Un commento diventa post

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Vivo in Israele, sto cercando il -paese brutto e crudele che voi descrivete e che voi volete boicottare, sto cercando gente cattiva che vuole vendetta , sto cercando un governo fascista. Non trovo niente di tutto questo. Io vedo un paese bello e curato, vedo gente sorridente e preoccupata, piena di dolore alle notizie dei bombardamenti quotidiani su Sderot, citta’ israeliana, vedo un governo demovcratico che ancora non si decide a colpire come dovrebbe il nemico. Nessuna nazione del mondo sopporterebbe quello che sopporta Israele dai suoi nemici palestinesi e dai suoi nemici boicottanti italiani.
Tra i palestinesi vedo madri felici perche’ il loro figlio ha ammazzato ammazzandosi, vedo gente e bambini che offrono caramelle per ogni ebreo ammazzato.
Vedo in Italia razzisti vergognosi e ignoranti come Vattimo, ebrei come Ovadia che non crede che Israele debba esistere. Ebrei come Shabtai che non vuole Israele.
Mi vergogno molto di essere italiana e di apparttenere a un paese cosi’ antisemita. In Francia non boicottano Israele? forse perche’ sono piu’ civili di noi italiani.
Quando e’ stata ospite la Turchia la avete boicottata a causa del problema curdo? E l’Egitto dove non esistono diritti civili lo boicotterete? Nooo, voi non boicottereste nemmeno l’Iran.
L’unico paese degno di boicottaggio e’ Israele, l’ebreo fra gli stati.
Che vergogna.

Per la prima volta, da quando ho aperto questo blog, pubblico un commento, non mio, come post. E’ un commento che una signora ha lasciato il 10 febbraio come risposta al mio post:

 http://rossiorizzonti.splinder.com/post/15868282/Post+lunghiiiiiiiiiiissssssimo

Mi spiace non poter rivolgermi a lei con il nome: ma il commento risulta anonimo, anche se credo che si tratti solo di una dimenticanza, non firmarlo, da parte di chi lo ha scritto.
Lo pubblico qui perché voglio dare rilevanza alla risposta che cercherò di dare a questa visitatrice che, con veemenza appena trattenuta, scrive cose che non condivido affatto e per le quali potrei fare solo una diagnosi: questa signora, o signorina, non so, è affetta da una forte miopia. Una miopia anomala, forse, che le fa mettere a fuoco  solo alcuni aspetti del paesaggio in cui è immersa, mentre davanti a altri scorci degenera in cecità assoluta.
La chiamerò, anzi, ti chiamerò…signora anonima, ma ti darò del tu, che ci si capisce meglio, forse.

