Mescolati viaggiatori

P1040507(Anche questa è Mantova, cui ho aggiunto un po’ di azzurro-mare…)

Quante lingue ho dovuto imparare, qua e là, per entrare dentro la gente. Come dicono, siamo spugne, noi mescolati. Mescolati viaggiatori.” (Cristina Ali Farah)

Mescolati viaggiatori , mi piace questa espressione. Perché è un po’ questa la percezione che ho provato girando per eventi, ma anche solo per le piazze, le strade e i vicoli di Mantova. Un viaggio dentro parole e pensieri giunti da ogni parte del mondo per confluire in una città bellissima.
Biciclette. Anche le biciclette si sono mescolate. Quelle noleggiate dagli autori (ho visto sfrecciare lungo una viuzza Beppe Severgnini ) e quelle dei cittadini di Mantova, che da sempre adoperano questo mezzo per spostarsi in città.
Una novità di questa edizione è stato l’invito agli scrittori di soggiornare a Mantova per tutta la durata del Festival, e questo ha indubbiamente favorito un mescolarsi più vivo fra autori e lettori. Meno eventi, quest’anno, ma più contatto con gli ospiti.

Mescolate dentro di me sono rimaste frasi, piccole asserzioni, fugaci mie impressioni. Ecco quindi cosa andrò ora a scrivere. Qualcosa colto qua e là, che forse può far riflettere, o forse no.
Ma alla fine è quello che mi è rimasto.

Aldo Bonomi, sociologole parole dominanti della società contemporanea sono: paura e diffidenza.(condivido in pieno: da queste due parole nasce davvero tutto il disagio e l’abbrutimento che stiamo vivendo. Un esempio attualissimo? Calderoli e la sua oscena proposta…)

Cristiano Cavina scrittore (molto molto bravo, aggiungo io): Certe cose succedono solo in dialetto ( ed è vero: un avvenimento, anche il più banale può assumere una sua peculiare coloritura se raccontato in dialetto…)

Nathan Englander, scrittore: alla domanda “Lei crede in Dio?” che il giornalista Antonio Monda gli fece tempo fa, rispose: “Sarei tentato di dire di no, ma ne temo la reazione”. Qui a Mantova dice: Io mi sono lasciato alle spalle la religione, ma quando si tratta di narrativa sono religioso. E dice pure: quando incontro una persona per la strada vorrei essere in grado, tornando a casa, di scrivere quali fossero i suoi sogni da bambino. Le storie che scrivo preferisco sognarle, aggiunge. Solo se è proprio necessario alla fine faccio ricerche e mi documento.

E di narrativa come sogno parla pure il poeta, prosatore, saggista e traduttore Yves Bonnefoy: lo scrittore, quando crea, è come se facesse un sogno diurno. I miei sono “racconti in sogno”, e l’Italia  è un paese suscitatore di sogni. Non per niente proprio qui, al Festivaletteratura è stato letto il suo “Un sogno fatto a Mantova”.

Erri De Luca: ne ho già parlato, in questo blog, e non mi dilungherò. I suoi I nvincibili, i suoi Chisciotte sono coloro che, seppur sempre perdenti, non si arrendono. Non aggiungo altro. Ancora una volta Erri grida per chi non lo può fare.

Kirian Desai, scrittrice (e figlia di scrittrice): per scrivere devo provare rabbia. (Non ho mai letto nulla di suo, ma lo farò. Voglio capire come questa sua rabbia si tramuti in parola scritta).

Franco Loi, Poeta (e che poeta…): la lingua la si inventa, è la gente a inventarla mentre sta vivendo un’emozione. E’ quella la vera lingua.  (cosa ne pensate?)

E allacciandomi alle parole di Loi voglio aggiungere quelle pronunciate dallo scrittore emiliano Ermanno Cavazzoni: l’italiano come lingua esiste solo nei libricini per stranieri, quelli che servono ai turisti. Il linguaggio letterario è ormai una sottolingua, che non detiene più alcun potere.
E Tullio Avoledo incalza: io quando scrivo rubo al parlato, non esiste più un linguaggio letterario.

Vorrei terminare questi frammenti (forse un po’ bislacchi, così come li ho messi giù io) citando il titolo di un libro di John Berger, che per me è esplicativo della visione del mondo di questa eclettica, grande figura di pittore, critico d’arte, saggista, romanziere e sceneggiatore cinematografico. Il titolo di uno dei suoi libri è  "Abbi cara ogni cosa”. L’incontro di cui è stato protagonista a Mantova (al quale purtroppo non ho assistito) aveva anche quello un titolo: Abbi caro questo mutilato mondo. Io ho ascoltato le sue parole a Fahrenheit. Credo che per Berger la parola etica abbia una priorità assoluta, mentre la parola profitto dovrebbe essere bandita.

