No a tutte le guerre, no alla loro celebrazione (parte prima)

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Questa tristemente famosa immagine mi è stata inviata come commento da Antonio (http://puntolineasuperficiereanto.blogspot.com/) che ringrazio.

Sono giunta ormai alla fine do questa mia piccola battaglia contro la guerra, iniziata il 21 ottobre, dopo aver letto la notizia che Ignazio La Russa avrebbe (come poi ha fatto e sta facendo, credo) celebrato con grande… sfarzo il 90’ anniversario della cosiddetta vittoria dell’esercito italiano che pose fine alla prima guerra mondiale.
Come vi avevo preannunciato ho raccolto post e commenti in un unico documento, e questa sera ne pubblico la prima parte. Domani sera ci sarà la seconda parte, quella relativa al mese di novembre.
Per un po’ probabilmente non scriverò qui più nulla che riguardi la guerra, ma dentro di me il sentimento di esecrabilità che mi suscita continuerà a rimanere per sempre.

Martedì 21 ottobre

Ma quale vittoria?

Vorrei guardare negli occhi Ignazio La Russa e chiedergli: ma cosa c’è da festeggiare?

Vorrei guardare negli occhi Ignazio La Russa e chiedergli: ma non le sembra immorale provocare tanto assordante rumore con sfilate, parate, bande, fanfare, simulazioni di assalti militari?

 Vorrei chiedere al ministro Ignazio La Russa: Ma non le sembra a dir poco inopportuno spendere per questa pagliacciata 6 milioni di euro, quando la situazione economica di gran parte della popolazione si fa sempre più precaria? Spendere un milione di euro per far cantare Andrea Bocelli ( sempre presente  quando si tratta di inchinarsi ai potenti), quando i nostri ragazzi (anche quelli che le hanno dato il voto, sa, signor Ministro), vagano fra un lavoro precario e l’altro con stipendi umilianti?

Vorrei gridare davanti al signor Ministro La Russa: ma cosa c’è da festeggiare???? Una guerra, una vittoria?
Ma non sa, il signor Ministro Ignazio la Russa che nelle guerre non ci sono mai vincitori? Che le guerre, qualunque sia il loro esito sono sempre e solo fabbriche di morte?

Vorrei mostrare, al signor Ignazio La Russa un elenco, questo:
I costi in vite umane della guerra 15/18:
1.800.000 tedeschi morti, 1.400.000 francesi, 1.350.000 extra-europei, 750.000 inglesi, 350.000 serbi, 2.000.000 russi, 680.000 italiani, alcune migliaia dell’esercito USA, ma non nativi degli States.
 (8.450.000 MORTI, 21.188.000 di feriti, 7.751.000 dispersi).
che forse lui non lo sa, di tutti questi morti.  Perché se lo sapesse come avrebbe potuto voler festeggiare il 4 novembre in maniera tanto chiassosa…  Perché, se ne fosse a conoscenza, saprebbe anche che tutti quei morti vogliono, sì, essere ricordati. Ma nel silenzio, con la riflessione, e non con le fanfare.  Vero, signor Ministro? Ma no, sono io che mi sbaglio: perché  lei non vuole commemorare i caduti, lei vuole dare al Paese un segnale ben preciso che ben poco c’entra, alla fine, con la prima guerra mondiale.

E una domanda vorrei farla anche alla ministra Mariastella Gelmini (che ha già i suoi guai, è vero..), ma vorrei chiederle: i rappresentanti delle Forze armate e dei carabinieri che lei da ieri ha incominciato a inviare nelle scuole con il compito di parlare agli studenti del liceo della Grande Guerra, racconteranno anche dei
Crimini dimenticati del militarismo nella guerra del 15/18? E evidenzieranno ad esempio, che La battaglia di Gorizia (9-10 agosto 1916) costò, secondo dati ufficiali, la vita a 1.759 ufficiali e 50.000 soldati circa, di parte italiana; di parte austriaca a 862 ufficiali e 40.000 soldati circa e che fu uno dei più pazzeschi massacri di una guerra tutta pazzesca?
Sa, Ministra Gelmini, sa cosa dovrebbe proporre, invece? Di portare tutti quegli studenti a visitare un cimitero militare, per leggere sulle croci, quando vi sono incise, le date di nascita e di morte, che se le imprimano bene nella mente quei ragazzi. L’età media dei morti fu di 25 anni e 6 mesi!  Questo lei dovrebbe proporre, cara la mia ministra…