Ho già scritto più volte su Israele (e alla fine dei post inserirò un  link, così, se vuoi, puoi andare a leggere). Alcune cose che tu hai scritto mi hanno indotto a infilarmi gli occhiali, per capire se avevo letto bene. Quando dici, per esempio, vedo un governo democratico che ancora non si decide a colpire come dovrebbe il nemico. Nessuna nazione del mondo sopporterebbe quello che sopporta Israele dai suoi nemici palestinesi.
Ma avevo letto bene, questo tu hai scritto.
Cosa dovrebbe fare d’altro ancora, il governo…democratico dello Stato di Israele per colpire il popolo palestinese?
Ma non è questo che mi preme, in questo momento, controbattere. Non è neanche evidenziare con quanta facilità tu utilizzi la parola nemico.
Ciò che voglio ricusare, questa sera, è il termine antisemita, con cui tu qualifichi me e le persone che hanno commentato il mio post, e tutti quelli che sono a dir poco sorpresi e non d’accordo sull’aver eletto Israele Paese ospite della Fiera del libro di Torino.
Antisemita, signora Anonima, no, non mi va bene. Non mi va bene essere definita così. Non mi va bene che tu definisca così chi contesta il governo israeliano. Il governo, non il popolo ebraico. Mi sembra che ci sia una differenza enorme. Contesterei il comportamento di quel governo sia che fosse a capo di una popolazione cristiana, mussulmana, buddista o che adorasse un frigorifero.
Avevo undici anni quando mia madre mi lesse un libro: L’ultima scintilla di Erique Maria Remarque. Il mio primo incontro con lo sterminio degli Ebrei, la prima mia consapevolezza di quanto bestiale e orrendo possa essere l’animo umano. Era estate, e non fu una bella estate e potrei dilungarmi, e raccontare tutto il mio raccapriccio e tutto il dolore e anche l’amore che cominciai a provare per gli Ebrei. E il desiderio di conoscere meglio questo popolo, attraverso i suoi scrittori, la sua musica, i suoi pensatori.  E quello che ho via via scoperto, conosciuto, l’ho quasi sempre apprezzato e amato.
A Pasqua ho finalmente avuto l’occasione di venire lì dove tu abiti, in Israele, appunto. E hai ragione a dire che è un paese bello. E’ un paese anche pieno di suggestioni, sarà tutta quella storia che impregna le pietre, la terra, quella storia che tutti noi, appartenenti a religioni diverse (o come me, a nessuna religione) abbiamo conosciuto fin da bambini. E’ pure un paese deturpato da un muro che io considero osceno. Ma non perché è stato voluto e costruito da ebrei, ma perché è stato voluto e costruito da uomini assolutamente privi di etica.
Nel mio breve soggiorno, grazie a una mia amica israeliana, Nurit Peled, di cui forse conoscerai il nome, se vivi in Israele, ho incontrato sia ebrei sia palestinesi. Splendide persone, tutte. Nurit, anni fa,  ha perso una figlia piccola in un attentato di un kamikaze: beh, sai, signora anonima, lei non utilizza la parola nemico. Nurit Peled, come altri ebrei, come i palestinesi che ho conosciuto, si batte, e non è certo una facile battaglia, per una convivenza pacifica, per un rispetto gli uni degli altri, reciproco. Antisemita anche l’ebrea Nurit, signora anonima?
Non c’è solo il muro, a fare inorridire, in Israele. C’è anche un altro sito che mentre lo si visita, mentre lo si attraversa,  ci si dovrebbe veramente riempire di vergogna per appartenere alla razza umana (che è comunque la sola razza, universale, che io riconosco): lo  Yad Vashem, il Memoriale della Sohah in Gerusalemme.
Vedi, signora Anonima, a me fanno inorridire tutti gli stermini, tutti i soprusi, le vessazioni, le guerre, le dittature, e anche gli attentati, sì, dove muore gente innocente…  A me fa inorridire l’uomo che uccide il suo simile. Non mi importa, non mi è mai importato quale dio preghi, di che colore siano i suoi occhi, quale sia il suo idioma. A me fa inorridire l’umanità che perde il senso della vita.
Se vuoi, ne possiamo ancora parlare, signora anonima.
Qui sotto ecco il link per accedere al post sul mio viaggio in Israele.

http://rossiorizzonti.splinder.com/post/11692879/SalamSahlom

Le foto che aprono il post le ho scattate durante il mio viaggio in Israele. la prima allo Yad Vashem, e quei corpi appesi, rivoltati, sono, vi assicuro, un pugno nello stomaco, ma è nulla rispetto a altro che si incontra in questo museo.
La seconda l’avevo già pubblicata la primavera scorsa. Un’immagine, molto eloquente, che qualcuno, rischiando forte, ha lasciato sul muro.

Credo proprio che questa sera non ci sarà alcuna musica, a chiusura del mio post.

       

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16 risposte a Un commento diventa post

  1. cristinabove ha detto:

    Mi unisco a te, Milvia per tutto ciò che hai espresso nella tua maniera pacata e civile, non potrei che ripetere tutto quello che tu hai scritto…e sono dolente quanto te, di fronte a questi muri della mente, molto più temibili di quelli di pietra.
    Ma purtroppo di signori anonimi è pieno il mondo, e non basterà mai la voce di chi proclama fratellanza universale a farli desistere o, almeno ad uscire dall’anonimato ed avere il coraggio delle proprie idee.
    un abbraccio, cara.
    cri

  2. anonimo ha detto:

    NON CAMBIO UNA SOLA VIRGOLA DI QUANTO RISPONDI ALL’ANONIMA VISITATRICE, ANZI, LO SOTTOSCRIVO APPIENO. Proprio grazie a te, anch’io ho conosciuto quella donna straordinaria che è Nurit, docente universitaria, non dimentichiamolo, di una materia da noi tanto “inconcepibile” (e se ne vedono purtroppo le misere conseguenze): la scienza dell’EDUCAZIONE.
    Invito la tua anonima visitatrice ad ALLARGARE IL CAMPO VISIVO tanto ristretto, partendo da questo semplicissimo link su Nurit Peled e a porsi qualche domanda sul perché un’insegnante universitaria, che ha perso anche una figlia a causa di un attentato palestinese, giri il mondo assieme a persone che il suo governo vuole NEMICHE per raccontare verità scottanti e scomode.
    Bello sarebbe che, l’anonima visitatrice, le vedesse con i propri occhi e le sentisse raccontare dalla viva voce di Nurit e delle donne palestinesi, così come è successo a noi.
    Verità che la signora non troverà mai nei mass-media a cui temo sia abituata. “Chissà che non”. Voglio essere ottimista.

