Buon novembre !

tortafragoleyogurt_it

Sono in partenza: questa sera, come ho già scritto l’altro giorno, sarò a Monselice: un mio racconto è in gara in un concorso letterario. Voterà il pubblico presente. Vedremo come andrà a finire…

Finite incredibilmente bene  le Letteriadi 2008  il concorso on line organizzato da Laura e Lory. Sono arrivata seconda e non posso che esserne soddisfatta. Più avanti in questo post, se volete, potete leggere il racconto, nella sua versione integrale: il concorso, infatti, oltre a un incipit obbligatorio, prevedeva anche un limitato numero di caratteri; sulla versione inviata avevo perciò dovuto fare una piccola operazione chirurgica di amputazione.  Anche da qui ringrazio prima di tutto le bravissime e infaticabili Loredana Falcone e Laura Costantini e tutti coloro che mi hanno sostenuto in questa gara.

E poi:  QUI  una mia brevissima poesia nuova nuova.

E ancora: sono disgustata da questa notizia: A volte, purtroppo, ritornano

Infine: spero spero spero che                              barack-obama-teens1 ce la faccia.

E ora continuando la piccola campagna: no a tutte le guerre no alla loro celebrazione pubblico questa poesia:

La guerra

C’e’ chi gioca con la propria testa,
ma questa non e’ che una sola palla
lanciata in alto
o rotolata per terra,
presa con la mano
o colpita col piede:
non e’ che un’unica palla.
Ma c’e’ chi gioca con la testa degli altri,
con molte teste alla volta, con tutte
le teste,
afferrandole al volo, lanciandole
in aria, con metodo,
senza che qualcuna cada,
così  da riempire l’orizzonte,
lo zenit,
i punti cardinali.
Ah, quante teste stanno volando!
Tra di loro non trova posto neppure una rondine,
neppure un raggio di sole.
Poi, di colpo, il gioco finisce
e la terra
è disseminata di teste.

Mihai Beniuc, massimo poeta rumeno, nato nel 1907

Per concludere, il racconto che ha partecipato alle Letteriadi 2008

Solo per il tuo bene. 

Degli altri quattro sensi non c’era traccia. Tutto ciò che riuscivo a sentire era uno stucchevole sapore di glassa alla fragola.
E io, la glassa alla fragola, l’avevo sempre odiata.
Cercai di sputare, ma niente, era come se avessi le labbra sigillate, mi sentivo come se fossi fatta di pietra, come se fossi una statua. E chi ha mai visto sputare una statua?
Beh, a dire il vero una statua che sputava l’avevo incontrata, più o meno vent’anni prima. Stava nel giardinetto di viale Albiti e da quello sgorbio che aveva come bocca, la fanciullina di pietra un tempo bianca, sbavava un rivolo verdastro, acqua mischiata a muschio. Mi faceva schifo, guardarla.
Schifo non mi facevano però le mani di Diego che mi salivano sotto la gonna, mi scostavano il cavallo delle mutandine e per qualche minuto, mentre il giardino andava oscurandosi per le ombre della sera, le sue dita mi facevano dimenticare la scomodità di starmene su quella panchina dal sedile sgangherato e le lancette dell’orologio che si rincorrevano veloci per giungere all’implacabile traguardo dell’ora del rientro e l’inevitabile punizione per l’immancabile ritardo.

L’odiato sapore si era fatto più intenso. Forse perché era l’unica sensazione che riuscivo a percepire. Per il resto nulla. Silenzio assoluto, buio come in una notte di black out totale, nessun odore, e la strana sensazione di essere sospesa da qualche parte, perché la mia pelle non avvertita alcun contatto con nessun accidente di materia viva o morta.
Morta.
Era morto qualcuno.
Se non mi liberavo da quel sapore ero certa che sarei impazzita. Non riuscivo a pensare.
Chi cazzo era morto?

