la parola "nemico"

palloneImperativo: avere un nemico.
Questo sembra essere il motore che sta facendo miseramente avanzare (ma meglio sarebbe dire retrocedere) la società d’oggi.
E ieri, domenica 11 novembre 2007, ne abbiamo avuto una ulteriore conferma.
La parola “nemico” è diventato il totem, il fine, una sorta di religione su cui fondare le proprie esistenze.
E così nemico diventa la donna, il rumeno, il tifoso della squadra avversaria; nemico è chiunque non la pensi come noi, chi non parte immediatamente con l’auto quando il semaforo diventa verde; nemico è l’insegnante per il genitore, il genitore per l’insegnante. Nemico è chi è diverso per colore della pelle, per abitudini, per origini.
Il nemico ce lo costruiamo, come se la sua esistenza fosse quasi una necessità fisiologica per sopravvivere. Come i polmoni, o il cuore.
Non so fino a che punto queste mie asserzioni abbiano a che fare con quanto è successo ieri.  Ma è quello che ho pensato leggendone la cronaca, stamattina.
Non voglio commentare il fatto (i fatti), in sé. Né  dare giudizi sul comportamento (criminale?) dell’agente di polizia che ha sparato, o sugli atti vandalici e gli assalti agli edifici commessi dai teppisti a Roma (mi chiedo solo come siano potuto accadere e come possano essere solo quattro gli arrestati…). Vorrei soltanto fare una riflessione, forse banale, forse ingenua, non so.
Il calcio non c’entra, hanno asserito alcuni personaggi del mondo del calcio. E se in un primo momento questa frase mi ha trovato discorde, poi ci ho riflettuto, anche se continuo a ritenere ipocrita l’atteggiamento di coloro che l’hanno pronunciata.
 E’ vero: non c’entra solo il calcio. Il calcio, questo sport che potrebbe essere bello e appassionante e che invece è diventato un enorme baraccone le cui pareti sono tappezzate di banconote, è solo un ingranaggio di quel motore che  sta portando tutti noi verso la distruzione del vivere civile.
 
Però cominciare col sabotare quell’ingranaggio potrebbe essere un punto di partenza. Ma come?  Sospendendo le partite? Facendo giocare gli incontri in stadi vuoti? Aumentando il numero delle forze dell’ordine nei punti “caldi”, stazioni, autogrill, dintorni degli stadi? Non so quale di queste decisioni possa essere la più consona, probabilmente non risolverebbero nulla, o forse creerebbero ancora più violenza, più rabbia. Non so, non ho neppure gli strumenti per ragionarci sopra. Credo però che sia sbagliato lasciare solo a chi ci governa tutte le decisioni, senza metterci pure noi in gioco.
Perché non partire, una volta tanto dal basso? Non con azioni violente, e neppure con manifestazioni di piazza. Ma individualmente, con una semplice presa di coscienza. E mi rivolgo proprio a coloro che amano questo sport: rinunciare ad andare allo stadio, ad esempio. E non con  una rinuncia dettata dalla paura, ma con  una scelta cosciente, un segnale forte e chiaro per dire: questo mondo, così come è, non ci piace più.
Non seguire più trasmissioni televisive (a pagamento o no) e radiofoniche che trasmettono le partite o rubriche che seguono questi avvenimenti sportivi. Spegnere i grandi schermi al plasma nei bar. Non comprare più i giornali sportivi, saltare a piè pari le numerose pagine dei quotidiani che il lunedì sono zeppe di goal, di classifiche, di commenti più o meno intelligenti.
Abbandonare il calcio, insomma. Isolarlo. Sabotare uno degli ingranaggi.  Perché  il calcio, ma non solo, ritorni a essere quello che era un tempo. Forse.
E soprattutto interrogarci tutti quanti, appassionati di questo sport e no, sul perché oggi  abbiamo così  bisogno del “nemico”. Sul perché siamo ormai diventati come piccole polveriere, che basta una scintilla per farci esplodere.
Ricordare, come ho detto più volte, che Mario Rigoni Stern, che la guerra l’ha vissuta e così egregiamente ne ha scritto, non ha mai utilizzato, nei suoi libri, la parola “nemico”.

Eppure la passione del calcio, nel cuore di un Poeta, può far nascere versi molto belli:

http://www.youtube.com/watch?v=_bcemB_KfBc

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in cronache infernali. Contrassegna il permalink.

7 risposte a la parola "nemico"

  1. anonimo ha detto:

    Non abbiamo più una dimensione dell’esistenza personale. Viviamo in funzione dei confini che riusciamo a conquistare, una corsa continua all’invasione dell’altro. Ciò accade perchè non abbiamo un nostro sistema di riferimento. Viviamo, infatti, all’interno di coordinate indotte dall’esterno e ad esse facciamo riferimento, trascurando la loro mancanza di etica. Se posso esistere non per quello che sono, ma per quello che faccio e viene meno il rispetto per l’uomo, ebbene tutto è consentito.

  2. cristinabove ha detto:

    Sgomento e smarrimento, l’uomo sta perdendo il senso dell’uomo, ogni azione della collettività è frutto di cattiva gestione delle risorse, da quelle umane a quelle del pianeta.
    Imperativo categorico è il Profitto, vero potere, sempre, ma oggi devastante per l’addormentamento delle coscienze con surrogati di aggregazione.
    Grazie Milvia, del tuo costante impegno.
    cri

  3. briciolanellatte ha detto:

    Hai ragione. Quante volte invece si è sentita la destra dire che il loro nemico è Prodi?

  4. ReAnto ha detto:

    …mass-media come svuota-menti . Ma esiste uno sparuto gruppo di persone su cui i mass media non “bucano” e non svuotano la mente. Sono le persone che leggono libri per capire la vita..quelli come noi …(un po’ di autocelebrazione nonfa mai male ) 🙂
    Ciao Milvia!

  5. Soriana ha detto:

    il mio benvenuto a Eventounico e a Briciolanellatte. Grazie a tutti per i commenti. Grazie a ReAnto per quel filo di ottimismo che avvolge sempre i suoi pensieri.
    Milvia

  6. lauraetlory ha detto:

    Una delle poche proposte sensate che abbia trovato nell’ondata psicotico/emotiva che ha travolto questo paese dopo la morte di Gabriele Sandri. Noi sappiamo reagire solo cosi’: istericamente. Poi l’isteria si esaurisce e tutto resta come prima. Ma, per una volta, ci si potrebbe interrogare su cosa possiamo fare noi tutti, piuttosto che chiedere ad altri di agire al posto nostro.
    Laura

  7. Soriana ha detto:

    @Laura: purtroppo la mia proposta, che tu giudichi sensata (e per questo ti ringrazio) è pura utopia. L’isteria, la paura, fanno vomitare parole che non portano ad altro che a una paura, a una diffidenza verso l’altro, sempre maggiori.
    Ciao!
    Milvia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...