26 giugno 2008: Fermiamo la Tortura

AgathaTorturePiombo-e

Oggi, anzi dall’orologio mi accorgo che devo scrivere ieri, si è celebrata in tutto il mondo la Giornata Internazionale a sostegno delle vittime della tortura. Già, perché in un’epoca in cui le società dovrebbero essere tutte “civili”, la pratica della tortura è ancora assai diffusa, proprio come nel medioevo. Metodi senza dubbio molto più raffinati, più tecnologici, anche, ma ugualmente devastanti per il corpo e la psiche di chi ne è vittima. Ma poi non sempre più tecnologici. A volte, come riporto qui sotto, basta una corda, o un paio di manette, o qualche filo elettrico. Costo zero, praticamente.

Metodi di tortura
Il metodo di tortura più comune tra quelli descritti è quello di legare con una corda e la forma più comune di questo metodo è il cosiddetto “elicottero”. Questo può essere effettuato con forme diverse:

“Elicottero”: alla vittima vengono legati mani e piedi dietro la schiena, mentre è distesa per terra a faccia in giù, viene legata con una corda per le mani e i piedi, a torace nudo, all’aperto sotto il sole, la pioggia e nelle notti fredde. Questa punizione viene assegnata per un limitato numero di giorni, il massimo riportato è 55 giorni nella prigione sull’isola di Dahlak Kebir, ma spesso si limita a una o due settimane. Il prigioniero rimane legato in questa posizione per 24 ore al giorno, eccetto che per due o tre brevi pause per i pasti o per le funzioni corporali.

“Otto”: la vittima viene legata con le mani dietro la schiena, sdraiato a terra con la guancia poggiata al pavimento, ma con le gambe libere.

“Gesù Cristo”: la vittima è a torso nudo, i polsi legati, e sta in piedi su di una pedana con le mani legate al ramo di un albero; la pedana viene rimossa, lasciando la vittima sospesa, con i piedi appena sollevati da terra, in una posizione simile ad una crocifissione. Viene quindi preso a colpi sulla schiena nuda. Questa viene considerata una tortura molto severa, limitata a soli 10 o 15 minuti, per evitare gravi ferite permanenti. Il primo episodio conosciuto di questa tortura è stato riportato nella prigione di Adi Abeto, nel 2003.

“Ferro”: i polsi sono legati dietro la schiena con manette di metallo, mentre la vittima è distesa a faccia in giù e viene picchiata con bastoni o frustata con fili elettrici sulla schiena e le natiche.

“Torcia” o “Numero otto”: all’interno di una speciale camera di tortura, la vittima viene legata con i polsi dietro la schiena e i piedi legati; un bastone viene posizionato sotto le ginocchia e sostenuto da entrambi i lati orizzontalmente su di una struttura; il corpo è voltato in modo che i piedi siano esposti in su. Le piante dei piedi vengono quindi colpite con bastoni o frustate (questa punizione era comune in Etiopia e in Eritrea prima dell’indipendenza, sotto il regime del Dergue).

La tortura utilizzata durante gli interrogatori di prigionieri politici, detenuti nelle prigioni di sicurezza, ha incluso anche elettro-shock e torture sessuali, come ad esempio una bottiglia di coca-cola piena di acqua legata ai testicoli. (da un rapporto di Amnesty International del maggio 2004).

