Miscellanea

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Qualche indicazione di rotta, un mio breve racconto e una bellissima struggente canzone.

http://arzaniclaudio.splinder.com/
Claudio Arzani, finalmente tornato dalle vacanze montane, ci propone una sua ben stilata recensione de “Il bacio della medusa” di Melania Mazzucco.

E’ di Giovanna Giordani la poesia “Amicizia” che potete leggere sul blog di Cristina Bove: http://cristinabove.splinder.com/
L’amicizia, sì: un sentimento, una emozione che io considero della stessa intensità dell’amore.

Ne La casa dei sognatori si parla ancora una volta di concorsi letterari: un mondo molto variegato e a volte ambiguo.
http://casadeisognatori.splinder.com

Renzo, nel suo post di ieri, ci regala un bellissimo racconto di Sabrina Campolongo.
http://armoniadelleparole.splinder.com/

e qui: http://lauraetlory.splinder.com
La triste storia di Safir, una bella favola per adulti, dal gusto dolce amaro.

E se volete conoscere meglio Laura Costantini e Loredana Falcone, in… arte Laura e Lory, approdate nel Caffè Storico di Francesco Giubilei: c’è una bella intervista cui le ha sottoposte il bravo Francesco.
http://caffestorico.splinder.com

Remo Bassini parla di precarietà. Da rifletterci sopra, tutti noi.
http://www.remobassini.it/blog/index.php

http://laprof.splinder.com/
Anche questo è un blog intelligente, ed è anche pieno di ironia. Un blog che non delude mai. Fermatevi per rilassarvi, ma non solo. Quella prof ci aiuta anche a pensare.

Qui sotto una canzone bellissima, di quelle che non dovrebbero mai tramontare. Per ricordare un cantante, un uomo, che  forse è stato dimenticato da molti. Purtoppo se ne è andato  a soli 44 anni. Ecco cosa ho trovato scritto su di lui navigando in questo mare che si chiama Internet:

Colpito da una forma di leucemia fulminante, a soli 44 anni, Herbert Pagani ci ha abbandonato il 16 agosto 1988.
Chiunque non conosca la sua opera (canzoni e non solo) dovrebbe avere il privilegio di poterlo fare, ma purtroppo la reperibilità del materiale è scarsissima. In ogni caso quello che Herbert Pagani ci lascia è un’ idea forte e chiara, che attraversa tutto ciò che ha fatto detto e cantato. Un messaggio di umanità, fratellanza, amicizia, mai scontato, sempre sincero. L’ amore come unico mezzo, unica arma, per il riscatto, per la lotta, per la sopravvivenza delle idee che, saltando oltre l’abisso dell’inutilità della cattiveria, restituiscono dignità e senso alla vita di ognuno.
(http://www.bielle.org/Pages/h_pagani.htm)

http://www.youtube.com/watch?v=NQ-jYNRxsPY

E infine ecco il raccontino. So che a qualcuno non piace il “non uso” della punteggiatura, ma io, a questo Mario qui, ci sono affezionata. A prescindere.

Mario

ecco lo sapevo la lampadina è ancora fulminata la puzza di piscio di gatto è più forte che mai poi lui la torcia chissà dove l’ha messa gli dico sempre lascia le cose dove le trovi ma niente è inutile  ahi il mio piede lo sapevo che andavo a sbattere con ‘sto buio di merda accidenti a lui accidenti a tutti accidenti alla palma tipico tipico di lui andarsi a schiantare contro quell’albero l’unica palma della città orgoglio del sindaco inserita nel bilancio annuale con tanto di fattura accompagnatoria in allegato col nome del vivaista scritto in verde io lo so io ci lavoro in comune ero lì quando è arrivato Bandini con la faccia tutta bianca e mi fa tuo marito ha avuto un incidente e io mi sono messa a ridere lui ha sempre incidenti gli ho detto anche l’altro giorno te l’ho pur raccontato stavolta è diverso ha detto lui è meglio che vieni con me ecco la torcia strano è lì dove doveva essere magari è  un po’ che non scende nel seminterrato ecco perché se no lui sposta tutto perde tutto dimentica tutto adesso  si è dimenticato di tornare a casa l’ultima volta c’era Bandini che mi teneva una mano può essere che lui abbia creduto che fra noi ci sia una storia e si sia offeso ma no aveva gli occhi chiusi non ha visto niente certo quel Bandini è strano stasera voleva rimanere qui  a tutti i costi ho dovuto spingerlo fuori dalla porta e dalla finestra della cucina l’ho visto che continuava ad aggirarsi nel giardino se ne è andato solo quando ho acceso la luce e ho preso in mano il telefono avrà pensato che chiamassi il 113 invece ho telefonato a mia madre dovevo dirle una cosa importante com’è che adesso non me la ricordo forse non era importante a volte le cose sembrano importanti che non puoi resistere neanche un minuto poi diventano piccole piccole e si sgonfiano come quando lui voleva fare la recinzione di legno intorno al giardino di legno figuriamoci che marcisce al primo sputo di pioggia tutto perché si ricordava una figura di quel libro da ragazzetti Tom Sawyer dove il bambino correndo fa scorrere un bastone sui paletti della staccionata lui dice che gli sembrava di sentire il suono toctoctoctoctoc quando guardava quella figura e che era una musica di libertà ma io ho chiamato il fabbro e gli ho fatto fare un preventivo per una bella recinzione in ferro tutta arrotondata come va adesso e dopo un mese era pronta e quella dura per sempre e lui non ha detto niente guarda che casino tutte le sue carte e la chitarra e i libri e quei quadri che si era messo a fare due anni fa per tre mesi è andato avanti poi ha smesso e non credo perché io gli ho detto che erano brutti c’è proprio un bel casino qui anche domenica gli ho detto Mario c’è da mettere a posto lo scantinato c’è anche la finestrella che non si chiude e entrano i gatti e pisciano dappertutto e lui ho voglia di fare all’amore mi ha risposto proprio quando avevo l’arrosto che cuoceva nel forno e i vetri da lavare alla sera poi non me l’ha più chiesto ma cos’è che cercavo ah è vero il suo maglione azzurro quello slabbrato al collo deve essere là nell’armadio ad angolo un giorno mi fa quando muoio voglio quello addosso e io non è detto che muori prima tu poi alle cose brutte è meglio non pensarci anche quando succedono io la penso così se non ci pensi non è successo e adesso che cazzo sono ‘ste lacrime è un’ora che piango ma dentro no dentro lo aspetto quando si ricorda torna si alza da quel lettino si pulisce il viso dal sangue e torna

