Ferite aperte/ DUE

cuorespine

Il banner con i monaci birmani è sempre lì, in cima alla pagina del mio blog. Ma mi sembra una immagine sterile, ormai. In realtà non so più cosa stia succedendo in Birmania. Monacipolizia
Cerco nuove notizie in rete, ma non cavo un ragno dal buco.
Silenzio anche sui media.
Oh, sì, trovo la notizia che Fassino martedì e mercoledì  prossimi sarà a Pechino per discutere con le autorità cinesi di quanto queste possono fare per collaborare ad aprire un processo politico di democrazia in quel Paese.
E leggo pure la frase che Bertinotti ha pronunciato davanti al Dalai Lama: eccone il sunto: RISPETTO PER CINA MA SOSTEGNO A TIBET.
Il che mi sembra un ossimoro, non solo per quanto riguarda il rapporto Cina/Tibet, ma anche riguardo alla situazione Birmana: come si fa a provare rispetto per una nazione che appoggia una dittatura militare?
Ma già, dimenticavo…Come ha dichiarato ieri sera Prodi a Che tempo che fa quando Fazio lo ha interrogato sul mancato incontro con il Dalai Lama, ci sono decisioni nelle quali deve prevalere la ragion di stato…. E la ragion di stato detta che mica si possono guastare i nostri rapporti con la Cina…A prescindere, naturalmente.

Non posso quindi fare a meno di chiedermi che stia succedendo in Birmania, oggi, 17 dicembre 2007, alle ore 10, 18?
Qualcuno me lo sa dire?

Mafia

Una proposta di legge: Introdurre l’insegnamento dell’antimafia nelle scuole secondarie.
Ecco i due primi articoli:

Art. 1
Le scuole medie e superiori istituiranno, inserendole nelle attività curriculari dell’insegnamento della Storia, un’unità didattica sul tema della mafia,con l’obiettivo di insegnare l’antimafia a scuola. Su questo tema una più diffusa e corretta informazione è il punto di partenza anche per l’educazione ai valori della legalità .
Nell’unità didattica verrà data priorità alle testimonianze orali e scritte, alle documentazioni ufficiali,alla storia della mafia, all’intreccio tra: economia, politica, società e al tema dei rapporti internazionali della mafia .

Art.2
Le scuole di cui al comma 1 si avvalgono di competenze appositamente acquisite e maturate nelle pratiche e nell’esperienza dell’educazione alla legalità, attraverso la memoria storica.
L’attività delle unità didattiche persegue i seguenti obiettivi:

a)sperimentare, studiare ed affinare le pratiche e le competenze al fine di prevenire l’espandersi della mafia e della sua cultura nei giovani e superarne i danni, favorire un’educazione alla non violenza;

b) favorire e promuovere interventi di rete, sia con l’insieme delle istituzioni, associazioni, organizzazioni, enti pubblici e privati, sia con l’insieme delle competenze e delle figure professionali, al fine di offrire le differenti risposte, in merito alle diverse tematiche che sono affrontate nel corso dell’anno scolastico.

Qui riporto quanto scrive, su Articolo 21, Santo Della Volpe

Diceva Gesualdo Bufalino che per liberarsi della mafia bisognerebbe armare un esercito di maestri. a cominciare dai maestri elementari sino ai professori delle scuole superiori: lo ricorda la signora Serena Potenza nel sito www.scuolantimafia.ilcannocchiale.it . Giusta citazione per capire quanto sia importante, ancora oggi,anzi soprattutto in questo periodo, l’educazione e la cultura nella lotta contro tutte le mafie.
Il problema, da sempre, è infatti la subcultura mafiosa, l’ambiente nel quale vivono ,sin da piccoli, moltissimi ragazzi che alimentano poi le fila dei “picciotti” e dei “boss”. Quello stile di vita basato sulla sopraffazione invece che sul dialogo, sulla violenza per ottenere quel che si pensa sia dovuto (e non sempre lo è), sulla legge del più forte invece che sulla democrazia nel governo delle questioni della vita. A questi modelli negativi si devono contrapporre dei valori positivi : servono gli eroi come Falcone e Borsellino ed i modelli come il giudice Caselli o don Ciotti. Ma servono soprattutto buoni maestri,buoni contenuti e la continuità. Serve l’impegno dello Stato.
Per questo è certamente da accogliere l’invito che arriva da Tania Passa che,instancabilmente, sta portando in giro per il Web e per l’Italia, una raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare per insegnare l’Antimafia nelle scuole. Una iniziativa che ha già avuto migliaia di adesioni: ma non bastano ancora perché la stessa raccolta di firme diventi una iniziativa politica. Vi aderiamo quindi con il modulo per la raccolta e con la bozza di legge che tutti possono leggere nel nostro sito.
Per una legge giusta: per tenere alta la tensione antimafia nel nostro paese.

