Festival! Festival!! Festival!!!

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Di nuovo in partenza: Mantova, naturalmente. E pensare al  Festival letteratura mi ha fatto nascere l’idea di scrivere questo post.
Intanto vi saluto. Se posso scriverò qualcosa da là. Ma non lo prometto.
Ciaooooo!!!!!

Se un Comune, seppur minuscolo, oggi come oggi non organizza un Festival, rischia di essere declassato a rione di periferia… Parola d’ordine per gli assessorati alla cultura di…ogni ordine e grado: organizzare un Festival!
Basta ascoltare Aladino, la trasmissione di Rai3 che va in onda durante l’estate dal lunedì al venerdì alle 13, dedicata all’informazione sugli eventi culturali in Italia e all’estero, per rendersi conto che forse il vocabolo pronunciato più volte dai bravi conduttori è appunto Festival: del teatro, della danza, della poesia, del mare, delle dolomiti, dei laghi, del cous-cous, dei migranti, degli alberi, degli artisti di strada…Cui si aggiungono poi mostre, rassegne, fiere del libro, e notti bianche e rosa e un numero infinito di premi letterari.  Senza tralasciare, naturalmente i grandi Festival, quelli con la effe maiuscola, ormai più o meno collaudati: Letteratura, Scienza, Filosofia, Economia, Pensiero…
Se poi attraverso il motore di ricerca Google si digita festival culturali in Italia le pagine che si aprono sono innumerevoli.
E tutto questo in un Paese dove la percentuale di lettori forti (quelli cioè che leggono 6 o più libri in un anno) sembra che si aggiri su una media del 12% dell’intera popolazione. Il che ci dovrebbe far assegnare la maglia nera nella classifica dei Paesi colti.
E allora? Non c’è forse un’incongruenza, in questa situazione? A guardare il numero degli eventi culturali che si organizzano in Italia sembreremmo al contrario un popolo sommamente colto, desideroso di conoscere tutte le forme artistiche esistenti.
Ma allora viene da chiedersi: a cosa servono questi eventi? Servono i Festival a creare cultura? Una domanda che si pongono in molti. Ed è proprio questa domanda che, questa sera, rivolgo anche a voi, confidando in una vostra risposta.
Su Internet ho trovato pareri contrastanti.
Potete leggerne qualcuno cliccando su questi Link:

Questo Trentino

Regione Emilia-Romagna

Livorno Word Press

Voglio aggiungere anche le dichiarazioni di due persone che di libri e di cultura se ne intendono davvero:
Rosaria Carpinelli, ex direttrice generale della casa editrice Fandango, un passato di valente editor per le più prestigiose Case Editrici,  in un’ intervista in cui le si chiedeva cosa suggerire a chi scrive e sogna di veder prima o poi pubblicato un suo libro, così ha risposto:
Ci vogliono costanza e determinazione. Se si crede davvero di avere qualcosa da dire, bisogna approfittare di ogni occasione per cercare di far leggere le proprie cose. È importante seguire le tante iniziative che hanno a che fare con la lettura e la scrittura: premi, presentazioni, festival letterari. E poi insistere e ancora insistere. Il talento, quando c’è, sa farsi riconoscere.

Marino Sinibaldi, quando lo  intervistai  a Torino lo scorso anno, alla mia domanda:
Fiera del libro di Torino, Festival della letteratura di Mantova, galassia Gutenberg a Napoli, Più libri più liberi a Roma, per citare solo gli eventi che tu e la tua trasmissione seguite in diretta; ma credo che le manifestazioni che girano intorno ai libri siano centinaia, se non migliaia. E basta guardare qui a Torino, il pubblico non manca. Come si coniuga tutto questo con l’asserzione che gli italiani non leggono?

Rispose:

