Quarto: onora il padre e la madre…

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…anche quando non ti sono padre e madre.
Anche quando non “ti “ sono nulla.
Onora i vecchi.
O, per lo meno, rispettali.
O, per lo meno, guardali.

Perché non sono invisibili.

L’ho cominciato lunedì pomeriggio il libro di Marco Salvador  La casa del quarto comandamento”. L’ho finito ieri pomeriggio, che era martedì. E ancora oggi, che sono passate  più di ventiquattro ore, non mi si è  ancora riposato il cuore.
E non ho voglia di leggere altro.
Non ho nessuna voglia di lasciare Martino, e Leda e Oddo.
Non ho alcun desiderio di vederli aggirare fra personaggi di altri libri.
Voglio tenerli il più possibile con me, perché continuino a parlarmi, questi tre vecchi, a dirmi dei loro passati totalmente dissimili, del loro presente così uguale, invece, tutti e tre prigionieri in un lager che schiaccia le loro vite, che abroga spietatamente ogni loro diritto. Un carcere, una sorta di campo di sterminio che altro non è che una cosiddetta casa di riposo, a cui l’Autore, con ironia amara, ha dato il nome di Casa del quarto comandamento. Una fortezza dove alberga l’ipocrisia, la disonestà.  Dove aleggia l’odore nauseabondo della dimenticanza, dell’oblio da parte di figli e di parenti. E soprattutto  dove  la crudeltà si muove come un serpente di stanza in stanza, spinta da egoismi, da  meschinità  di squallidi individui che si credono forti perché sono  in grado di sopraffare chi è più debole di loro.

Voglio tenerli con me, voglio tenerli in un abbraccio, Leda, Oddo e Martino.
Per il loro coraggio, per i tentativi di ribellarsi a un destino che sembra segnato in maniera irreversibile. Perché, per dirla alla Erri De Luca, fanno parte pure loro della schiera degli Invincibili.

Un libro bellissimo, questo di Salvador. Dove il linguaggio, quando diventa duro e anche brutale, è sempre perfettamente strumentale alla narrazione, non c’è certamente nessun compiacimento da parte dell’Autore nell’usarlo.
Un’ottima scrittura, una storia che indigna e porta lacrime, che crea oasi di tenerezza e paludi di orrore. Che ha uno stile senza sbavature, senza  supponenze, che ti inchioda lì, pagina dopo pagina fino alla fine.
Un romanzo che denuncia una situazione in cui tutti potremmo trovarci, un giorno, perché il quarto comandamento è quello più ignorato. Ma che è  anche una storia d’amore e una rivincita. 
Un libro da leggere, da divulgare, da rileggere, da  regalare a figli, a nipoti.
E non lo dico tanto per dire.
Credo davvero che sia impossibile che non piaccia a tutti come è piaciuto a me.

Se non lo trovate in libreria (credo che la prima edizione sia pressoché esaurita) basta entrare qui http://www.fernandel.it/ e ordinarlo. A me è arrivato in due giorni. E non si pagano neppure le spese postali.

Marco Salvador è nato il 10 novembre 1948 a San Lorenzo di Arzene, in provincia di Pordenone, dove continua ad abitare.
Oltre a diversi saggi, ha pubblicato cinque romanzi: tre, dal 2004 al 2006, con la casa editrice Piemme (Il longobardo , La vendetta del longobardo, L’ultimo longobardo) e due con Fernandel: questo stupendo La Casa del quarto comandamento (2004) e il recente “ Il maestro di giustizia”.

Chi ancora non lo conoscesse questo Autore, può riempire la lacuna entrando nel suo sito: http://www.marcosalvador.com/

http://www.youtube.com/watch?v=UMtmomHeXvA

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8 risposte a Quarto: onora il padre e la madre…

  1. cochina63 ha detto:

    ho letto questo libro quando ancora non m’intendevo di blog siti e altro e Salvador era un perfetto sconosciuto. Un libro che mi è piaciuto molto e per cui ho sentito il bisogno di fare i complimenti allo sconosciuto Salvador (sconosciuto per me, ovviamente). Lo consiglio caldamente! e anche il Salvador (adesso conosciuto meglio, tramite blog e mail) lo consiglio: è un bel tipo!