Io le glasse le avevo sempre odiate. Ma in particolare quella alla fragola. Aveva lo stesso sapore dello sciroppo antibiotico che mi dava mia madre da bambina, quando avevo la tonsillite. Mi svegliava di notte, mi tirava su dal cuscino, mi stringeva le guance e mi infilava in bocca il cucchiaino di plastica. E io urlavo sputavo piangevo. E lei giù una sberla, che mi faceva sbattere la faccia contro la parete a lato del letto. E mi infilava in bocca un altro cucchiaino di roba disgustosa, e io piangevo, ma non sputavo più, e neppure urlavo. 
Era brava, la mia mamma, era brava a prendersi cura di me.  Diceva sempre che era per il mio bene, quando d’inverno mi chiudeva  nuda  in terrazza. Diceva che così mi sarei ricordata di riordinare la mia camera, o di tener pulita la lettiera del gatto, o di non parlare con il cibo in bocca.  Ma se poi mi ammalavo mi curava, devo dargliene atto. 
Poi a un certo punto lei non ci fu più.
E di me si prese cura Alberto.
Anche Alberto era bravo.
Alberto, venuto dopo Diego, e Carlo, e Simone, e Paolo e un po’ di altri.
Alberto, lui, era un mago: non mi lasciava mai segni, quando mi picchiava. Non come la mamma, che a scuola dovevo sempre trovare un sacco di scuse.
Lui  mi voleva bella, e dolce, e quando facevamo all’amore mi chiamava troia, ma era il suo modo per dirmi quanto mi amava.
E poi aveva un sacco di amici. Amici molto gentili. Era orgoglioso di me, Alberto, quando un amico gli diceva quanto io gli piacessi, quanto fossi brava, come lo avessi fatto impazzire in quella mezz’ora passata sul letto.  Ma era bravo, Alberto: non mi aveva mai messo su you tube, come avevano fatto certi ragazzi prima di lui.

Cominciavo a sentirmi come se io stessa fossi una enorme, stucchevole torta ricoperta di glassa alla fragola. Un pan di Spagna con una appiccicosa veste rosa.  Se quella sensazione andava avanti ancora a lungo ero certa che sarei morta.
Morta, già. Qualcuno era morto. Anche di questo ero certa.
E poi, dove cavolo ero? Non è che avessi paura: male non fare, paura non avere, mi diceva sempre la mia mamma.  E io di male non avevo proprio fatto nulla. Solo che mi sarebbe piaciuto sapere perché non vedevo, udivo, non sentivo odori, né sensazioni tattili. Così, solo  per curiosità. 
Ma avrei dato un milione di euro per togliermi quel saporaccio, questo sì.

Io glielo avevo detto, alla mamma, che non mi piaceva il sapore di quello sciroppo. Ero già grande, sui sedici anni, quando glielo dissi. E lei, per educarmi ad accettare tutti i sapori, per una settimana, ogni giorno, si mise a preparare torte. Ricoperte di glassa alla fragola. E me le fece mangiare, e io le mangiai, stimolata dal coltello puntato alla gola. Lo stesso coltello che lei adoperava per stendere la glassa alla fragola sulla torta.
Fu alla settima torta che le presi il coltello dalle mani. Era ancora sporco di glassa, e il colore rosa venne ricoperto dal colore rosso del sangue.
Povera mamma, mentre scivolava a terra ebbe ancora la forza di dire: ma io lo faccio per il tuo bene…
Non stetti dentro tanto.
E almeno, nel minorile, non servirono mai torte con la glassa.
E  fu allora che Alberto si prese cura di me.
Lui era lì per stupro, ci incontrammo alla recita di Natale. A Santo Stefano facemmo l’amore, nel cesso dietro la cappella. E io mi innamorai. Tanto lo sapevo che era innocente. E’ che lo aveva incastrato una puttanella di dodici anni.
Quella piccola stronza doveva aver raccontato un sacco di bugie…
Quando uscì mi venne a cercare, e così ci sposammo, perché eravamo tanto innamorati.
Fui felice di intestargli la casa che mamma mi aveva lasciato in eredità: volevo dargli una prova del mio amore.
Non lavoravamo, ma i suoi amici erano molto generosi, e ogni volta che venivano a casa lasciavano sempre un po’ di soldi.
Eravamo felici. Io a volte lo facevo arrabbiare, e allora lui mi picchiava. Ma io credo che fosse come per mamma: lo faceva perché imparassi a essere una brava moglie, lo faceva solo per il mio bene.
Una volta però era venuto a casa con un tipo che non mi piaceva per niente. Non so perché non mi piacesse, aveva qualcosa che mi metteva paura. E io non volli essere ospitale con lui.
Alberto si arrabbiò molto. Mi riempì la pancia di calci. Pensare che proprio quella sera avrei dovuto dirgli del bambino.
Ma il bambino se ne andò, proprio quella sera.