    Ti linko anche dal mio blog, perché c’è un bisogno enorme che l’informazione continui a raggiungere le menti e le coscienze degli individui. Più conosciamo, più siamo liberi di scegliere.
    Un bacio,
    Stefi

  3. anonimo ha detto:

    Avevo dimenticato di collegare Nurit al link, ma basterebbe cercarla con un motore di ricerca qualsiasi.
    Comunque, eccolo qua:
    http://images.google.com/images?sourceid=navclient&hl=it&ie=UTF-8&rls=CYBA,CYBA:2006-42,CYBA:it&q=nurit+peled&um=1&sa=N&tab=wi

  4. albertomasala ha detto:

    il tuo commento all’anonima israeliana diventa mio: il tuo pensiero è da condividere

    premettendo che sono fermamente certo che la violenza non porti a nulla, mi chiedo però cosa può fare il popolo di Palestina per avere attenzione sulle proprie sofferenze…

    intanto allego l’elenco dei morti degli ultimi 40 giorni che ho preso da un articolo molto interessante. E’ davvero da leggere. Su questo sito:

    ———————————————
    4 gennaio – Nablus – Ahmad Abu Hantash, gravemente ferito – muore il 23 gennaio – aveva 22 anni ed era padre di due bambini.

    4 febbraio – un attentatore suicida si fa esplodere nei pressi di un centro commerciale a Dimona, uccidendo un’anziana donna, Lyubov Razdolskaya, e ferendo altri undici civili, tra cui il marito che versa in gravi condizioni.
    Da sottolineare che si tratta di un attentato che ha avuto luogo a distanza di oltre un anno dall’ultimo evento dello stesso genere accaduto in Israele, l’attentato suicida di Eilat che il 29 gennaio del 2007 costò la vita a tre Israeliani.

    Il giorno successivo arriva la “risposta” di Israele, con ben nove Palestinesi uccisi nel corso della mattinata di martedì, due in un’operazione terrestre dell’Idf svoltasi nei pressi di Rafah, e sette nel corso di un attacco missilistico dell’aviazione israeliana contro una piccola stazione di polizia nella città di Abassan, a est di Khan Yunis; durante quest’ultima azione, dieci Palestinesi sono rimasti feriti, ed alcuni sono ricoverati in condizioni critiche. I morti sono:
    – Mahmoud Abu Teh
    – Bakker Abu Ghajal
    – Rifat Kadih
    – Ahmed al-Masbah
    – Wafi Abu Yusef
    – Maataz Abu Shahala
    – Osama Abu Saada
    – Mohammed Abu Saada
    – Abed a-Nasser Abu Tir

    nel solo periodo compreso tra il 27 dicembre e il 6 febbraio di quest’anno, l’esercito israeliano ha ucciso ben 107 Palestinesi e ne ha feriti 299, tra i quali anziani, donne, bambini:

    – il 3 gennaio, in un villaggio nei pressi di Khan Yunis, i carri armati israeliani prendevano a cannonate la casa di un membro delle Brigate al-Quds, Sami Hamdan Fayadh, uccidendolo sul colpo; insieme a lui, tuttavia, morivano altri 4 civili innocenti, la moglie Karima, di 59 anni, i fratelli Ahmed e Asmaa’, rispettivamente di 32 e 22 anni, il cugino Mohammed, di 18 anni.

    – il 6 gennaio, durante una incursione nel campo profughi di al-Boreij, nella Striscia di Gaza, l’esercito israeliano sparava indiscriminatamente contro la popolazione del campo, uccidendo 4 Palestinesi e ferendone altri 40, tra cui 3 donne e 15 bambini; trovavano così la morte, tra gli altri, il 16enne Ziad Isma’il Abul Rukba e la 25enne Iman Hamdan.

