Una lettera tutta da leggere

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In un suo diario, pubblicato dall’editore Gamberetti nel 1997, Ettore Masina si definisce fin dal titolo “cattolico errante”. A mio parere, l’assonanza con l’espressione “ebreo errante”, può già dire qualcosa sulla personalità dell’autore. Ma per rendere comprensibile la mia affermazione vi invito a entrare nel suo sito e leggere le sue note autobiografiche (http://www.ettoremasina.it/scheda%20bio.htm).
 
Ho conosciuto, o meglio ho visto e sentito parlare Ettore Masina a Bologna durante un convegno (mi sembra che fosse un convegno su psicanalisi e guerra, ma non ne sono sicura). Ma di lui non sapevo molto, e alcune cose le ho scoperte leggendo la sua biografia.  Non sapevo che, dal 1983 al 1992 fosse stato deputato, per esempio. E, scoprirlo, mi ha fatto piacere: allora possono esistere anche politici illuminati, onesti, mi sono detta. E anche cattolici che sono aperti e rispettosi verso un pensiero diverso dal proprio…Non so, ma in questi tempi mi è sempre più difficile crederlo… Vuol dire che  insieme al nome di padre Alex Zanotelli aggiungerò anche quello di Ettore Masina come rappresentanti di quello che dovrebbe essere il vero, originale pensiero cristiano, avulso da ogni faziosità e integralismo.

Da Ettore Masina ieri ho ricevuto una mail: probabilmente, grazie alla mia amica Mariolina, che è sua amica, sono finita nella sua mailing list: perché mica mi conosce, lui. E di questo inserimento, a Mariolina, sono molto grata.
Mi piacerebbe che pure voi condivideste con me le parole di questo grande uomo. Spero di non infrangere nessuna regola pubblicando la lettera nel blog…ma ci tengo molto che anche voi possiate leggerla. Comunque, questa e altre lettere davvero illuminate, potete sempre leggerle nel sito indicato all’inizio del post.

E’ una lettera lunga. Ma sono certa che la leggerete fino alla fine.

