Grandi Vecchi

P1010614(Mantova, settembre 2006: album personale)

Il libro aveva una copertina grigio azzurra, di cartoncino piuttosto sottile, opaco. Uno dei primi libri che mi ricordo, a parte Pinocchio, che è stata, a sei anni la mia prima lettura. Ma quello, quel libro dall’aria un po’ dimessa, era diventato uno di famiglia.  Mio padre lo leggeva e lo rileggeva, portandoselo a tavola mentre mangiavamo e poi rimanendo ancora seduto sulla sedia con quel libro fra le mani, mentre mia mamma finiva di rigovernare la cucina e io mi preparavo la cartella per il giorno dopo. E ancora, se lo portava a dormire. Mio padre, che poi di libri non ne ha quasi più letti: eravamo mia madre e io, le lettrici.
Ma  era stato lui, e non noi, ad avere fatto la Russia, come allora si diceva. Lui, e non noi, era stato negli Alpini. Nella  divisione Tridentina, non nella Julia, sottolineava le poche volte che ne parlava in casa.
Ed  era lui ad essere stato un sergente nella neve
E quel libro raccontava quindi la sua storia.

Era il 1953, avevo compiuto sette anni, e il libro di Mario Rigoni Stern era stato appena pubblicato. Credo che molti siano stati gli uomini che, tornati  da così pochi anni da quella devastante esperienza, su quelle pagine si siano ritrovati. E forse ci hanno versato anche lacrime, magari di nascosto, perché a quelle generazioni si era insegnato che gli uomini non piangono, che gli uomini devono andare in guerra , gli si era insegnato.

Sì, era proprio diventato uno di famiglia “Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern. Uno che quando c’era bisognava starsene in silenzio, per rispetto dei morti, e dei dispersi e dei reduci che affollavano la sua anima.
Quel libro l’ho amato ancora prima di sapere bene cosa fosse, di che parlasse.
Perché stava nelle mani e nel cuore di mio padre. E l’ho amato ancora di più, quando, da adolescente, l’ho finalmente letto.

Lo scorso settembre, a Mantova, ho assistito a un incontro con questo Grande Vecchio. Due cose mi sono rimaste impresse in maniera particolare di quanto lui ha detto: la poesia, la letteratura, salvano la vita, e poi ancora: –nei miei libri, anche quelli che parlano di guerra, non ho mai usato la parola “nemico”.
E questo, soprattutto, mi sembra un grande insegnamento.

Perché Mario Rigoni Stern, questa sera? Perché mi è stato segnalato da un amico  un bel post in cui si parla di lui, e anche a me è venuta voglia di parlarne. E poi perché sto pensando a un altro Grande Vecchio. Che se ne è andato ieri. Anche “Libera nos a Malo”, l’ho amato molto. E credo che da persone come Mario Rigoni Stern e come Luigi Meneghello abbiamo tutti ancora da imparare tanto. E dico “persone”, non solo scrittori.
Ecco allora il blog che mi è stato segnalato. Vi invito ad andare a vedere. Credo vi piacerà. Anzi, mi accorgo ora che è stato aggiornato. Vi troverete anche un post su Meneghello. Il precedente è su Rigoni Stern. Comunque quel blog è sempre di qualità alta:

www.letteratitudine.blog.kataweb.it

Poi, come sempre, video musicale. Credo che ci stia bene, questo qui sotto.

http://www.youtube.com/watch?v=ljnAXvs_DfE

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6 risposte a Grandi Vecchi

  1. anonimo ha detto:

    Grazie Milvia per aver ricordato “Il sergente nella neve”, che ho letto e riletto una infinità di volte. E grazie per aver ricordato Luigi Meneghello, scrittore da me amatissimo. “Libera nos a malo” è uno dei libri che più mi ha preso, dove la lingua scritta si fonde al parlato e al dialetto riuscendo a comunicare profondamente le emozioni del vivere e della memoria. “Piccoli maestri” è il più bel libro sulla Resistenza che io abbia mai letto, assolutamente scevro da ogni retorica, percorso anzi da una vena di ironia e autoironia. Grande Meneghello! Avrei voluto conoscerlo personalmente (mi sono persa anche una sua recente intervista da Fazio). Mi ha colpito dolorosamente la sua morte come qualcosa di ingiusto e crudele, come quando muore un giovane, perché Meneghello è per me il ragazzo di Libera nos a Malo e dei Piccoli Maestri e sono convinta che quel bambino, quel ragazzo, generoso ironico, pronto allo sberleffo, era ancora ben vivo dentro di lui.
    Mirella

  2. anonimo ha detto:

    E’ un uomo che scrive la sua vita, grande come persona, grande come autore. Io l’ho conosciuto e posso dire che è unico, anzi che sono unici, perchè gli associo, per eguali caratteristiche, Don Luisito Bianchi, l’autore della Messa dell’uomo disarmato, un autentico capolavoro che dovrebbe essere letto a scuola, come i libri di Mario Rigoni Stern.
    Meneghello è un altro grande che se n’è andato; di lui ho il ricordo di uno straordinario talento unito a un’umiltà propria dei grandi, di quelli grandi fuori, ma soprattutto dentro.

    Fra Castoro da Girgenti

  3. Soriana ha detto:

    @Mirella: bellissimo commento, il tuo. Grazie!

    @Fra Castoro: non puoi immaginare il piacere che ho provato nel leggere nel tuo commento il nome di don Luisito Bianchi…Ma lo conosci personalmente? Sono perfettamente d’accordo nel considerare “La messa dell’uomo disarmato” un vero capolavoro. E cresce comunque sempre più in me la curiosità di sapere chi tu sia. Ti svelerai, un giorno?

  4. ReAnto ha detto:

    Un maestro.
    Milvia che bello il tuo ricordo…” Mio padre lo leggeva e lo rileggeva, portandoselo a tavola mentre mangiavamo e poi rimanendo ancora seduto sulla sedia con quel libro fra le mani, mentre mia mamma finiva di rigovernare la cucina e io mi preparavo la cartella per il giorno dopo…Sai che ti invidio? 🙂

  5. ReAnto ha detto:

    In senso buono naturalmente!

  6. Soriana ha detto:

    @Antonio:Grazie. Non avevo dubbi che fosse un’invidia buona, la tua.

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