere giovani oggi ,è un po’ squallido ,ma tutti abbiamo detto almeno una volta,nella nostra vita :sono nato/a nel momento sbagliato….i sogni non si sono sciolti ,ma sono sempre vivi e dai colori definiti…..niente cancellerà “mettete i fiori nei vostri cannoni” Non è stata una moda ,ma un modo…quelle di oggi sono mode…

  7. ReAnto ha detto:

    Milvia!
    In quella foto sei molto Piper.. 🙂

  8. anonimo ha detto:

    Un bel post, Milvia,anche per tutte le Algele che se sono andate dalla nostra vita troppo presto, per tutte le cose che il tempo si porta via.

    Bella foto!! Bello il soggetto!!
    Buona notte,un abbraccio,
    maria

  9. Soriana ha detto:

    @Il Formichiere: …in attesa che lei mi facesse questo complimento, è ovvio…
    @Antonio: Ai saluti per la famiglia e per Giotto d’ora in poi aggiungerò anche quelli per tua sorella, allora… Vedi, allora ero molto Piper, ero …piperina: Adesso sono solo…paperina.
    @Mirella: Grazie! Affascinante? Chi? Io? Che bello!!!
    @Renzo: Ho fatto un po’ di conti: Qurant’anni fa avevo esattamente quarant’anni in meno…
    @Sabrina: Sai, un po’ Antonio ha ragione. Forse tutti avremmo voluto essere giovani in un’epoca diversa. Come una sorta di prenne nostalgia di qualcosa che conosciamo solo attraverso i libri, o i film, o i racconti di chi lo ha vissuto.
    @Maria: Che dirti se non grazie? Anche per quell’accenno a tutte le Angele.
    @Per Tutti: Buona settimana!!!

  10. cochina63 ha detto:

    sei tu, con altri colori ma sei tu…

  11. sambigliong ha detto:

    e vecchioni che canta

    ma dammi inietro, la mia 600, i miei vent’anni e una ragazza che tu sai, milano scusa, stavo scherzando…

    bella, triste, nostalgica (ma ribadisco il bella) pagina, cara milvia
    remo

  12. Soriana ha detto:

    @Cinzia: Magari, Cinzia, magari…Non si tratta solo di colori diversi, a me sembra proprio di essere cambiata tutta…Comunque grazie per l’illusione…
    @Remo:…luci a San Siro non ne accenderanno più…Grazie per avermela ricordata (mi è venuto un po’ di magone, ma di quello…gentile) e grazie di tutto. Un abbraccio.

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