Muore un po’ alla volta chi si arrende…

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Non accade spesso, purtroppo, che la televisione mi tocchi “dentro”. L’ultima volta è capitato sabato scorso (26 gennaio) mentre seguivo “Che tempo che fa”, e Antonio Albanese, uno dei nostri migliori attori, stava dando voce e gesti a una sua creatura, l’onorevole Lacettola. Lacettola, lo dico per chi non lo ha mai incontrato sul video, è un parlamentare clientelista, maschilista, prepotente, mafioso, ignorante – e, da uomo di potere, orgoglioso della sua ignoranza. Improvvisamente Albanese si è fermato, è ammutolito, in silenzio si è tolto la parrucca, la giacca con le spalle “rinforzate”, la cravatta sgargiante, insomma la “divisa” di Lacettola.  Ha guardato un attimo la telecamera, con uno sguardo triste e forse disperato. Poi, invano richiamato da Fazio, ha lasciato lo studio. Il messaggio mi è parso chiaro. In quelle ore Lacettola cessava di essere una caricatura, era diventato un personaggio del tutto reale: era quel senatore dell’ Udeur che poco  prima, nell’aula di palazzo Madama, sputava in faccia al collega, era quell’altro, di AN, col golfino rosso sulle spalle, come se fosse in gita fuori porta, che masticava fette di mortadella a bocca aperta, era quell’altro ancora, di Forza Italia, che aveva stappato una bottiglia di spumante e la offriva ai colleghi. Con la sua faccia triste da inerme cittadino, Albanese sembrava chiedere a se stesso ma anche a noi: “Perchè continuare nella satira? Ormai i Lacettola hanno vinto”.
Siamo in molti, credo, a condividere quella desolazione. Ritornano (non “al potere”: quello, più o meno legalmente, non l’hanno mai perso davvero), ritornano alla direzione dello Stato, con  una forte maggioranza in Parlamento, Berlusconi & Co.,: il capitalista brianzolo barzellettiere, irriso da tutti gli economisti del mondo, ma anche temuto per le sue improvvisazioni, la smodata ricchezza, l’astuzia predatoria; e i suoi manutengoli: quelli di stretta familiarità (come Dell’Utri, condannato in primo grado a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa e in secondo grado per estorsione aggravata) e i mascalzoncelli  ravveduti, tornati a brucare la mano del padrone, come Casini; gli eversori della giustizia piegata ad personam perchè poi il Capo possa vantarsi di essere stato, “prima”, perseguitato; i Fini che fanno sapere ai giornalisti di essere padri tenerissimi di figli neonati ma non dimenticano di essere stati autori di leggi spietate;  le Moratti che, in base a quelle leggi, cacciano dagli asili comunali i figli degli emigrati non “in regola”; i Bossi che si vantano di poter trovare facilmente le armi per una rivoluzione padana; l’onorevole Storace che insulta la signora Levi Montalcini…
Sono già sicuri di stravincere le prossime elezioni ed io credo che non si sbaglino: il governo Prodi, i partiti che lo hanno sostenuto e travagliato, hanno, quantomeno, sottovalutato l’urgenza di una legge sul conflitto di interessi,  di nuove norme per le elezioni. Abbiamo davanti una catena di giorni più che difficili: una campagna in cui la sproporzione dei poteri mediatici impiegati dall’una e dall’altra parte ci farà sputare sangue, se vorremo parteciparvi. Vinceranno le elezioni, alla grande. C’è un’Italia poveraccia e infuriata dalla precarietà che già preme idealmente alle porte dei seggi  per votare contro tutto ciò che possa sembrare “disciplina”. Un’ Italia mucillaginosa, dice il Censis, un’Italia in cui, dice l’Eurispes, il 51 per 100 degli adulti non si fida più di alcuna istituzione e addirittura l’89,6 per 100 considera in blocco l’universo dei partiti come una casta di mascalzoni, tutti eguali fra loro..
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Considero Albanese – l’ho già detto –un ottimo attore, apprezzo molto gli autori di “Che tempo che fa” (non per niente c’è fra loro Michele Serra) e penso che quello dell’altra sera sia stato un eccellente coup de théatre. E però lasciatemi dire che la psicosi del perdente perduto è il modo migliore per rendere trionfale la vittoria dei Lacettola. E questo non è soltanto un problema politico, già di per sé di fatale importanza.
