Regina di fiori e di perle

P1030376Il pane sta dentro un cesto di paglia con bei disegni colorati. E’ caldo, il pane, e deliziosamente insaporito da un pizzico di peperoncino. E’ il dono che l’ospite di questa sera fa al pubblico presente in sala. E’ una specialità della sua terra d’origine. 

Giovedì 31 maggio, Mediateca di San Lazzaro di Savena: terzo e ultimo appuntamento con “Lingua matrigna, scrittrici migranti nella letteratura italiana nascente”.
Sono qui per due, anzi, per tre motivi.
Mi interessano, mi incuriosiscono, amo, le letterature migranti, le letterature dei migranti.
Ad intervistare l’ospite di questa sera sarà
Giulia Gadaleta che, come si può leggere in rete, "è radio-bibliotecaria, lettrice forsennata e disordinata, dai noir alla fantascienza, passando per la narrativa postcoloniale e afroamericana, e poi i classici…." ed è anche una brava giornalista, responsabile di Monpracen, settimanale avventuroso di letteratura in onda ogni sabato pomeriggio sulle frequenze di Radio Città del Capo, seguitissima e intelligente radio bolognese (www.romanzototale.it/mompracem/). Ho conosciuto Giulia a Cervia, al Festival di Radio3, e l’ho poi incontrata di nuovo a Torino. Ecco quindi un’ottima occasione per incontrarla nuovamente.
 L’ospite è
Gabriella Ghermandi. Avevo già parlato, di Gabriella, nei miei…reportage torinesi. Avevo scritto “Sulla pedana di radio3 si avvicendano scrittori e scrittrici di altre terre. Mi colpisce una cosa che dice Gabriella Ghermandi, autrice nata ad Addis Abeba da madre etiope e padre bolognese: parla, Gabriella, di lingue di tutti i giorni (l’amarico e l’italiano) e lingue della festa (la tigrigna e il bolognese). Non avevo mai pensato alle lingue come giorni di un calendario…Ecco, colpita, ma non solo, da questo, acquisterò poi il suo libro: Regina di fiori e di perle (Donzelli Editore).
E questo è il terzo motivo: riascoltare le parole di questa scrittrice, di cui ho iniziato  a leggere questa mattina, in previsione dell’incontro, il libro (interrompendo momentaneamente la lettura dell’amato “
La messa dell’uomo disarmato” di don Luisito Bianchi).
Già, don Luisito. Improvvisamente, mentre continuavo a leggere durante il lungo tragitto in autobus che mi portava a San Lazzaro, mi è sembrato di ravvisare una forte consonanza fra questa parte iniziale del libro di Gabriella Ghermandi  e le pagine di don Luisito Bianchi. Sarà perché anche qui si narra di resistenza (quella degli etiopi durante l’occupazione italiana), sarà perché si parla della terra, dei cicli della natura, sarà che, pur parlando di guerra, ci sono , pure qui, pace, e armonia, e amore e rispetto.
Poi, quando sono arrivata alla Mediateca, ho visto subito Giulia. Le ho detto quanto mi piacesse “Regina di fiori e di perle”, e lei mi fa: “Non so se tu conosci don Luisito Bianchi: a me lo ricorda tantissimo, questo libro…”  Beh, per tanti motivi questa cosa mi ha fatto proprio piacere. Giulia, fra l’altro, aveva appena regalato a Gabriella “La messa dell’uomo disarmato”.
Bene, l’incontro inizia. Alle mirate domande di Giulia Gadaleta, Gabriella Ghermandi risponde in maniera gradevolissima. Parla del libro, naturalmente, ma anche d’altro. Dice di sua nonna che quando andava a trovare la figlia partiva a piedi, e poi si serviva di mezzi di fortuna coprendo i ben mille chilometri che la separavano dalla meta. E non era poi una cosa così strana o difficile. Perché l’ospitalità era un concetto sacro, da quelle parti: e la nonna, con il suo baule verde, trovava sempre una casa che l’accogliesse lungo il tragitto, o un mezzo su cui salire.  Parla ancora di linguaggi. In un primo tempo, quando è arrivata in Italia, negli anni ottanta, ha considerato l’italiano la lingua del tradimento. Non perché  lei sia stata discriminata, ma perché ha trovato qualcosa che non si aspettava: "un paese dove la gente è sola", dice." I vicini ti guardano dalle loro finestre, osservano cosa fai, come ti muovi. Ma non ti vengono mai a trovare. Noi, in Etiopia, quando facevamo il caffè, aprivamo la porta e gridavamo: Caffè, caffè, chi vuole il caffè? E i vicini arrivavano, si sedevano e si stava lì, a parlare per due ore. "
Alla fine dell’incontro ripassa fra il pubblico il cesto colorato. C’è ancora un po’ di pane. Non è più caldo, ma è ancora buonissimo. L’ospitalità del suo Paese di origine, Gabriella, l’ha portata fin qui.

Mi rendo conto che ancora una volta ho scritto tanto, troppo, e forse ho tralasciato le cose più importanti. Ora smetto, però. Ma prima vorrei davvero consigliarvi caldamente “Regina di fiori e di perle” di Gabriella Ghermandi (Donzelli Editore) : ha una bellissima scrittura, è affascinante e, per lo meno per quanto mi riguarda, mi sta facendo conoscere anche un pezzo di Storia (che è anche la nostra) che non avevo mai approfondito.  Insomma, Gabriella Ghermandi è davvero una brava scrittrice.

La lettura, poi, potrete accompagnarla con q uesta musica, che potete trovare qui sotto.

http://www.youtube.com/watch?v=1MsEVfM7vYM

P1030358Un momento dell’incontro: da sinistra Gabriella Ghermandi, Giulia Gadaleta e Benedetta Conte, che ha letto alcuni brani del libro. (E li ha letti molto bene).

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3 risposte a Regina di fiori e di perle

  1. anonimo ha detto:

    Ho capito: ci sei andata per scroccare il pane.

  2. anonimo ha detto:

    Mi ha molto colpito il viaggio di mille chilometri fatto nel modo che
    ha raccontato la scrittrice. In realtà solo pochi anni fa…era un pò così anche da noi…quando si faceva il caffè era per tutti quelli che lo volevano, le porte di casa, anche nelle grandi città come roma, erano aperte e la socialità era un bene di tutti.
    Ti sto scrivendo ascoltando il brano che ci hai mandato, credo che questa nostra società occidentale, che abbiamo imposto un pò ovunque, abbia ucciso la condivisione della quotidianità rendendola un angusto rito ripetitivo e solitario,ed abbia ucciso la sfera magica attraverso la quale a volte si può guardare la vita..
    Ciao e buona serata,
    maria.

  3. Soriana ha detto:

    No, signor Anonimo: per quello vado quotidianamente alla Caritas…
    @Maria: Avresti dovuto sentire come Gabriella raccontava tutte quelle cose…Bellissimo. E credo che tu abbia ragione. Questo mondo sempre più occidentalizzato ha perso, sta perdendo, proprio le cose che rendevano bella e ricca la convivenza. Rimangono solo grandi porte blindate, reali o metaforiche.

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