Signor Ministro La Russa: fu vittoria, questa?

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Contrariamente a quanto avevo scritto ieri sera non mi limiterò, almeno per questa notte, a postare una poesia, o un qualsiasi altro scritto contro la guerra per poi passare ad altro. No, voglio ancora dedicare un intero post a questo argomento, pubblicando le testimonianze di coloro che della guerra sono stati protagonisti, e di chi, contro la prima guerra mondiale e contro tutte le guerre ha dedicato il proprio tempo, le proprie parole e il proprio coraggio.
Aspetto anche i vostri contributi. Se volete potete lasciare nei commenti non solo parole scritte da altri, ma anche  vostre poesie che contengano la testimonianza di quanto  ciascuno di voi ripudi (verbo utilizzato da un disatteso articolo della Costituzione) la guerra.

  Inizio con due frammenti di lettere dal fronte  scritte da militari che hanno partecipato a quella carneficina chiamata Grande guerra.

"Vi sono truppe allo scoperto, sotto il tiro del cannone nemico, con 15 gradi sotto zero, e si vuole che avanzino. Muoiono gelati a centinaia e ciò è ignorato dal paese. Gli ufficiali più arditi hanno crisi di pianto di fronte alla vanità degli sforzi, davanti all’impossibile. Sull’Isonzo si muore a torrenti umani e nulla finora si è raggiunto."
(Lettera a Giolitti  di un generale dissidente, 1915)

"Non si creda agli atti di valore dei soldati, non si dia retta alle altre fandonie del giornale, sono menzogne. Non combattono, no, con orgoglio, nè con ardore; essi vanno al macello perchè sono guidati e perché temono la fucilazione. Se avessi per le mani il capo del governo, o meglio dei briganti, lo strozzerei".
(B.N. anni 25, soldato; condannato a 4 anni di reclusione per lettera denigratoria,1916)

E poi:

…Nel marzo 1916 il mio comandante di divisione, al quale riferivo per telefono le ragioni per cui una operazione ordinatami non poteva riuscire e si sarebbe avuto un macello, osservò che di carne da macello da darmi ne aveva quanta poteva abbisognarmene; risposi che facevo il colonnello non il macellaio; s’interruppe il telefono: un ordine scritto mi ordinò l’onerosa operazione.”.
…Tutte le volte che c’era un attacco arrivavano i carabinieri. . Entravano nelle nostre trincee, i loro ufficiali li facevano mettere in fila dietro di noi e noi sapevamo che – quando sarebbe stata l’ora- avrebbero sparato addosso a chiunque si fosse attardato nei camminamenti invece di andare all’assalto. Questo succedeva spesso. C’erano dei soldati, ce n’erano sempre, che avevano paura di uscire fuori dalla trincea quando le mitragliatrici austriache sparavano all’impazzata contro di noi. Allora i carabinieri li prendevano e li fucilavano. A volte era l’ufficiale che li ammazzava a rivoltellate."

(Cesare De Simone, tratto da L’isonzo mormorava fanti e generali a Caporetto )

E per questa notte finisco con uno stralcio dalla Lettera di Don Lorenzo Milani  ai cappellani militari.

…Poi siamo al ‘14. L’ Italia aggredì l’Austria…
… Avete detto ai vostri ragazzi che quella guerra si poteva evitare? Che Giolitti aveva la certezza di poter ottenere gratis quello che poi fu ottenuto con 600.000 morti?
Che la stragrande maggioranza della Camera era con lui (450 su 508)? Era dunque la Patria che chiamava alle armi? E se anche chiamava, non chiamava forse a una « inutile strage »? (l’espressione non è d’un vile obiettore di coscienza ma d’un Papa).
Era nel ‘22 che bisognava difendere la Patria aggredita. Ma l’esercito non la difese. Stette a aspettare gli ordini che non vennero. Se i suoi preti l’avessero educato a guidarsi con la Coscienza invece che con l’Obbedienza « cieca, pronta, assoluta » quanti mali sarebbero stati evitati alla Patria e al mondo (50.000.000 di morti). Così la Patria andò in mano a un pugno di criminali che violò ogni legge umana e divina e riempiendosi la bocca della parola Patria, condusse la Patria allo sfacelo. In quei tragici anni quei sacerdoti che non avevano in mente e sulla bocca che la parola sacra « Patria », quelli che di quella parola non avevano mai voluto approfondire il significato, quelli che parlavano come parlate voi, fecero un male immenso proprio alla Patria…
(Barbiana 22.2.65)

