Sorelle nell'ombra

211220450_d80a53c23b"Tu, che mi sorridi verde luna…"

“ Ecco, ha ripreso a piovere.”
Devono essere le sei: le infermiere che hanno finito il turno stanno uscendo dal portone della clinica e  si dirigono correndo verso il parcheggio.
Teresa si allontana dalla finestra e si avvicina al letto. Le ombre della sera avvolgono malinconicamente la stanza. Indovina, più che vederlo, il viso della sorella, i capelli opachi sparsi sul cuscino, le palpebre abbassate, la pelle tirata sugli zigomi. 
    “ Sai, i dottori hanno detto che ti devo parlare, che devo cercare di farti svegliare raccontandoti cose. Ma io…io non sono mai stata brava a parlare.”
Si guarda le mani.
    “ A lavorare sì, quello l’ho sempre fatto. Prima nelle case della gente, poi in fabbrica. Ho cominciato che tu avevi dieci anni. Io ne avevo quattordici. Andare a servizio, si diceva allora. Pulire, lavare, lucidare, stirare, e poi ricominciare tutto, neanche un grazie, neanche un per favore. Portavo a casa i soldi, servivano, sai…. La mamma li prendeva, li divideva in mucchietti: questo per il fornaio, questo per il latte, questo per la bombola del gas. La luce della lampadina pioveva sul tavolo della cucina, e illuminava la testa della mamma, i tuoi capelli biondi che sfioravano il quaderno, e quell’aiuto che ogni settimana io riuscivo a dare.
Quando lei, la mamma, se ne è andata (ricordi quel giorno, la mamma di botto a terra, le sue mani che artigliavano il petto, il sibilo del suo respiro) ho avuto paura che ti portassero via, che mi separassero da te.
Ecco perché l’ho cercato. 
Ecco perché l’ho fatto tornare, il babbo.”

Teresa si stringe le mani in grembo. Sta lì, seduta accanto al letto di Antonietta, ne ascolta il respiro regolare. Sembra proprio che la sorella stia solo dormendo.

    “ti prego ti prego Teresa non parlare del babbo quando lui è tornato nella nostra casa è come se si fosse spento tutto il sole sentivo l’odore delle sue sigarette dovunque quelle ore in cui tu eri al lavoro quei pomeriggi lontano dalla scuola tu non sai Teresa non sai l’orrore me lo porto ancora dentro ma non potevo raccontarti niente non mi avresti mai creduta e poi ti avrei dato un gran dolore con te lui era diverso non ti parlava quasi si faceva servire non ti guardava mai oh come avrei voluto che si comportasse così con me non più abbracci non più baci su tutto il viso non più carezze insinuanti e quell’odore di fumo stantio addosso a me lui ansimante e quell’odore che mi entrava nei pori della pelle mentre mi prendeva il terrore che tu tornassi dal lavoro mentre lui mi teneva lì immobilizzata sul materasso del letto di mamma e scendessi all’inferno con noi”

 Un’infermiera si affaccia sulla porta:
    “ Non stia lì al buio.” dice “ Ora le accendo la luce.”
Teresa stringe gli occhi.
La luce.

    “ Ti ricordi, Antonietta, la prima volta che abbiamo visto il mare? Ti ricordi come era forte la luce del sole, ti ricordi quel prato azzurro che non finiva più, e l’odore di pulito dell’aria? Avevi tredici anni, io avevo cominciato a lavorare in fabbrica, tu avevi appena preso la licenza media, e così, una domenica, siamo salite su un treno e siamo partite. Un giorno, una notte, lontano da casa. Lontane da lui. “

 Taci, taci, si dice Teresa. Raccontale delle risate che avete fatto, delle scarpe piene di sabbia, del gelato che sgocciolava sulle mani, di quella canzone, come faceva…

    Tu, che mi sorridi verde luna… ti ricordi quella canzone, Antonietta?  Ti piaceva tanto, dicevi che ti faceva sognare. L’avevano messa in un film, con quell’attrice, ti ricordi, quella bella, con i capelli rossi, come si chiamava?…Avevi preso un po’ di colore in quei due giorni al mare. Eri bella. Ti ho guardata, quando siamo tornate a casa, mentre ti spogliavi per fare il bagno, e per un attimo ho avuto paura. Stavi diventando grande. Per un secondo, ma solo per un secondo, ho pensato che forse…lui…anche con te…”

Teresa si morde le labbra. Ancora una volta la sua voce va a sbattere contro l’argomento proibito, come fa una palla contro un muro, sbatte, e poi rimbalza.
Sono passati più di trent’anni. Ma il silenzio delle notti rotto dal respiro concitato del padre, le sue mani che la toccavano febbrili, e il peso del suo corpo che la opprimeva, non potrà mai dimenticarli

    “Sapessi quanto l’ho odiato, Antonietta” e neppure si accorge di aver ripreso a parlare  ”e quante volte avrei desiderato andarmene, sparire. Ma come avrei fatto, con te? Vedevo che a te lui voleva bene come a una figlia, ti coccolava, ti viziava come una bambina piccola. Sapevo che non ti avrebbe mai toccata. Ma non potevo lasciarti : tu volevi studiare, eri così brava a scuola, sei sempre stata tanto intelligente… I soldi che lui portava a casa, con i suoi lavoretti saltuari, bastavano a malapena per mangiare. Sai,  tu mi hai sempre detto che non parlo mai di me, della mia vita sentimentale. Ma io non ho mai avuto un uomo, dopo quello, mai. Non ne sono stata capace.”

