I care (Don Lorenzo Milani)

Don+Milani,+foto+di+gruppo+sotto+un+alberoSono passati 40 anni dalla morte di don Lorenzo Milani. Ma il suo pensiero è ancora estremamente attuale, come se neppure un giorno fosse trascorso da quando, con il suo operato e i suoi scritti, suscitò scandali in un modo basato su gerarchie immobili e ipocrite. Subì anche un processo, il priore di Barbiana, per aver reso pubblico il suo concetto di Patria e il suo pensiero sull’obiezione di coscienza. Processo che, in primo grado, si risolse con l’assoluzione piena dell’imputato. Ma la sentenza venne poi completamente rovesciata nel processo successivo, che si concluse con una condanna. Al momento della sentenza, però, Don Milani se ne era già andato, ucciso a soli quarantaquattro anni da una terribile malattia, la leucemia mieloide.

Vorrei proprio scrivere di quel processo, questa notte, o, meglio, delle motivazioni che hanno portato a esso. Del grande pedagogo, del grande Maestro, ne parlerò, forse, una prossima volta.

Tutto ha inizio con questo comunicato pubblicato sulla Nazione di Firenze del 12 febbraio 1965

Nell’anniversario della Conciliazione tra la Chiesa e lo Stato italiano, si sono riuniti ieri, presso l’Istituto della Sacra Famiglia in via Lorenzo il Magnifico, i cappellani militari in congedo della Toscana.
Al termine dei lavori, su proposta del presidente della sezione don Alberto Cambi, è stato votato il seguente ordine del giorno:
«I cappellani militari in congedo della regione toscana, nello spirito del recente congresso nazionale dell’associazione, svoltosi a Napoli, tributano il loro riverente e fraterno omaggio a tutti i caduti d’Italia, auspicando che abbia termine, finalmente, in nome di Dio, ogni discriminazione e ogni divisione di parte di fronte ai soldati di tutti i fronti e di tutte le divise, che morendo si sono sacrificati per il sacro ideale della Patria.
Considerano un insulto alla Patria e ai suoi caduti la cosiddetta "obiezione di coscienza" che, estranea al comandamento cristiano dell’amore, è espressione di viltà».
L’assemblea ha avuto termine con una preghiera di suffragio per tutti i caduti.

La reazione di Don Milani fu immediata, e si manifestò attraverso una lettera inviata ai cappellani militari e pubblicata dalla rivista Rinascita.
Mi limiterò a riportare qualche stralcio, sia di questa, sia della lettera che don Lorenzo inviò poi ai giudici che presiedevano il processo,  estrapolando i brani che, secondo il mio sentire, sono i più significativi e ancora validissimi, al di là del fatto che attualmente in Italia non esista più il reato di obiezione di coscienza e che il servizio di leva militare non sia più obbligatorio.

…Non discuterò qui l’idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni.

Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto.

…Basta coi discorsi altisonanti e generici. Scendete nel pratico. Diteci esattamente cosa avete insegnato ai soldati. L’obbedienza a ogni costo? E se l’ordine era il bombardamento dei civili, un’azione di rappresaglia su un villaggio inerme, l’esecuzione sommaria dei partigiani, l’uso delle armi atomiche, batteriologiche, chimiche, la tortura, l’esecuzione d’ostaggi, i processi sommari per semplici sospetti, le decimazioni (scegliere a sorte qualche soldato della Patria e fucilarlo per incutere terrore negli altri soldati della Patria), una guerra di evidente aggressione, l’ordine d’un ufficiale ribelle al popolo sovrano, la repressione di manifestazioni popolari?

Auspichiamo dunque tutto il contrario di quel che voi auspicate: Auspichiamo che abbia termine finalmente ogni discriminazione e ogni divisione di Patria di fronte ai soldati di tutti i fronti e di tutte le divise che morendo si son sacrificati per i sacri ideali di Giustizia, Libertà, Verità.

Rispettiamo la sofferenza e la morte, ma davanti ai giovani che ci guardano non facciamo pericolose confusioni fra il bene e il male, fra la verità e l’errore, fra la morte di un aggressore e quella della sua vittima.

Se volete diciamo: preghiamo per quegli infelici che, avvelenati senza loro colpa da una propaganda d’odio, si son sacrificati per il solo malinteso ideale di Patria calpestando senza avvedersene ogni altro nobile ideale umano.

Abbiamo dunque preso i nostri libri di storia (umili testi di scuola media, non monografie da specialisti) e siamo riandati cento anni di storia italiana in cerca d’una «guerra giusta». D’una guerra cioè che fosse in regola con l’articolo 11 della Costituzione. Non è colpa nostra se non l’abbiamo trovata.

Da quel giorno a oggi abbiamo avuto molti dispiaceri:

Ci sono arrivate decine di lettere anonime di ingiurie e di minacce firmate solo con la svastica o col fascio.