    – il 16 gennaio, nel corso di una esecuzione poco “mirata” dell’aviazione israeliana, un missile centrava un auto che percorreva una via di un sobborgo di Gaza, sterminando i tre civili innocenti che la occupavano, il 27enne Mohammed al-Yazji, il figlioletto Ameer, di 5 anni, il fratello ‘Aamer, di 40 anni: inutile specificare che i loro corpi sono stati orribilmente smembrati e devastati.

    – il 17 gennaio, nel corso di una ennesima esecuzione mirata, un aereo israeliano lanciava due missili contro l’auto di Ra’ad Shihda Abu Fuol, un membro delle Brigate al-Quds, uccidendolo sul colpo, ma uccidendo anche una sua amica, la 35enne Fatheya Yusef al-Hassoumi.

    – il 17 gennaio, verso le 7 della sera, un missile israeliano esplodeva a breve distanza da un carretto trainato da un mulo, uccidendo la 52enne Miriam Mohammad Ahmad al-Rahel ed il figlio 22enne Mohammad, e provocando il ferimento di altri 6 civili che si trovavano nei pressi, tra i quali due bambini.

    – il 18 gennaio, l’aviazione israeliana bombardava un edificio governativo di cinque piani, situato nel popoloso quartiere Tal al-Hawa a sud-ovest di Gaza City; l’onda d’urto e le schegge dell’esplosione investivano anche gli edifici civili circostanti, in uno dei quali si stava svolgendo un ricevimento nuziale; moriva così la 52enne Haniya Hussein ‘Abdul Jawwad, mentre altri 46 Palestinesi restavano feriti, tra cui 3 donne e 19 bambini.

    – il 28 gennaio, a Betlemme, nel corso di un raid, i soldati di Tsahal sparavano indiscriminatamente contro la folla, uccidendo il 16enne Qussai Suleiman Mohammed al-Afandi, che stava raggiungendo suo padre nel negozio di famiglia.

    – il 7 febbraio, nel corso di varie incursioni nella Striscia di Gaza, i soldati israeliani hanno ucciso altri 7 Palestinesi, tra cui un insegnante investito dalle schegge di un missile davanti alla sua scuola a Beit Hanoun; nel medesimo “incidente”, anche tre alunni del povero insegnante sono rimasti feriti.

    un amaro saluto
    alberto

  5. anonimo ha detto:

    Al di là delle precisazioni e dei distinguo è evidente che parlare di Israele ormai è diventato tabù. Pare che ci debba andare bene comunque ciò che fanno i suoi governanti. Se la signora italiana è andata a vivere in Israele ha i suoi motivi per difendere anche la sua scelta di vita, ma non per questo può negare ciò che è stato ampiamente detto precedentemente.
    Credo anche che la politica internazionale sia la causa prima di tutto ciò. Perchè non si fanno moratorie per le armi?

  6. lauraetlory ha detto:

    Milvia, come tu ben sai abbiamo scritto un libro su questo argomento. Un libro che, se potessi, vorrei far leggere a ebrei e palestinesi con la piccola speranza che vedendosi osservati dal di fuori riescano a superare le barriere che si portano dentro. Capisco il livore di questa anonima signora: vivere in Palestina non deve essere facile. Ognuno e’ pronto a gridare le proprie ragioni, e sono ragioni valide. Talmente valide da condurre a raid aerei, attentati kamikaze, muri, persecuzioni. Capisco. Ricordo l’odio che permeava noi italiani durante gli anni di piombo. Ricordo lo scontro tra chi stava da una parte della barricata (le BR e coloro che giustificavano politicamente la loro scelta) e chi stava dall’altra (i tutori dell’ordine, le vittime di una guerra non dichiarata, i gambizzati, tutti coloro che avevano visto cadere un parente, vittima innocente di un’ideologia). Lo scontro non poteva trovare una soluzione. Ricordo i feroci contraddittori durante le assemblee scolastiche, ricordo il pensiero che forse aveva ragione Pasolini quando diceva che i veri figli del proletariato erano i poliziotti. Ho allargato il discorso, torno all’origine. Dice bene Milvia: non contro il popolo ebraico, ma contro coloro che decidono per e sulla pelle del popolo ebraico. Anche se io non condivido il boicottaggio di Torino. Chiudere la porta in faccia pone sempre dalla parte del torto. Se qualcosa ci salvera’ sara’ sempre e solo il dialogo. E’ questo che volevo dire alla signora anonima.
    Laura

  7. anonimo ha detto:

