Dopo cinque anni

P1060038(Bologna, 14 febbraio 2008: la 194 non si tocca, la difenderemo con la lotta)

Voglio tornare (brevemente è il mio proposito) sulla manifestazione per difendere la 194 cui ho partecipato l’altro ieri.
L’ultima manifestazione che mi aveva visto far parte di un grande corteo era stata, prima di questa, quella per la pace, a Roma, il 15 febbraio 2003. Esattamente a cinque anni di distanza.
A parte il numero dei partecipanti, non paragonabile nelle due manifestazioni, e la diversa motivazione,  un altro elemento che le  ha distinte è senza dubbio lo stato d’animo dei partecipanti. O, forse era solo  il mio stato d’animo a essere diverso.
A Roma, in quella bella giornata di sole, l’atmosfera che si percepiva era di speranza, quasi una certezza che la nostra protesta, che la protesta che in quel giorno si stava portando avanti in buona parte del pianeta, fosse presa in considerazione. Quella speranza univa tutti, giovanissimi, persone mature, e tutti quegli uomini e quelle donne appartenenti a una generazione che quelle marce, quei cortei, li avevano vissuti in prima persona quando erano ragazzi. Poi, va beh, è andata come è andata…E le speranze ce le hanno fatte ringoiare

Giovedì scorso non mi sentivo assolutamente piena di speranza, invece. E mi è parso di capire che anche le donne e gli uomini (ce n’erano, per fortuna…) più che  avere speranza, fossero, fossimo presi quasi da una sorta di incredulità. Essere lì a ripetere gli stessi slogan, quelli che avevamo quasi dimenticato, quelli che eravamo certi di non dover scandire più, perché inutili, ormai.Che delusione, che sgomento…
Le ragazze, invece, ecco, per loro credo sia stato diverso. Il loro tono di voce, era diverso. Ma non perché fisiologicamente più giovane, no, ma perché c’era quella cosa lì, la speranza. E  l’innocenza, forse. Non si avvertiva la stanchezza per un deja vue.  E questo è senz’altro una cosa positiva. Che mi ha fatto riflettere anche su altro: forse ai ragazzi, ai giovani dovremmo dare anche speranza. Forse dovremmo smettere di esternare solo il nostro pessimismo. Perché è questo che stiamo facendo. E’ sufficiente  ascoltare quello che dice la gente intorno a noi, o girovagare un po’ fra i blog, è sufficiente ascoltarci per rendercene subito conto.
Ecco forse perché mi è piaciuta tanto la poesia di Patrizius "Venti di Pace"  che ho segnalato nell’altro post:  perché mi fa sperare che qualcosa possa cambiare, e in meglio.
Mah…strano post che è venuto fuori…Perché in realtà non avevo pensato di riportare qui questi pensieri.
Volevo raccontare in maniera un po’ dettagliata come si era svolta la manifestazione. Dire che il reparto di ostericia e ginecologia del policlinico S.Orsola di Bologna, ha la più alta percentuale di ginecologi obiettori di coscienza d’Italia. Cosa che non sapevo affatto…
E a proposito di obiettori vi invito ad andare a leggere qui:
http://ilghibellino.blogspot.com/2008/02/una-giornata-in-corsia-napoli-dopo.html
 
Insomma scriverò ancora due righe, per concludere questo mio post che mi sembra un po’ sconclusionato.
Un’immagine che mi rimarrà impressa è quella di una ragazza, visibilmente incinta, che sull’allegro maglioncino rosso che le copriva il pancione aveva attaccato un bel cartello: libere di scegliere. E mi è sembrato bellissimo davvero. Perché quella ragazza, che ha scelto liberamente di diventare madre, era lì per affermare anche con la sua gravidanza come altrettanto liberamente un’altra donna abbia diritto di fare una scelta opposta alla sua.

Non ho invece approvato il comportamento di una donna  che andava dicendo che gli uomini non dovevano partecipare alla manifestazione, in quanto, appunto, uomini. Eh, no, cara la mia signora…queste contrapposizioni mi sembrano davvero stupide….

Fra gli slogan…riciclati, forzatamente, amaramente riciclati, qualcuno nuovo, aderente ai tempi, c’era. Come questo: Se la mamma di Ferrara avesse immaginato, la 194 avrebbe praticato…E anche se la 194, quando è nato tal personaggio non c’era ancora…insomma, scandire quelle parole è stato soddisfacente…
Mi fermo qui. Non rileggo neppure.
Buona settimana a tutti. E se è un post incasinato perdonatemi. Sono andata un po’ così, a braccio.

Mi sembrava di ricordare che questa bella canzone di Guccini parlasse di una ragazza che muore per un aborto clandestino. Invece mi sbagliavo: Stefania, vent’anni, muore di parto.  Probabilmente per l’incuria di un grande ospedale.

http://www.youtube.com/watch?v=3TM6cBuZPiI

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2 risposte a Dopo cinque anni

  1. anonimo ha detto:

    Che bello vedere qualcuno che protesta…in questa nazione di belli addormentati. Ciao ..Antonio

  2. Soriana ha detto:

    Sì, Antonio, Qui, se non ci si sveglia, è un casino… Ciao, ReAnto!

    Milvia

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