E voi, che bambini eravate?

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Inizio il post di questa notte con un sorriso e due segnalazioni.  Se sorrido è perché sono contenta di aver trascorso una parte del fine settimana con una persona davvero speciale. Brillante giornalista, brava scrittrice, blogger attiva, donna sensibile, intelligente, simpatica. Molto spesso leggiamo il suo nome insieme a quello di un’altra donna altrettanto sensibile, intelligente, simpatica, e pure lei brava scrittrice, blogger attiva… Insomma, avete capito, no? Ho avuto la gioia di avere mia ospite nientepopodimenoche ( come avrebbe detto Mario Riva)  una delle due socie della super premiata ditta LauraetLory!!!!!! Nella graziosa persona di Laura nonché Costantini!!!!!!
Insomma, lascio da parte il mio tono scherzoso per confermare ancora una volta quanto io sia grata alla rete che mi ha fatto per ora conoscere persone davvero eccezionali. Con Laura sono stata benissimo, il tempo in sua compagnia è volato, abbiamo parlato di tante cose, soprattutto di libri, di scrittura, di come va il mondo ( cercando e, naturalmente non trovando, soluzioni per salvarlo, ma che ci volete fare, era mezzanotte passata…), di Tv, di giornali, della blog sfera e anche un po’ di noi. Anzi, ora che ci penso forse io ho parlato tanto…Non è che ti ho annoiato, vero, Laura? Sai com’è, le persone anziane, quando trovano chi dà loro spazio, parlano, parlano, parlano…
Questo, vi volevo dire. Che è stato un fine settimana DOC.

Laura è rientrata a Roma ma mi ha lasciato un bel regalo, anche a nome di Lory, che mi farà compagnia nei prossimi giorni: un loro romanzo che ancora non avevo letto: New York 1920 il primo attentato a Wall Street
. Ne volete pure voi un assaggio? Mettetevi comodi e guardate questo  Booktrailer
E’ davvero ben fatto. 
Ringrazio ancora Laura e Lory per il dono e Laura per la compagnia gradevolissima.
Mia casa è vostra casa, ragazze!

E poi:
Attenzione attenzione attenzione: due miei carissimi amici, due bravissimi Poeti stanno per dare alla luce due nuove creature, esattamente queste:

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Per saperne di più: A volte ritornano
Editoriale di Cristina Bove e Renzo Montagnoli.

E infine, prima di proporvi una specie di …questionario leggerino,  l’ultima segnalazione. Se volete, QUI  per chi non l’avesse letta nel mio blog, c’è una mia poesia.

Da bambina, fin da piccolissima, io fantasticavo molto.
Da bambina, fin da piccolissima, io raccontavo storie che non so bene da dove mi uscissero.
Da bambina, fin da piccolissima, mi vergognavo se mi capitava di commuovermi.
Mi commuovevo all’ascolto di certe canzoni (Violino Tzigano, Vecchia Roma) e allora mi nascondevo, nascondevo le mie lacrime.
Da bambina, appena un po’più cresciuta, dagli otto anni in poi, preferivo giocare con i maschi: inventavamo storie poliziesche, con assassinati e assassini, oppure giocavamo a figurine, o a Sandokan.
Da bambina, a sei anni, ho scoperto quale gioia può dare un libro, per le parole stampate, per l’odore della carta.
Da bambina mi piaceva anche stare sola, ogni tanto.
Da bambina, dai cinque anni in su, ero sempre innamorata. (Disposizione questa che, insieme all’amore per la lettura e al piacere di una saltuaria solitudine, mi sta ancora appiccata addosso)
Da bambina, dai sei anni in su, prima di dormire intrattenevo il mio Angelo Custode con disquisizioni di vario tipo (credo che lui a un certo punto abbia dato le dimissioni e si sia andato a cercare un’altra bambina meno impegnativa).
Da bambina io ero così. Tutto sommato un po’ così lo sono anche ora, anche se lunedì scorso ho compiuto 62 anni (ringrazio anticipatamente per gli auguri che, non ho dubbio, sommergeranno il blog…).

E voi, che bambini eravate?