La maggior parte dei Paesi africani, la Cina, la Russia, la Polonia, la Romania, la Lettonia…Sono solo alcuni dei Paesi nei quali si applica la tortura sui prigionieri. E non posso certo non aggiungere il civilissimo grande Paese che corrisponde al nome altisonante di Stati Uniti d’America: nessuno può dimenticare Guantanamo, nessuno può dimenticare Abu Ghraib.  E anche i torturatori stessi non vogliono che si dimentichino, questa sorta di fabbriche dell’orrore: esercitare la tortura non è più un fatto nascosto, ma qualcosa di esibito, che si vuol rendere ben visibile come deterrente al terrorismo…Quasi una tortura…umanitaria, insomma…
E l’Italia? Ah, l’Italia non manca, nell’elenco… Non è stata  forse tortura, quella che hanno subito i ragazzi del g8 di Genova ( ma non solo)?  E non è per reato di tortura che avrebbero dovuto essere condannati i poliziotti che hanno commesso quelle atrocità a Bolzaneto? No, assolutamente: il reato commesso è abuso di ufficio, perché nella nostra legislazione, nonostante ci siano state negli ultimi anni,  ben venti proposte di legge, non esiste il reato di tortura. Le perplessità che inducono a far sì che le proposte non diventino legge sono dettate dal timore che potrebbero limitare l’azione delle forze dell’ordine…Mah…
A questo proposito dovrebbe esserci in rete la petizione “Fermiamo la tortura” cui aderire con una firma. Però non sono riuscita a trovarla:  o mi è sfuggita o ci sarà nei prossimi giorni.
Dunque, puntando il riflettore sull’Italia vediamo che:
1)    In Italia si tortura.
2)    La tortura non è contemplata come reato
3)    In Italia, con il decreto Pisano, si possono far rientrare nel Paese d’origine persone anche non indagate, senza assicurarsi veramente che nella loro nazione non subiranno torture.  Per mettere a posto le coscienze dei nostri funzionari è sufficiente un foglio firmato da qualche ministro del paese di destinazione che asserisca che la tortura, nel caso specifico, non verrà applicata.
Ancora non si sa bene che sorte subiranno i rifugiati politici con la nuova legge contro l’emigrazione, ma pare proprio che ci sarà una restrizione.

Molte di queste informazioni le ho apprese ieri mattina ascoltando Radio3 Mondo, che ha dedicato all’orrore della tortura l’intera trasmissione.
E’ stata posta anche una domanda agli ascoltatori: la tortura è ammissibile (per motivi di sicurezza, di prevenzione, ecc.)?

Mi hanno colpito due telefonate: un ascoltatore si è rivolto direttamente al conduttore e gli ha posto un quesito: nel caso di rapimento di minore ancora non rintracciato perché non si conosce il luogo in cui viene tenuto recluso, ma sia stato arrestato l’esecutore,  la tortura può essere applicata?
Un altro ascoltatore ha portato l’esempio di un terrorista che colloca una bomba ancora inesplosa: in caso di arresto, per conoscere la località, il terrorista  deve essere torturato?
Gli esperti in collegamento con la trasmissione hanno risposto di no, mai, in nessun caso bisogna ricorrere alla tortura.  Non si possono fare casi particolari, eccezioni, perché considerarli  eccezioni, casi particolari, può dipendere dalla percezione del singolo individuo, del singolo poliziotto. Non ci sono deroghe, non ci sono legittimazioni all’uso della tortura, hanno risposto.

E voi come avreste risposto? Ne vogliamo discutere? A me un po’ di dubbi, per questi casi, sono venuti…

Ecco ora l’elenco di Link che possono essere utili per conoscere meglio il problema.

Intervista a Mauro Palma

Articolo 11 

Un libro di Claudio Fava: Quei bravi ragazzi

L’effetto Lucifero: Cattivi si diventa? Un libro di Phlip Zimbardo 

Medici contro la tortura

E adesso facciamo un  po’ di ripasso:
Bolzaneto: il carcere del G8.

   

 
   

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11 risposte a 26 giugno 2008: Fermiamo la Tortura

  1. Annalisa55 ha detto:

    Io credo che, di primo acchito, si possa rispondere che, sì, se ci sono casi eccezionali, come quelli citati dagli ascoltatori intervenuti, forse allora si potrebbero utilizzare mezzi eccezionali per risolverli.
    Ma è verissimo quello che hanno riposto gli esperti: se si cede una volta, ‘eccezionalmente’, poi non si sa quando e come si riuscirà a non cedere più.
    Di cedimento in cedimento, si finirebbe per applicare la tortura, tout court.
    Succede così ogni giorno, credo, anche per cose piccole e banali. Se si hanno dei figli e, per una volta, chiedono qualcosa che non vorresti concedere; se si hanno degli alunni e, solo per quella volta, chiedono di fare qualcosa di non giusto; se i colleghi ti convincono che, solo per quella volta, sarebbe meglio sorvolare, ecc.
    Quindi, alla fine, la mia risposta è no, sempre, alla tortura. Perché in caso contrario si finirebbe per applicarla senza troppi distinguo.
    Anche se, emozionalmente, a volte ti viene voglia di torturare qualcuno, sì.