“me la ricordo quella canzone Teresa la cantavo dentro di me mentre lui mi toccava cercavo di estraniarmi da quello che stava succedendo anch’io l’odiavo ma odiavo anche me la colpa doveva essere anche mia ero carina lo dicevano tutti mi mancava la mamma all’inizio ero stata contenta di essere la preferita mi accarezzava i capelli mi teneva in braccio mi metteva a letto e stava lì a guardarmi mentre mi addormentavo dopo ha cominciato a fare quelle cose e sapevo che con te non poteva farle perché non gli piacevi me lo diceva lei non è carina come te capisci io non potevo dirti nulla ho pensato di farlo quando ho finito l’università ma era tardi tu eri rimasta in quella casa lui si era ammalato e tu lì a curarlo non sarebbe servito a nulla parlarti.”

    “ Dopo che tu ti sei laureata avevo pensato di andarmene, andare a vivere per conto mio. Poi lui si è ammalato. Tu avevi la tua professione, te ne andavi in giro per il mondo,  e a lui, chi ci avrebbe pensato? Ho sentito in bocca il sapore della vendetta, e non mi è piaciuto. E sono rimasta. Ma quando è morto, credimi, Antonietta, non mi sono disperata. Tu eri lontana, e così non ho neppure dovuto far finta di starci male.”

    “Quel giorno ero a Detroit dopo la tua telefonata mi sono fatta portare in camera  una bottiglia dal bar dell’albergo
 ho brindato alla sua fine dopo sono stata male Teresa ho fatto un gesto stupido brindare non serve devo ucciderlo dentro di me”

 

    Teresa stringe fra le sue la mano della sorella. La pelle è arida, le dita le si abbandonano sul palmo. Prende dal comodino un tubetto di crema idratante. Le massaggia il dorso delle mani, lentamente, con dolcezza. Le mani della sorella sono nude, prive di qualsiasi simbolo di legame. Anche tu, pensa Teresa, non hai un compagno. Anche tu, alla fine, hai solo me. Ed io ho te, ancora e sempre.

    “ Non so se tu puoi sentirmi, Antonietta, nemmeno i dottori lo sanno, ma ti giuro una cosa: se ti risvegli,  ti racconterò del babbo, sì, te lo racconterò. Voglio dividere con te questo dolore, credo sia giusto. Perché ti voglio bene.”


    Teresa guarda oltre i vetri della finestra. La pioggia è cessata.
Nel cielo, un’immensa luna piena.
Non è verde, ma è una gran bella luna.

(Da  “Donne, ricette, ritorni e abbandon” Pendragon 2005)

Verde luna

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7 risposte a Sorelle nell'ombra

  1. cristinabove ha detto:

    Uno dei racconti più commoventi del bel libro di Milvia, che merita davvero una attenta lettura.
    Ed anche una rilettura.
    Buona giornata, un abbraccio
    cri

  2. accipicchia ha detto:

    Cara Milvia, ho finito in questo istante di leggere il tuo racconto; no, non è un racconto, è una storia, una storia che può essere vera. Bella, coinvolgente, strutturata bene, le parole scelte con cura, nessuna sovrabbondanza, giustamente malinconica ma anche aperta alla speranza. E di speranza abbiamo bisogno. Mi è piaciuta tanto. Un abbraccio stretto stretto. Piera

  3. anonimo ha detto:

    ho un nodo in gola e non riesco a dire altro. lo leggerò di nuovo, di sicuro.
    Natàlia

  4. lauraetlory ha detto:

    Milvia, voglio il tuo libro. Si puo’ ancora ordinare?
    Laura

  5. Soriana ha detto:

    Vi ringrazio di cuore…La vostra approvazione mi è stimolo per riprendere a scrivere…
    @Laura: penso che sia ancora reperibile, per lo meno risulta nel catalogo della Feltrinelli (e credo che, oltre che ordinarlo on line si possa anche ordinare in libreria), e poi presso Libreria Universitaria e Ibs. e, naturalmente, presso Pendragon, l’editore. Sappimi dire, e grazie.

    @Cri: grazie per il tuo giardino…

    Milvia

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