Mi piacerebbe davvero molto saperlo, desidererei che anche i maschietti, che sono sempre un po’ latitanti, rispondessero.
Eravate bambini timidi, estroversi, terribili?
Quali giochi facevate?
Quale importanza aveva la lettura, la televisione, la scuola?
E il vostro primo amore infantile ( sono certa che ognuno di voi ne ha avuto uno…)?
E… E tutto quello che vorrete raccontare. Anche cosa è rimasto in voi di quel bambino che eravate.
Insomma, placate la mia curiosità, vi prego. E, se volete e siete in grado di farlo (io, nei commenti non riesco a immetterle) piazzateci anche una vostra foto da bebé. Io, il coraggio, come avete potuto vedere entrando nel blog, l’ho avuto…
Sono graditi anche commenti lunghi…No problem…
Bene, non deludetemi.
Ciao!!!!!

VECCHIA ROMA

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28 risposte a E voi, che bambini eravate?

  1. Annalisa55 ha detto:

    Per ora, questa:

    (al resto, ci penso e poi scrivo 🙂

  2. lauraetlory ha detto:

    Carissima Milvia, che belle parole mi hai dedicato. Grazie, anche e soprattutto di essere stata una compagnia deliziosa. Sono stata benissimo e avrei voluto dirtelo per telefono, già ieri sera al rientro. Ma non ho potuto. Mi hanno rubato il cellulare, in treno o in stazione, non so. Così ho perso tutti i numeri (li avevo scaricati con nokia suite sul computer, ma il deficiente mi permetterebbe di recuperarli solo se collego il telefono… e se il telefono non ce l’ho più?! Aaarggh!)
    Comunque, ti abbraccio, spero di rivederti prestissimo e colgo l’occasione per chiederti di rimandarmi il tuo numero con una mail a posta@lauracostantini.it
    Un bacio e… buona lettura 😉
    Laura

  3. cristinabove ha detto:

    che belle bambine Laura e Lory!
    Mi piacerebbe inviarti l’unica che ho, ma non so come postarla nei commenti, potrei inviartela per e-mail, però.
    Mi piacerebbe tanto trascorrere anch’io una giornata con te, e spero che prima o poi la cosa mi sia resa possibile, sempre che a te andasse, ovviamente.
    ciao un saluto affettuoso
    cri

  4. cristinabove ha detto:

    volevo aggiungere: bella anche Annalisa, ma ho inviato prima di averlo scritto.

  5. Soriana ha detto:

    @Annalisa: che carina quella foto: uno sguardo dolce, un po’ timido, ma anche pieno di aspettative…Attendo il resto, allora…

    @Laura: mannaggia…mi spiace veramente.
    Spero almeno che tu riesca a recuperare tutti i numeri… I miei te li ho già inviati.
    Le mie “belle parole” corrispondono a verità….

    @Cri: Non sono Laura e Lory, quelle bambine…Sono le foto di Milvia piccolina: Loro, Laura e Lory, saranno certamente state più belle… Mandami pure la foto per mail, se vuoi, mi farebbe piacere, ma non so se riuscirò poi a metterla in un commento. Ma ci terrei anche che tu ci raccontassi qualcosa sulla bambina che sei stata.

    Un abbraccio a tutte.

    Milvia

  6. biancabalena ha detto:

    Purtroppo non ho foto trasferite in digitale. Ero una bambina non-bambina, una bambina troppo tranquilla ed educata, molto timida, sognatrice. Una bambina che avrebbe indossato sempre cappelli di paglia e gonne larghe, e poi si incantava a studiare la propria ombra riflessa sul marciapiede, che le sembrava tanto più bella di lei.
    Sognavo di essere Heidi, e di avere prati in cui correre e caprette e uccellini. Da quando ho imparato a leggere.. non mi sono mai fermata.

  7. RenzoMontagnoli ha detto:

    Com’eravamo, si potrebbe intitolare.
    Quasi quasi vi faccio vedere che birba ero io…Adesso passo allo scanner qualche vecchia foto e poi… e poi, ma come faccio a metterla in un post?
    Sono un imbranato, ma forse se qualcuno mi spiega ci riesco.

  8. RenzoMontagnoli ha detto:

    Le foto di Milvia in due momenti diversi, una imbronciata, l’altra con uno sguardo quasi di sfida.
    Annalisa lì è più grandicella, forse già alle elementari, una bambina sorridente che aspira già a essere una donnina.
    Ma, che volete: a riguardar le mie scende un velo di malinconia, le prime tappe di una vita, ancora incapace di farmene un’idea, ma già speranzoso di crescere alla svelta, sembra che tutto il mondo sia lì per me, e ora invece quelle immagini mi fanno tenerezza, perchè sono i primi passi lungo quella la strada su cui ormai arranco sempre di più.

  9. anonimo ha detto:

    Peccato non essere potuto venire a Bologna, sarà per la prossima!!!!!!

