7 ottobre 2006, tornando a casa

P1040620<<Quest’odio è scatenato dall’impotenza. Mi dicono spesso: “Non possiamo far niente contro i Ceceni. Tutti quelli che vivono qui sanno che non possiamo niente contro di loro, solo ucciderli, umiliarli, schiacciarli”.
Allora uccidono, umiliano, schiacciano. Poi, finito il servizio di leva, tornano a casa… E lì uccidono ancora, se a un certo punto succede che non riescano a dimostrare qualcosa o a imporre la loro volontà. Ormai, l’argomento supremo per sistemare qualunque controversia consiste nell’uccidere l’interlocutore.>>

(da “Cecenia, il disonore russo” di Anna Politkovskaia  Documenti- Fandango Libri 2003 Traduzione dal francese di Agnès Nobécourt e Alberto Bracci T.)

Il miele selvatico sa di libertà

Il miele selvatico sa di libertà,
la polvere del raggio di sole,
la bocca verginale di viola,
e l’oro di nulla.
La reseda sa d’acqua,
e l’amore di mela,
ma noi abbiamo appreso per sempre
che il sangue sa solo di sangue…

Invano il procuratore romano,
tra gridi sinistri della plebe,
lavò davanti al popolo le mani,
e invano la regina di Scozia
tergeva da rossi schizzi
le palme affusolate, nell’afosa
oscurità del palazzo reale…

(Anna Achmatova)

http://www.youtube.com/watch?v=mz4dpbk8YBs

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5 risposte a 7 ottobre 2006, tornando a casa

  1. sammylele ha detto:

    Quel libro è un vero “pugno nello stomaco”!

  2. lauraetlory ha detto:

    Non credo ci si possa abituare al fatto che le “voci di libertà” vengono soffocate col sangue… quel che sangue che si, ha solo il sapore del sangue!
    Lory

  3. ReAnto ha detto:

    ___Uccisa___

  4. patrizius ha detto:

    Anche il millefiori!!!!
    La libertà insaporisce tutto!

  5. Soriana ha detto:

    @Sammylele: Sì, da leggere assolutamente, pronti a prendercelo, quel pugno.

    @Lory: purtroppo si farebbero oceani, con tutto quel sangue versato. E non abituarsi, certo, deve essere per noi un imperativo.

    @Antonio: uccisa lei, la parola, la libertà

    @Patrizius: I tuoi commenti sono spesso composti di parole leggere che hanno una grande profondità. Come questo.

    Milvia

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