Diario minimo di Milvia (1'parte)

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Sabato primo marzo:   alla  biblioteca Ginzburg di Bologna  si sono incontrati due gruppi  femminili di scrittura (incontrati, non scontrati…che per fortuna non c’è alcun parlamentare, fra noi…):
Gruppo ’98 poesia 
e il gruppo
Parole nel cassetto della associazione Armonie
di cui faccio parte da circa tre anni.

Scopo dell’incontro era il rapportarci fra noi, confrontando i diversi percorsi, le eventuali metodologie e le esperienze che, seppur diverse, sono unite dal filo rosso della creatività. Un pomeriggio gradevole, direi festoso, iniziato con la presentazione dell’associazione Armonie e delle sue molteplici attività da parte dell’attuale presidente Teresa Ganzerla e condotto con molta professionalità da Mirella Giordani ( Parole nel cassetto) e Anna Zoli (gruppo 98 ). Davanti a un pubblico attento (così mi è sembrato, almeno…) e piuttosto numeroso, si sono alternate, alla storia dei due gruppi, letture di poesie e racconti  con il magico sottofondo musicale di  Antonio Masella, che ha fatto scaturire dai suoi affascinanti strumenti etnici note leggere, che come carezze sembravano accarezzare le parole.
Per quanto riguarda il nostro gruppo, Terry Migliori,
Noema Pasquali, Stefania Ferrini, Mirella Giordani hanno regalato emozioni con i loro bei racconti, editi in antologia, e: Ines Casarini (con una raccolta edita di poesie)
Rita Zaghi (Basterà uno sguardo-Edizioni il Melograno) Giovanna Fonti (Pronto, chi parla? – Franco Pancallo Editore) e io  abbiamo letto brani dai nostri libri.
Dalla mia raccolta di racconti (Donne ricette ritorni e abbandoni – Pendragon)  ho scelto Buio

Ho volutamente dimenticato un nome: quello di Amedea Zanarini, dimenticato perché su di lei voglio dire qualcosa in più: Amedea (socia fondatrice di Armonie e presidente dell’Associazione per diversi anni) è una ragazza di…ottantatre anni, con una mente agile che io non avevo neppure a vent’anni.  Autodidatta, ex staffetta partigiana, è ancora oggi combattiva come una leonessa (non sono sicura se le leonesse siano combattive, ma è questa l’immagine che mi è venuta in mente). Eppure Amedea ha anche uno sguardo molto dolce e estremamente limpido, come se, nonostante tutto, credesse ancora che la vita è una cosa meravigliosa.
Di lei, sabato, è stato letto un brano che qui  pubblico, per far conoscere anche a voi qualche pensiero di questa donna che, devo confessarlo, è un po’ il mio mito.
Domani Diario minimo parte seconda: La mia domenica a Granarolo!!!!


Un lungo apprendistato

di Amedea Zanarini

A me piace leggere, in casa tengo vari libri incominciati, uno in cucina, che di solito è sempre il preferito, altri in giro per la casa, uno sul comodino: ma quello è sempre il più dimenticato, perché a letto non posso leggere…disturbo…. Allora a volte mi alzo, vado nel salone o nello studio, e lo leggo, ma solo quando tutti sono a dormire.

Da bambina e da giovane, di famiglia contadina e poi di braccianti, non leggevo molto. Fino ai nove anni leggevo sul libro di lettura della scuola e ho continuato anche dopo, ma poi mi sono stancata, perché quelle storie le sapevo già a memoria.
Fino ai diciotto anni ho letto solo un romanzo dal titolo “Il re della montagna” di Salgari e lo raccontavo alle donne con le quali andavo a lavorare nei campi.

La guerra, poi, e il mio impegno di staffetta mi permisero di avere tanta stampa da diffondere e da portare ai recapiti: ero curiosa di leggerla, capivo le parole degli ordini, ma ebbi anche fra le mani numerosi fogli scritti a macchina, li leggevo di nascosto, nel porcile del maiale, vuoto.  Quei fogli parlavano di capitalismo, imperialismo, ma io non ci capivo nulla. Mi rivolsi al comandante partigiano perché mi spiegasse cosa dicevano. Fu da quel momento che mi resi conto della mia grande ignoranza.
Finita la guerra frequentai subito le associazioni e il Partito Comunista. Alla sezione arrivavano libri. E’ da quel momento che iniziai a leggere tutto quello che trovavo: libri, giornali, riviste come Vie nuove, Noi donne. Non avevo soldi per comprarli, ma in sezione erano a disposizione. Mio padre prendeva L’Unità, la domenica. Alla sera, anche se stanca, leggevo a lume di candela e iniziai a fumare le Alfa di mio padre per vincere il sonno.
Con una mia amica e compagna, parlando, ci accorgemmo di quanto fossimo ancora ignoranti, di non saper parlare neppure l’italiano. Fra noi iniziò uno studio collettivo, la ricerca dei libri più facili. Iniziammo a fare le prove nel fienile, cercando di parlare in italiano sugli argomenti che riportavamo dalle riunioni.
Un grande aiuto lo ebbi dalla compagna Vittorina, la quale mi procurò libri, romanzi, e mi diceva che per vincere complessi di inferiorità dovevo leggere molto.

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8 risposte a Diario minimo di Milvia (1'parte)

  1. odoredoceano ha detto:

    Bellissimo, non ci sono altre parole!

  2. anonimo ha detto:

    La volontà ha il passo veloce. Amedea, con la sua storia straordinaria, mi sarà di esempio nella quotidianità. Se hai modo di rivederla, ringraziala, è stato un grande piacere leggere la sua testimonianza. L’aver mantenuto il gusto per la vita è uno stimolo molto forte per me. A te, Milvia, un caro saluto. Piera

  3. lauraetlory ha detto:

    Sei stata nominata come blog da dieci e lode. Adesso tocca a te…

  4. anonimo ha detto:

    Ciao Milvia è sempre un piacere leggerti. Quante cose interessanti riesci poi a farci scoprire. Un grazie per il ritratto efficace della “fortissima” Amedea.
    Ciao

  5. Soriana ha detto:

    @Laura e Lory: Grazie! vi ho lasciato un commento…Chiedo istruzioni…
    Ciaooooo!
    @Utente anonimo: grazie, ma non ho capito chi sei…Credo che ti sia dimenticato/a di firmare. A volte capitava amche a me.

  6. Soriana ha detto:

    @Odoredoceano: grazie della visita e di tutto.
    @Piera: Riferirò senz’altro, ad Amedea…Anzi, stamperò il post con il tuo commento e glielo darò. E’ davvero splendida, Amedea.
    Un abbraccio

    Milvia

  7. giadanila ha detto:

    scusa l’utente anonimo (che non intendeva essere tale!) sono io, cioè Giadanila.
    Un salutone

  8. Soriana ha detto:

    @Giadanila: Ciao! avevo immaginato che il tuo…anonimato fosse involontario…
    Un abbraccio.
    Milvia

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