Ma che società siamo?

fioridimaggio

Forse sarà stupido sentirsi così depressi per un fatto di cronaca.
Forse.
Eppure è così che mi sento oggi: depressa.
Perché mi chiedo, ancora una volta, che società siamo.
Forse mi sento depressa perché la risposta la conosco: siamo una società gravemente malata e nessun medico (forse) è in grado di curarci.
Forse mi sento depressa perché vedo una gioventù che non ha futuro.
Gioventù bruciata, mi viene alla mente.
Giovani bruciati dalla mancanza di sogni che noi non abbiamo saputo fabbricare per loro.
Giovani bruciati dal seme della violenza che noi abbiamo piantato nei loro cuori.
E’ fatto di terra fertile, il cuore dei ragazzi. E’ spugna, è carta assorbente.
E’ uno specchio che riflette ciò che vede e se ne impossessa.
Poi lo estroflette, lo fa fa esplodere e tutto intorno va in mille pezzi.

Per la mia depressione di oggi

 ringrazio vivamente:


gli esimi futuri ministri che dicono di avere i fucili già caldi.

gli esimi sindaci  del nord-est che per avere città sicure, eleganti, senza macchia, fanno di tutta l’erba un fascio, gridando all’untore contro extracomunitari, omosessuali, barboni, mendicanti.

l’esimio sindaco di Verona che ha, nel suo consiglio comunale un ex skin ora Fiamma Tricolore (proprio a lui, questo sindaco, nel 2006 affidò la direzione dell’istituto veronese per la Storia della Resistenza!!!).

l’esimio presidente della Camera che, come mi ha segnalato un amico (non ho voglia di guardare la Tv) ha dichiarato: quel gruppo neonazista va preso, messo in galera e rieducato, nessuna solidarietà. Ma rispetto a questo episodio sono molto più gravi le contestazioni della sinistra radicale contro la Fiera del Libro di Torino. Grazie anche a lei, neo eletto presidente. Lo vada a dire di persona ai genitori del ragazzo ucciso, e li guardi negli occhi, mentre glielo dice.

gli esimi dieci genitori dei cinque bravi ragazzi che hanno massacrato un  ragazzo fino a portarlo alla morte.
Soprattutto loro ringrazio.
Per aver insegnato ai loro figli che essere veri uomini significa sopraffare,
picchiare, calciare, uccidere. Perché è  senza dubbio questo che gli hanno insegnato. Forse non così, non come regola, ma con il loro esempio, gli atteggiamenti, i discorsi fatti o non fatti intorno al tavolo da pranzo, davanti a uno schermo televisivo, i commenti fatti cadere passando accanto a qualcuno che non rappresentava il loro stile di vita.
Nessuna pietà, per questi genitori. Che soffrano, che paghino pure loro per il crimine commesso dai loro figli.

Ringrazio infine i bravi cinque ragazzi, che seppur giovani, l’età della ragione avrebbero dovuto averla già raggiunta.
Ma l’ho già scritto: il cuore dei ragazzi è carta assorbente, e assorbe come niente ciò gli vive intorno.  Mafia, camorra al Sud (non tutti, certo). Razzismo e nazismo al nord (non tutti, lo so).
Ecco perché credo che i miei ironici, caustici ringraziamenti siano d’obbligo.

Tutta la mia pietà per gli altri genitori, i genitori di quel ragazzo che proprio  poche ore fa se ne è andato per sempre.
E per lui, per lui che non potrà più gioire per la luce di un tramonto,  per un bacio della sua ragazza, per lui è tutto il mio pianto.

Niente musica, questa sera.
 

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24 risposte a Ma che società siamo?

  1. stefanialusetti ha detto:

    Non riesco più a guardare un telegiornale, non riesco più ad ascoltare un notiziario, non riesco nemmeno a sentir parlare di fatti di cronaca. Non voglio fare lo struzzo, ma a volte il mio rifiuto è semplice “sopravvivenza”.
    Faccio male?
    Alla base di tutto, forse, è l’esagerata quantità di informazioni negative.
    Quando sarà la buona azione a fare notizia, vorrà dire che avremo veramente toccato il fondo.
    Grazie per le tue profonde riflessioni.