  10. Annalisa55 ha detto:

    Magari serve:
    per mettere le foto anche nei commenti io le *appoggio* su un album foto legato a un indirizzo mail (il mio è di alice, ma credo che tutti abbiano questa possibilità); poi vado sulla foto che mi serve, che ho già messo nella dimensione adatta, clicco col tasto destro su *proprietà*, evidenzio e copio tuuutto l’Url della foto, poi vado su un sito, questo qui, clicco sull’icona dell’immagine, si apre una finestra, nella prima riga (URL, address) clicco col destro e ci incollo l’indirizzo di prima, clicco su *insert*. Nella mezza pagina bianca lì sopra mi trovo lindirizzo della foto racchiuso nel linguaggio adatto per farla vedere. Copio tuuuuuto quello che ne è saltato fuori, e lo incollo nel commento. Di solito funziona. 🙂

  11. anonimo ha detto:

    Grazie, Annalisa, ma per me è troppo complicato.

    Renzo

  12. Evaluna71 ha detto:

    (bhé io ero più matura da bambina.)

    ho letto una poesia di Laura da Enrico Gregori, le ho già fatto i miei complimenti e li rinnovo, come scittrice di libri (insieme a Lory) è bravissima, ma come poetessa è strepitosa.

    a Renzo e Crisitina scrivrò presto una cosa, per ora il mio abbraccio ed un in bocca al lupo per la nuova avventura “libraria”.

    a te Milvia il bacio della buonanotte.

  13. RenzoMontagnoli ha detto:

    Comunicato del 26 agosto 2008[..] Un blog letterario, o meglio tutto dedicato alla letteratura e che reputo il migliore fra quelli da me conosciuti, è Il suo dominus è Massimo Maugeri, narratore siciliano e articolista, una persona che sa bene impostare gli argomenti di [..]

  14. cristinabove ha detto:

    Cara Milvia, ti invio la foto di me bambina e una sintesi della mia infanzia, parecchio triste, molto travagliata, fino a 6 anni con i nonni materni, poi in collegio.
    nessuna piacevolezza di quelle che normalmente vivono i bambini. Ero taciturna, amavo stare da una parte a leggere, perfino i testi scolastici li avevo già letti tutti nei primi giorni di scuola. Mi piaceva disegnare, e una suora si accorse di questa mia propensione e mi insegnò a dipingere a olio e a tempera.
    D’inverno nelle camerate faceva sempre freddo ed io avevo i geloni alle mani e ai piedi.
    D’estate andava meglio, ci facevano anche giocare sul terrazzo, dal quale si vedeva tutto il golfo fino quasi a Capri.
    Adolescente, leggevo di nascosto i libri che ci dava la bibliotecaria per le ore di ricreazione, ma io avevo il letto proprio sotto una madonnina con lumino acceso e…lì mi sono beccata la miopia galoppante.
    Il bello era il coro, mi piaceva cantare, anche gli inni gregoriani, avevo una bella voce e spesso facevo gli assolo.
    Poi nient’altro che tristezza. io sono il residuo di una bambina dickensiana.
    ma ero carina.

    Ecco la foto di me a 2 anni

    ciao, un abbraccio e buona serata.
    cri

  15. Soriana ha detto:

    @Sabrina: mi piace il ritratto che fai di te, della bimba che guarda l’ombra, e le sembra più bella della realtà. Mi ispira molta tenerezza, quella bambina.
    Mi fa anche tenerezza pensare che sei tanto giovane, tanto da avere come riferimenti gli stessi di mio figlio.
    Naturalmente neppure io ho foto in digitale che risalgono alla mia infanzia. E sai come ho fatto, non possedendo neppure uno scanner? Con la digitale ho fotografato quelle vecchie foto… Se vuoipuoi fare così anche tu. Penso che piacerebbe a tutti vederti da piccina…

    @Renzo: davvero eri una birba?
    Mi unisco alla tua malinconia. La capisco, eccome se la capisco…

    @Francesco: peccato veramente. Ma ci saranno altre occasioni…

    @Annalisa: tu sei bravissima, ma anche per me, come per Renzo, il tutto è molto complicato…

    @Nat: ricambio il bacio. Ma…mica hai risposto: che bambina eri, Nat?