Gino Paoli: Il disertore

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19 risposte a Signor Ministro La Russa: fu vittoria, questa?

  1. linodigianni ha detto:

    molto sentite le cose da te scritte, brava che descrivi l’oscenità materiale della guerra, una parola che dovremmo insegnare come oscena

  2. Soriana ha detto:

    Grazie, Linodigianni…
    Come sarebbe bello, però, che si potesse scrivere d’altro, se non ci fosse bisogno di evidenziare queste brutture… Purtroppo, invece, bisogna continuare a parlarne…a ricordare, a combattere, a gridare…
    Ciao.

    Milvia

  3. nataliacastaldi ha detto:

    siamo con te.
    buonanotte Milvia.

  4. RenzoMontagnoli ha detto:

    Comunicato del 23 ottobre 2008[..] da Morgan. Non c’è che dire, c’è proprio da essere soddisfatti: siamo parte dell’Europa, ma ce ne stacchiamo ogni giorno di più. L’inquinamento e i rischi per la salute sono una cosa seria, ma il nostro gove [..]

  5. stefanomina ha detto:

    Ciao Milvia
    Io vorrei postare un paiodi poesie scritte
    da un mio caro amico e poeta Vincenzo Giorgetti alcuni anni fa ( più di 15)… purtroppo da allora poco è cambiato.

    Un soldato, dieci soldati, cento soldati
    fanno un esercito
    un esercito, dieci eserciti, cento eserciti,
    schierati gli uni contro gli altri,
    fanno la guerra…
    Ma sul campo di battaglia
    lì, soli con il pallore freddo della morte
    restano…
    Uno, dieci, cento ragazzi
    e lontano, sole a piangere
    Una, dieci, cento madri
    23.10.91 ( guardando la Jugoslavia)

    Ferma, o uomo, quei soldati in marcia,
    smonta quei potenti pezzi di cannone,
    abbandona quegli agghiaccianti propositi di guerra,
    nascondili nel buio più profondo della notte.

    Cerca un tempo di speranza nuova: un’isola
    dove il vento possa fischiare,
    dove la rosa e la viola possa spuntare,
    dove la rondine e il bambino possa giocare,
    dove ogni uomo possa vivere il suo ideale
    e condividere il suo pane.
    Cerca intensamente quest’isola e fondaci l tua città
    attorno a robusti alberi d’olivo
    germoglieranno soavi giorni di pace.

    Vincenzo Giorgetti

    Grazie Milvia per il tuo impegno
    ciao
    stefano

  6. BarbaraProvenzi ha detto:

    Grazie Milvia, di queste testimonianze. Sono con te!
    Bacio,

    Barbara

  7. isabel49 ha detto:

    Ho pensato a questi versi, mi cimento da poco: il mio genere è il componimento in prosa.

    “Guerra”
    Uomini come animali
    combattono
    con il sangue
    i loro ideali.

    Morte, dolore,
    sterminio, distruzione.
    Tutto si annienta
    il nulla segue.

    Pace, liberazione,
    risplende il sole.