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11 risposte a Miscellanea

  1. anonimo ha detto:

    Quel qualcuno sono io.

    Renzo

  2. Nikyth ha detto:

    bello il racconto! ma è una storia ke hai scritto tu o ke hai preso da internet? cmq bello veramente… sembra quasi che si faccia affollare i pensieri per non pensare che il marito sia morto. cmq solo una cosa nn ho capito… se il marito era li morto ke ci faceva quello a casa sua?

  3. cristinabove ha detto:

    Non poteva che essere scritto così, senza punteggiatura. E’ proprio in questo crescendo e affollamento di immagini che si delinea lo scorrere dei pensieri…
    Lo trovo geniale.
    cri

  4. RenzoMontagnoli ha detto:

    Meglio con un minimo di punteggiatura. Non riesco a prender fiato…

  5. LaVostraProf ha detto:

    Sì, sì, renzo ha ragione, ma io credo che, quando una persona sa usare bene la punteggiatura, è il momento in cui si può anche permettere, quando vuole, di non usarla, no?
    Insomma, non è un risultato casuale, questo, ma voluto, e pensato. E’ forse per questo che non è fastidioso. da mancare il fiato, sì, ma non è questo che si voleva ottenere?

  6. Annalisa55 ha detto:

    (reintro con il nome giusto 🙂
    per ringraziare Milvia della citazione di Herbert Pagani, che ricordo poco, ma con simpatia e ammirazione. E’ stato forte e chiaro, si’.

  7. Annalisa55 ha detto:

    excusez-moi:
    reintro sta per rientro

  8. anonimo ha detto:

    che bello milvia il tuo racconto…e parte della bellezza, almeno per me, sta proprio nella mancaza di punteggiatura che accompagna il flusso di coscenza della protagonista. Così come ascoltare, per esempio, un pezzo di jazz dopo una pezzo melodico, richiede un attenzione maggiore e maggiore disponibilità, leggere un pezzo del genere necessita di un eguale apertura. Ciaoo
    maria.

  9. claudioarzani ha detto:

    Intanto grazie della citazione. Quanto alla punteggiatura nei racconti, mi piacerebbe leggessi gli scritti di Senza, giovanissima amica veneziana. Da nessuna punteggiatura fino a virgole a casaccio. Caos o sperimentazione? La puoi trovare in http://www.ozblogoz.it e, nei racconti, cercare quelli di Senza, appunto. Ciao. Ah, grazie anche per il bentornato (ma stavo meglio in montagna).

  10. Soriana ha detto:

    @Renzo: Eh, sì, tu sei quello…Mica ti avrò causato una crisi respiratoria…Scherzo, naturalmente!
    Sai, ho voluto sperimentare. Ma non essendo io nè Nanni Balestrini, nè, tanto meno Joyce…

    @Nikyth: ma quante Kappa…la storia l’ho scritta io, un po’ di tempo fa. Scusa ma non ho capito cosa intendi quando scrivi: “se il marito era li morto ke ci faceva quello a casa sua?”. Sai, sono vecchietta, e magari non capisco subito…Sono entrata nel tuo blog e ho visto che pure tu scrivi racconti. Spero che oltre scrivere tu legga anche tanto. Continua dunque a scrivere, leggi e vivi la tua giovinezza nel miglior modo possibile. Questo è il mio augurio, unito a un grazie per il commento. Torna quando vuoi, cara Nikyth.

    @Cri: “geniale”: che parola grande…Grazie, Cri!

    @Annalisa: ma, chissà se me lo potevo permettere…Ho cercato di riprodurre lo scontrarsi di pensieri di una donna sotto
    stress, e che non vuole accettare una realtà tragica. Con i miei mezzi. Che sono quelli che sono. Grazie, Annalisa. Ciao

    @Maria: Bello il tuo paragone con la musica jazz…Ma non è che, data l’amicizia, sei un po’ imparziale? Grazie davvero.

    @Claudio: bentornato dalle vacanze e bentornato qui. Quando avrò finito di rispondere ai commenti andrò a leggere i racconti di Senza. Poi ti dirò…
    Umh, quanto mi stonano tutti questi verbi al futuro…

  11. Soriana ha detto:

    @Claudio: Non sono riuscita a trovare quell’autrice! Mi puoi dare altre indicazioni? Mi interessa veramente. Ciao.
    Milvia

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