Lontano lontano

t_nostalgia_107

Canzone

Stacco dal potus le foglie ingiallite. Lo faccio piano, con delicatezza.
Sono così fragili, tutte le cose.

Oggi ho un nodo, o un vuoto, non so, che se ne sta fra la gola e lo stomaco. Forse perché ho avuto una notte di sogni confusi, con volti e nomi che si affastellavano uno sull’altro, con luoghi che cercavo di raggiungere, ma che si dissolvevano non appena mi avvicinavo.

O forse perché mi sei tornato in mente tu, dopo tanto tempo.

E’ stato per quella canzone trasmessa alla radio, poco fa.
Quella che dice: …e lontano lontano nel tempo… 
E subito ho sentito questa cosa qui, questo nodo-vuoto-spina che mi è salito da chissà dove.
Mi sono ritrovata davanti a te, seduta a un tavolo di un bar di Via de’ Giudei, il Ginkobilobar, mi sembra si chiamasse. 
Al suo posto c’è un fast-food, ora.
Mi sono ritrovata in un pomeriggio di ottobre, con il sole che già cominciava a calare, disegnando i primi veli d’ombre sulla città.
Noi ce ne stavamo lì, le mani che si toccavano sul ripiano del tavolo, con una specie di febbre. Il tuo sguardo scivolava sul mio viso e lasciava una traccia di calore, come una carezza.
I miei occhi sulle tue labbra, stupiti della loro dolcezza.
La mia voglia di baciarti. La mia voglia  di fare all’amore, lì, in quel momento.
Il nostro senso di onnipotenza, che solo l’innamoramento rende così acceso. Un mese, dal nostro primo incontro. E da allora, staccarci per rientrare nelle nostre rispettive case, era stata ogni volta una sorta di lacerazione.
Ricordi? c’erano dei piccoli juke box, appesi alle colonne del locale. Qualcuno mise una moneta.  Ci fu  il tintinnio delle cento lire, poi quella canzone, quelle parole:
… e lontano lontano nel tempo qualche cosa negli occhi di un altro ti farà ripensare ai miei occhi …

Sai, è stato allora che ho avuto la certezza che sarebbe finita. E che sarei stata io, a lasciarti.
Questa immotivata certezza mi ha fatto male, una spina ficcata in un punto impreciso di me, un nodo, un vuoto.  Certezza immotivata, perché nata ben prima della tua gelosia, delle tue domande ossessive, delle ore trascorse a chiedermi scusa, e ancora a interrogarmi, con lo sguardo che ti diventava di un verde cupo, come sono le foglie nella jungla più impenetrabile.
Ben prima delle urla, dei pedinamenti. Delle minacce di morte.

Ho pensato lì, al Ginkobilobar, in quel pomeriggio di ottobre, le parole che ti avrei detto due anni dopo, lasciandoti. Ti ho immaginato nel tempo, mentre ascoltavi questa canzone e mi pensavi.
Tutto nello spazio di quella musica: tre minuti in cui ho trasposto il futuro che ci riguardava; indubbiamente un futuro imperfetto. 
Ho vissuto una sorta di nostalgia anticipata.

Le lacrime avevano cominciato a scendere. Avevi allungato un dito, le avevi raccolte. Ti eri portato quel dito alle labbra. Avevi chiesto…
Niente, ti avevo risposto. E’ che ormai è autunno.

Solo adesso, mentre continuo a ripulire il mio potus, mi rendo conto che, in quel pomeriggio, il pensiero della fine non riguardava  me, o te. Non solo, almeno.
E’ che per la prima volta avevo avvertito lo scorrere del tempo. Che per la prima volta avevo capito come nulla sia eterno. Non l’amore, non la giovinezza. Non la verità.
Per la prima volta, forse, avevo pensato alla morte.

Bologna, 22 marzo 2007  
                                                       

Lontano lontano…

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7 risposte a Lontano lontano

  1. verbavolant2008 ha detto:

    Che bello questo brano… delicato e malinconico, soffuso di poesia e rimpianto.

  2. accipicchia ha detto:

    Bello questo tuo raccontare qualcosa di te. Malinconico, sì, ma in fondo sereno. Ed è vero che tanti ricordi hanno inizio con una parola, una frase o una canzone. Questa canzone, poi, è straordinaria, e porta lontano molti di noi, ognuno con la sua storia.
    Un caro saluto. Piera

  3. cristinabove ha detto:

    Che struggente racconto, Milvia cara, delicato come un acquerello, intenso come un quadro di Chagall…
    Sei di una bravura eccezionale, non c’è bisogno che te lo dica io.
    A me rimane non rimane altro che leggerti ogni volta con immenso piacere.
    buona giornata
    cri

  4. giuba47 ha detto:

    Racconto veramente bello e carico di emozioni, Giulia

  5. Annalisa55 ha detto:

    E’ bello, e bella la canzone.

  6. RenzoMontagnoli ha detto:

    E’ come se ti fossi detta: Ecco, la felicità di oggi sarà il dolore di domani.
    In effetti c’è sempre una compensazione nella vita, un’alternanza di gioie e di tristezze, tale che, se uno ci pensa, tende a vedere il tutto con un senso d’impotenza che si trasforma in malinconia.
    Ecco quello che sei riuscita a rendere in questo bel racconto.

  7. Soriana ha detto:

    Grazie a tutti per aver apprezzato questo racconto, un po’ invenzione, un po’ autobiografia di un autunno di tanti anni fa.

    Milvia

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