Ecco, anche se in ritardo (al ritorno da Mantova ho vissuto giorni davvero caotici) il mio modestissimo resoconto di Festivaletteratura. Tutt’altro che da inviata speciale…Cercherò di far meglio la prossima volta. Spero, almeno.

Un’ultima cosa. Fra i libri che  riempivano la mia valigia al mio ritorno, ce n’era anche uno che non avrei mai pensato venisse a far parte della mia libreria: “ Il bacio di una morta” di Carolina Invernizio.  Gentilmente regalato ai visitatori del festival dagli organizzatori. Questo…romanzone  è stato oggetto di lettura da parte di cittadini mantovani nell’ambito del progetto "Qui comincia la lettura…" che Festivaletteratura ha lanciato in occasione del suo decimo anniversario. L’idea è quella di creare una grande comunità di lettura attraverso un libro, che per due mesi diventa occasione di incontro e di animazione culturale. Nel 2006 fu Jolanda, la figlia del Corsaro Nero di Emilio Salgari, nel 2007 il feuilleton della Invernizio e nel 2008 sarà…

Alpinisti ciabattoni

 del vercellese Achille Giovanni Cagna. Già dal titolo strappa un sorriso. Chi fosse curioso può andare a vedere qui: www.tecnicocavour-vc.it/150_cagna_teatro.htm

Come spesso succede la musica che inserisco questa sera non ha nulla a che fare con l’argomento trattato.
Ma vorrei ricordare in questo modo un undici settembre che spesso si dimentica: L’11 settembre 1973, quando, con il golpe militare fascista in Cile, si  introdusse in quel Paese  una lunga epoca di sanguinosa dittatura, di cui credo molti sopravvissuti stiano ancora pagando le conseguenze.

http://it.youtube.com/watch?v=UNOxMSZpMP8

Un’ultima ultimissima cosa: quel ragazzo genialissimo che risponde al nome di Francesco Giubilei qui in  caffestorico.splinder.com/ nel post L.B.L. fa una interessante proposta a tutti i blogger che si occupano di letteratura. Andate a vedere, se non altro per conoscere, se già non lo conoscete, questo ragazzo di 15 anni che, a mio parere, con la sua saggezza e maturità, fa ben sperare in un futuro migliore.

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7 risposte a Mescolati viaggiatori

  1. caffestorico ha detto:

    Milvia che mi combini?
    Io ho 15 anni e non 17!

  2. anonimo ha detto:

    Preferisco questo collage di emozioni tue e di parole altrui, ad un resoconto da inviata speciale Milvia 🙂
    ciaoo
    maria.

  3. Soriana ha detto:

    @Francesco: Ho corretto! Credevo davvero che tu avessi 17 anni…Insomma, sei un proprio un ragazzino prodigio!!!!
    @Maria: Grazie!

  4. anonimo ha detto:

    Milvia, grazie. i tuoi ricordi sparsi del festival mi sono serviti a riattivare i miei.
    ondina

  5. Soriana ha detto:

    Grazie anche a te, Ondina.
    Un abbraccio.
    Milvia

  6. anonimo ha detto:

    Il tuo resoconto mantovano mi ha suscitato immagini molto vive: ho visto Beppe Severgnini sfrecciare davanti al Duomo di Leon Battista Alberti e poi , dopo una visita agli affreschi di Giulio Romano di Palazzo Tè, inforcare di nuovo la bici, più accentuato del solito, sul volto il suo sorriso sghembo.
    Mi ha fatto piacere il grande interesse che il festival ha dedicato al parlato e al dialetto in letteratura, Io, che negli anni Settanta, mi innamorai perdutamente dei romanzi di Gianni Celati, poi raccolti da Feltrinelli in “Parlamenti buffi”. Tanto da decidere che, se avessi mai scritto la mia autobiografia, ne avrei abbracciato lo stile. Quello stile che un critico ha recentemente definito “dei sociopatici emiliani”
    A proposito, hai sentito che “La storia naturale dei giganti” di Ermanno Cavazzoni è stato eletto Libro del mese dai lettori di Fahrenheit?
    Un abbraccio
    Mirella

  7. Soriana ha detto:

    Grazie, Mirella. Delle informazioni e di tutto quello che dici. Saresti benissimo in grado pure tu, di fare parte di ‘sti…sociopatici…In senso buono, naturalmente…Lo sai come mi piace la tua scrittura…
    Milvia (con abbraccio)

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