Questa è una domanda interessante, perché è il segno che siamo in un Paese strano, dove tutti sono minoranze. Però certe minoranze sono come gli animali de “La fattoria degli animali”, tutti siamo uguali, ma certi animali sono più uguali degli altri. In questi luoghi c’è sempre molta gente, negli stadi ce n’è sempre di meno, però quelli del calcio sono una minoranza che domina le altre. A teatro ci va un sacco di gente, ma se uno legge i giornali sembra che il teatro sia un luogo irrilevante. Sì, siamo un paese strano in cui non ci sono più comportamenti di massa, di maggioranza, né sul piano politico, né su quello culturale: Però alcune minoranze, come quelle di chi guarda la tv, si arrogano un potere mediatico molto più ampio. E’ giusto rivendicare il fatto che i lettori siano una minoranza, nemmeno inferiore poi, come numero, ad altre che hanno più potere.
Un altro aspetto importante è che questa minoranza, negli ultimi anni, ha preso consapevolezza di sé: da quando l’Italia è diventata un paese di minoranze, anche la minoranza dei lettori ha assunto una specie di orgoglio della propria appartenenza.
Allora, la cosa importante di queste manifestazioni non è tanto il fatto se allarghi o no l’area della lettura, perché quella dipende più dalle politiche scolastiche e culturali. La cosa importante è che la cambino qualitativamente, trasformando il lettore da animale solitario come è stato per tanti anni, in qualcuno che ama condividere, che ama socializzare.

Sono d’accordo con la risposta che mi diede Sinibaldi.

Ora rimango in attesa di sentire cosa ne pensate voi.

La musica:
Vinicio Capossela: Nella pioggia

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5 risposte a Festival! Festival!! Festival!!!

  1. anonimo ha detto:

    In teoria servono a stimolare cultura, ma in pratica no. Del resto l’acculturamento non è che possa avvenire sporadicamente nel breve periodo di un festival, ma si attua giorno per giorno. La kermesse dovrebbe servire a smuovere, ma è un prodotto industriale e come tale finisce con l’avere più una funzione di cassa di risonanza che di educazione alla cultura.
    Questa è la mia opinione, peraltro suffragata da fatti, perchè indagini demoscopiche evidenziano negli ultimi dieci anni un generale abbassamento del livello culturale, ad onta del proliferare di tutti questi festival più di bla bla bla che di fatti concreti.

    Renzo

  2. Annalisa55 ha detto:

    Sono d’accordo con Renzo, ma anche con Sinibaldi. Perché, benchè possa razionalmente rendermi conto che il Festival di Mantova (o altri) possano essere prodotti industriali e semplici casse di risonanza, devo dire che trovarsi a Mantova oggi, salutare là Milvia, girare in mezzo a gente che sembra amare i libri quanto li ami tu, incontrare per strada Pennac, è, semplicemente, bello.

  3. giadanila ha detto:

    A me è piaciuta molto la risposta di Sinibaldi. Queste manifestazioni non avranno certo il potere (o lo scopo?) di innalzare il livello culturale medio, ma -oltre a essere una piacevolissima occasione di incontro per gli appassionati – secondo me possono diventare uno stimolo per i lettori “pigri”, per quei lettori cioè che pur possedendo una discreta capacità di lettura spesso si “dimenticano” di leggere (vi assicuro che nonostante l’assurdità del concetto conosco molte persone che appartengono alla categoria). Ovviamente penso che queste iniziative difficilmente faranno cambiare idea ai “non lettori” accaniti.

  4. lauraetlory ha detto:

    Vado controcorrente e dico che io non ci credo che in Italia siamo in pochi a leggere. L’affluenza ai festival è alta, le grandi librerie sono sempre affollate, la gente esce con buste piene di libri, parlare di libri letti è sempre più semplice. E se fosse tutta una manovra dei media quella di farci credere che i nostri concittadini sono una manica di ignoranti, amanti solo della tv? Ho conosciuto ragazzini che criticavano i propri padri amanti della playstation, mentre loro preferiscono leggere. Possibilmente in lingua originale. Ragazzini italiani, non extraterrestri. Diamoci un po’ di fiducia, io sono convinta che ce la meritiamo.
    Laura

    p.s. mi piace la risposta di Sinibaldi.

  5. Soriana ha detto:

    @Renzo: E’ vero che il livello culturale si sta abbassando, e non occorre leggere le statistiche, per rendersene conto. Ma, essendo un’affezionata del Festival letteratura faccio fatica a vederlo come un mero prodotto industriale. Ma forse sono ingenua…

    @Annalisa: Ecco, tu mi puoi capire…

    @Giadanila: Dubito che queste manifestazioni culturali possano diventare uno stimolo per lettori pigri. Ma indubbiamente, per i lettori appassionati, come tu dici, sono una splendida occasione per incontrarsi fra loro e incontrare gli autori che amano e conoscerne di nuovi.

    @Laura: Vorrei che fosse così, Laura. Ma il dubbio che quanto riportano le statistiche sia esatto mi rimane. E’ un grande, Marino!

    Milvia

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