Smettetela

molfetta_04032008
smettela di chiamarle morti bianche, che sono nere, queste morti, opache e senza luce

smettetela di presentare condoglianze e solidarietà ai parenti, che non conoscete, voi, cosa significhi la parola solidarietà

smettetela di considerare queste morti come se fossero un’eccezione, che stanno diventando una regola, queste morti

smettetela di farfugliare promesse di cambiamenti, di piani straordinari

smettetela di presentarvi ai funerali: non avete nulla da fare, lì

smettetela di accusarvi l’un l’altro, fazione contro fazione

smettetela di minacciare sanzioni che non verranno applicate perché non si fanno controlli

smettetela di parlare di formazione prevenzione e sicurezza: sono decenni che blaterate su queste cose.

Smettetela di parlare e parlare e parlare
tacete, tacete e vergognatevi
e si vergognino tutte quelle imprese, dalla più piccola alla più grande
che non si prendono cura in alcun modo dei loro lavoratori,
per risparmiare sui costi, per superficialità, per imperizia.

E noi smettiamola di dimenticare: Molfetta, Torino, Porto Marghera, Mineo…e ogni città, ogni paese, ogni frazione.
Si muore ovunque. 
Si muore ogni giorno, si muore di lavoro.
Morire di lavoro è assurdo.
Non è un campo di battaglia, il luogo di lavoro.

Concerto for Oboe in D Minor

 

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10 risposte a Smettetela

  1. cristinabove ha detto:

    Mai dimenticare, almeno questo glielo dobbiamo a tutte le vittime di un sistema iniquo che balla sulla pelle di chi muore…
    Mai, mai tacere.
    con te
    cri

  2. LaVostraProf ha detto:

    Notizie terribili, cronaca terribile, e la sensazione (ogni volta) che si sia toccato il peggio.
    Ogni volta.

  3. glodalessandro ha detto:

    la tristezza più assoluta è che siamo arrivati a considerare queste morti come una normalissima routine.
    Dove vuole arrivare il potere mediatico? A rimbecillire e debellare la dignità del pensiero di ogni essere umano? Mi sa che ci siamo arrivati…. ma non mi rassegno in privato a “segnalare” le anomalie… continuo a farmi odiare, ma chissenefrega!

    Bacioni.

    Glò

  4. anonimo ha detto:

    Mi verrebbe da dire complimenti per il post, se non fosse per la tragicità dell’argomento. Per fortuna, ci sono persone che trattano questi argomenti senza ipocrisie e, purtroppo ci sono argomenti come questi che debbono essere trattati.
    Tacerli sarebbe come ucciderli una seconda volta. Guerrieri che combattono giornalmente senz’armi una lotta impari, contro chi in maniera indegna cerca di togliergli la dignità di esseri umani.
    Saluti Gaetano

  5. ReAnto ha detto:

    Grazie Milvia. Oggi ne hanno parlato a fahre . Hai ascoltato la trasmissione ?

  6. Evaluna71 ha detto:

    il lavoro dovrebbe essere per l’uomo, invece l’uomo adesso è per il lavoro.
    ho visto cadere ragazzi da navi in costruzione, ho visto il loro sangue e stanze per la resina dove l’aria era irrespirabile.
    la sera, tornando da lavoro, sentivo il bisogno di perdermi sotto la doccia e dai capelli usciva il nero appiccicoso della resina.
    io ero una privilegiata, un’amministrativa, due anni di ufficio del personale… scendevo sempre in produzione “dai miei ragazzi”, poi mi hanno spostata alle “relazioni estere” perchè facevo la “sindacalista” al “personale” un controsenso in essere per un’azienda.
    poi, una sera ho raccolto le mie scartoffie ed ho firmato le dimissioni.
    un ragazzo è morto, cadendo da un “muletto”…
    ma quali morti bianche?
    di che colore sarà l’animo dei padri e delle madri, delle fidanzate, delle mogli, dei figli?
    eppure… pare si torni sempre più indietro, inesorabilmente.

    p.s.: essere nel cassetto dei tuoi ricordi è bellissimo, Milvia.
    ti bacio.
    E./M./natàlia

  7. biancabalena ha detto:

    Nel mio peregrinare di ufficio in ufficio del dopo-maternità in una grande azienda ex municipale, sono stata anche “addetta alla sicurezza” per un po’. Tanto mi è bastato per capire che chi prende il suo lavoro sul serio (cioè chi pretenderebbe addirittura di salvare delle vite, facendo rispettare davvero le leggi) viene “segato” in fretta. O gli viene fatto capire al volo che il suo compito, come “responsabile della sicurezza” è parare il culo all’azienda compilando mazzi di fogli che nessuno leggerà mai, salvo in caso di disastro. A questo si riduce il tutto. A dichiarare che. E a pagare profumatamente fior di avvocati nel caso in cui qualcosa vada storto.
    Poi c’è anche, il problema, purtroppo reale, che ai diretti interessati spesso sembra fregare nulla di rischiare la pelle. Tutti pensano di essere troppo scafati perchè capiti a loro, e quelli che invece si lamentano vengono a volte presi anche in giro.
    L’incoscienza è trasversale, purtroppo. Soprattutto considerato che in quel contesto, il posto era ancora (all’epoca) sicuro, l’assunzione a tempo indeterminato e che quindi gli operai potevano (e dovevano) ribellarsi.
    Un esempio era un tombino fatto male. Non c’era in azienda un arnese in grado di sollevarlo in sicurezza (in pratica uno che entrasse giusto nel foro apposito). Qualcuno si è lamentato pretendendo lo strumento o il cambio dei tombini (il rischio era farselo cadere sulle mani o sui piedi, e non pesava poco, perchè era grosso e di ghisa), qualcun altro, più esperto e a suo dire “furbo”, si è costruito da solo un aggeggio che più o meno poteva andare (ma più o meno poteva anche perdere la presa e cascare). Perchè? Boh. E’ venuto in tasca qualcosa a quello? No. Quelli che si lamentavano furono esentati dal sollevare il tombino in questione, il “genio” e qualcun altro continuarono a rischiare le dita delle mani e dei piedi, così, tanto per dimostrare di saper fare tutto e i tombini, che io sappia sono ancora là.

    sabrina

  8. Evaluna71 ha detto:

    tristissimo Sabrina, ho letto il tuo commento, ho rivisto tanto delle mie esperienze passate.
    mammamia!

  9. accipicchia ha detto:

    Cara Milvia, come capisco il tuo sdegno, perchè è uguale al mio e a quello di tantissime persone.
    Sembra una battuta oscena chiamare queste morti “morti bianche”, uno scherzo macabro, di pessimo gusto, e invece fa parte del linguaggio corrente come se si parlasse di quisquilie.
    La beffa sta nel fatto che non si cerca, al di là delle parole vuote, di trovare soluzioni.
    “I politici han ben altro a cui pensare”, diceva, già tanti anni fa, Francesco Guccini in una sua celebre canzone, con amara ironia.
    Ricordi? Un caro saluto. Piera

  10. Soriana ha detto:

    Ringrazio tutti per la partecipazione, e grazie soprattutto a Nat e Sabrina per le loro testimonianze che vorrei, se loro me lo permettono, riportare in un prossimo post.
    Benvenuto (o, forse, ben tornato) a Gaetano.

    Milvia

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