I vostri commenti:
A parte le fanfa-ronate militar-nostalgiche di quel tacchino che si crede un pavone di La Russa e di quella marionetta della Gelmini, manovrata dal perennemente rancoroso Tvemonti (sì, quello senza la ‘evve’), mi sto chiedendo che cosa faranno, ora, le mie compagne di sventura licenziate dal Call Center dell’Ospedale di Legnano (Lombardia) perché Ignazio (bel nome del cazio) ha scippato loro il lavoro per assegnarlo a giovani precari di Paternò (Sicilia) costretti ad assicurargli voti elettorali e simpatie.
Stefi (lavoratrice precario-cinquantenne che paga tasse e politici con 300 euro al mese di stipendio, se e quando lavora) Stefi
http://www.cantodiluna.splinder.com/

Quei signori tronfi di retorica se ne stanno al riparo mandando avanti gli altri e gestendo missioni di "pace". In Afganistan ci vengono a dire che là vogliono bene agli Italiani, tanto che fanno un attentato un giorno sì e un giorno no. Mi immagino cosa farebbero se non ci volessero bene. Ed è anche ora di finirla con la commemorazione del 4 novembre, una guerra che non abbiamo vinto (se non avessimo avuto gli aiuti degli alleati gli austriaci sarebbero arrivati fino a Palermo e questo dopo il paese era stato dissanguato grazie al genio militare di Vittorio Emanuele e di Cadorna).
No, la festa giusta per commemorare l’anniversario della vittoria è il 2 novembre e anzichè far sfilare le truppe sarebbe opportuno dire nelle scuole che le guerre sono una follia dell’umanità.

Renzo http://armoniadelleparole.splinder.com/

anche io penso che non ci sia nulla da festeggiare per i 90 anni dalla I guerra mondiale. Sono stata portata da ragazzina a RediPuglia e tutti quei nomi di soldati morti mi avevano colpito e angosciato.
Baciotti

Elisa http://sportelloutenti.splinder.com/

I numeri dicono tutto, le croci ci guardano negli occhi, i loro nomi con i loro anni ci impongono il silenzio. La guerra è la bestia che noi uomini sappiamo fare, una bella festa per molti, quando serve per conquistare, sedersi a qualche tavolo ovale. I CARE TARANTO fa memoria, in silenzio, ricordando il loro silenzio che grida, quello dei soldati costretti a lasciare le proprie case, mogli, figli, madri, amici, lavoro. Le guerre si sono fatte, perchè chi ha dato l’ordine era nelle retrovie. Oggi mentre facciamo memoria, abbiamo ancora figli, padri, in nazioni lontane ove si muore per guerra, perchè si è visti come nemici, occupanti. Guerra, una parola da eliminare da ogni vocabolario.
http://giovannirossettiicaretar.splinder.com/

Fermarsi a Redipuglia, salire i gradini e fermarsi a guardare (e non solo a guardare) è provare vergogna d’essere stati presi per i fondelli. Come ad ogni guerra: obbligare alla violenza non è difendere il proprio paese. E’ avere sulla coscienza giovani vite. E i sensi di colpa ti scavano per tutta la vita.
Il mio preside del liceo Giordano Fiocca (che ora non c’è più) diceva: "Durante la guerra il diritto tace". Parlava spesso di come da giovane aviatore sganciava bombe e di come era convinto che sacrificarsi per il paese non era solo obbligo, ma orgoglio.
Dietro le sue lenti scure c’erano due occhi pieni di lacrime….

Un bacio Milvia.
Glò
http://glodalessandro.splinder.com/

Mercoledì, 22 ottobre

Signor Ministro La Russa: fu vittoria, questa?

Contrariamente a quanto avevo scritto ieri sera non mi limiterò, almeno per questa notte, a postare una poesia, o un qualsiasi altro scritto contro la guerra per poi passare ad altro. No, voglio ancora dedicare un intero post a questo argomento, pubblicando le testimonianze di coloro che della guerra sono stati protagonisti, e di chi, contro la prima guerra mondiale e contro tutte le guerre ha dedicato il proprio tempo, le proprie parole e il proprio coraggio.
Aspetto anche i vostri contributi. Se volete potete lasciare nei commenti non solo parole scritte da altri, ma anche  vostre poesie che contengano la testimonianza di quanto  ciascuno di voi ripudi (verbo utilizzato da un disatteso articolo della Costituzione) la guerra.
Inizio con due frammenti di lettere dal fronte  scritte da militari che hanno partecipato a quella carneficina chiamata Grande guerra.

