Fantasia e pasticche (io ladra di parole)

BUS31Mi sembra di averlo già scritto, qui. Mi capita a volte, in autobus, in treno, in un bar, per la strada, di captare frasi, conversazioni, esclamazioni che mi colpiscono in modo particolare. Accendono la mia fantasia, e, a volte anche la mia rabbia. A volte capita invece che mi facciano provare tenerezza, o stupore. O compassione.
Stupore, tenerezza, compassione, venerdì scorso, li ho provati sull’autobus 20. Riporterò qui il dialogo (più che altro un monologo) cui ho assistito.
Una voce di un uomo, molto forte, viene dal fondo della vettura
“Ciao, come va? E’ vero che ti hanno licenziato?”
“Sì, non lavoro più” risponde, a voce molto più bassa un signore che siede nella zona anteriore dell’autobus, proprio di fianco a me.
“ Ah, ma il tuo padrone è diventato un bastardo, per questo ti ha licenziato.
Prima era buono, ma adesso è cambiato, è diventato un bastardo.“ Prima era buono, continua a dire.
L’altro signore tace, visibilmente in imbarazzo.
E l’altro signore va avanti a dire:
“Nella vita si cambia. Guarda me…Io per non finire in gabbia mi impasticco. E poi adopero un’altra cosa, per stare bene. Adopero la fantasia. La fantasia mi aiuta a vivere: con la fantasia mi dico tante cose: che sono bello, che sono ricco, che ho la salute…” , poi, con voce appena un po’ più bassa aggiunge: “Mi dico che sono amato. "
E continua a dire che la fantasia potrebbe salvare la vita di tutti, se la si adoperasse. Una grande cosa, la fantasia, dice. Senza quella non riuscirei a vivere.
Specifica poi che non è con la bianca tailandese, che si impasticca, che quella è un veleno, e non la vuole più, ma con gli antidepressivi.
L’altro signore, quello licenziato, bofonchia: “Ah, io mica me ne intendo…
Devo scendere. E quasi mi dispiace. Vorrei avere avuto il coraggio di andare da quel signore che vive fra pasticche e fantasia e dirgli che…Non so, forse dirgli soltanto che avevo trovato molto bello quello che aveva detto. Per quanto riguarda la fantasia, intendo.

Avevo voglia di condividere con voi, questa cosa.
E adesso condividiamo le segnalazioni sul Tibet.

PRO TIBET

Da un’amica carissima ho ricevuto, l’altro giorno, questa mail, di cui riporto un brano

Vorrei scriverti due parole sulla manifestazione che c’ è stata qui a Napoli giovedì sera. Si è svolta in un cinema: è stato proiettato un film-documentario sul Tibet, con molti brani di discorsi tenuti dal Dalai Lama. Un film bello e commovente ( "Impermanence" del regista indiano Goutam Ghose). Poi si sono raccolte firme per una nuova petizione di sostegno al popolo tibetano. Ed è stato deciso un digiuno collettivo: per 30 giorni a partire da Pasqua, ogni giorno digiuneranno tre persone, in tutto dunque novanta. I nomi dei digiunatori verranno pubblicati sul "Mattino" e su "Repubblica". Si cercherà di organizzare qualcos’altro più in là. L’intenzione è cercare di mantenere l’attenzione desta sul Tibet almeno fino alle Olimpiadi.

cover-329La copertina del numero di Internazionale sul Tibet, uscito nei giorni scorsi.

Evento Unico
Georgiamada
Glodis
Nexus
Il sito del Governo tibetano in esilio

(per chi conosce bene l’inglese)

Il signore sull’autobus, quello della fantasia, mi ha fatto pensare agli Invincibili di Erri De Luca. Ecco perchè è Erri De Luca, che vi dice:

Considero Valore…

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9 risposte a Fantasia e pasticche (io ladra di parole)

  1. LaportAccanto ha detto:

    Capita spesso di cogliere discussioni o parti di conversazioni traendone a volte ironiche verità, altre profonde confessioni, comunque sempre degli interessanti spunti riflessivi. Non si tratta di cose sussurrate o dette in disparte, ma di quelle conversazioni a voce alta, poco frequenti e per questo sorprendenti. Sull’autobus, per strada, in un Bar, per le scale, davanti alle vetrine… quante cose si racconta la gente… e poi ci sono loro, quelli che sembrano alieni. Coloro che si aprono senza limitarsi e senza guardarsi attorno prima di parlare; da loro impariamo sempre una lezione su tutte… quel che sentiamo andrebbe detto, sempre, poiché la verità non deve fare paura o creare vergogna… tutto questo, semmai, nasce a causa di ciò che c’è dietro. In questo caso ad esempio è il dover ricorrere all’autostima per sopravvivere nella convinzione della propria esistenza non vana… poiché statisticamente non si può contare sull’appoggio altrui.

