Hitler era innocente

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Un uomo senza memoria è destinato a commettere vecchi errori, e a cancellare tutto quel che ha imparato. Un uomo che non ricorda non ha nulla da insegnare, perché nulla sa. Un uomo che non ricorda è un uomo inutile.

Questo scrive Felicien Delacroix,  sopravvissuto ai campi di sterminio, poco prima di concludere il suo diario: in quelle parole è indubbiamente racchiuso il motivo per cui Felicien ha deciso di raccontare le sue vicissitudini di prigioniero del Lager nazista dal bizzarro, ironico nome di Lager Libertà.

E bizzarro, o meglio sconcertante, è stato  anche il mio  primo impatto con il romanzo di Aldo Moscatelli, uscito il mese scorso a cura della Casa Editrice I Sognatori,  in cui si narra, appunto,  la sofferta esperienza  del libraio Felicien Delacroix.
Sconcertante la copertina, completamente nera, senza titolo, senza alcun segno grafico, tanto che, a volte, me lo confondevo con il mio moleskine.
E poi il titolo: “Hitler era innocente”.
Se avessi trovato questo libro in libreria, senza conoscere la sensibilità verso i temi di libertà e di giustizia che contraddistinguono l’autore, sicuramente non lo avrei acquistato. Ma non è andata così, e il romanzo è qui davanti a me, e ora, dopo averlo letto, posso esprimere qualche impressione di lettura.
Attraverso un linguaggio estremamente distaccato l’Autore ci fa conoscere le miserie, gli orrori, la violenza gratuita e immotivata che albergano in un lager.
Lager Libertà è un campo di concentramento non troppo grande ma particolare: nei block, le costruzioni che noi chiamiamo più usualmente baracche, sono infatti ammassati insieme  dissidenti politici, uomini e donne, e bambini e vecchi, e ebrei e musulmani, e omosessuali e criminali comuni, e cristiani e agnostici. E se questa promiscuità, questa diversità fra i componenti dei gruppi può creare problemi, dà soprattutto origine a  scambi di opinioni diverse, a riflessioni variegate che partono da un’unica domanda comune: perché? Perché tutto questo?
Nel block n. 2,  scenario principale del romanzo, quasi ogni notte, nonostante l’abbrutimento dovuto alle condizioni di vita subumane, i pareri si succedono l’un l’altro. Ogni internato espone la propria opinione, sviscerando il passato, analizzando il presente, disquisendo alla maniera di filosofi per arrivare a capire i motivi di tanto scempio, controbattendo il parere di un compagno, delineando il profilo dei comandanti del campo, dei Kapò, di tutti coloro che vivono il potere come un traguardo e una salvezza.
 Hitler è innocente, Hitler non è il  colpevole,  afferma un prigioniero, in una certa notte. Hitler è una sorta di creatura partorita da un popolo che ha perso ogni dirittura morale, un popolo che ha perso se stesso.  E’ una risposta, Hitler.
Certo, sconcerta pensare che uomini ridotti allo stremo dalla fame, dalla fatica, dalle sevizie, rientrando nella baracca, e dopo aver cenato con una brodaglia, invece di buttarsi sui miseri pagliericci e sprofondare nel sonno, si dedichino al filosofeggiare.  Ma io ho un’idea in proposito: credo che l’intenzione dell’autore, più che far discutere fisicamente i personaggi, sia quella di far parlare le loro anime, le loro menti. Mentre i  corpi sono immobili nel sonno, le menti fanno uscire pensieri, domande, soluzioni che si accavallano e si scontrano e che a mano a mano creano per il lettore un ponderoso materiale su cui riflettere.
E anche un’altra idea, mi è venuta leggendo “Hitler era innocente”: da questo libro si potrebbe trarre una bella piece teatrale, in particolar modo proprio su quelle pagine  in cui gli internati fanno uscire i loro pensieri, i loro convincimenti, i loro dubbi, i loro smarrimenti.
E magari, poi, ne potrebbe venir fuori anche un lavoro cinematografico, perché, verso la fine del libro, più che le parole, è l’azione a occupare la scena.
Ho già detto altre volte che non mi reputo in grado di fare recensioni. Questa quindi non è una recensione al libro, ma sono pensieri che questa lettura mi ha ispirato. E resta sempre più fermo in me il convincimento che mai e mai e mai dobbiamo dimenticare l’orrore dei campi di concentramento. Tutto ciò che è accaduto in quegli anni terribili, se ne perdiamo memoria, si potrebbe ripetere.  Soprattutto oggi. Ed è  proprio questo  il messaggio che Aldo Moscatelli, con il suo ultimo romanzo Hitler era innocente, vuole far giungere ai suoi lettori.
Tanto è vero che il 10% del prezzo di copertina verrà devoluto alle associazioni che si occupano di tenere viva la memoria dell’Olocausto