  2. cristinabove ha detto:

    certo che è un quesito a dir poco tragico quello che ci viene posto. in questi termini, sapendo che è in ballo la vita di innocenti, come si fa a decidere?
    Forse dovrebbe essere considerato come motivo surrettizio, il pericolo imminente in cui versa la vittima o le eventuali vittime.
    Su questo si potrebbe applicare un codice talmente restrittivo che solo in casi estremi possa essere applicato.
    Perchè a me, che ho l’orrore per qualsiasi forma di violenza, non verebbe alcuna esitazione nella scelta di questa pur di risparmiarla a un innocente. Non sentirei pietà per chi non ha pietà.
    Per la firma non esiterei a sottoscrivere una legge che contemplasse l’abolizione della tortura nei termini fisici appena letti.
    Propenderei per l’approfondimento di metodi persuasivi e psicologici, UNICAMENTE nei casi di pericolo immediato di vite da salvare.

  3. RenzoMontagnoli ha detto:

    Comunicato del 27 giugno 2008[..] Oggi è stato aggiornato con interessanti articoli e testi di poesia e di narrativa. Cristina Bove, con , ci propone un’interessante riflessione di se stessa. La tortura come mezzo di coercizione, di sfogo degli istinti più repre [..]

  4. buioinsala ha detto:

    Capisco benissimo le persone che danno risposte “a istinto”, ma penso che sia un tipo di risposta davvero pericoloso. Se vogliamo vivere in uno stato di diritto, è importante porsi dei limiti, cercando di capire quali costi umani si sia disposti a sopportare. Per salvare un innocente, si è disposti a torturare, magari con danni permanenti, un’altra persona che forse è anche lei innocente? Io personalmente risponderei di no.
    Questo tipo di domande andava molto di moda durante il rapimento di Aldo Moro (consglio “l’affaire Moro, di Sciascia).

    Un’altra osservazione importante: la tortura viene considerata come un mezzo per estorcere informazioni, ma nei resoconti che sono giunti, ad esempio, da Guantanamo, si vide che spesso metodi di tortura sembravano essere stati applicata senza scopo, come ritorsione, vendetta, sfogo per l’odio verso il nemico. E’ chiaro che una volta che si apre la porta alla violenza, è ben difficile chiuderla, sia che ci si consideri dalla parte del torto che di quella della ragione.

    La lettura del rapporto della Croce Rossa su Guantanamo è illuminante, in proposito.

    Purtroppo c’é anche da considerare il fatto che la tortura, se si trascura l’elevatissimo costo umano, ha una sua efficacia, e per questo viene impiegata e ben difficilmente potrà essere estirpata.

    Ma ugualmente tentare di combatterla, denunciarla, evitare che resti celata, è giusto e doveroso.

    Mi tornano in mente film come “la morte e la fanciulla”, o anche “detenuto in attesa di giudizio”, ma certamente di testi e documenti, purtroppo, ce n’è in abbondanza. Solo poco tempo fa è stato diffuso un ulteriore documento in merito a Guantanamo:
    Video-choc

    Speriamo in un futuro migliore, e lottiamo per averlo.

  5. ReAnto ha detto:

    …fermiamo Silvio allora…
    🙂

  6. biancabalena ha detto:

    A ciò che dici aggiungo quello che ho scoperto casualmente in un angolino di un giornale, cioè che se l’emendamento salva-premier passa così com’è, i processi di Bolzaneto e Diaz saranno congelati fino alla scadenza.
    In poche parole niente per i poliziotti, nemmeno l’abuso d’ufficio, e niente risarcimenti per chi è stato vittima di tortura (che in Italia non è reato, come giustamente ricordi).

    e avanti così

    sabrina

    ps le fonti le cito qui:

    http://balenebianche.splinder.com/post/17525129/Chi+paga+e+chi+no

  7. RenzoMontagnoli ha detto:

    ReAnto
    Silvio: Che lo dobbiamo torturare? Lui ci tortura tutti i giorni…

  8. stefanomina ha detto:

    ciao Milvia, la mia risposta è no! La tortura è inaccettabile…ogni volta che si discute di temi come questi o di pena di morte c’è sempre qualcuno che tira fuori: “e se capitasse a te, e in casi estremi come… beh, ma che c’entra? è evidente che ognuno di noi non sa con certezza come reagirebbe personalmente davanti ad una situazione limite, ma un conto è la reazione “umana” istintiva del tutto soggettiva e un conto e avvallare una norma di comportamenti o addirittura una legge.

    p.s. Milvia ho salutato per te la piazzetta delle poveracce e il nostro caro libraio Mirko che naturalmente contraccambia.
    Ciao
    Stefano