"Vi sono truppe allo scoperto, sotto il tiro del cannone nemico, con 15 gradi sotto zero, e si vuole che avanzino. Muoiono gelati a centinaia e ciò è ignorato dal paese. Gli ufficiali più arditi hanno crisi di pianto di fronte alla vanità degli sforzi, davanti all’impossibile. Sull’Isonzo si muore a torrenti umani e nulla finora si è raggiunto."
(Lettera a Giolitti  di un generale dissidente, 1915)

"Non si creda agli atti di valore dei soldati, non si dia retta alle altre fandonie del giornale, sono menzogne. Non combattono, no, con orgoglio, nè con ardore; essi vanno al macello perchè sono guidati e perché temono la fucilazione. Se avessi per le mani il capo del governo, o meglio dei briganti, lo strozzerei".
(B.N. anni 25, soldato; condannato a 4 anni di reclusione per lettera denigratoria,1916)

E poi:

…Nel marzo 1916 il mio comandante di divisione, al quale riferivo per telefono le ragioni per cui una operazione ordinatami non poteva riuscire e si sarebbe avuto un macello, osservò che di carne da macello da darmi ne aveva quanta poteva abbisognarmene; risposi che facevo il colonnello non il macellaio; s’interruppe il telefono: un ordine scritto mi ordinò l’onerosa operazione.”.
…Tutte le volte che c’era un attacco arrivavano i carabinieri. . Entravano nelle nostre trincee, i loro ufficiali li facevano mettere in fila dietro di noi e noi sapevamo che – quando sarebbe stata l’ora- avrebbero sparato addosso a chiunque si fosse attardato nei camminamenti invece di andare all’assalto. Questo succedeva spesso. C’erano dei soldati, ce n’erano sempre, che avevano paura di uscire fuori dalla trincea quando le mitragliatrici austriache sparavano all’impazzata contro di noi. Allora i carabinieri li prendevano e li fucilavano. A volte era l’ufficiale che li ammazzava a rivoltellate.
"
(Cesare De Simone, tratto da L’isonzo mormorava fanti e generali a Caporetto )

E per questa notte finisco con uno stralcio dalla Lettera di Don Lorenzo Milani  ai cappellani militari.

…Poi siamo al ‘14. L’ Italia aggredì l’Austria…
… Avete detto ai vostri ragazzi che quella guerra si poteva evitare? Che Giolitti aveva la certezza di poter ottenere gratis quello che poi fu ottenuto con 600.000 morti?
Che la stragrande maggioranza della Camera era con lui (450 su 508)? Era dunque la Patria che chiamava alle armi? E se anche chiamava, non chiamava forse a una « inutile strage »? (l’espressione non è d’un vile obiettore di coscienza ma d’un Papa).
Era nel ‘22 che bisognava difendere la Patria aggredita. Ma l’esercito non la difese. Stette a aspettare gli ordini che non vennero. Se i suoi preti l’avessero educato a guidarsi con la Coscienza invece che con l’Obbedienza « cieca, pronta, assoluta » quanti mali sarebbero stati evitati alla Patria e al mondo (50.000.000 di morti). Così la Patria andò in mano a un pugno di criminali che violò ogni legge umana e divina e riempiendosi la bocca della parola Patria, condusse la Patria allo sfacelo. In quei tragici anni quei sacerdoti che non avevano in mente e sulla bocca che la parola sacra « Patria », quelli che di quella parola non avevano mai voluto approfondire il significato, quelli che parlavano come parlate voi, fecero un male immenso proprio alla Patria…
(Barbiana 22.2.65)

I vostri commenti:

Ciao Milvia
Io vorrei postare un paio di poesie scritte
da un mio caro amico e poeta Vincenzo Giorgetti alcuni anni fa ( più di 15)… purtroppo da allora poco è cambiato.

Un soldato, dieci soldati, cento soldati
fanno un esercito
un esercito, dieci eserciti, cento eserciti,
schierati gli uni contro gli altri,
fanno la guerra…
Ma sul campo di battaglia
lì, soli con il pallore freddo della morte
restano…
Uno, dieci, cento ragazzi
e lontano, sole a piangere
Una, dieci, cento madri
23.10.91 ( guardando la Jugoslavia)

Ferma, o uomo, quei soldati in marcia,
smonta quei potenti pezzi di cannone,
abbandona quegli agghiaccianti propositi di guerra,
nascondili nel buio più profondo della notte.

Cerca un tempo di speranza nuova: un’isola
dove il vento possa fischiare,
dove la rosa e la viola possa spuntare,
dove la rondine e il bambino possa giocare,
dove ogni uomo possa vivere il suo ideale
e condividere il suo pane.
Cerca intensamente quest’isola e fondaci l tua città
attorno a robusti alberi d’olivo
germoglieranno soavi giorni di pace.

(Vincenzo Giorgetti)
Grazie Milvia per il tuo impegno
ciao
stefano
http://stefanomina.blogspot.com/

Ho pensato a questi versi, mi cimento da poco: il mio genere è il componimento in prosa.

"Guerra"
Uomini come animali
combattono
con il sangue
i loro ideali.

Morte, dolore,
sterminio, distruzione.
Tutto si annienta
il nulla segue.

Pace, liberazione,
risplende il sole.