    Gentilissima Signora Milvia, mi chiamo Tilde Maisto, leggo molto spesso quello che Lei scrive e questa volta mi sento in dovere di intervenire perchè desidero farLe sentire tutta la mia solidarietà.
    Con l’occasione mi piacerebbe se Lei potesse leggere sul mio sito “cancelloedarnonenews” un articolo dal titolo:”la lingua speciale di Uri”, la favola che lo scrittore israeliano David Grossman ha dedicato al figlio morto in guerra, è un richiamo al valore della parola e alla necessità di mediare per risolvere i piccoli-grandi equivoci dell’incomprensione. Ma ciò che è maggiormente importante in questa storia è che nonostante la tragedia della morte del figlio in guerra, Grossman, assieme agli scrittori Amos Oz e Abraham Yehoshua, sollecita dal governo israeliano un accordo per il cessate il fuoco come base per negoziare una soluzione concordata. Intanto dinanzi alla tomba del figlio, con accenti teneri, commossi e colmi di dignità, gli parla nella sola lingua che tutti gli uomini di tutti i tempi siano in grado di capire: quella del dolore, quella dell’amore.
    Mi scusi pr l’intrusione e voglia gradire cordiali saluti.
    Tilde Maisto

  8. Soriana ha detto:

    @Cri, Stefi: Vedo che siamo in sintonia. La signora Anonima è sparita, mi sarebbe piaciuto leggere un suo contraddittorio…

    @Alberto: un altro tremendo elenco di morti. Che si tende a ignorare. Morti cui tu hai riportato qui con un nome e una storia. Mi è venuto in mente ciò che scriveva Tiziano Terzani (della cui scomparsa non finirò mai di dolermi): “Attraverso un piccolo episodio racconti una grande storia, perché un aneddoto della vita di un uomo può spiegare molto di più che se scrivi: ieri, seimila morti”.
    Ho letto la proposta che hai pubblicato oggi nel tuo blog. Pienamente condivisibile.
    Ma intanto altre cose tremende continuano a succedere. Vedi Napoli, ieri.

    @Rita: perché sono troppo occupati a fare moratorie sull’aborto…

    @Laura: Lo ricordo bene quel clima di diffidenza e paura…Eppure quando sono stata in Israele non l’ho percepito. Parlando con la gente comune (camerieri, tassisti, piccoli commercianti) sia ebrei che palestinesi quello che ho avvertito è solo una grande stanchezza, un senso di impotenza, ma scevro di odio verso la parte opposta: ostilità, eventualmente l’avevano verso i propri governanti.
    Lo sai, ve lo avevo scritto che “La guerra dei sordi”, il vostro bel romanzo, dovrebbe essere tradotto in arabo e in israeliano. Non potendo fare altro lo regalerò a Nurit Peled.
    Per quanto riguarda il boicottaggio (che continua a lasciarmi perplessa) se vuoi vai a leggere la proposta che Diego Ianiro ha pubblicato su Nazione Indiana (e segnalato da Alberto Masala).

    @Tilde: vorrei fare una premessa, cara Tilde. Io…non mi sento di darti del Lei…Sono sfacciata? Ma mi sento un po’ a disagio, con il lei, tanto più maiuscolo…Fra l’altro ho letto che siamo più o meno coetanee (va beh, io sono un po’ più vecchietta…) e spero quindi che tu non ti offenda se continuo a darti del tu.
    Ti conoscevo già, attraverso il blog di Cristina, e qualche volta ho letto anche il tuo cancelloedarnonenews. Sono contenta che pure tu sia venuta a trovarmi spesso. Sono visite gradite e non certo…intrusioni.
    Premessa finita.
    Ho letto la favoletta che Grossman ha dedicato a Uri. Sì, è deliziosa, e ha una bella morale. Però sia Grossman che Oz, e anche Yeoshua erano d’accordo per la guerra in Libano, e Yeoshua è d’accordo con il muro. Amo i loro libri, ma non mi sembra che questi autori siano sempre coerenti con quanto scrivono. Ciò non toglie che siano bravi scrittori, naturalmente.
    Ciao, Tilde. Va bene il tu, allora?

    @Antonio: finalmente!!!!!!!!!

    Un forte abbraccio a tutti voi.