  9. Soriana ha detto:

    Il quesito posto da Radio3 mondo è senza dubbio molto complesso, o meglio, come dice Cristina, tragico. O forse no. Forse la risposta è un no, chiaro e senza esitazioni. Le argomentazioni portate da Annalisa sono logiche e condivisibili: un’eccezione, e poi un’altra e un’altra ancora ed ecco che nasce la regola, una regola zoppa e messa su alla meglio, ma pur tuttavia regola basata su…irregolarità.
    Mi sembra di capire che Cri ammetta che ci siano casi eccezionali in cui un certo tipo di tortura possa essere applicata in casi estremi. Conoscendola so che ammetterlo le costi sofferenza. Casi estremi, scrive Cri, in cui ci sia la certezza che è messa a repentaglio la vita di altre persone. Ma la difficoltà è proprio questa: come si può esserne certi? Ma forse sì, anch’io, con molta sofferenza, soprattutto se si trattasse di salvare la vita di un bambino, dico che se si fosse certi al 100% di trovarsi davanti a un colpevole allora…Eppure no, qualcosa mi impedisce di razionalizzare il mio pensiero e di riportarlo sullo schermo… Probabilmente non ne sono convinta del tutto.
    E mi ritrovo d’accordo con Buioinsala, per gli esempi che porta, e lo ringrazio per le segnalazioni. Fra l’altro credo che un individuo sottoposto a tortura sia disposto a confessare di tutto, anche di aver buttato l’atomica su Hiroscima: quindi che valore ha quella confessione? Vedere il video che hai segnalato, mio caro nuovo amico, è raccapricciante. Mi sembrava di esserci io, lì.

    @Antonio, Renzo: che Silvio rappresenti il caso assolutamente eccezionale?
    Beh, per torturarlo basterebbe privarlo di tutti i suoi beni, fargli percepire una pensione di 450 euro mensili e farlo vivere in camera e cucina con il gabinetto sul ballatoio in qualche periferia milanese tipo Quarto Oggiaro. (con tutto il rispetto per gli abitanti di Quarto Oggiaro…). Dite la verità: vi piace, vero, questa tortura?

    Ho riletto il tuo post, Sabrina. Che dire? Pazzia, crudeltà? Pazzia quello che è successo a Genova, pazzia l’esito del processo…Pazzia, oscenità il decreto salva-silvio…
    Io credo che dobbiamo fare qualcosa. odiando la violenza, però, non mi viene in mente nulla, se non continuare a indignarmi e continuare a parlare.
    Ma forse non basta.

    Se per l’uso della tortura (nei due casi citati in trasmissione) mi possono assalire dubbi, caro Stefano, non ho alcun dubbio ad esecrare la pena di morte, che non salva alcuna vita, che non ripara nulla, che non è un deterrente, ma solo un ennesimo omicidio.
    Grazie per i saluti alla piazzetta e a Mirko…Magari uno di questi giorni ci faccio un salto.

    Milvia

  10. anonimo ha detto:

    Ciao cara Milva, innanzitutto, voglio farti i complimenti per gli argomenti che posti, che sono sempre molto interessanti e gravi.
    Grave dilemma? Se sia giusto torturare un torturatore, per non essere torturati e diventare a sua volta drogati di violenza?
    Istintivamente, vorrei dire che per salvare vite umane e solo in quei casi, sarei d’accordo, ma quei casi li decidono gli esseri umani, ossia gli animali più intelligenti che popolano (ancora per poco secondo gli esperti) la terra. Animali tanto ingegnosi, che hanno saputo creare quei mezzi tortura che tu hai citato.
    Animali tanto intelligenti che non vogliono riconoscere la tortura come reato.
    Animali tanto vigliacchi che, per soddisfare la propria sete di sadismo ed uccidere i propri simili, hanno dovuto inventare l’infamante slogan DIO LO VUOLE , dalle crociate ai giorni nostri e quelli del passato, non sono migliori o peggiori degli attuali.
    Comunque, dopo questo mio sfogo, credo di essere d’accordo con quanto detto da Cristina Bove.
    Inoltre, penso che l’impunità generi violenza,la violenza genererà sempre e solo violenza, e l’essere umano nei secoli ha dimostrato di non aborrirla.
    Un caro saluto Gaetano.

  11. Soriana ha detto:

    @Gaetano: grazie anche a te per il tuo apporto alla discussione, Gaetano caro. Parole sagge, le tue, cu non ho nulla da aggiungere. La tua presenza in questo blog mi fa davvero piacere.
    Buona settimana.

    Milvia

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