Annamaria http://isabel49.splinder.com/

FA LA NANA
Fa la nana, fala pur c’lé rivé el Crus
Fa la nana, bel cinein t’an se gninta ed Bin Laden
Mo tra Bush e Taliban i t’amazen com un can
Fa la nana t’han vad brisa al vilaz c’al brusa
Fa la la nana t’ant sént brisa la nona c’la ziga
Fa la nana fen al dé che la guera srà finé.
TRADUZIONE:
Fa la nanna, falla pure che è arrivato il Cruise (il missile, non Tom. Ndr)
Fa la nanna bel piccolino, tu sai niente di Bin Laden
Ma tra Bush e Talibani ti ammazzano come un cane
Fa la nanna che non vedi il villaggio che brucia
Fa la nanna che non senti la nonna che piange
Dormi, dormi fino al giorno che la guerra finirà.

SCIOCCHEZZUOLA SCRITTA DA ME MEDESIMAALL’ ANNUNCIO DELLA GUERRA IN AFGHANISTAN RICALCATA DA UNA VECCHIA NINNA NANNA DIALETTALE.
Magari domani ti posto qualcosa di meglio.
Mirella Giordani

Mi sono venute in mente tante canzoni: la "Ninna nanna" che cantava Baglioni su parole di Trilussa, il "Disertore" di Boris Vian cantato da Fossati, la forse poco conosciuta ma bellissima "Lettera dal fronte" di Ruggeri e naturalmente "La guerra di Piero".
Tutte da ascoltare, ascoltare, ascoltare…

http://voltandopagina.wordpress.com/

Entrare in guerra é di per sé una sconfitta. La sconfitta della ragione, del discutere per trovare soluzioni, é la vittoria dell’uomo primitivo che ancora vive in noi.
http://www.massimo-burioni.com/

Se devo legare un nome poetico al concetto di guerra, credo che prenderei Ungaretti. "Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie".
Sarò banale nella scelta, ma credo che per definire la guerra non siano necessarie parole pompose o definizioni, e nemmeno pareri.
La guerra è ermetica, cruda, elementare. Per definirla ci vogliono sensazioni, non critiche o pareri, non trovate?
Ecco quindi che due righe di poesia, o di un libro, o un piccolo aforisma, riescono a dipingerci una sensazione, a meno di non averla vissuta in prima persona.
Il sentimento ci penetra nel concetto, nella vicenda. Foglie come vacuità, foglie come "il nulla". Oso chiamare la guerra "anarchia della mente e dell’azione". Senza regole, senza senso, senza fini. Un caotico rimescolio primordiale. Un big bang dell’allucinazione. Un grande caos, nel nulla però…un controsenso.
Ma non mi fa paura la guerra in se, con le sue azioni. Così come non mi fa paura un’arma. Mi fa paura l’uomo che c’è dietro, al tempo stesso capace di donare l’amore e imporre la morte. Di concepire il verso sublime e di realizzare la più crudele delle torture.
Per questo alle volte penso: "si può ripudiare la guerra concettualmente. Ma lo si può anche psicologicamente?". La storia mi sembra che ci dica purtroppo di no.
Complimenti per il blog.
C.P.
http://castorepolluce.blogspot.com/

Devo essere sincero.
Se chiedo ad un pacifista istituzionale cosa pensa della guerra, la risposta è abbastanza scontata.
Io non credo di essere considerato tale. Nella mia vita sono stato combattente, guerriero, interventista, belligerante, impegnato, guerrafondaio.
Mi sono trovato a dover impugnare la parola, la vita,la penna, ma anche le armi, quelle vere. E’ la vita del guerriero, che può essere reale o, in senso figurato, l’uomo che affronta a cuore aperto la vita, e che può affrontare certo le sventure fisiche e del cuore, ma corre anche il rischio di mettersi in gioco e ritrovarsi con le opinioni cambiate. Come è il mio caso.
Questa riflessione sulla guerra (sulla quale mi sono soffermato), capita a "fagiuolo", sincrona ad una illuminazione che ho avuto qualche giorno fa. "Il senso della vita". E’ vero! Il "senso" è quello che ti fa capire effettivamente le cose come stanno, la loro posizione nel complesso ingranaggio del mondo. Ma come fa la mente umana a comprendere il senso della vita, se non vede il suo opposto? Io ci sono arrivato non da presupposti etici, ma "sul campo". Proprio chi deve affrontare la guerra (compresi gli eroi della vita quotidiana) sa che essa va contro il rispetto della vita, ma spesso per comprenderlo deve farla per arrivarci in seguito. Perchè la mente umana agisce come "esperienza", almeno credo. Prima vive l’evento e poi lo comprende. Azione e reazione. Per cambiare questo, o si cambia la mente umana, o la società si evolve in maniera consapevole, credendo anche un pò di più nei propri saggi (che ci sono già passati).
Grazie e scusate la lungaggine, ma l’argomento è interessante.
Castor et Pollux
http://castorepolluce.blogspot.com/

Giovedì, 23 ottobre

Se viene la guerra

Se viene la guerra
non partirò soldato.
Ma di nuovo gli usati treni
porteranno i giovani soldati
lontano a morire dalle madri.
Se viene la guerra
non partirò soldato.
Sarò traditore
della vana patria.
Mi farò fucilare
come disertore.
Mia nonna da ragazzino
mi raccontava:
"Tu non eri ancora nato. Tua madre
ti aspettava. Io già pensavo
dentro il rifugio osceno
ma caldo di tanti corpi, gli uni
agli altri stretti, come tanti
apparenti fratelli, alle favole
che avrebbero portato il sonno
a te, che, Dio non voglia!,
non veda più guerre".

