Autori no war

Never coming(Never coming Home,i Andrew Lichtenstein)

Ci sono per fortuna tanti scrittori, intellettuali, filosofi che hanno, nei secoli, gridato il loro no alla guerra.
Questa sera ne citerò alcuni, a continuare l’ideale filo rosso che unisce i miei ultimi post. E, sempre: No a tutte le guerre, no alla loro celebrazione.

Erasmo da Rotterdam: Contro la guerra
"Se il  regno di Satana esiste, non può essere altro che la guerra."

Kurt Vonnegut: Mattatoio n.5
"E poi venne la primavera. Le miniere di cadaveri furono chiuse. Tutti i soldati andarono a combattere i russi. Nei sobborghi, le donne e i bambini scavavano trincee. Billy e gli altri del suo gruppo furono rinchiusi in una stalla. E una mattina si alzarono e scoprirono che la porta era aperta. La Seconda guerra mondiale in Europa era finita.
Billy e gli altri uscirono nella strada ombreggiata. Gli alberi stavano mettendo le foglie. Là fuori non c’era nulla, non c’era alcun genere di traffico. C’era solo un veicolo, un carro abbandonato con due cavalli. Il carro era verde e a forma di bara.
Gli uccelli parlavano.
Un uccello disse a Billy Pilgrim: “Puu-tii-uiit?“.

Bertrand Russel: Crimini di guerra in Vietnam
Il Tribunale internazionale per i crimini di guerra fu costituito a Londra il 15 novembre 1966, su iniziativa di Bertrand Russell, per giudicare i crimini commessi dagli Stati Uniti d’America durante la guerra del Vietnam.

Andrew Lichtenstein: Never coming Home
Nutrita documentazione fotografica, il lato privato della guerra USA in Iraq: il dolore delle migliaia di famiglie americane che hanno perso un loro congiunto in questo conflitto.

Emilio Lusso: Un anno sull’altipiano
“Avevo di fronte un uomo. Un uomo! Ne distinguevo gli occhi e il tratto del viso… tirare così, a pochi passi, su un uomo… come su un cinghiale! Cominciai a pensare che non avrei tirato… Uccidere un uomo così è assassinare un uomo. Ancora oggi mi chiedo come, arrivato a quella conclusione, io pensassi di far eseguire da un altro quello che io stesso non mi sentivo la coscienza di compiere. Porsi il fucile al caporale al mio fianco e gli dissi: “Sai…così… un uomo solo… io non sparo. Tu, vuoi?”
Prese il fucile e mi rispose: “Neppure io”.

Tiziano Terzani: Lettere contro la guerra
"…Ancor più che fuori, le cause della guerra sono dentro di noi. Sono in passioni come il desiderio, la paura, l’insicurezza, l’ingordigia, l’orgoglio, la vanità… Dobbiamo cambiare atteggiamento. Cominciamo a prendere le decisioni che ci riguardano e riguardano gli altri sulla base di più moralità e meno interesse. Facciamo più quello che è giusto, invece di quel che ci conviene. Educhiamo i nostri figli ad essere onesti, non furbi.
E’ il momento di uscire allo scoperto; E’ il momento di impegnarsi per i valori in cui si crede. Una civiltà si rafforza con la sua determinazione morale, molto più che con nuove armi."

Eric Maria Remarque: Niente di nuovo sul fronte occidentale
"Egli cadde nell’ottobre 1918, in una giornata così calma e silenziosa su tutto il fronte, che il bollettino del Comando Supremo si limitava a queste parole: Niente di nuovo sul fronte occidentale.
Era caduto con la testa avanti e giaceva sulla terra, come se dormisse. Quando lo voltarono si vide che non doveva aver sofferto a lungo: il suo volto aveva un’espressione così serena, quasi che fosse contento di finire così.

Autori contro la guerra (a cura di Dario Remigi)
Scrive Mario Luzi nella prefazione del libro:
"Cari amici,
sarei per vocazione un irenista. Solo la riflessione critica sul presente mi induce a un più realistico pacifismo. Ma questo pacifismo è fermo e non viene a patti con le lusinghe e le tentazioni che i signori della guerra tortuosamente propongono.
La guerra non risolve alcun problema umano, ne genera di nuovi. Lo abbiamo visto e constatato. È incredibile che  nel Duemila non sia un assioma ovvio e ancora se ne discuta.
Lo credevo già nel 1997 quando stesi una dichiarazione firmata poi da duecento intellettuali di vari Paesi contro la minaccia di guerra per il Kosovo e ancor prima per l’imminenza della guerra nel Golfo.
C’eravamo illusi che le cannoniere dei secoli passati fossero divenute pezzi da museo. Dovevamo invece renderci conto che c’era ancora chi voleva servirsene come argomento risolutivo nelle contese politiche. E se ne servì  e ora vediamo con quale risultato.
È dunque uno sforzo da ricominciare, una predica da rifare finché non sia davvero ascoltata."