Non basta, infatti, a mio avviso, elencare le difficoltà economiche del momento, con una crescente “proletarizzazione” di fasce sempre più ampie di ceto medio, né lo sgangherato ansimare dei processi costituzionali che dovrebbero generare governi saldi, politiche di giustizia , investimenti  a lungo raggio e così via. Non  basta la certezza che il nuovo governo di destra ripercorrerà la strada delle impunità, delle leggerezze, del travolgimento dei diritti dei cittadini. Si tratta, anche, di etica: di tornare a scegliere  valori e prospettive. Si tratta di dare, o di negare, qualità alla nostra vita.
Berlusconi  lavora sui circenses, a pagamento. Basta seguire per qualche ora la ottusa banalità dei programmi delle sue televisioni, i film più belli massacrati dalla pubblicità, i suoi tg bugiardi, i suoi “divertimenti” goliardici, le sue “striscie” vagamente ricattatorie. per comprendere quale devastazione culturale semini fra il gli utenti. Come sappiamo, attraverso i suoi dipendenti infiltrati nella RAI, non si limita a presenze istituzionali nella cosiddetta televisione pubblica, piegandone i dirigenti. Del suo amico Craxi si diceva che governasse un clan di nani e ballerine, Berlusconi non si interessa dei nani.
Temo fortemente che con il suo nuovo governo, l’onda  (o dovrei dire: l’orda?) montante della malacultura diventerà regime; e a un regime non si può rispondere se non con un vasto e profondo impegno culturale e morale. Forte sarà la tentazione di rinchiuderci in noi stessi, mandando al diavolo la politica, anche quella dei partitii  cui abbiamo creduto. Berlusconi & Co. faranno di tutto per convincerci che questa sarà  saggezza. Forte sarà la tentazione di serrarci in casa, di evitare problemi che sembrano non toccarci personalmente, di cercare di difendere il futuro dei nostri figli e nipoti, pagando, se necessario, qualche prezzo. Faranno di tutto per convincerci che questa sarà realismo. Forte sarà la tentazione di rispondere a chi venisse a sollecitarci per qualche militanza politica. “Grazie, ho già dato”.
Forse tocca proprio ai vecchi come me, che hanno qualche cicatrice da obiezione di coscienza, dire: “Badate, la vita è bella soltanto quando è piena, cioè amorosa e coraggiosa. Non si tratta di impugnare una clava e presidiare l’imboccatura della grotta di famiglia, ma di vivere in modo che la sera, ponendo la testa sul cuscino, si possa dire a noi stessi: “Beh, povero cane, anche quest’oggi non hai perso la tua dignità né minacciato quella degli altri”. Si tratta – e questo è il dono più bello che posiamo fare ai nostri figli e  nipoti-  di creare reti di consentaneità, di  solidarietà, di amicizia militante, non soltanto proclamata. Di ricordare gli antichi maestri. Di ricordare le antiche resistenze. Di non cedere le speranze più care.
3
Amici che hanno vissuto questa sgradevolissima esperienza mi dicono che l’incursione di un ladro in una casa non provoca soltanto danni e perdita di oggetti che hanno un valore ben più alto di quello venale, viene vissuta come una profanazione di qualcosa di sacro; ed è umiliante, come l’incontro con un voyeur o  un esibizionista.. Mi è capitato di vivere questi sentimenti quando l’onorevole Mastella, mentre sparava la sua lupara rosa contro  il governo di cui faceva parte, ha citato una poesia che anche lui, come me, credeva  di Pablo Neruda. Questa poesia, con l’amore e la gelosia del discepolo (di Neruda, non di Mastella) io l’avevo fatta mia, citandola agli amici che, il 14 febbraio 2003, circondavano me e Clotilde  nella festa per il cinquantesimo anniversario del nostro primo incontro. Riconosco il mio arbitrio, e per di più adesso so che la poesia non è di Neruda ma della scrittrice brasiliana Marha Medeiros;  ma non voglio che “Lentamente muore” rimanga soltanto sui resoconti stenografici della Camera, legata, oltre a tutto, a una brutta pagina della democrazia italiana:
Perché (ringraziando l’inconsapevole Martha) non farne un programma di resistenza alla subcultura berlusconiana?
Un abbraccio
Ettore Masina

