Solo un ragazzo

saviano-allo-specchio

Da Alessandro Marescotti di Peacelink ho ricevuto oggi questa mail che riporto integralmente:

Ma invece di far vincere la NATO in Afghanistan perché non far vincere Roberto Saviano in Italia?

Il piano della Camorra per uccidere Roberto Saviano sarebbe entrato nella
fase operativa. Deciso all’unanimità dalle famiglie che aderiscono al
cartello dei Casalesi e addirittura fissato con una scadenza a breve
termine: entro Natale i clan vogliono ammazzare l’autore di Gomorra e se
necessario anche i carabinieri che gli fanno da scorta.
Mentre siamo impegnati in un’ipocrita "guerra al terrorismo" in
Afghanistan, mentre ci preoccupiamo che l’"Occidente è in pericolo", un
giovane cittadino coraggioso vive nell’attesa di un attentato annunciato.
E’ scandaloso.
Ma invece di far vincere la NATO in Afghanistan perché non far vincere
Roberto Saviano in Italia? Possibile che lo Stato dichiari la sua
sconfitta prevedento addirittura che Saviano viva per qualche tempo fuori
dall’Italia per garantirgli l’incolumità?
Questo è il messaggio che ho inviato adesso a

http://www.sosteniamosaviano.org :

"A nome di PeaceLink (www.peacelink.it) invio la solidarietà a Roberto
Saviano, simbolo di un’Italia migliore e di una lotta di civiltà".

Linkate sui vostri siti e sui bostri blog:
http://www.robertosaviano.it oppure http://www.sosteniamosaviano.org

E’ incredibile quello che sta accadendo. Lascia ancora più sgomenti la
disperata fine di Adolfo Parmaliana, di cui qui sotto ci riferisce
Riccardo Orioles.

Un antimafioso
Adolfo Parmaliana, 50 anni, docente di chimica all’Università di Messina,
per anni sindaco antimafia di Terme Vigliatore, si è ucciso gettandosi da
un viadotto. L’ha fatto perché perseguitato, perché solo. Nel 2005, con
una serie di coraggiose denunce, aveva fatto sciogliere per mafia il
Consiglio comunale di Terme Vigliatore. Un paesino piccolo, una volta
tranquillo, ma adesso ferocemente invaso dai poteri mafio-massonici che
regnano nella vicina Barcellona, e non sono affatto deboli neppure nel
capoluogo, a Messina.
Prima di morire, Parmaliana ha lasciato un dossier al fratello avvocato. È
stato subito sequestrato dalla Procura di Patti. Contiene nomi di mafiosi,
di politici, e anche di magistrati che avrebbero per anni coperto gli
intrecci mafia-politica-affari. E in effetti la situazione della
magistratura nella provincia di Messina – a differenza che nel palermitano
– non è affatto al di sopra di ogni sospetto: derive, insabbiamenti,
amicizie oscure. Fino ai confini dello scandalo, come nel caso di
Graziella Campagna.
Dalla sua lunga lotta antimafia Parmaliano ha ricavato solo delle denunce
per diffamazione. Egli era convinto che alla Procura di Barcellona ci
fossero dei precisi interessi volti a ridurlo al silenzio o almenno a

farlo passare per diffamatore. Su questo dovrebbe intervenire, finalmente,
il Csm.
La fine di Adolfo Parmaliana, che è stato un buon compagno prima dei Ds e
poi della Sinistra Democratica, un buon amministratore e un coraggioso

militante antimafioso, è simile a quella della testimone di giustizia Rita Atria
 che si uccise dopo la morte di Borsellino, o di Giuseppe Francese
che per vent’anni aveva lottato raccogliendo documenti, testimonianze,
materiali su suo padre Mario Francese, ucciso perché faceva inchieste sui
mafiosi.
Morti di solitudine, di stanchezza e di disperazione, in un momento in cui
sembrava loro che nulla sarebbe servito a niente e il male avrebbe vinto

per sempre. Continuare le loro lotte – e, nel caso di Parmaliana, fare
finalmente chiarezza sui legami fra mafia, massoneria e poteri, anche
giudiziari, del messinese – è l’unico modo per rendere omaggio a queste
vite generose, bruciate al servizio della comunità.

Riccardo Orioles

(N.B.: il link relativi a Graziella Campagna, Rita Atria e Giuseppe Francese li ho inseriti io, nel brano riportato nella mail c’erano solo i loro nomi. Scusate la cattiva impaginazione dovuta al copia/incolla)

Mi ha lasciato una forte impressione ascoltare lunedì scorso Roberto Saviano intervistato da Marino Sinibaldi a Fahrenheit.  Forse perché, pur avendo firmato anch’io perché gli accordassero la scorta, a un certo punto avevo cominciato a pensare che fosse tutta un’esagerazione, che in realtà Saviano non corresse un pericolo reale. 
Ma lunedì, ascoltandolo, devo confessare che ho provato disagio per quei miei pensieri.