Dario Bellezza
(1944 – 1996)

I vostri commenti:

Ciao Milvia! La guerra è un argomento che ritorna spesso nei miei pensieri. Per dare il mio contributo alla tua denuncia, scrivo qui di seguito una poesia che risale a qualche tempo fa. Non è nulla di speciale ma affronta proprio la questione della guerra.
Un abbraccio

Rottami

La città
s’è schiusa
nel silenzio
ieri notte.

Brandello
d’umanità
annientata
da granate.

Stendardo
di chi
ha scelto
di scomparire
in mezzo
ai lapilli
di stravaganti
pensieri.

Questa terra
è fatta di carne e sangue.

Questa terra
è fatta di sogni
dispersi.
Smarriti.

Infranti
nelle preghiere
inascoltate
di chi s’è alzato
una mattina
soldato della morte.

ElysSun http://desertidicioccolato.blogspot.com/

mi ricordo che nel 1969, un anno dopo l’orgia retorica del cinquantenario dello sbarco dei bersaglieri a trieste (il ”ritorno alla patria”, lo chiamavano) presi l’unica insufficienza di italiano della mia vita per aver scritto in un tema le stesse cose che diceva don milani nella lettera ai cappellani militari.
mi ricordo che mio padre mi spiegò che dovevo abituarmici, alle ingiustizie. e combatterle con la cultura, la dialettica e nei fatti.
avevo undici anni, e leggevo molto.

http://mahpuntogea.splinder.com/

Due versi di una canzone della grande guerra: Gorizia.
O Gorizia tu sei maledetta
da ogni cuore che tiene coscienza
dolorosa ci fu la partenza
e per molti ritorno non fu.
Cara moglie che tu non mi senti
raccomando ai compagni vicini
che mi tengan da conto i bambini
che io muoio col suo nome nel cuor.

Mirella Giordani

Ciao, Milvia. Ho letto con amarezza il tuo post e i commenti sofferti e amari dei tuoi ospiti. Avrei tante cose da dire, episodi e ricordi da riportare alla luce, racconti di chi la guerra l’ha vissuta in prima persona. Magari ne parlerò più in là, se capiterà.
Oggi voglio mandarti un mio scritto di qualche anno fa, il mio piccolo contributo ad un dolore grande.
Un abbraccio. Piera

La guerra

Dice un bimbo lontano:
– E’ un terribile giorno,
la guerra è incominciata!

Guerra,
una parola che si dilata,
si espande,
si ingigantisce in noi
che ci sentiamo paladini di pace.

Pace,
termine lieve,
dolce suono che scalda il cuore,
che impallidisce per poi svanire
davanti a tanto orrore.

La guerra avanza lenta,
vicino a noi, dentro di noi,
nelle coscienze, nei pensieri,
nei pregiudizi, nelle paure,
nella nostra incapacità
di dire un no.
Piera

http://imuliniavento.splinder.com/

Domenica, 26 0ttobre
Ecco cosa della guerra hanno detto personaggi molto famosi:

 "La guerra non è altro che una comoda elusione dei compiti della pace. In quanto sostituisce l’avventura esterna al lavoro e al miglioramento interno, essa è moralmente così screditata che si può ben pensare non sia mai stata altro che un mezzo di oppressione interna e di assoggettamento dei popoli, il grande mezzo ingannatore per indurli a gridare ‘evviva’ alla propria sconfitta di fronte al governo vittorioso". Thomas Mann (1875-1955)

 "Quando ascontando vecchie canzoni o addirittura marce militari sento un brivido che comincia a serpeggiarmi per le vene, mi oppongo alla tentazione dicendomi che anche gli scimpanzè, per prepararsi o istigarsi alla lotta, emettono rumori ritmici". Konrad Lorenz (1903-1989)

"Chi vede come noi uomini siamo fatti e pensa che la guerra sia bella o che valga più della pace è storpio di mente". Cartesio

"I vantaggi della guerra, se ce n’è qualcuno, sono solo per i potenti della nazione vincente. Gli svantaggi ricadono sulla povera gente". Bertrand Russel

