Ferite aperte / UNO

mano-di-sangue

Ci sono tante, troppe ferite aperte. Che continuano a sanguinare giorno dopo giorno.

E per tre sere, giorno dopo giorno scriverò un post che parlerà, anche se inadeguatamente, anche se brevemente, di qualcuna di queste ferite. Pur con la consapevolezza che, alla fine, non serve a nulla.

Ho ricevuto due mail, ieri, con le News letters di Articolo 21 (http://www.articolo21.info/) e  di Emergency.
Ecco, partirò da queste.

Ora non spegniamo la luce, scrive Santo Della Volpe, di Articolo 21. corteo_10dic07_2
Sì, ora che i quattro operai di Torino sono stati sepolti non spegniamo la luce. Proprio mentre si svolgevano i loro funerali altre vittime sul lavoro facevano superare la cifra di mille morti bianche avvenute nel 2007.

Mille lavoratori che sono usciti da casa il mattino per andare a lavorare, e che non sono più ritornati dai loro famigliari, prosegue Santo Della Volpe , mille persone che, ricordano i compagni di lavoro degli operai morti alla ThyssenKrupp, non si erano alzati per andare a combattere una guerra, ma solo a guadagnarsi il pane e le rose, spinose, della vita.

E mille, e più di mille, sono i morti. E quelli che sono rimasti menomati per sempre, quanti sono? Quelli per i quali la vita è cambiata totalmente, quanti sono?
Vite annientate o distrutte non per fatalità ma per incuria di chi deve provvedere per legge a sistemi di sicurezza. Incuria molto spesso legata al profitto, il vettore che fa andare avanti oggi la nostra società. Ogni giorno ci sono dai due ai quattro incidenti mortali nei cantieri e nelle fabbriche. Capita anche che queste vittime non siano in regola, che siano extra comunitari senza neppure il permesso di soggiorno.
Capita, insomma che le vittime risultino…inesistenti.
 
E allora è il momento di smettere di parlare di emergenza. Bisogna parlare di prevenzione. E’ questo che dobbiamo pretendere, è sulla prevenzione, sui controlli che devono essere effettuati nei posti di lavoro che bisogna accendere i riflettori. Non bisogna distogliere lo sguardo ora per riportarlo su questo problema al prossimo incidente eclatante. Forse la prevenzione dipende anche da noi. Nel non distogliere appunto lo sguardo. Dipende dal diventare noi stessi dei riflettori. E al diavolo gli ipocriti o patetici minuti di silenzio. Forse è il momento di mettersi a gridare.

La mail di Emergency la riporto così come è, non occorrono commenti. Un’altra ferita aperta, che si squarcia sempre più.

Afganistan
 

Diranno che si trattava di feroci taleban, e che la grande operazione
iniziata tre giorni fa a Musa Qala in Afganistan era inevitabile.
Diranno quanti nemici hanno ucciso e (forse) quanti civili sono
rimasti coinvolti "per errore". Oppure non diranno niente, tanto non
ci sono testimoni, là. Degli abitanti di Musa Qala, qualcuno ha
raccattato le proprie cose ed è scappato sulle montagne. Qualcun
altro è sceso qui in città. I più, non avendo dove andare o di che
sopravvivere, non si sono mossi. Abdullah, sette anni, è uno di loro.
E’ arrivato oggi con suo padre nell’ospedale di Emergency a
Lashkar-gah. Passeggiava con il fratellino quando è piovuta una bomba
dal cielo. Le schegge hanno maciullato le gambe del fratello: amputate
entrambe. Anche Abdullah ha perso una gamba. E chi lo spiega, a lui e
alla gente del suo villaggio, che è per il loro bene? Che vengono
massacrati in nome della pace e della democrazia?

http://www.emergency.it/menu.php?A=002&SA=007&ln=It

http://www.emergency.it/menu.php?A=004&SA=021&P=177&ln=It

E se vogliamo contare i morti anche per questa ferita, dal 1’gennaio a oggi sono 6.500.