    @Cri: Carissima Cri, sì, ho pensato a Dickens, è vero. Mi ha addolorata leggere della tua infanzia che direi negata, poi però ho pensato che tu sei il frutto di questo tuo passato, e sei splendida, con una sensibilità così acuta che ti permette di leggere il dolore nel cuore degli altri, di scrivere poesie meraviglios, di dipingere e anche, comunque, di apprezzare i doni che la natura e sporadicamente la vita, ci fanno.
    In quella foto, molto molto carina, vedo una bimba seria, con un bello sguardo pieno di luce. Ed è quella luce, cara Cri, che nonostante tutto non si spegnerà mai.

    Milvia

  16. glodis211 ha detto:

    Io ero così, bambina felice, sembra.
    Purtroppo non ricordo quasi nulla fino ai 14 anni.
    Sono però felice ora che, alla mia matura età, ho ritrovato la gioia di quella bambina che esprimeva Amore.
    Un abbraccio
    gloria (l’amica di Cri)

  17. gloria72 ha detto:

    Io sono cresciuta con i libri di Astrid Lindgren, il mio primo amore letterario, con il cinema degli anni Cinquanta (ancora oggi ringrazio mio padre per le tante passioni che mi ha trasmesso), e con lunghe estati dove Heidi lo ero davvero. Fantasticavo molto, non ho mai avuto problemi a giocare da sola, e mischiavo già allora loquacità e timidezza. Mi piaceva tantissimo disegnare, e inventare favole. Il mio primo innamoramento platonico è stato per un compagno delle elementari, il più insubordinato e intelligente della classe. Già allora subivo il fascino dei belli e dannati, ahimè… Un’infanzia serena, devo dire. Lo sarebbe stata decisamente meno l’adolescenza, ma almeno ho avuto un’ottima partenza!
    Un abbraccio,
    glo

  18. anonimo ha detto:

    Leggevo moltissimo, tutta la carta stampata che trovavo. Ricordo I misteri di Parigi, L’Ebreo Errante Verne, La Cittadella di Cronin, certe bellissime Avventure di Magellano, gli album a fumetti del mio amico Eros con Mandrake e l’Uomo Mascherato. E soprattutto i romanzi (molti di Carolina Invernizzi) che la mia zia Albertina prendeva a prestito da una bibliotechina aziendale. Leggevo di giorno e di notte, a lume di candela, e mia madre diceva che mi sarei rovinata gli occhi. Pensare che leggere a lume di candela diventerà uno degli esercizi fondamentali del metodo Bates per migliorare la vista.
    Tutti questi mondi di carta mi sembravano assai più affascinanti della realtà che mi circondava e sarebbero stati teatro di mie future romantiche imprese non appena fossi diventata grande. Ero sicura che il mondo fosse una realtà con molte facce, tutte affascinanti e dove se anche c’era il male, i buoni sarebbero stati immancabilmente premiati.
    Siccome non leggevo soltanto, ma stavo molto all’aperto, anche la straordinaria bellezza che vedevo, ad esempio la danza dei rami mossi dal vento osservata naso all’aria stesa su un prato, non faceva altro che confermarmi la fondamentale bontà del mondo, che mi aspettava dietro l’angolo, appena sarei cresciuta.
    Ma giocavo molto anche con gli altri, anche se giocattoli praticamente non ne avevamo: ricordo però una bellissima bambola confezionata da mia nonna con un pezzo di stoffa, due bottoni per occhi, fili di lana come capelli. Ma ce la litigammo, le mia quattro cugine ed io, sbrindellandola quasi subito e della povera bambola rimase soltanto un mucchietto di segatura sul pavimento.
    Giocavamo ad anellina con cinque sassetti, rotondi il più possibile e della stessa dimensione, che ci volevano lunghe ricerche di gruppo per metterli insieme, e poi venivano conservati da una bambina fidata e utilizzati per lunghe gare di abilità.
    Giocavamo alla Luna coi riquadri disegnati per terra (in altre regioni si chiama il Mondo), a strega in alto, a strega a colori, alle belle statuine, a un-due-tre per le vie di Ro-ma, spesso interrotti dalla lugubre sirena degli allarmi aerei…
    La canzone che più mi commuoveva era Balocchi e profumi. Mia zia Bruna, di professione sarta, la cantava con poco pathos ma molta energia mentre spingeva ritmicamente sui pedali della macchina da cucire : “Mammaaaa/mormora la ban-bina/ men- tre pieni di pianto ha gli occhiii /per la tua piccolina non compri mai balocchiii/ Mamma tu compri soltanto profumi per teeee!”
    Potrei continuare fine a domani, cara Milvia, sai come sono i vecchi, buona la memoria a lungo termine, cattiva quella a breve…
    Che puzza di bruciato… Mi sono scordata la cena sul fuoco!
    Ciao ciao
    Mirella