"Se non poniamo fine alla guerra, la guerra porrà fine a noi" H. G. Wells

Lunedì, 27 ottobre
Oggi inizio il post con stralci di lettere dal Vietnam, sempre per continuare a portare avanti il nostro no a tutte le guerre e alle loro celebrazioni. Continuate a scrivere pure voi, amici cari.
Scrive Clyde nell’ agosto 1967 dal Vietnam: «Cari mamma e papà. Sono appena tornato dal campo e avrei voluto non esserci mai stato. Ho chiesto di andarmene e forse lo otterrò. Tornerò a casa prima o poi. Se non riesco a ottenere il permesso credo che diventerò pazzo». E lo stesso Clyde, in un’ altra lettera dell’ anno successivo, aggiunge: «Qui sta peggiorando tutto. Spero solo che più persone possano rendersi conto quanto marcia sia la guerra»

Larry 21 anni, racconta della sua voglia di ritornare a casa.E’ stanco di pilotare aerei.Purtroppo questa lettera precederà di 24 ore la sua morte.
11-Sept.-69
Cari mamma e papà,
Per non tirarla a lungo, mamma, verrò abbastanza presto a casa .Ho deciso che rinuncerò a fare il pilota, ne ho abbastanza. Ho inviato una lettera al comando, presto saprò se accetteranno la mia decisione. Ora ho abbastanza carta per voi. Ho pilotato 1500 ore ed in quelle ore potrei raccontarvi la storia di una vita. Sono stato ancora segnalato per una medaglia; ho visto cose che credo nessuno mai immaginerebbe di vedere nella sua vita. Ecco perchè ho intenzione di rinunciare al mio servizio di pilota. A volte mi capita di sognare la mano di Valerie che mi che dice di tornare a casa; ma una volta sveglio mi ritrovo davanti sempre il sergente che mi dice che devo tornare a volare. Oggi è il mio ventunesimo compleanno, tornerò a casa più vecchio.
Vi voglio bene.
Larry

I vostri commenti:

Mi ha emozionato la lettera del pilota giovanissimo poi deceduto. Quante vite umane sprecate, vorrei che andassero loro, i governanti in prima linea a morire.
http://isabel49.splinder.com/

mi sono commossa alle lettere dei militari americani…lettere come queste saranno state scritte in tutte le guerre, eppure si continua a scatenarne, in tutto il mondo…c’è qualcosa di marcio in Danimarca, direbbe ancora qualcuno, solo che la danimarca è il mondo.
Cristina
http://cristinabove.splinder.com/

Giovedì, 30 ottobre

Ci sarebbero tanti argomenti da affrontare, oggi. Cattive notizie, perché ormai quelle buone non si trovano più neppure al mercato nero.  Avrei voluto parlare della assoluta violenza della guerra in Congo, per esempio, oppure della donna lapidata in Somalia e anche del fatto che nel tumulto scoppiato durante questa oscena esecuzione è stato ucciso un bambino, o delle dichiarazioni di alcuni membri del K.K.K., orrenda, vecchia associazione che sembra aver avuto ultimamente un sensibile aumento dei propri adepti, o di quella brillantissima legge che è passata oggi definitivamente, o dei fascisti che arrivano in Piazza Navona con i bastoni o dell’innominabile che dichiara con la sua faccia da… che gli studenti si sono fatti prendere per il culo da una stampa che racconta sempre menzogne ( la sua, direi, in particolar modo). Ma  poi mi è arrivata questa mail da Peacelink, e allora ho deciso di pubblicarla qui. Sempre per gridare: no a tutte le guerre, no alle loro celebrazioni.

 4 novembre. Non retorica festa militarista, ma lutto per i morti di tutte le guerre. Proposta dell’Associazione Beati i Costruttori di Pace, del Movimento Nonviolento e di PeaceLink  
              
Si leggano agli studenti le strazianti poesie di Giuseppe Ungaretti scritte in trincea;
Si facciano leggere il "Giornale di guerra e di prigionia" di Carlo Emilio Gadda in cui emerge l’ottusità di ufficiali arroganti e l’insipienza criminale degli alti comandi;
Si facciano leggere "Addio alle armi" di Ernest Hemingway e "Un anno sull’altopiano" di Emilio Lussu, grandi testimonianze del fanatismo di quella guerra;
Si diffondano le lettere dei soldati che mandavano al diavolo la guerra e il re. Furono censurate. Perché censurarle oggi nelle cerimonie ufficiali e non farne mai la minima menzione?
Si facciano vedere ai ragazzi i capolavori cinematografici “La grande guerra” di Mario Monicelli del 1959, “Uomini contro” di Francesco Rosi del 1970, e il film “Tu ne tueras pas” di Autant Lara (“Non uccidere” nella versione italiana) che fu denunciato per vilipendio e proiettato pubblicamente nel 1961 dal sindaco di Firenze Giorgio La Pira, con un coraggioso gesto di disobbedienza civile.