    Annamaria

  8. anonimo ha detto:

    FA LA NANA
    Fa la nana, fala pur c’lé rivé el Crus
    Fa la nana, bel cinein t’an se gninta ed Bin Laden
    Mo tra Bush e Taliban i t’amazen com un can
    Fa la nana t’han vad brisa al vilaz c’al brusa
    Fa la la nana t’ant sént brisa la nona c’la ziga
    Fa la nana fen al dé che la guera srà finé.
    TRADUZIONE:
    Fa la nanna, falla pure che è arrivato il Cruise (il missile, non Tom. Ndr)
    Fa la nanna bel piccolino, tu sai niente di Bin Laden
    Ma tra Bush e Talibani ti ammazzano come un cane
    Fa la nanna che non vedi il villaggio che brucia
    Fa la nanna che non senti la nonna che piange
    Dormi, dormi fino al giorno che la guerra finirà.

    SCIOCCHEZZUOLA SCRITTA DA ME MEDESIMAALL’ ANNUNCIO DELLA GUERRA IN AFGHANISTAN RICALCATA DA UNA VECCHIA NINNA NANNA DIALETTALE.
    Magari domani ti posto qualcosa di meglio.
    Mirella

  9. voltandopagine ha detto:

    Mi sono venute in mente tante canzoni: la “Ninna nanna” che cantava Baglioni su parole di Trilussa, il “Disertore” di Boris Vian cantato da Fossati, la forse poco conosciuta ma bellissima “Lettera dal fronte” di Ruggeri e naturalmente “La guerra di Piero”.
    Tutte da ascoltare, ascoltare, ascoltare…

  10. anonimo ha detto:

    Entrare in guerra é di per sé una sconfitta. La sconfitta della ragione, del discutere per trovare soluzioni, é la vittoria dell’uomo primitivo che ancora vive in noi.

  11. Soriana ha detto:

    @Stefano: mi hai fatto un regalo molto bello. Purtroppo è vero: le belle poesie del tuo amico sono attualissime. Ringrazia anche lui, da parte mia.

    @Natàlia e Barbara: lo so, care, che siete con me. Grazie!

    @Annamaria: hai tracciato un percorso dalla guerra alla pace, dal buio alla luce. Molto bene. Grazie anche a te, Annamaria.

    @Mirella: non sapevo che scrivessi anche poesie… E anche…bilingui…Bisognerebbe musicarla, questa ninna nanna! Grazie, Mirellina!

    @Voltandopagine: Come puoi vedere, cara amica, ho già utilizzato, nel post che ho appena scritto, un tuo suggerimento. E ti ringrazio tanto.

    @Massimo: Mi piace e condivido il tuo commento. Purtroppo sono convinta che l’uomo primitivo che vive ancora in noi non ci abbandonerà mai. Grazie, Massimo.

    Continuo a mettere i vostri commenti in una cartellina speciale. L’otto o il nove novembre ne farò un post.

    Grazie ancora a tutti, e continuate a scrivere.

    Milvia

  12. giuba47 ha detto:

    Bisogna far capire cosa è la guerra… e La Russa lo manderei al fronte per capire un po’ più della vita… Giulia

  13. Soriana ha detto:

    @Giulia: e a fargli compagnia ce ne mandiamo anche qualche altro…
    Ciao, Giulia e buona domenica.

    Milvia

  14. castoretpollux ha detto:

    Se devo legare un nome poetico al concetto di guerra, credo che prenderei Ungaretti. “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”.
    Sarò banale nella scelta, ma credo che per definire la guerra non siano necessarie parole pompose o definizioni, e nemmeno pareri.
    La guerra è ermetica, cruda, elementare. Per definirla ci vogliono sensazioni, non critiche o pareri, non trovate?
    Ecco quindi che due righe di poesia, o di un libro, o un piccolo aforisma, riescono a dipingerci una sensazione, a meno di non averla vissuta in prima persona.
    Il sentimento ci penetra nel concetto, nella vicenda. Foglie come vacuità, foglie come “il nulla”. Oso chiamare la guerra “anarchia della mente e dell’azione”. Senza regole, senza senso, senza fini. Un caotico rimescolio primordiale. Un big bang dell’allucinazione. Un grande caos, nel nulla però…un controsenso.
    Ma non mi fa paura la guerra in se, con le sue azioni. Così come non mi fa paura un’arma. Mi fa paura l’uomo che c’è dietro, al tempo stesso capace di donare l’amore e imporre la morte. Di concepire il verso sublime e di realizzare la più crudele delle torture.
    Per questo alle volte penso: “si può ripudiare la guerra concettualmente. Ma lo si può anche psicologicamente?”. La storia mi sembra che ci dica purtroppo di no.

