Una porta sul Mediterraneo

portapaladino
Sono morti in migliaia: giovani, vecchi, bambini, uomini, donne. Sono morti disperati, consapevoli, nel momento della morte, che la mitica spiaggia del sogno non sarebbe mai stata raggiunta. Migliaia di storie, ognuno di loro un nome, uno sguardo, un passato fatto di miseria e soprusi, di sete e di fame, ma anche di volti amati, di terre estese, di tramonti incredibili, dell’odore di una terra madre e matrigna, e pur sempre amata. Migliaia di nomi, certo, ma per noi un unico nome: clandestini.
Sono morti in migliaia: senza sepoltura, senza pietà, senza troppo rumore, se non quello di una notizia sui Tg,  ogni volta che le onde si  sono rinchiuse su di loro. Notizie dimenticate in fretta, che suscitano, nell’ipotesi più ottimistica, una pietà momentanea. Ma poi si passa ad altro.

Dal 28 giugno c’è una opera d’arte che li ricorda. E’ una porta aperta sul mare di Lampedusa, quel mare che li ha inghiottiti, migliaia, ne ha inghiottiti. Una porta che dovrebbe simboleggiare la pietà e l’accoglienza.
Sentimenti, modalità sempre più rari.
Però, mentre  chi dovrebbe rappresentarci discute di impronte digitali(*) ( a quando un pezzetto di stoffa da applicare alla manica degli abiti?…) forse guardare questa porta può portare anche una seppur minima consolazione.

QUI
 una bella cronaca della cerimonia di inaugurazione della Porta di Lampedusa, porta d’Europa.


Su Aladino (radio3 ore 13) Luca Damiani ha oggi letto una bellissima poesia che Alda Merini ha voluto dedicare a questi morti senza nome. Cercando il testo in Internet per proporvelo, mi sono imbattuta in un blog che voglio farvi conoscere: Redrage
E’ un altro Resistente: andate a trovarlo…

Alda Merini


"Una volta sognai"

Una volta sognai
di essere una tartaruga gigante
con scheletro d’avorio
che trascinava bimbi e piccini e alghe
e rifiuti e fiori
e tutti si aggrappavano a me,
sulla mia scorza dura.

Ero una tartaruga che
barcollava
sotto il peso dell’amore
molto lenta a capire
e svelta a benedire.

Così, figli miei,
una volta vi hanno buttato nell’acqua
e voi vi siete aggrappati al mio guscio
e io vi ho portati in salvo
perché questa testuggine marina
è la terra
che vi salva
dalla morte dell’acqua.

                               

Termino con due canzoni. Perfettamente in tema.

Che il Mediterraneo sia

Mio fratello che guardi il mondo

(*) E se ci presentassimo tutti volontariamente per lasciare nei posti di polizia le nostre impronte digitali?

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9 risposte a Una porta sul Mediterraneo

  1. RenzoMontagnoli ha detto:

    Comunicato dell’1 luglio 2008[..] Seduzioni e assunzioni nel divertente racconto di Laura Costantini e soprattutto un ascensore. A proposito di questo comune mezzo volto a evitare la fatica delle scale, chissà perché l’immaginario collettivo si lancia quasi sempre i [..]

  2. accipicchia ha detto:

    Grazie, Milvia. Di che cosa? Di tutto ciò che proponi, perchè ogni riferimento è sempre scelto con cura e sensibilità. Molto interessante il blog che hai consigliato di visitare. Bella e accorata la poesia di A. Merini. Posso proporla sul mio blog? Piera

  3. Soriana ha detto:

    Sei sempre molto gentile, Piera!
    Puoi riprendere quello che vuoi, non può che farmi piacere…
    Un abbraccio

    Milvia

  4. buioinsala ha detto:

    Per quanto riguarda la schedatura volontaria, qualcuno ha avuto già la tua stessa idea: http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=102591

  5. cristinabove ha detto:

    bellissima la poesia della Merini, struggente…
    e tutto quello che non smetti mai di indicare, tu, faro che continua a scandagliare anche per noi.
    Grazie di tutto
    cri

  6. Evaluna71 ha detto:

    impronte digitali … sì, schediamoci tutti, diventiamo numeri, codici fiscali, fredde immagini digitali, spersonifichiamoci…
    ma diamine non possiamo lasciare che facciano questo con le facce giubilanti di chi porta serenità e benessere!

    la Merini… dire che amo quella donna, accusata di follia per la fragilità della sua vita, per le emozioni che provava e che magicamente infonde in chi ha la fortuna di leggerla…
    la tartaruga è terra, faro, riparo per deboli, bambini, indifesi e sottomessi, uomini nati per soccombere quale destino prescritto.
    Mio Dio, se tu ci fossi davvero…

    ma forse, io ancora mi chiedo.

    buonanotte Milvia, perdona i deliri in libertà, ma qui da te si scatenano pensieri ed emozioni, buonanotte ancora, Nat

  7. Soriana ha detto:

    Mi sento sempre in imbarazzo quando mi ringraziate…In realtà credo che tanto di quello che io scrivo qui venga anche da molti di voi: le vostre poesie di denuncia, i vostri post combattivi sono uno stimolo per continuare a battermi, con i miei modesti mezzi, con la voce un po’roca, contro le nefandezze che popolano questo nostro povero (anche moralmente) pianeta.

    @Buioinsala: Preziosa la tua informazione, Andrea. Magari domani la segnalo in un post, così sarà più visibile…Grazie!

    @EvaLuna: cara Nat, non potevi fare un commento migliore sulla Merini e sulla sua poesia. Buona notte anche a te.
    E a tutti.

    Milvia

  8. anonimo ha detto:

    Non molto tempestiva, ma con simpatia,
    Assedio alle ceneri 04 Fluidi feretri di Alessandro Dal Lago 2008_06_23 http://www.mediafire.com/?sharekey=633aa49c4a912c0d77fa939bc57b6dfe0d98d227f5fdb541
    mariu

  9. Soriana ha detto:

    Scusa, Mariù, ma non ho capito…

    Milvia

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