Siamo stati feriti da alcuni giornalisti con «interviste» piene di falsità. Da altri con incredibili illazioni tratte da quelle «interviste» senza curarsi di controllarne la serietà.

Siamo stati poco compresi dal nostro stesso Arcivescovo (Lettera al Clero 14-4-1965).

La nostra lettera è stata incriminata.

Le due lettere sono molto lunghe, ma vale assolutamente la pena di leggerle interamente. La prima, poi, quella indirizzata ai cappellani militari, contiene una precisissima analisi di cento anni di avvenimenti storici, che ribalta la visione che ne hanno dato (e continuano purtroppo a darne) i libri di storia.
Segnalo quindi il link dove si possono trovare i testi integrali, per chi ancora non li conoscesse.
http://www.liberliber.it/biblioteca/m/milani/l_obbedienza_non_e_piu_una_virtu/html/milani_e.htm

E segnalo anche il link dove si può leggere il testo della denuncia che i cappellani militari presentarono al Procuratore della Repubblica di Firenze.
http://www.fhtino.it/MilaniDoc/denuncia.html

E ancora:
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=359
Dove potere ascoltare altre testimonianze su questa vicenda.

Concludo con un’ultima segnalazione, un’intervista a Alex Zanotelli, in cui il padre comboniano ricorda, con amore e intelligenza, questo Maestro di libertà. Alex Zanotelli, per chi non lo sapesse, è un missionario Comboniano che da sempre si batte per i diritti dei diseredati. Ha vissuto per 12 anni nella baraccopoli di Korogocho in Kenya, dove sono i più poveri fra i poveri, i più esclusi fra gli esclusi. Attualmente è rientrato in Italia, ha scelto di vivere inserito in un quartiere popolare di Napoli e si impegna nell’animazione di gruppi, comunità e associazioni in tutta Italia.
Ecco cosa, di lui, dice Beppe Grillo: Alex Zanotelli è uno dei volti, forse quello più vero della Chiesa: la Chiesa in mezzo alla gente. Perché noi ci siamo abituati a una Chiesa con un amministratore delegato tedesco che gestisce un’Spa, una multinazionale con due milioni e mezzo di impiegati in nero; e allora io sono sicuro che questo signore quando va e accarezza un bambino lo accarezza per amore di Gesù, non per altri scopi.

 Ed ecco  dove potete trovare l’intervista:
http://www.nigrizia.it/doc.asp?ID=6762

Don Lorenzo Milani, Padre Alex Zanotelli: due esponenti del clero. Fossero tutti come loro, gli appartenenti alla Santa Madre Chiesa, dal suo massimo dirigente, o, come dice Grillo, dal suo amministratore delegato, al parroco della più sperduta parrocchia, la Chiesa sarebbe veramente Santa e Madre, e non Ipocrita e Matrigna, come, di fatto, appare in fin troppe occasioni.

I Care, aveva scritto Don Lorenzo sui muri della sua scuola. I Care, mi prendo cura, voglio prendermi cura. Purtroppo ha avuto una vita troppo breve. Ma il suo insegnamento rimane per sempre.


Anche i video riguardano Don Milani: le parole di Pasolini su Lettere a una professoressa
http://www.youtube.com/watch?v=CE3b7-pHpj0

e un filmato su Barbiana
http://www.youtube.com/watch?v=gGuO2VuP91g

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15 risposte a I care (Don Lorenzo Milani)

  1. anonimo ha detto:

    Un lavoro splendido e meritorio il tuo, Milvia.
    Splendida la figura di Don Milani.
    Grazie.
    Mirella

  2. RenzoMontagnoli ha detto:

    Se la Chiesa come istituzione esiste ancora è grazie a uomini come Don Milani, la cui spiritualità è talmente forte da emergere prepontentemente dalla religiosità, anche in contrasto con la stessa.
    In questi essere la vocazione all’Assoluto non è fenomeno individuale, ma viene inconsciamente svolta con l’abnegazione, con il verbo e con il fatto sempre teso a proteggere i più deboli.
    Non è rivoluzione, ma predicazione per sè e per gli altri di come l’uomo dovrebbe essere.

  3. lauraetlory ha detto:

    Grande figura quella di don Milani, peccato che la Chiesa sia composta di ben altre persone.
    Ma sono qui, carissima Milvia, per porgerti un affettuoso augurio di salutare nel modo migliore la fine di quest’anno e l’inizio di un 2008 che arrida ai tuoi più reconditi e sentiti desideri. Mi vengono in mente i versi di una bellissima canzone di Amedeo Minghi (1950):
    è tondo quest’anno
    è come un pallone
    che tiro diretto
    e che bell’effetto
    al mio cuore…

    Speriamo che lo sia, tondo, morbido, senza spigoli, per tutti.
    Laura

  4. anonimo ha detto:

    Sempre molto interessanti ed informativi i tuoi post Milvia, sapevo poco di don milani, ora ne so una cosa molto significativa che me lo fa inquadrare come quella figura importante e solitaria nel nostro panorama, quale è stata. Grazie.
    Ti faccio nel tuo salotto virtuale i miei più cari auguri per il 2008, che tu ci stia molto bene in questo nuovo anno…
    un abbraccio
    maria.