Mi si è presentata davanti l’immagine non del famoso scrittore che ha venduto più di un milione di copie del suo libro,  ma di un ragazzo  normale di ventinove anni che è costretto a rinunciare a vivere la sua giovinezza in maniera normale
Ho rivisto quel ragazzo vicino al quale mi sono trovata casualmente a bere un caffé nel piccolo prefabbricato dell’Illy accanto alla postazione di Fahrenheit a Mantova nel 2006. L’ultima sua apparizione pubblica, quella di Mantova del 2006, o meglio, l’ultima apparizione pubblica da libero cittadino, perchè a Mantova c’è stato poi anche quest’ anno
Non voglio continuare a scrivere, perché rischierei di scivolare nella retorica.
Lo so che ci sono altri, fra giornalisti, magistrati e cittadini comuni che vivono sotto continua minaccia. E i loro nomi sono sconosciuti ai più, e magari non hanno neanche una scorta. E tutti hanno la vita stravolta a causa di quelle bestie immonde che si chiamano mafia e camorra e ‘ndrangheta.

Il fatto è che, sentirlo parlare, quel ragazzo, mi ha fatto male al cuore.

Ed ecco l’intervista:

 Intervista di Marino Sinibaldi a Roberto Saviano
dopo gli ultimi due anni trascorsi sotto scorta. Un’occasione per rievocare i temi e la vicenda di Gomorra, per parlare di un successo pagato a caro prezzo in un diario radiofonico appassionato e dolente, che rinnova il patto tra la letteratura e l’impegno. (Fahrenheit, 13 ottobre 2008)

e anche l’incontro con i lettori al Festivaletteratura 2008 di Mantova

Roberto Saviano A Mantova: Festivaletteratura 2008

Finisco con:

Il cappotto di legno

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10 risposte a Solo un ragazzo

  1. RenzoMontagnoli ha detto:

    Comunicato del 15 ottobre 2008[..] L’infaticabile Rino Armato ha trovato, fra i tanti fatti che la storia passata propone, . Possiamo solo immaginare il gigantesco falò di case fatte di legno e paglia e l’impotenza degli abitanti che all’epoca non disponevano di [..]

  2. tristantzara ha detto:

    Sitoweb di “ammazzatecitutti.org” chiede un’offerta per non chiudere. Questo sabato verso le 17.30-18 sono alla librerìa di via Mascarella.Per raggiungerla in tram come si fa ?

  3. Soriana ha detto:

    @Daniele: grazie per le tue segnalazioni sempre importanti.
    Allora, anche se sono imbranata a dare informazioni ‘mo ci provo. Immagino che tu venga in treno, dato che mi chiedi dell’autobus. Dalla stazione, con dieci minuti di cammino puoi arrivare a piedi in Via Mascarella. Uscendo dalla Stazione attraversi la piazza, prendi a sinistra e alla fine del portico attraversi lo slargo e imbocchi via Indipendenza. Prosegui lungo questa strada fino a quando non incrocia via Irnerio (come indicazione puoi tenere l’insegna dell’Hotel Donatello che è all’angolo fra le due strade.) Imbocchi via Irnerio, e dopo la libreria Irnerio trovi, sullo stesso lato della strada, via Mascarella. Ed eccoti arrivato.
    Magari ci faccio un salto anch’io per dirti ciao.

    Milvia

  4. tristantzara ha detto:

    Grazie,conosco via Irnerio.Treno e poi a piedi è perfetto.Mancherà l’ombrello come a Londra ? speriamo di sì.

  5. anonimo ha detto:

    http://satisfiction.menstyle.it

    dai un’occhiata qua
    ciao
    Francesco

  6. fabiocogolato ha detto:

    Ci vorrebbero più “Saviano” in Italia…

  7. Soriana ha detto:

    @Francesco: letto e segnalato. Grazie.

    @Fabio Cogolato: io credo che ce ne siano, Fabio. Magari combattono quotidianamente e, anche loro, quotidianamente rischiano di essere uccisi. Però sono nell’ombra.
    Benvenuto in Rossiorizzonti.

    Milvia

  8. linodigianni ha detto:

    grazie per queste segnalazioni, ancora più importanti in quanto in Italia si sta togliendo l’acqua ai pesci in cui dovrebbe nuotare la democrazia.

  9. anonimo ha detto:

    Grazie ,concordo..ci mancano l’aria ,l’acqua, la linfa per sentirci degni d’esistere.Saviano (lo ricordo ragazzo già vecchio nella sua prima intervista da Biagi) a caro prezzo combatte mafie e camorre ed ora già si comincia a mormorare che non è l’unico simbolo,che non è il suo mestiere,che doveva prevedere…che…E’ vergogna insana.
    Tinti baldini

  10. Soriana ha detto:

    @Linodigianni: molto efficace l’immagine dei pesci…Credo sia necessario che ognuno di noi, in quella vasca di pesci boccheggianti, versi anche solo una goccia di acqua. Se saremo in tanti, a farlo, i pesci potranno ancora nuotare.

    @Tinti: cara Tinti, una cosa comunque è vera, e io dico anche, fortunatamente (a prescindere dalle minacce di morte): Saviano non è il solo a combattere e a denunciare la criminalità.

    Milvia

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