Gino Strada 
Appello contro la guerra
Tratto da "il manifesto", 13 settembre 2002

L’informazione è un’arma" ha detto Colin Powell, e la guerra mediatica è già iniziata. Giornali e televisioni hanno incominciato il loro lavoro sporco per creare consenso alla nuova barbarie che è già all’orizzonte. Guerra. A questa parola non riesco ad associarne altre che non siano morte e sofferenza, lutti e miserie.
Nel terzo millennio, molti esseri umani continuano a ritenere possibile, a volte addirittura giusto, uccidere altri esseri umani. Perché questa follia? Per il dio danaro o per il potere che genera danaro, per affermare la propria visione del mondo o in nome della democrazia e della civiltà.
Ma quale civiltà sarebbe possibile se vengono uccisi i cives, cioè i cittadini? Come si può sostenere di affermare diritti, mentre si sta per negare ad altri il diritto fondamentale, quello di restare vivi? I diritti sono di tutti: quando solo uno ne è escluso diventano privilegi.
L’unica verità che conosco della guerra sono le sue vittime.
Mutamenti di regimi e avvicendarsi di dittatori sono soltanto "effetti collaterali".
È la guerra, in tutte le sue varianti, il vero terrorismo internazionale. Quello che ha fatto a pezzi uomini donne e bambini a New York e a Kabul, a Jenin e a Tel Aviv e in mille altri luoghi del pianeta. E che vuole fare altri morti a Baghdad. La guerra è una scelta criminale, non una necessità. Non possiamo continuare così: non solo un altro mondo è possibile, ma questo mondo, il nostro mondo dominato dall’ingiustizia e dalla violenza, è impossibile, non può continuare, non si regge più in piedi.
Siamo alla vigilia di una nuova guerra che potrebbe portarci tutti nel baratro. Sono angosciato nel sentire ipotesi sull’uso di armi nucleari: come potremmo allora fermare la carneficina?
C’è un’unica alternativa all’autodistruzione: mettere al bando la guerra, far tacere le armi e ricominciare a parlarsi. Questa è la vera "guerra" da vincere, riprendere il dialogo tra gli uomini, avendo escluso, in ogni caso, la possibilità di ucciderci a vicenda.
La Costituzione italiana ripudia la guerra, mentre il novantadue percento del Parlamento italiano nemmeno un anno fa ha votato per la guerra.
La politica e l’etica sono andate in direzioni opposte, e solo la società civile può rimetterle insieme, imponendo regole della convivenza rispettose dei diritti di tutti: giustizia e legalità sono strumenti fondamentali di questo processo.
La società civile deve assumere in pieno questa responsabilità, valorizzando tutte le esperienze di impegno sociale, di attenzione ai bisogni dei più deboli e dei più vulnerabili. Solo le componenti meno aggressive e più solidali, più "umane" e non violente della società possono interrompere quel processo che vede sempre più spesso la politica subordinata a interessi illegali, che nulla hanno a che vedere con il bene comune. L’illegalità può conquistare il potere anche in modo "legale": ha armi forti per farlo, come quella dell’informazione.
Oggi siamo tutti chiamati a lottare perché l’Italia, cioè ciascuno di noi, non si renda corresponsabile di nuovi lutti e di nuovi crimini, prendendo parte alla nuova guerra. Emergency intende includere tra i contenuti della manifestazione di domani a Roma il rifiuto di una violazione della Costituzione e delle dilaganti violazioni della legalità internazionale.
Emergency ha lanciato un appello: Fuori l’Italia dalla guerra. Lo ha potuto fare perché ogni giorno pratica, costruisce, concretizza la pace. L’appello è stato in larga misura censurato da giornali e tv. Ce lo aspettavamo. Ma possiamo farcela lo stesso: dobbiamo imporre che sulla scelta della guerra vengano consultati i cittadini italiani. Non abbiamo deposto nelle urne elettorali alcuna delega, a nessuno, per violare la Costituzione e portarci in guerra.
Siamo certi che la stragrande maggioranza di noi non vuole lutti e miserie nell’orizzonte dei propri figli, né vuole provocarne ad altri genitori.
Fuori l’Italia dalla guerra. Basta guerre, basta morti, basta vittime.

Concludo segnalando:
Renzo Montagnoli:
No to war, Yes to peace (v)
No to war, Yes to peace (VI)
e
Antonio Consoli
La tragedia del Congo

Fra queste testimonianze contro la guerra non poteva certo mancare:
Lella Costa
Buona visione!

E voi, avete qualche autore da suggerire?

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2 risposte a Autori no war

  1. RenzoMontagnoli ha detto:

    Comunicato dell’8 novembre 2008[..] a New York all’epoca della grande crisiDa Grazia Giordani. , scrive Natàlia Castaldi, ma poi aggiunge 2 agosto 1980. Una poesia commemorativa di una strage orrenda, ma ancor più tremendo è il fatto che non si sia ancor [..]

  2. castoretpollux ha detto:

    Si considera la guerra un male da evitare, certo, ma si è ben lontani da considerarla un male assoluto: alla prima occasione, foderata di begli ideali, scendere in battaglia ridiventa velocemente un’opzione realizzabile. La si sceglie, a volte, perfino con una certa fierezza. Una reale, profetica e coraggiosa ambizione alla pace.
    Io la vedo soltanto nel lavoro paziente e nascosto di milioni di artigiani che ogni giorno lavorano per suscitare un’altra bellezza e il chiarore di luci limpide che non uccidono.

    (Alessandro Baricco)

    🙂

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