  2. BarbaraProvenzi ha detto:

    Condivido il tuo pensiero. Non sono riuscita a scrivere niente in proposito, mi sento bloccata, inutile. Grazie,

    Barbara

  3. cochina63 ha detto:

    hai detto per tutti noi, fa sentire meglio che non siamo proprio soli soli.Ti linko

  4. passatorcortese ha detto:

    Brava, dobbiamo picchiare duro, non aspettare, la lotta non si deve fermare!

  5. sands ha detto:

    Ciao. Condivido il tuo pensiero per intero. Non è facile. Io qui ad Avellino mi occupo di anticamorra e credimi la frustrazione è tanta. Bisogna sempre lottare, anche quando ci si rende conto che l’unico risultato ottenibile è il rischio della propria pellaccia. Ma tant’è, in fondo vivere da “indifferente” equivale a non vivere!

  6. verbavolant2008 ha detto:

    Condivido. In pieno. E’ per questo che insisto tanto con i miei due figli, che cerco di parlare con loro di tutto, che li faccio ragionare, che li stimolo, che prego (non so chi, ma prego) che non incontrino certe menti bacate, che non gli capiti niente di brutto loro che sono sempre i primi a farsi in 4 per gli altri.
    Purtroppo per due ragazzi che cerco di educare al meglio ce ne sono 20 che crescono solo con la logica del possesso, del “tieni cento euro e non rompermi le balle” atteggiamento molto diffuso tra troppi genitori. Il mio ex marito è un fanatico militarista… sapessi che fatica ripulire la testa dei miei allora bambini da idee di violenza e prepotenza. Ma gli altri bambini?
    Mi si stringe il cuore a pensare quanti bambini vengono messi al mondo e poi parcheggiati ovunque, ragazzini che non parlano con i genitori ma in compenso dividono la loro giornata tra Play Station, pc, lettore mp3. Noi genitori abbiamo responsabilità enormi. Purtroppo solo una piccola percentuale se ne rende conto.

  7. zuccapelata ha detto:

    sono rimasto molto colpito anch’io, e anch’io ne ho scritto oggi. Un saluto

  8. biancabalena ha detto:

    Cara Milvia, capisco la tua tristezza, e condivido la tua indignazione, in pieno, nei confronti di quelle figure istituzionali che tu citi. Quanto ai genitori, non so, invece. E’ un punto su cui, come madre, mi faccio domande di continuo. Ho anche scritto un racconto, di recente, su una rivista culturale, nel quale mi mettevo nella pelle della madre di un bullo.
    Noi, come genitori, facciamo moltissimo, abbiamo enormi responsabilità, ma poi c’è un confine, temo, oltre il quale i figli non sono più nostri, ma del mondo, e non nel senso bello e vasto che dà Gibran all’affermazione, ma a quello più spaventoso e imprevedibile.
    Probabile che i genitori di quei cinque assassini siano come tu li hai immaginati, non dico di no, ma forse, invece, sono solo gente che ha fatto del suo meglio, con i tempi sempre troppo tirati, e la stanchezza, e le crisi di coppia, e i nonni troppo lassisti, e le educatrici che non educano, e gli insegnanti che non insegnano e la tv che riempie tutti quegli enormi vuoti.
    Forse, con il beneficio del dubbio, diciamo.

    sabrina

  9. biancabalena ha detto:

    Dimenticavo… ero passata per dirti che sarà una gioia rivederti a Torino. 🙂

  10. ReAnto ha detto:

    Tira aria brutta ,mi sa che non rimarrà un caso isolato…mi auguro di sbagliarmi….naturalmente

  11. accipicchia ha detto:

    Dietro i tuoi “amari ringraziamenti” c’è la lucida analisi di un fatto che ha sconvolto tutti (quasi tutti!).
    Mi fa male pensare ad un ragazzo che improvvisamente non c’è più, ai suoi genitori, ad altri 5 ragazzi privi di punti di riferimento, ai loro genitori che forse, per la prima volta seriamente, si chiedono in che cosa abbiano sbagliato
    Per una come me che insegna da anni e che con i ragazzi trascorre molte ore, è veramente sconfortante, a tal punto che sembra inutile tutto ciò che facciamo e cerchiamo, con le famiglie, di costruire. Per tutto questo condivido con te la stessa amarezza e provo un profondo senso di angoscia. Piera

  12. ReAnto ha detto:

    Piera dice:
    Per una come me che insegna da anni e che con i ragazzi trascorre molte ore, è veramente sconfortante, a tal punto che sembra inutile tutto ciò che facciamo e cerchiamo, con le famiglie, di costruire….
    Non è inutile quello che cercate di fare, ma aggiungo le famiglie ,quali?
    mica tutte..tutto parte da lì!