  19. Annalisa55 ha detto:

    Allora, vediamo… Seconda di cinque figli, nata e vissuta in uno dei vecchi cortili padani, con nonne intorno, parenti va e vieni e giardino coltivato a rose, patate e fagiolini. Ho imparato a leggere e scrivere a cinque anni, quando mia nonna ha comprato la tele e andavo da lei a vedere il maestro Manzi.il mio primo libro è stato “Le fiabe più belle”, per i cinque anni. Mio zio arrivava con un enorme secchio dal fondo pieno di sabbia, e dentro ci metteva le rane. Noi intorno, a pescare rane vive, tagliare la testa, scuoiarle e lavarle, magari inseguendo qualche rana decapitata e pelata che saltellava per il cortile. Fatemelo fare ora, e vomiterò.
    Andavo a scuola col grembiule bianco, il fiocco rosa e i colletti di pizzo della nonna. Le elementari con una maestra che abita ancora dalle mie parti, in una classe tutta femminile che ricordo poco, anche se le mie compagne le vedo ancora, in giro, in bici, invecchiate come me.
    Mia mamma comprava l’enciclopedia “Tutte le fiabe” (ne ho ancora qualche volume, gli altri ai miei fratelli), “L’enciclopedia della fanciulla” (per noi sorelle) e l’enciclopedia della donna (per lei). Fascicoli settimanali, poi rilegati. Sull’Enciclopedia della donna ho letto i miei primi romanzi da grande, riassunti in tre, quattro facciate.
    A giocare da due amiche che abitavano poco lontano, a casa alle cinque e mezza se c’era bel tempo, alle cinque d’inverno. Quando hanno costruito un palazzo vicino non lo ricordo, ma so che seguivo mio fratello fuori dal cortile per giocare a biglie sui mucchi di sabbia che i muratori lasciavano lì. Tra i miei cinque e sei anni sono nate le ultime due sorelle.
    Nella foto là sopra sono sul retro della casa, verso il giardino, seduta a un tavolino basso coperto di giornalini che stavo ritagliando e leggendo. Corriere dei Piccoli e Michelino, forse setto o otto anni.

  20. Evaluna71 ha detto:

    figlia unica, molto sola, serissima, silenziosa, un soldatino con la gonna.
    sono una che ha sofferto la solitudine fino ad imparare sin da bambina a costruire mondi alternativi, fatti di sogni e di parole con me stessa.
    serissima nello studio, educata al senso del “dovere”, a 5 anni mio padre mi ha comprato il pianoforte.
    ma come tutte le imposizioni ed i doveri da hobby e piacere è presto divenuta un’ossessione, odiosa ossessione.
    non so raccontare la mia infanzia, l’ho rimossa.

    sono adesso una bambina.

    un abbraccio Milviuccia.

    buonanotte.

  21. Soriana ha detto:

    Ma che belle cose sono nate da questo post… Sarebbe bello raccogliere tutti i commenti, foto comprese, e farne un libricino.

    @Glodis: dalla foto sembri veramente una bella bambina felice. Mi stupisce il fatto che non ti ricordi quasi nulla della tua infanzia, sembrerebbe un insolito caso di…rimozione della felicità…
    Ed è molto bello sentirti dire che sei felice anche ora. Credo che tu sia una persona positiva, che è felice anche perché è capace di donare gioia a chi le sta intorno.

    @Gloria: Anche per me il cinema degli anni cinquanta è stato un buon compagno d’infanzia, e io, come per le letture, la musica e il teatro, devo ringraziare mia madre. E in prima elementare pure io mi sono innamorata del più ribelle. Si chiamava Marco, era biondo, magrissimo e terribile.
    Le buone partenze sono importanti!

    @ Mirella: un racconto straordinario, questo tuo commento, Mirella. C’è l’innocenza, l’entusiasmo,
    la gioia del gioco con i compagni, il respiro della natura, insomma in poche righe ci hai dato un’immagine completa di te e di molti altri della tua generazione. Una bella infanzia, tutto sommato, nonostante la guerra, e la precarietà economica. E questo mi fa riflettere.
    La zia Bruna mi sembra di vederla e sentirla, tanto l’hai ben descritta…
    La cena bruciata? Ahi ahi, ma ne valeva la pena, per questo dono che ci hai fatto!