Era diventato intollerabile, quel sapore. Lo odiavo, mi stava risucchiando, annientando. Mi stava facendo impazzire.

Pazza. Malata mentale. Incapace di intendere e di volere. Così avevano detto quelli del tribunale.
Una pazza che aveva ucciso il marito con del veleno per topi, ne aveva fatto a pezzi il corpo e aveva ricoperto ogni pezzo con una vischiosa glassa alla fragola.

Improvvisamente capii il perché di quel sapore e del buio, e del silenzio…
Mi succedeva sempre così, dopo la seduta di elettrochoc. Ma poi tutto ritornava alla normalità.
Anche i dottori, lì, agivano solo per il mio bene.

Un’altra canzone contro la guerra:
Queen: Let me live

Vi lascio, ora, augurandovi buon fine settimana e buon mese di novembre.
Ci risentiremo, credo, martedì.
Ciaoooo!!!!

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Questa voce è stata pubblicata in autoreferenziale, barack obama, la mia scrivania, no a tutte le guerre. Contrassegna il permalink.

14 risposte a Buon novembre !

  1. ElysSun ha detto:

    Primo: in bocca al lupo per il concorso!
    Secondo: buon fine settimana!
    Terzo: nella versione lunga questo racconto mi piace ancora di più. ^__^

  2. BarbaraProvenzi ha detto:

    Complimentissimi a te Milvia!!!
    E in bocca al lupo per il nuovo concorso!

    Barbara

  3. anonimo ha detto:

    Complimenti Milvia e in bocca al lupo per Monselice! E’ sempre interessante e piacevole passare dal tuo blog.
    In bocca al lupo anche a Obama.

  4. isabel49 ha detto:

    In bocca al lupo per Monselice. Il racconto nella versione integrale è ancora più bello. Complimenti! Gli stessi che ti ho già fatto da Laura e Lory. Ciao.

  5. lanoisette ha detto:

    Il racconto è bellissimo. 🙂

  6. RenzoMontagnoli ha detto:

    Comunicato del 2 novembre 2008[..] Un , variegato, come la torta della fotografia di questo post. [..]

  7. cristinabove ha detto:

    vittoria meritatissima, bella la poesia e anche la tua.
    in cima alla luna
    un abbraccio
    cri

  8. patrizius ha detto:

    Congratulazioni e in cima alla luna, in cima a Venere, a Giove, a Marte no, perchè è guerraiolo, insomma in cima e basta….
    ciao Milvia…….buona poesia, belle cose per te e la tua vita……..
    ciao
    p.

  9. giadanila ha detto:

    Ciao, Milvia, in questo tuo racconto sei riuscita ancora una volta a coniugare la leggerezza e facilità di espressione con la durezza del contesto. Sei davvero brava.
    In bocca la lupo per il concorso.

  10. melacecca ha detto:

    nella versione lunga il cazzotto che mi arriva allo stomaco è ancora più forte!

  11. Soriana ha detto:

    Grazie a tutti! Siete davvero generosi, con me.
    @Patrizio: Grazie, anche perchè mi fai sempre sorridere…

    @Melacecca: benvenuta!

    E…Forza Obama!!!!!

    Milvia

  12. tristantzara ha detto:

    Ho visto il link lo stesso ma avevo già capito che avresti accennato a quello.Obama per vincere vince ma il bello verrà dopo.Non pensi ?

  13. stefanomina ha detto:

    ciao Milvia, il successo su letteriadi è strameritato, i tre sul podio sono degni vincitori e sono contento di aver contribuito con il mio voto al vostro successo… naturalmente ti auguro un buon risultato anche a Monselice.

    un abbraccio
    stefano

  14. Soriana ha detto:

    @TristanTzara: Ormai hai imparato a conoscermi…
    Beh, io non ero poi tanto sicura, che Obama vincesse…
    Il bello verrà adesso, dunque…

    @Stefano: Grazie, Stefano. A Monselice non è andata benissimo, ma sono ugualmente soddisfatta.

    Milvia

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