Hitler era innocente
genere: romanzo
totale pagine: 200
prezzo di copertina: 10,50 euro
Casa editrice I sognatori 2008
cod.ISBN 978-88-95068-06-0

E per acquistarlo:
QUI

Ho pensato a
questa canzone
per concludere il mio post.

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10 risposte a Hitler era innocente

  1. Annalisa55 ha detto:

    Grazie, Milvia, per le tue segnalazioni, non solo Internet, ma anche libri curiosi o poco visibili 🙂

  2. MyEros ha detto:

    interessante e da leggere, grazie Milvia.

  3. glodalessandro ha detto:

    Non ho lo starccio d’un demonioso denaro, ma questo me lo compro….
    ECCOME.

    preziosa sei. bacio.

    Glò

  4. accipicchia ha detto:

    La tua, Milvia, è una vera recensione, così appassionata nella sua pacatezza da spingere sicuramente alla lettura del libro. Un libro di un’attualità incredibile, considerando i fatti di questi giorni, in cui, in modo inusuale, viene affrontata una tragedia che, come ribadisci tu, deve rimanere nitidamente nella memoria di tutti. Nessun velo, nessuna rimozione di avvenimenti che “devono” continuare a “sconvolgere”. Un abbraccio. Piera

  5. Soriana ha detto:

    Grazie a tutti! Abbiamo bisogno di punti fermi, di pali che non vengano divelti e travolti da una corrente che ci porterebbe solo alla distruzione. E la memoria storica è un palo molto resistente, solo se lo vogliamo.

    Milvia

  6. Isognatori ha detto:

    ALTRE RECENSIONI[..] Una fresca fresca. La trovate qui: http://ilviziodileggere.splinder.com/post/17723667/Hitler+era+innocente+-+Aldo+Mo L’altra risale a qualche giorno fa, ma abbiamo atteso il momento giusto per segnalarla. Potete leggere la recensione qui: h [..]

  7. ilviziodileggere ha detto:

    Veramente una bella recensione. Sei veramente brava a descrivere quello che si prova a leggere il libro di Aldo.
    Ciao

  8. Soriana ha detto:

    Grazie! Però non credo che la mia sia una recensione. Impressioni di lettura, questo sì.

    Milvia

  9. cristinabove ha detto:

    A questa tua ottima recensione feci seguire il link che portava al sito dell’autore, lì per lì pensai che bastasse. Oggi rileggendola ho individuato una precisa attinenza: qualche anno fa lessi un libro davvero sconvolgente, ” I volenterosi carnefici di Hitler” di Goldhagen DJ , in cui le motivazioni della partecipazione gratuita allo sterminio, erano ben più profonde, e radicate come odio verso l’ebreo, anzi verso l’altro.
    L’aberrazione di persone apparentemente innocue che all’improvviso scoprivano la propria vena sadica e infierivano aggiungendo dolore al dolore senza esserne obbligate.
    Monito per tutti…dove può portare l’intolleranza.
    grazie, Milvia
    cri

  10. Soriana ha detto:

    Grazie per la segnalazione, Cri!

    Milvia

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