  5. anonimo ha detto:

    I.care

    Me ne importa, mi sta a cuore.
    Traduzione letterale della scritta
    sulla Scuola di Barbiana.
    Controsenso?,Utopia?
    Non scherziamo, suvvia!
    Realtà anticipatrice per
    quel tempo,fuggito via.
    Richiamo alle coscienze
    con coraggio,senza timore.
    Risveglio dell’onore per
    sgelare,con calore,
    coscienze e ingiustizie,
    senza pudore.
    Me ne importa, mi sta a cuore.
    Questa è “scritta”
    che fa onore.

    Gianni Langmann

  6. lucidimarzo ha detto:

    Importante il tuo ricordo, cara Milvia, e preziosi anche i link che ci hai indicato. Negli anni ’70, quando ho cominciato ad insegnare, “Lettera a una professoressa” era una specie di Vangelo su cui si rifletteva, ci si formava, in base al quale si sognava una scuola diversa, democratica e paritaria. Molte di quelle istanze nel corso degli anni sono state travisate o accantonate, ma don Milani rimane per molti della mia generazione un riferimento ancora intatto, un raro esempio di coraggio e coerenza.
    Buon anno Milvia a te e a tutti gli amici dei tuoi “rossi orizzonti”!
    luci

  7. cochina63 ha detto:

    bel post, cara. Un bacio.

  8. Soriana ha detto:

    @Mirella
    @Renzo
    @Laura
    @Maria
    @Luci
    @Cinzia:
    grazie per aver apprezzato, grazie per la condivisione. E grazie per gli auguri, naturalmente…

    @Gianni Langmann: ben arrivato qui, Gianni. Grazie della specificazione e soprattutto per la poesia. Ne ho lette,di tue, apprezzandole tutte, anche in Poetare e nel blog di Natàlia.
    Un mondo di auguri

    Milvia

  9. anonimo ha detto:

    Grazie molte Milvia, il tuo apprezzamento mi fa piacere.
    Cordiali saluti e Buon 2008.

    Gianni Langmann

  10. Soriana ha detto:

    Buon anno anche a te!
    Milvia

  11. GinoCerutti ha detto:

    Don Milani è attuale sotto molto aspetti, ma la società è cambiata moltissimo: lui operava in un mondo contadino, pre-industriale, in cui la televisione era agli inizi, la vita era regolata sulle stagioni, la differenza di classe era anche differenza antropologica, molte persone si esprimevano solo in dialetto…
    Credo quindi, da inesperto, che la sua pedagogia non possa essere ripresa pari-pari.
    Ho avuto modo di riportare una citazione di "Lettera una professoressa" in una lettera che ho spedito recentemente a un mensile:
    Religione a scuola
    Si tratta di uno scritto che unisce in modo speciale semplicità e rigore (ricerche, dati, grafici…).
    Credo proprio che in futuro seguirò questo blog
    Un saluto cordiale

  12. Soriana ha detto:

    Gino Cerruti: Mi meraviglio (e mi fa piacere) ogni volta che miei vecchi post vengono commentati. Quindi prima di tutto la ringrazio e le do il benvenuto.
    Senz’altro, come lei dice, la dottrina di Don Milani dovrebbe, oggi come oggi, subire delle variazioni nella sua applicazione pratica. Ma, e mi sembra di capire che questo sia pure il suo pensiero, i principi su cui si basa sono e saranno sempre validi. Mi chiedo quanti, fra i nuovi insegnanti che oggi reggono in parte la formazione dei nostri ragazzi conoscano anche superficialmente Don Milani…Forse il numero è davvero esiguo.
    In questi giorni mi trovo in Tailandia, nel mio alloggio la connessione Internet è difficoltosa, va e viene, per cui non ho potuto leggere agevolmente il post da lei segnalato. Mi faccio un appunto, e lo leggerò al mio ritorno.
    Ancora grazie e a presto.

    Milvia

  13. Soriana ha detto:

    Gino Cerutti: Mi perdoni! Cerutti, non Cerruti!!!

    Milvia

  14. anonimo ha detto:

    Donl orenzo Milani è bravissimo

  15. anonimo ha detto:

    Anonimo: E tu fai bene a utilizzare il tempo presente.
    Ciao.

    Milvia

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