Dissociamoci dalle celebrazioni ufficiali del 4 novembre.
Dissociamoci in nome della pace e della Costituzione.
Dissociamoci in nome di tutti quegli italiani pacifici che furono condotti a combattere e a morire perché costretti.
Dissociamoci in nome di tutti i disertori che non vollero partecipare a quella che il papa definì "un’inutile strage".
Dissociamoci da ogni retorica celebrazione di eroismo.
Dissociamoci da ogni ipocrisia.
Vogliamo ricordare che chi non combatteva veniva fucilato dai carabinieri italiani. Il sentimento di pace degli italiani venne violentato da un militarismo che avrebbe poi portato l’Italia al fascismo.
Occorre ricordare che la prima guerra mondiale fu uno spaventoso massacro.
Per questo PeaceLink, l’Associazione Beati Costruttori di Pace e il Movimento Nonviolento stanno facendo un volantinaggio telematico in tutt’Italia dai siti
www.peacelink.it  www.beati.org e www.nonviolenti.org .

Stiamo diffondendo la voce di chi ha maledetto la guerra perché voleva la pace. Oramai in tutte le scuole i libri di storia hanno rivisto il tradizionale giudizio positivo sulla prima guerra mondiale e oggi prevale una netta disapprovazione di una guerra che – come sostenne Giolitti – poteva essere evitata portando all’Italia Trento e Trieste mediante una neutralità concordata con l’Austria.
Non comprendiamo come mai a scuola i libri disapprovino una guerra che oggi viene al contrario celebrata in piazza nella sua giornata vittoriosa. Ci chiediamo per quale oscura ragione il livello di consapevolezza raggiunto dalla cultura venga demolito dalla retorica.
Ecco perché ci dissociamo dalle cerimonie ufficiali: quella guerra fu terrorismo e non va celebrata. Il popolo della pace – in nome della nonviolenza – dice ancora una volta no alla guerra.

4 Novembre
90° anniversario della Prima Guerra Mondiale

In alternativa all’aggregazione di massa e ai grandi cortei, che consentono la partecipazione solo a chi e’ in grado di viaggiare ed ha molto tempo a disposizione, PeaceLink propone per il 4 novembre una iniziativa "lillipuziana" che anche singole persone possono realizzare nella propria citta’, con un minimo dispendio di tempo e di denaro. Per il 4 novembre proponiamo una attivita’ di volantinaggio in tutte le piazze d’italia.

Annotazione: la prima guerra mondiale costo’ all’Italia 650 mila morti e un milione di mutilati e feriti, molti di piu’ di quanti erano gli abitanti di Trento e Trieste.
Chi volle la prima guerra mondiale fu un mascalzone
Chi la festeggia oggi e’ un ignorante
Dal 4 novembre rinasca il monito solenne: MAI PIU’ LA GUERRA!

FEEDBACK
E’ importante che chi realizza un’azione diretta nonviolenta per conto dell’Associazione PeaceLink, del Movimento Nonviolento e dell’Associazione Beati i Costruttori di Pace comunichi il risultato della sua iniziativa con un breve resoconto – da inviare all’indirizzo info@peacelink.it – specificando il numero di copie distribuite, il luogo della diffusione del materiale, la reazione delle persone contattate e qualsiasi altra informazione correlata allo svolgimento dell’attivita’ di volantinaggio.

INFORMAZIONI LEGALI
Il "volantino" costituisce "stampato" ai sensi dell’articolo 1 della legge n.374/1939.
Detta legge stabilisce che lo stampato deve recare, sul frontespizio, l’esatta e ben visibile indicazione del nome e del domicilio legale dello stampatore nonché dell’anno di effettiva pubblicazione (art.5 comma 1).
L’articolo 2 della legge 47/48 impone anche l’indicazione del luogo della pubblicazione: nel dubbio, meglio indicarli entrambi.
Per stampatore deve intendersi ogni persona o ente che riproduca, a scopo di diffusione o di semplice distribuzione, uno scritto per mezzo di tipografia, litografia…o con qualsivoglia altro procedimento (art.9 comma 1).
In particolare, la Corte di Cassazione ha precisato che quando alla produzione dello stampato provvede un ente o un’associazione di fatto la responsabilità per violazione dell’art.1 della legge 374/1939 non è di colui che ha provveduto materialmente alla produzione dello stampato ma dell’ente o dell’associazione che dispone del mezzo meccanico di riproduzione e, per esso, del suo legale rappresentante a cui sono riferibili sia i precetti che le sanzioni.
In tal caso la indicazione relativa all’ente è sufficiente ai fini degli adempimenti legislativi, posto che in tal modo sarà possibile risalire alla persona fisica cui sono destinati i precetti e le sanzioni.
La legge 374/1939 prevede inoltre che lo stampatore ha l’obbligo di consegnare quattro esemplari alla Prefettura della provincia nella quale ha sede l’officina grafica ed un esemplare alla locale Procura della Repubblica. Detta consegna deve essere fatta "prima che stampati…siano posti…in diffusione o distribuzione e che alcuna copia sia rimessa al committente o ad altra persona" (art.1 commi 1 e 3). Quanto alle modalità di comunicazione dello stampato alle competenti autorità, esse sono disciplinate dal Regio Decreto 2052/1940, che regola minuziosamente dette modalità. In particolare, quando si tratta di "fogli volanti", essi vanno consegnati in "piego raccomandato", o a mani o per posta.