Solo una cosa: fra dieci giorni è Natale. Anche quest’anno (come sempre da quando i ragazzi sono cresciuti) i miei famigliari e io abbiamo deciso di non scambiarci regali (a parte i libri che io ho già acquistato, ma i libri sono cibo per l’anima, e vanno bene), e di devolvere i soldi così risparmiati ad Associazioni. Da sempre io scelgo Emergency.

Pasolini. Metto Pasolini, questa notte.

http://www.youtube.com/watch?v=h4k37dpXrB4

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7 risposte a Ferite aperte / UNO

  1. claudioarzani ha detto:

    Ai miei figli non manca mai una maglietta di emergency. Come a Natale inevitabile regalare a Dalila una pigotta, inviare biglietti di auguri Unicef, regalare oggettini Unicef (quest’anno orsetti simpaticissimi). Sono infinite le strade per aiutare i bambini e tutti coloro che soffrono.

  2. cristinabove ha detto:

    Per tutti i morti innocenti anche il mio cuore sanguina.
    Si fa quello che è possibile, goccia d’acqua in un deserto che non accenna a rinverdire…
    Ma è meglio che niente.
    Grazie a Milvia, instancabile nell’indicare le strade di un auspicabile risveglio delle coscienze.
    cri

  3. comodoro ha detto:

    Direi di aprire una sede di EMERGENCY anche in Italia…

  4. winyan ha detto:

    Ha ragione cristina, il tuo blog è un’ottimo stimolo al pensiero e alla memoria, cara milvia, memoria di cose recenti sopratutto che tendiamo a dimenticare in un soffio di disattenzione.
    un abbraccio
    maria.

  5. tristantzara ha detto:

    Due spunti : ho fatto una piccola donazione pure io per emergency, doverosa. Secondo,effettivamente a leggerlo così questo fatto di Musa Qala viene da chiedersi che senso ha, cioè di riuscire a spiegare a due bambini senza più gambe che tutto ciò è per il loro bene. Spietato questo post,ma così doveva essere.

  6. Soriana ha detto:

    E oggi è morto un altro operario, per quel mostruoso incendio…

    @Claudio: credo che fra me e mio figlio abbiamo tutti i singoli oggetti che Emergency espone da tanti anni sui suoi banchetti…Le magliette di Amnesty e Emergency mi seguono anche in ogni vacanza. Una volta, credo in Cambogia, mi si è avvicinata una ragazza giapponese e mi ha abbracciato. Sono rimasta naturalmente molto perplessa, poi lei mi ha fatto notare la sua maglietta e ha indicato la mia: tutte e due indossavamo una Tshirt di amnesty…Un dialogo senza parole, ma più espressivo di ogni altro. Dell’Unicef acquisto i biglietti di auguri. Che poi non adopero. Ma non è importante.

    @Cri e Maria: beh, se scrivo ogni tanto queste cose, è, e forse soprattutto, per tenere sveglia la memoria dentro di me…Grazie per le vostre belle, solidali parole.

    @Comodoro: ciao! Lì per lì, dopo aver letto il tuo commento, stavo per risponderti: ma la sede di Emergency è proprio in Italia!! Poi ho capito, quello che intendevi. E condivido pienamente.
    Sono entrata nel tuo blog: mi piace, e tanto. Ho dato un’occhiata veloce, ma approvo quello che ho visto. E, anche se non avessi visto nient’altro, basterebbe solo quel tag…ANTIPAPA, per farmelo piacere. E anche l’altro tag, Bologna, visto che è la mia città…
    Torna presto, Comodoro.

    @Tritanzara: sempre un piacere, la tua visita qui. E contenta per Emercency.
    Perdere le gambe, perdere le persone care, può solo alimentare odio. Che spiegazioni non ce ne possono essere.

    Un grande abbraccio a tutti e buona settimana.

    Milvia

  7. Soriana ha detto:

    @TristanTzara: Scusami, ho malscritto il tuo nome…Ma sono un po’ stanca…
    Milvia

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