    Complimenti per il blog.

    C.P.

  15. Soriana ha detto:

    @C.P.: La scelta dei versi di Ungaretti non è certo banale. Così come profonde sono le parole con cui costruisci la definizione di guerra. Fra l’altro la definisci un “controsenso”. E un controsenso, lo è senza dubbio. Peccato che l’uomo, forse da sempre, e particolarmente, a mio avviso, in questi ultimi cento anni, non si sia ancora impossessato dell’unico senso veramente importante: il senso della vita.
    Grazie per il tuo intervento.

    Milvia

    Milvia

  16. castoretpollux ha detto:

    Devo essere sincero.
    Se chiedo ad un pacifista istituzionale cosa pensa della guerra, la risposta è abbastanza scontata.
    Io non credo di essere considerato tale. Nella mia vita sono stato combattente, guerriero, interventista, belligerante, impegnato, guerrafondaio.
    Mi sono trovato a dover impugnare la parola, la vita,la penna, ma anche le armi, quelle vere. E’ la vita del guerriero, che può essere reale o, in senso figurato, l’uomo che affronta a cuore aperto la vita, e che può affrontare certo le sventure fisiche e del cuore, ma corre anche il rischio di mettersi in gioco e ritrovarsi con le opinioni cambiate. Come è il mio caso.
    Questa riflessione sulla guerra (sulla quale mi sono soffermato), capita a “fagiuolo”, sincrona ad una illuminazione che ho avuto qualche giorno fa. “Il senso della vita”. E’ vero! Il “senso” è quello che ti fa capire effettivamente le cose come stanno, la loro posizione nel complesso ingranaggio del mondo. Ma come fa la mente umana a comprendere il senso della vita, se non vede il suo opposto? Io ci sono arrivato non da presupposti etici, ma “sul campo”. Proprio chi deve affrontare la guerra (compresi gli eroi della vita quotidiana) sa che essa va contro il rispetto della vita, ma spesso per comprenderlo deve farla per arrivarci in seguito. Perchè la mente umana agisce come “esperienza”, almeno credo. Prima vive l’evento e poi lo comprende. Azione e reazione. Per cambiare questo, o si cambia la mente umana, o la società si evolve in maniera consapevole, credendo anche un pò di più nei propri saggi (che ci sono già passati).
    Grazie e scusate la lungaggine, ma l’argomento è interessante.

    Castor et Pollux

  17. Soriana ha detto:

    @Castor et Pollux: grazie per questo tuo nuovo intervento. Mi ha molto colpito per la sua onestà; rivedere le proprie opinioni è un atto di grande coraggio. E le tue parole, scaturite dall’esperienza, e non da ideali insiti da sempre nel mio animo, hanno un grande valore.

    Milvia

  18. anonimo ha detto:

    Salve qualcuno mi sa dire l’estratto della lettera scritta da B.N. anni 25, soldato; condannato a 4 anni di reclusione per lettera denigratoria,1916) da quale testo è stata presa? grazie la mia mail è maintenon@libero.it

  19. Soriana ha detto:

    @Anonimo: Non ti so dare una esatta risposta, mi spiace. Credo sia stato preso dagli atti del processo che vide coinvolti molti soldati che pateciparono a quella guerra in fame. Il testo viene riportato da diversi siti pacifisti e io da lì l’ho prelevato. Di più non so dirti.
    Ciao.

    Milvia

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