  13. nexus7 ha detto:

    Ma chi siamo, piuttosto?

    Un mio messaggio che, spero, possa contribuire non so a che o forse sì: alla fiducia in noi stessi. A non perderla.

    Un saluto a tutti.

    Antonio

  14. tristantzara ha detto:

    Stanno operando una trasformazione semantica del linguaggio. Togliono parole come indignazione in modo che poi non si possa più indignarsi. Parlo di alcuni media ma il discorso sarà più ampio,ne vedremo delle belle. Forza,è sempre nei momenti più brutti che le reazioni sono più forti. Secondo me interverranno anche nei blog,figurati sono fuori controllo per loro. Siamo liberi qui. Ho fatto un post proprio sul ruolo moderno degli intellettuali che latita parecchio : verresti a mettere la tua per cortesìa ? ci terrei tanto anto anto…ciao D

  15. Soriana ha detto:

    @Stefania: ti capisco molto bene, Stefania! Non si può vivere con un senso permanente di nausea. Ogni tanto dobbiamo per forza distogliere lo sguardo, altrimenti si rischia di annegare. Solo ogni tanto, però.

    @Barbara: è sempre più difficile anche per me, sai, non sentirmi bloccata. E ogni tanto accade.

    @Cinzia: ho letto, Cinzia. Grazie!

    @Passatorcortese: Hai ragione, assolutamente ragione a dire che bisogna continuare a lottare. Ma i muri di gomma diventano sempre più numerosi

    @Sand: Per te, poi, deve essere ancora più difficile…” in fondo vivere da “indifferente” equivale a non vivere”. Più che vero.

    @Carla: mia madre, in tempi molto lontani da questi, ha sempre sostenuto che si sarebbe dovuta istituire una scuola per genitori. Io credo e continuerò a credere che sia la famiglia ad avere, in molti casi, se non in tutti, la responsabilità più grande… Poi è vero che può accadere di tutto, ma se noi genitori, noi famiglie non ci assumiamo la responsabilità di educare eticamente i ragazzi, non ci sarà davvero più speranza.

    @Zuccapelata:un saluto di benvenuto. Ho letto il tuo post, e, naturalmente, lo condivido.

    @Sabrina: Le tue perplessità riguardo alla responsabilità dei genitori me le hanno esposte anche altre due mie amiche. E in parte posso darvi ragione. Capita, purtroppo capita che un figlio quando, come tu dici, “non è più nostro, ma fa parte del mondo” si allontani dal modello di vita che noi gli abbiamo proposto. Può succedere che un ragazzo inizi a drogarsi, o a delinquere indipendentemente dall’educazione che ha ricevuto. Anche mio figlio avrebbe potuto diventare un uomo diverso da come io mi aspettavo, se non lo è forse mi devo considerare solo una madre fortunata. Però, credo, ma lo credo fermamente, che nel caso di Verona, e in altri casi simili, molto, moltissimo si debba all’educazione ricevuta in famiglia (oltre, naturalmente ai fattori che tu e io abbiamo elencati qui). Quella violenza gratuita, fine a se stessa, così bestiale, a mio avviso, non può essere solo frutto di cattive compagnie, di emulazione di altri coetanei. Forse mi sbaglio, non so. Ma mi riesce difficile pensare il contrario. E sai, Sabrina: sono certa che tua figlia non diventerà mai come quei cinque ragazzi, perché già il fatto che tu ti ponga il problema della sua educazione azzera questa possibilità. Non so se sono riuscita a esprimere il mio pensiero. Spero di sì.
    Anche per me sarà una gioia rivederti a Torino.

    @Antonio (ReAnto): Me lo auguro anch’io, Antonio… Per quanto riguarda le famiglie, poi, leggi la mia risposta a Sabrina.

    @Piera: Non considerare MAI inutile, quello che fai all’interno della scuola, Piera. Continua a costruire: sono certa che lo fai in modo egregio.

    @Antonio (Nexus): grazie per il tuo bellissimo post. Non mi rimane che segnalarlo.