    Milvia

  9. anonimo ha detto:

    Cara Milvia,
    grazie, grazie per la tua risposta e per tutti gli stimoli alla riflessione su un argomento così terribile.
    Ti abbraccio forte
    ondina

  10. Rousseau ha detto:

    è la prima volta che passo da queste parti, ma concordo su tutto ciò che hai scritto… Cercavo un posto dove rifuggiarmi dopo una polemica abbastanza accesa sull’argomento fiera di torino con un’altra blogger, polemica in cui sono stat* tacciat* di non capire che la letteratura non ha nulla a che vedere con la politica… che grave errore non credete??? Considerare lontana dalla politica proprio quella letteratura che Amos Oz vorrebbe come antidoto al fanatismo…
    Vabbè… comunque ti linko perchè apprezzo molto ciò che scrivi…

  11. anonimo ha detto:

    Milvia, il tu va benissimo, ed essere avvolta in questa grande e bella amicizia, direi allargata, mi riempie di gioia.
    Un saluto affettuoso,
    a presto, ciao Tilde

  12. Soriana ha detto:

    @Ondina: Ant, che bella sorpresa! Sono contentissima di averti trovato qui. a presto, spero.
    Un abbraccio.

    @Rousseau: Benvenuta! Sono felice di essere stata per te un rifugio…
    grazie per avermi segnalata e linkata. Ora che ti conosco ti farò spesso visita.

    @Tilde: amicizie allargate…Bellissima espressione. Ricambio il saluto affettuoso.

    Milvia

  13. anonimo ha detto:

    Salve mi chiamo cosimo e scrivo per chè, visto che tra poco ci sarà nella vostra regione il salone del libro, e considerato soprattuttoil momento storico, vi voglio segnalare un romanzo “Il circo
    >>> capovolto” di Milena Magnani ed. Feltrinelli che ho visto presentato
    >>>alcune settimane fa al teatro franco parenti di milano e che ho visto anche presentato da rai 3 nel contenitore Levante delsabato mattina.
    >>> Finalmente un romanzo che parla in maniera decisa dell’olocausto rom e che al tempo stesso pone il lettore in collegamento con il mondo interculturale di oggi , dove
    > le lingue della nuova immigrazione hanno un ruolo di rilievo.
    >>> Essendo ambientato in una baraccopoli, racconta il convivere di persone
    >>> di diverse etnie che si devono confrontare e misurare su ciò che li
    >>> unisce e non su ciò che li divide.
    >>> Bellissimo è il fatto che l’autrice, oltre alla narrazione in lingua
    >>> italiana, abbia lasciato idiomi riferibili a
    >>> cinque diversi ceppi linguistici (non solo albanese, ma anche rumeno,
    >>> ungherese, Ceko,
    >>> romanes) e che non abbia sentito il bisogno di metterne la traduzione
    >>> in italiano a fondo pagina. Su questo punto ho avuto modo di ascoltare
    >>> le sue motivazioni durante la presentazione che ha fatto e mi
    >>> è piaciuto sentirle dire che il senso della storia, e quindi di una
    >>> trama comune, si afferra e procede al di là che dei personaggi e delle
    >>> loro culture non si capisca tutto tutto fino in fondo.
    >>> E su questo devo concordare che l’intento è pienamente riuscito. Le
    >>> differenze non sono ostacolo qui ma solo elementi normali della vita
    >>> intorno a cui si adatta una volontà di comunanza. La storia poi, la
    >>> trama che il romanzo sviluppa, ruota intorno a un ungherese Branko
    >>> Hrabal che arriva in questa baraccopoli portando con se i vecchi
    >>> materiali appartenuti al circo di suo nonno, un circense deportato a
    >>> Birkenau. Raccontando ai bambini delle baracche la storia di questo
    >>> magico circo e affidando loro i materiali che ha recuperato, riesce a
    >>> restituire lai bambini oro un senso e una dignità del loro stare nel
    >>> mondo e nella storia.
    >>> Quasi certamente voi conoscete già questo libro, io sono stato molto
    > colpito dal tipo di presentazione che è stata fatta in forma di spettacolo
    > perchè c’erano un attore e un fisarmonicista che faceva musica gitana
    > ungherese.
    > > Un romanzo così meriterebbe risonanza in luoghi dove si fa cultura di
    > pace.
    > Se per caso poi non lo conoscevate, spero di avervi fattosegnalazione
    > gradita.

  14. Soriana ha detto:

    Ti ringrazio tantissimo, caro Cosimo, per questa segnalazioni. Quelli trattati nel libro che ci presenti sono temi che mi interessano tantissimo. E questa notte, quindi, anche il tuo commento diventa un post. Ritorna, sarà un piacere.

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