Nella mia ricerca di video ho trovato questo: ecco come Giorgio Gaber vedeva la democrazia. e mi sembra ancora molto attuale.

http://www.youtube.com/watch?v=fE1Dkf1_3pI

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6 risposte a Una lettera tutta da leggere

  1. cristinabove ha detto:

    Come non condividere tutto? Punto per punto.
    Ma io la provo davvero la desolazione, io mi sento quasi disperata, perchè mi rendo conto che tutto il marciume dell’essere umano ormai è di casa nel governo d’ Italia. Ho scritto in altre occasioni che siamo già sotto regime, e lo confermo. E’ solo un regime occulto, soft…che non elimina fisicamente gli oppositori, ma li elimina ugualmente, perchè i mezzi di cui dispone sono tutti quelli che l’informazione può gestire.
    Ma sono convinta anche che il mancato varo delle leggi che avrebbero dovuto tutelarci e quelle sui conflitti di interesse, sia stato voluto.Perchè a mio avviso le collusioni mafiose non hanno mai abbandonato il transatlantico.
    I surmolotti abbandanonano la nave quando affonda, questa specie di super ratti no, resta al timone.

  2. anonimo ha detto:

    Concordo completamente con il testo di questa lettera.e con il commento di Cristina Bove.
    La politica l’ho da tempo vista con
    disprezzo e oggi il momento diventa delicato e fa paura.
    Se mi attribuisco qualche merito,questo può essere uno strano
    “intuito”che,spesso,ritrovo nelle mie
    espressioni. Infatti,proprio ieri e non sò per quale strano motivo,ho scritto(rielaborandolo) un cantico (corrido) “Cantico per Emiliano Zapata”. Stranissima coincidenza…

    Gianni Langmann

  3. glodalessandro ha detto:

    E’ angosciante quando finalmente si capisce che tutto questo trambusto stia arrivando alla “normalità“:
    la dignità dell’uomo non si sa nemmeno più cosa sia perchè il potere mediatico c’insegna… l’educazione (!!!) indirizzata alla sottomissione del prossimo…
    I giovani son sempre più attratti dalla futilità del non-senso, ridono della loro ignoranza,… potrei elencare mille altre tendenze o sfogarmi all’infinito per tutto ciò che VOLUTAMENTE viene mostrato dai media…
    Lasciare spazio a questo tipo di espressione è un delitto alla nostra ricca e amata cultura e alla dignità dell’uomo che sempre più spesso viene infangata dal più forte…
    Scusate lo sfogo.
    Saluti, Glò
    MORIRE LENTAMENTE: non credo ce lo permetteremo….

  4. anonimo ha detto:

    Mi pare che la lettera di Masina esprima amarezza e indignazione ma che non voglia alimentare la disperazione e il disprezzo della polita tout court. Il titolo di questa lettera è “un’ardente pazienza” che ho tradotto con “un’ardente speranza” Credo che sia inevitabile indignarsi ed essere in collera, ma dovremmo avere, come diceva Gramsci, il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà.
    Dobbiamo discriminare, ( qualche politico serio, onesto c’è o no?) resistere, non rinunciare. Credo che la politica sia qualcosa che ci riguarda tutti da vicino, che ha a che fare con la nostra vita quotidiana e personale e con i disastri ambientali e le guerre; non pensiamo che sia solo quella della casta.E proviamo a chiederci se non siamo anche noi responsabili della deriva che vive non solo la politica ma anche la nostra società. Uscire da un certo atteggiamento snob e riconoscere che non siamo immuni dal male ( penso a Etty
    Illesum) ma che possiamo fare qualcosa di buono: per esempio metterci in discussione, creare delle reti, ripensare il vivere comune, reinventarci il pensare e l’agire. Auguro a tutti noi di mantenere viva la speranza e la fede ,cioè la fiducia. Se poi a qualcuno interessa incontrare un cristianesimo capace di interrogarsi, pensare, dialogare con tutti, libero, si sintonizzi il sabato e la domenica mattina alle 9,30 su radio3 e segua la trasmissione “Uomini e profeti” curata da Gabriella Caramore, che è seguita e apprezzata da molte persone laiche, atee e “diversamente credenti”.
    Buona notte.
    Mariù

  5. cochina63 ha detto:

    già come non concordare… e come fare a non disperarsi? tra l’altro la certezza di essere un’esigua minoranza di utopici si è ormai fatta strada.

  6. Soriana ha detto:

    Forse ha ragione la mia amica Mariù, anche se forse sarebbe più facile lasciarsi andare alla disperazione, e stare come corpi morti sulla nave ( sulla galera) che va alla deriva. Un minimo di speranza, di fiducia porta all’agire, può generare una positiva e feconda ribellione. Resistere resistere resistere. Continuare a pensare. Continuare a dire: no, io non ci sto dentro questi giochi sporchi. Ma non astraendosi, ma combattendo. Continuare a credere che ci può essere qualcosa di migliore, continuare a ripetersi che non siamo perduti. Certo, ci vuole una grande forza. Ma solo così, forse, può avvenire il cambiamento. Grazie delle segnalazioni, Mariù, e di averci fatto intravedere uno spiraglio di luce.

    @Gianni: sarebbe bello che ci facessi leggere un frammento del tuo Cantico.

    Un abbraccio forte forte a tutti

    Milvia

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