  2. BarbaraProvenzi ha detto:

    Non ho mai preso niente, nonostante tutto. Niente pasticche, niente antidepressivi, niente alcolici. Niente che mi allontanasse da ciò che sentivo, da ciò che sento. Forse perché preferisco essere cosciente e percepire tutto ciò che mi circonda e tutto ciò che mi cresce dentro, tutte le sensazioni… anche il dolore, l’amarezza, la frustrazione. Sebbene mi facciano male io preferisco sentirle che anestetizzarle. Non so perché… ma per me è sempre stato così.
    Pro Tibet: interessa ancora a qualcuno?Seriamente. Io non so più cosa dire, nessuno ascolta, tutti pensano ad altro, a se stessi, ai propri interessi. E io vorrei essere altrove. Allora taccio. Quando parlo nessuno mi ascolta…è tutto un “Sì, sì hai ragione…” ma intanto pensano ad altro. Se taccio, assorta nei miei pensieri, invece mi chiedono cosa mi succede e allora poi sono obbligati ad ascoltarmi. Ma è mai possibile arrivare a questi espedienti per parlare di una cosa tanto importante?

  3. PourParler ha detto:

    Non so… io forse consiglierei un cambio di vita al signore delle pasticche.

  4. lauraetlory ha detto:

    Bellissimo racconto di vita, Milvia.

  5. biancabalena ha detto:

    Mi sono rivista nel tuo “rubare parole”. Forse, nella vita, mi dico, serve anche questo, raccogliere una manciata di frasi dal fondo di un autobus, perchè non vadano perdute.

    un abbraccio
    sabrina

  6. Soriana ha detto:

    @LaportAccanto: prima di tutto benvenuto in Rossiorizzonti! Di alieni ce ne sono tanti, soprattutto nelle città: non posso che provare una grande empatia, con loro, e a volte è proprio vero che la loro voce esprime una grande verità.

    @Barbara: Io a volte anestetizzo il dolore ascoltando musica, o facendo una passeggiata in un parco, o anche, più prosaicamente, preparando una cena per gli amici. E’ giusto continuare a combattere, gridare contro le ingiustizie, però dobbiamo anche salvaguardare noi stessi. E ogni tanto, quindi, dobbiamo regalarci una tregua.
    Per quanto riguarda il Tibet non è del tutto vero che a nessuno interessa. Se navighi in rete avrai visto che molti fanno sentire le loro voci. Purtroppo è il potere di modificare le cose, che non abbiamo. Stranamente, poi, ho pure notato che la notizia non è del tutto scomparsa dai media…Per lo meno, io che ascolto la radio, in tutti i notiziari, seppur un breve accenno, continua a rimanere.
    Ti abbraccio, cara Barbara, vorrei che tu fossi un po’ più serena.

    @PourParler: Forse non ne ha la forza…Probabilmente non ha nessuno che lo aiuta…

    @Laura (Lory?): grazie!

    @Sabrina: E’ un mio vizio, rubare parole. A volte mi serve anche per scrivere. A volte per vivere.
    Ricambio l’abbraccio.

    Milvia

  7. AminaAmina ha detto:

    E’ con amarezza che mi permetto di proporre il problema Tibetano.
    Un invito a firmare gli appelli proposti da Amnesty International e da Avaaz.orgSemplicemente un’espressione di coscienza e civiltà.
    Proponetelo nel vostro blog e … perdonatemi “l’intrusione”GrazieUn sorriso ;-)Amina

  8. Soriana ha detto:

    @AminaAmina: non chiedere scusa, Amina! E’ da diversi giorni che molti blogger, fra cui anche questo blog, si stanno occupando della tragedia Tibetana. Credo di aver pubblicato tutti gli appelli possibili. Il tuo commento mi era comunque sfuggito, e ora vengo a farti una visita. Intanto benvenuta in Rossiorizzonti.
    Milvia

  9. PattiChiari ha detto:

    Se vuoi, puoi venire a leggere sette nuovi bellissimi testi sull’amicizia, e se desideri scambiare un link con il mio sito puoi lasciarmelo scritto nei commenti.

    Ti invito anche nella mia mailing list, se vuoi.

    Un’augurio di felicità!

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