sawasdee krap, sawasdee ka

P1050919


(wat Chalong)

Sì proprio sawasdee krap, sawasdee ka…che starebbe a dire: salve, ciao, nelle due versioni a seconda che ci si rivolga a un uomo o a una donna…Che hanno ‘ste raffinatezze, i tailandesi….

Oggi niente mare, ma una visita al più importante sito buddista dell’isola di Phuket, il Wat Chalong, un complesso di grandi e piccoli templi, dove il colore oro, rosso e bianco dei chedi e degli stupa si alternano con armonia. Un appuntamento rituale, per me questo, ogni volta che visito la Tailandia. Aggirandomi nei giardini, nelle stanze sovraffollate di statue di Budda, il mio pensiero è andato ai coraggiosi monaci birmani la cui protesta pacifica ha occupato circa due mesi fa le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Chi ne parla più, della Birmania? Silenzio, silenzio assoluto. Ci sono altre notizie, ora: il Kenia, l’embargo israeliano, le morti sul lavoro. Tragedie di cui è sacrosanto parlare, certamente. Ma a me rimane sempre  l’impressione che le catastrofi esistano fino a che i media ne parlano. O meglio, che sia questa l’idea che “chi manovra i fili” ci voglia inculcare. Purtroppo, nel silenzio, si continuerà a morire, nel silenzio, si continuerà a subire. E si cesserà di parlare anche del Kenia, dell’embargo, delle morti bianche.  A volte mi sembra che anche le tragedie vengano trattate come sfilate di alta moda. I morti sfilano sulla passerella, poi escono di scena. E ci si avvia a un’altra stagione.
Mi sono lasciata prendere la mano, volevo parlare della mia, ormai  penultima, giornata di vacanza.
Anche se il mio pensiero è andato ai monaci, qui di monaci non ne ho visto neppure uno. C’erano molti fedeli, invece. E tanti turisti. Troppi, perché riuscissi a trovare un angolo tutto mio, e fare una sorta di…pieno di serenità, come a volte mi capita, in questi luoghi.  D’altra parte pure io ho fatto parte di quella folla di turisti. Quindi mica posso recriminare….
Sull’autobus del ritorno (questo della foto) P1050946, mi sono proprio divertita. L’autobus (se così si può chiamare) è un normale mezzo pubblico. Però durante il suo percorso effettua soste e deviazioni che possono mutare di volta in volta. Infatti non si limita al trasporto di passeggeri, ma il conducente consegna anche merci ai negozi (aiutato dai passeggeri quando i pacchi sono particolarmente pesanti). E poi fa anche da scuola bus, prelevando i ragazzini vicino all’istituto scolastico e  accompagnandoli in prossimità delle loro case. Molto carina, questa cosa. Fra l’altro l’autista si preoccupa se manca qualche studente, e chiede informazioni ai compagni. Questa cosa l’ho intuita, naturalmente, perché non conosco il tailandese, ma dalla gestualità che accompagnava il dialogo ho capito così. Infatti poi è arrivata correndo una bambina e l’autobus è partito subito.  Mi immagino cosa succederebbe da noi con un sistema simile…tutti protesteremmo…Perché noi, purtroppo, viviamo con l’orologio in mano, e abbiamo perduto (se mai la nostra civiltà occidentale l’ha posseduto) il dono di vivere la vita con lentezza, senza sempre star a inseguire il tempo.

Ero l’unica passeggera non tailandese, a bordo. Per raggiungere Chalong i turisti preferiscono utilizzare i tuk tuk (vedere foto)P1050893 o le auto a noleggio. E sorridendo ho pensato che bizzarramente mi trovavo più o meno nella situazione opposta  di quando abitavo a Igea Marina, e prendevo l’autobus per andare a Rimini: ero quasi sempre l’unica a non essere extra comunitaria. E oggi…ero l’unica a esserlo, in un certo senso.
Ho pensato anche un’altra cosa: che mi piacerebbe tanto imparare il tailandese, più che avere una maggior padronanza dell’inglese. Perché mi interesserebbe moltissimo scambiare impressioni e opinioni con appartenenti a questa popolazione, e anche ascoltare quello che dicono fra di loro. Oggi, per esempio, mi sarebbe davvero piaciuto capire i discorsi che facevano fra di loro gli studenti. Confrontarli con quelli dei nostri ragazzi. Beh, una cosa però li accomuna: a dodici, tredici anni anche questi hanno il loro (bel) cellulare. Constatare questo un po’ mi ha deluso…
Ma questa idea di imparare il tailandese mi …stuzzica assai…Vedrò di informarmi, al mio rientro in Italia.

Ciao, a domani. Che sarà l’ultimo mio post tailandese. Sigh…sigh…

P.S. un amico mi ha inviato una mail con questo link:
 
http://www.petitiononline.com/386864c0/petition.html

per favore entrate, leggete e firmate.

Dimenticavo la musica…Vi lascio con il grande Goram Bregovic

http://www.youtube.com/watch?v=DwA_Zg_z-FI

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5 risposte a sawasdee krap, sawasdee ka

  1. RenzoMontagnoli ha detto:

    Mi sa che fra poco sarà meglio che pensiamo di noi, povera Italia di dolore ostello…

  2. anonimo ha detto:

    Eh!,sì,cara Milvia e caro Renzo…
    Tant’è che io,nel leggere in fretta,avevo letto nel testo: “chi manovra i fili” ci voglia ………..
    (e avevo omesso una “c”)…….
    Scusami Milvia,ma questo è il clima
    politico che stiamo vivendo in Italia.

    Saluti.

    Gianni Langmann

  3. cristinabove ha detto:

    cara Milvia, sono andata subito a firmare. purtroppo qui stiamo vivendo momenti veramente difficili.
    Mi sono piaciute molto le tue riflessioni sull’autobus e il conducente, e in genere il modo con cui osservi i particolare e ce li descrivi.
    ciao
    cri

  4. anonimo ha detto:

    Cara Milvia,
    chissà se quando torni troverai ancora un governo…
    Noi, comunque, ti aspettiamo.
    Mirella

  5. Soriana ha detto:

    Carissimi amici, non siete molto incoraggianti…E se rimanessi qui? Mah, forse poi tutto il mondo è paese, e anche qui credo proprio, anzi, so, che non sono solo rose…
    @Gianni: mentre scrivevo quel piccolo brano, è venuto in mente pure a me quello che tu hai pensato leggendolo….

    Un abbraccio forte, a presto.

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