Un’iniziativa lodevole, senza dubbio, aver pensato a questa legge.
Però non mi convince del tutto, e mi spiego.
Credo che in realtà non debba necessariamente esistere una materia dal nome “lezioni di antimafia”.
Sarebbe sufficiente che la scuola insegnasse il rispetto dell’altro e della legalità. Forse sarebbero sufficienti lezioni approfondite  di educazione civica.
L’educazione civica: una materia che venne introdotta nei programmi scolastici quando io frequentavo la scuola. Un libro acquistato da noi studenti e mai utilizzato da nessuno dei miei insegnanti.  Ricordo quanto si arrabbiava mia mamma, per questo. Era una donna saggia, mia madre.  Per fortuna, con le sue parole e con il suo esempio è stata lei a trasmettermi il rispetto per le persone e per l’ambiente, precorrendo, in molti casi, i tempi.
Anche nella lista dei libri scolastici di mio figlio c’era quello di Educazione Civica. Ma a parte un’insegnante di lettere delle superiori che ammirevolmente (e assolutamente malvista da colleghi e genitori) dedicò un anno all’ignominia della pena di morte, il libro rimase inutilizzato.

Educazione civica, educazione al vivere civile, educazione a diventare un buon Cittadino, con la  C maiuscola. Forse sarebbe sufficiente questo. Senza istituire una nuova materia.
Non so, ripeto, mi lascia perplessa, questa proposta di legge.
Voi che ne pensate?

E ora, a proposito di rispetto per la Cina, qualcosa su Tien An  Men . Non ci siamo dimenticati, vero, di Tien An Men?

http://www.youtube.com/watch?v=7YODKW6-ECQ

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4 risposte a Ferite aperte/ DUE

  1. cristinabove ha detto:

    Sono anni che non faccio altro che recriminare sul fallimento totale dell’insegnamento a scuola e nelle famiglie…ma come vogliamo che cambino le leggi delle mafie locali, se in generale non si progettano scuole capaci di inculcare i valori dell’umanesimo universale?
    Provincialismo e terzomondismo, questo il substrato che fa da concime al medio evo dell’immoralità.
    Luci, non smettete di scandagliare in questo deserto dello spirito…
    cri

  2. winyan ha detto:

    Cara Milvia, avevo sentito di questa proposta di legge, ma rimango perplessa quanto te sulla sua oppurtunità, non riesco neanche ad argomentare bene;forse sarebbe il caso di inserire questo argomento in un contesto più ampio che parli, come tu dici, di viver civico e di legalità, di collegarlo meglio alla nostra storia, approfondendolo maggiormente dal punto di vista sociale….mah non so, non riesco a focalizzare cosa non mi convince, almeno per ora, ci penserò e cercherò di sentire/ leggere qualcosa in merito.
    ciao,
    maria.

  3. riri52 ha detto:

    Non so se l’antimafia si possa insegnare a scuola. La scuola è lo specchio della società, quindi non ci si deve meravigliare di ciò che accade. Rappresenta ciò che accade fuori. Ma c’è anche la scuola buona.Peccato che nessuno se lo ricordi, altrimenti tutti i ragazzi sarebbero dei farabutti e ciò non è.

  4. Soriana ha detto:

    Vedo che le perplessità, care amiche, non sono solo mie, allora.
    Cara Rita, lo so che c’è anche la scuola buona, e probabilmente tu sei fra quegli insegnanti che cercano di renderla tale. Nel Post “Ferite aperte tre” ho parlato anche di scuola. Anch’io ho scritto che, purtroppo, è lo specchio della società.
    Un abbraccio a tutte voi.
    Milvia

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