    Un abbraccio a tutti, o meglio, come dice Nexus, teniamoci per mano

    Milvia

  16. Soriana ha detto:

    @TristanTzara: grazie del commento e dell’invito. Ora vado a leggerti. Non credo che interverranno nei blog, sai? Forse, a meno che la situazione non precipiti, rimarremo una delle poche voci veramente libere.
    Ciao
    Milvia

  17. anonimo ha detto:

    susami, Milvia, io mi sono arroccata in un dolore senza fine, in una desolazione che non mi permette più di interagire se non con le parole che mi dettano le mie presenze amiche…io ho voglia di andarmene su un altro pianeta, e probabilmente non è l’atteggiamento adatto, ma non so fare altro che piangere, inconsolabilmente.
    Scusami ancora, è un brutto momento, per me.
    Ti abbraccio.
    cri

  18. Soriana ha detto:

    @Cri: mi dispiace, mi dispiace tanto. Non mollare, Cri. Tu sei la nostra forza, sai?
    La tua poesia può davvero mitigare il dolore, lo smarrimento. Non so che altro dirti, Cri, se non che ti abbraccio forte.

    Milvia

  19. nexus7 ha detto:

    Anch’io, a volte già… su un altro pianeta…!

    Mah… siamo sicuri che quel dolore non ci accompagni anche lì? Affrontiamolo a viso aperto… lo so, solo belle parole quando uno sta male e ti vien voglia di dirgli “ma tu che c@**o nei sai?!”

    Lo so, cri, lo conosco… lo conosciamo…

    Esci, cri, fai una passeggiata, cammina svelta e vai lontano, alberi… fa sì che possano esservi degli alberi… e parlane, sfogati, urla! (Non reprimere nulla, non c’è nulla di sbagliato nelle lacrime…)

    … è solo un mio personale consiglio…

    Un forte abbraccio…

    Antonio

    p.s. grazie Milvia…

  20. BarbaraProvenzi ha detto:

    Se organizzate un trasferimento su un altro pianeta…mi unisco anch’io. Provo gli stessi sentimenti di Cristina, mi sento afflitta, schiacciata da troppe situazioni e non so come reagire a questo dolore. Uscire può essere una soluzione, come suggerisce Antonio, le giornate sono un po’ più calde ora. Oppure circondarsi di presenze amiche, persone che ti fanno stare bene (anche se non è facile trovarne a volte). Da ragazzina quando stavo male mi rifugiavo nella lettura e trovavo conforto; sto rileggendo i libri che mi avevano emozionato allora. Sarà vero che un libro può salvare la vita?

    Barbara

  21. giadanila ha detto:

    Milvia cara, come sempre hai trovato le parole che noi tutti abbiamo nel cuore. Grazie

  22. Soriana ha detto:

    @Antonio(Nexus): hai dato un bellissimo consiglio a Cri, e anche a tutti noi. Camminare fra gli alberi, e anche sedersi sotto i loro rami e respirare con lentezza e guardarsi intorno. Quindi grazie a te, Antonio

    @Barbara: Forse la cura migliore è proprio camminare, come dice Antonio, passeggiare in posti pieni di verde, e osservare la magia delle piccole cose.
    Forse è retorica, la mia, ma chinarmi a osservare un filo d’erba, un fiore, una coccinella, mi fa sentire meglio…Poi, certo: ci sono gli amici, e i libri, sì.

    @Giadanila: grazie, Giadanila. Ti abbraccio.

  23. cristinabove ha detto:

    Carissima Milvia, le tue parole mi hanno fatto bene al cuore, proprio a quel cuore che mi sta quasi mollando per strada…
    Antonio, grazie per la vicinanza di sentimenti e della profonda comprensione.
    Barbara, anche per me leggere è un rifugio, ma a volte non funziona, forse meglio abbracciare un albero…non so. o forse abbracciare le persone che, come noi, vorrebbero un mondo migliore.
    E allora vi abbraccio, è l’unica cosa che che sento sempre di fare e continuerò a fare, materialmente e metaforicamente, malgrado chi mi dice che esagero…si può mai esagerare nel manifestare la propria empatia?…
    Grazie ancora.
    cri

  24. Soriana ha detto:

    @Cri: che dirti se non che ti voglio bene?

    Milvia

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