Era un giorno come un altro

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Sono quasi le 17. Il Mahatma sta per raggiungere come ogni giorno, da quando è tornato a Delhi, il giardino della Birla House, per raccogliersi in preghiera. Al suo fianco le pronipoti Abha e Manu. Sembra un giorno come un altro, questo 30 gennaio 1948. La cappa di umidità che soffoca la città, i venditori di acqua con il loro grido cantilenante, le mucche che girovagano indisturbate a ridosso dei cordoli dei marciapiedi. I bambini seminudi, dai grandi occhi che guardano una pozzanghera dove piccoli insetti stanno aggrappati a un fuscello di paglia. Donne avvolte in sari splendenti di colori portano fagotti sulle teste altere, biciclette, qualche auto, cani che frugano famelici fra i rifiuti. Ma all’improvviso nell’abituale rumore del vivere consueto, si inserisce un suono diverso, inusitato. Pum pum pum: il piccolo grande uomo cade a terra. Un bisbiglio: Hej, Rama…oh, Dio. Ed è la fine.

Sono passati esattamente sessant’anni dall’uccisione di Mohandas Karamchard Gandhi, detto il Mahatma. Grande anima, significa in sanscrito mahatma. Soprannome che a Gandhi fu dato da un altro grande indiano, il poeta Tagore.  Come tutti sanno Gandhi  è il fondatore della nonviolenza attiva e il padre dell’indipendenza indiana. Gandhi fu ucciso da un atto di violenza, da un atto di fanatismo, fu assassinato proprio da quell’atteggiamento mentale che lui aveva sempre osteggiato e combattuto.
Ma non credo che si possa parlare di sconfitta. Fino a quando anche un solo uomo si ricorderà delle sue parole, fino a quando anche un solo uomo cercherà di mettere in pratica i suoi insegnamenti, fino a quando anche un solo uomo si rifiuterà di imbracciare un fucile, ma per armi userà le parole e uno stile di vita volto al rispetto dei bisogni dell’altro, fino a quando la speranza di un mondo di pace sarà presente nella mente anche di un solo uomo, la battaglia di Mohandas Karamchard Gandhi, detto il Mahatma sarà più che mai viva e attuale. D’altra parte, ricordiamoci che un secolo che ha partorito mostri come Hitler  e altri fabbricanti di morte ha dato vita anche all’opera di questo grande insegnante di pace. Forse, anche questa constatazione, può generare speranza.

Ecco qualche frase, qualche insegnamento del Mahatma. Credo che siano senza tempo. Credo che sarebbe importante farle, per quanto ci possa essere possibile, nostre.

Ci sono cose per cui sono disposto a morire, ma non ce ne è nessuna per cui sarei disposto ad uccidere.

L’unico tiranno che accetto in questo mondo è la voce silenziosa dentro di me.

Nel mondo c’è quanto basta per le necessità dell’uomo, ma non per la sua avidità.

Nessuna cultura può vivere se cerca di essere esclusiva

Un giornalista, durante un’intervista gli chiese: Mr. Gandhi, cosa ne pensa della civiltà occidentale?
Gandhi: Credo che sarebbe un’ottima idea!

…affidati alla piccola voce interiore che abita il tuo cuore e che ti esorta ad abbandonare …, tutto, per dare la tua testimonianza di ciò per cui hai vissuto e di ciò per cui sei pronto a morire” (The Bombay Chronicle, 9 agosto 1942).

"Un genitore saggio lascia che i figli commettano errori. È bene che una volta ogni tanto si brucino le dita."


Per una scodella d’acqua,

rendi un pasto abbondante;

per un saluto gentile,

prostrati a terra con zelo;

per un semplice soldo,

ripaga con oro;

se ti salvano la vita,

non risparmiare la tua.

Così parole e azione del saggio riverisci;

per ogni piccolo servizio,

dà un compenso dieci volte maggiore:

Chi è davvero nobile,

conosce tutti come uno solo

e rende con gioia bene per male”.

http://www.youtube.com/watch?v=hJVthotLkLQ

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3 risposte a Era un giorno come un altro

  1. cristinabove ha detto:

    che bellissimo articolo, cara Milvia, e come sono felice che tu sia ritornata!
    cri

  2. sambigliong ha detto:

    scrisse (o disse non rammento bene) che la democrazia è la dittura del 51 per cento sul restante 49.

    ricordo una lezione, su ghandi.
    la docente (di sociologia) disse che non era un caso che ghandi fosse un indiano.
    e raccontò che nei villaggi indiani se due bimbi litigano poi passano ore e ore a chiarirsi, a volte anche un’intera notte.

    ciao milvia
    remo

  3. Soriana ha detto:

    Grazie, Cri!

    Ciao, Remo! Molto bella (e fa pensare) l’immagine dei due bimbi indiani…
    Ciao!

    Milvia

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