    @Annalisa: aspettavo impaziente di leggerti, sapevo che sarebbe venuto fuori un bel film della tua infanzia. Sai cosa abbiamo in comune, oltre l’amore per la lettura e il Corriere dei Piccoli? Uno zio delle rane…Il mio si chiamava Enea, non era proprio uno zio, ma un cugino di mio padre. Quando andavo da lui in campagna mi portava a pescare le rane, di notte, e a me sembrava una bellissima avventura…Poi, al mattino, io dovevo tenergli aperto il sacco dove lui le aveva rinchiuse e…sì, lui intanto le scuoiava, tagliava, ecc.ecc. Io provavo qualcosa fra l’orrore e la fascinazione…
    Poi mia zia le cucinava…ed erano ottime.
    L’abbigliamento scolastico era come il mio, mentre i maschi avevano il grembiule nero, il nastro azzurro e il colletto, privo di pizzi, è logico, bianco.
    Bella famiglia, Annalisa…Anche tu un’infanzia felice.

    @Nat: Vedi, dico anche a te quello che ho già scritto per Cristina. Probabilmente la solitudine, la tua infanzia “costretta” ha sviluppato quella sensibilità che ora ti appartiene. E ora ti puoi permettere finalmente di essere la bambina che non sei stata allora. Goditi questa infanzia ritrovata, Nat!

    Abbraccio e ringrazio tutte le amiche e gli amici (anzi, l’amico, perché solo Renzuccio ha lasciato un commento). Mi è piaciuto tantissimo leggervi.

    Milvia

  22. cantodiluna ha detto:

    L’ORA DI TORNARE

    Un fischio acuminato
    se si può dir così
    al desco familiare mi chiamava
    e ricordava che dal lavoro
    mio padre era tornato.
    Piacere e scontentezza
    mi comportava quella nota
    poiché si riformava la famiglia
    ma i giochi Рahim̩ Рeran finiti.
    Attorcigliata a un ramo d’albero,
    le gambe all’aria come una scimmietta
    gridavo sì, che arrivo,
    e m’indugiavo ancora coi compagni,
    di resina la pelle appiccicata.
    A poco a poco, da dietro l’angolo di casa
    l’energica alopecia di mio padre
    faceva capolino con sulla faccia
    il vano tentativo ammonitore di severità.
    Non vi riusciva sempre:
    l’immagine di me sospinta a piene mani
    da quei bambini intenti che
    – da sotto – mi sostenevano fedeli
    gli disegnava sulle labbra
    un riso trattenuto
    che non scoppiava a stento.
    Forse era quello
    più del suo richiamo
    che mi tranquillizzava ed invitava
    a scendere, a salutar gli amici,
    a tendergli la mano
    e a rincasare sporca ed affamata.
    ———–
    Ecco. Io ero così.
    Stefi
    http://www.geocities.com/sferrini/poesie.html

  23. RenzoMontagnoli ha detto:

    L’età dell’oro, di Renzo Montagnoli[..] Un paio di giorni fa Milvia Comastri ha messo su rossi orizzonti , chiedendo anche di poter vedere le foto da bebè dei lettori. Ho cercato, tanto, e infine ho trovato i miei primi passi in questo mondo. Ecco i risultati che mi hanno lasciato l&r [..]

  24. lauraetlory ha detto:

    La mia foto da bambina la trovi sulla prima pagina del sito http://www.lauracostantini.it
    Lì guidavo la mia prima ferrari a pedali…

  25. Soriana ha detto:

    @Stefi: una splendida poesia. Un ricordo della tua infanzia e un omaggio a un padre tanto amato. Grazie di cuore per averla condivisa con noi.

    Milvia

  26. Soriana ha detto:

    @Laura: che forte, quella foto! Una bella bimba grintosa, che già da allora sembra voler conquistare il mondo!

    Milvia

  27. BarbaraProvenzi ha detto:

    Cara Milvia, tanti auguri anche se in super ritardo! Sto tentando di uscire dalla mia pausa estiva, ma non è facile.
    Da bambina io… devo aver messo qualche foto qua e là sul blog, magari le ripropongo fra un po’.
    Però detto tra noi non è che sono molto cambiata (ok, fisicamente un pochino). A volte credo sia meglio così, altre… non so.
    Un abbraccio,

    Barbara

  28. Soriana ha detto:

    Grazie per gli auguri! Sono graditissimi, poi tu non potevi sapere che compivio gli anni, quindi non c’è ritardo…
    Mi piacerebbe proprio vedere le tue foto da bambina. E se qualcosa di quella bimba è rimasto in te, è una cosa bellissima, credo….
    Un abbraccio
    Milvia

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