  2. RenzoMontagnoli ha detto:

    Una sentita e bella recensione per un romanzo di qualità, coinvolgente e veramente stupendo.

  3. anonimo ha detto:

    Bravo Salvador (non lo conoscevo, ma lo leggerò senz’altro) e brava anche a te, Milvia, che continui a porre all’attenzione della gente un argomento di cui nessuno parla: la condizione miserevole di molti anziani, incarcerati per quel che resta della loro vita, nonostante la loro unica colpa sia quella di essere vecchi. Condizione destinata a peggiorare: perché non ci son soldi e sempre meno ce ne saranno per le pensioni dei giovani che dovrebbero provvedere ai vecchi di domani e perché l’argomento non lo affronta mai nessuno: assai raramente se ne parla come problema delle famiglie, affastellato tra molti altri: la casa, il lavoro precario, gli asili nido, e non come un problema che riguarda molte persone, già oggi costrette a vivere, e a morire, in condizioni indegne di un paese civile.
    Mirella

  4. anonimo ha detto:

    che dirti, milvia. solo un grazie, un grazie di cuore anche per i tanti che soffrono in silenzio. in attesa che un figlio maledetto vada loro a chiedere: come stai, mamma? come stai papà? e vorrebbero rispondere: di merda! invece dicono: non male, figlio; non male, figlia.

  5. patrizius ha detto:

    Il vecchietto dove lo metto?
    Che ci sia qualcuno come Marco Salvador che ci scrivo un libro è già positivo.
    Oramai il IV comandamento si potrebbe come altri, cancellare dalla famose tavole di Mosè.
    I vecchietti, dopo aver lavorato e tirato su la famiglia e i figli fino a trent’anni ed oltre….sono roba da “discarica”, forse perchè c’è tuttora lo scrupolo morale per mandarli direttamente nell’ “inceneritore”.
    Che dire.. con la morte della famiglia patriarcale, della fine della civiltà contadina…il vecchietto è divenuto un famiglio, ( notare che ho usato questo termine e non un familiare ), scomodo…ma che dico scomodo.. un “peso” familiare e sociale…con quel che costa per l’ assistenza sociale,per le spese sanitarie, pensionistiche ecc.
    Inoltre la società tende sempre più ad “emarginarlo”, perchè in una società di consumi, i poveri pensionati spendono poco.
    Io, non sò se Marco Salvador abbia scritto su questi temi.. immagino di sì…ed anche se non avrò empo di leggere il suo libro…perchè lavorando non ho tempo per dedicarmi alla lettura come vorrei, ed anche perchè al contario di Milvia e di altri blogger non sono un “divoratore” di libri ma un “slow reader”.
    Comunque a parte questa mia particolarità, plaudo a scrittori come Marco Salvador, che affrontano queste tematiche, a dimostrazione della loro sensibiltà, verso il “sociale”, e a te Milvia per la tua pur sempre meritoria opera di divulgazione
    Servus!

  6. anonimo ha detto:

    il ringraziamento anonimo qui sopra, ovviamente, era mio.
    marco salvador

  7. anonimo ha detto:

    il commento anonimo qui sopra, ovviamente, era mio.
    marco salvador

  8. Soriana ha detto:

    @Cinzia: Non si può che consigliarne la lettura, infatti. Sia del libro che del sito.

    @Renzo: bella recensione non so, ma sicuramente, come tu dici, sentita lo è.

    @Mirella: sempre molto specifici, i tuoi commenti, sempre belli. Grazie!

    @Marco: non devi assolutamente ringraziarmi. Sono io che ringrazio te, per questo tuo libro che mi ha scatenato tante emozioni.

    @Patrizius: Grazie per il commento, dove affronti, con la lucidità e l’ironia che ti è abituale il problema di questi…prodotti da discarica. Hai toccato diversi punti che sono, purtroppo, assai dolenti.

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