CHE COSA VUOL DIRE IN PRATICA TUTTO QUESTO ?
– Nel dossier e nel volantino sono indicati il luogo di stampa e lo stampatore (L’Associazione Peacelink, l’Associazione Beati Costruttori di Pace e il Movimento Nonviolento sono gli stampatori responsabili della diffusione del volantino). Quindi i singoli volontari non devono aggiungere nulla a quanto gia’ riportato nei documenti diffusi via internet.
– Per evitare problemi durante il volantinaggio, il giorno precedente alla diffusione dei documenti e’ consigliabile inviare tramite postacelere (non posta prioritaria, ma postacelere, cosi’ si ha in mano una ricevuta dell’invio) quattro copie del dossier e del volantino, allegando una lettera in cui si scrive che "in conformita’ a quanto stabilito dalla legge 374/1939, ho provveduto ad inviare n.4 copie del materiale che verra’ utilizzato per attivita’ informative in via tal dei tali durante la giornata del 4 novembre prossimo. Cordiali Saluti.". Portate con voi una copia della ricevuta durante il volantinaggio per eventuali controlli.
– Chi decide di fare volantinaggio nei pressi delle piazze in cui si svolgeranno manifestazioni o parate per la "festa" del 4 novembre, potra’ essere scambiato per un disturbatore e fermato da agenti in borghese o in divisa. Nel caso in cui un agente di polizia voglia identificare un manifestante, questi può chiedere che l’accertamento sia fatto sul posto, mediante presentazione di carta di identità: la conduzione in centrale infatti dovrebbe avvenire solo per arresto o fermo in caso di commissione di reati. E’ importante avere con se’ un documento di identita’ valido e in buono stato. Se gli agenti insistono per portarvi in centrale o in caserma, assecondateli con gentilezza e durante il tragitto cogliete l’occasione per stabilire un dialogo sereno e costruttivo, spiegando nei minimi dettagli in cosa consiste la vostra attivita’ e quali sono i contenuti del materiale che avevate intenzione di distribuire. Non abbiate paura di nulla, perche’ non puo’
 esservi contestato nessun reato, ma al limite vi verra’ impedito di continuare a distribuire i volantini. Cogliete la palla al balzo e riorganizzate la vostra attivita’ informativa cercando di trasmettere ai carabinieri o alla polizia, attraverso un colloquio sereno ed educato, gli stessi contenuti e gli stessi messaggi che volevate trasmettere ai passanti attraverso i volantini.

Ed ecco ora questa canzone e questo video. Come  saprete, Lili Marlene, che è diventata simbolo della seconda guerra mondiale ed è stata cantata da soldati appartenenti a tutti gli eserciti, si basa su un testo che non ha nulla a che vedere con eroi o trionfalismi bellici, ma solo con la struggente nostalgia di un ragazzo mandato a morire dalla follia dei potenti. Per me è una canzone bellissima, e vi confesso una cosa: ascoltandola e guardando questo video, non ho potuto fare a meno di piangere.

I vostri commenti

La sola parola guerra mi fa accapponare la pelle. I miei genitori me ne hanno sempre parlato con grande dolore, mia madre odiava Mussolini, diceva che aveva mandato gli italiani a morire e che tutti i suoi dolori facevano capo al dittatore fascista. Le guerre non vanno mai celebrate con festeggiamenti, ma vanno ricordate per evitare che si possa sbagliare ancora, che si possa distruggere l’umanità. La guerra equivale a mille e più tsumani, terremoti, uragani. La guerra è un’ecatombe.
http://isabel49.splinder.com/

Una poesia di Ungaretti:
SAN MARTINO DEL CARSO
Di queste case
non è rimasto
che qualche brandello di muro.
Di tanti che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto.
Ma nel mio cuore
nessuna croce manca.
E’ il mio cuore
il paese più straziato.

Ciao. Mirella Giordani

       

Venerdì, 31 ottobre

Il resto è solo silenzio

  di   Renzo Montagnoli

Mute distese di verde sferzate dal vento

percorse da lunghe linee bianche

lontano è il rumore del mare

un rombo aspro, quasi rauco

che si spezza contro l’alta costa.

Sembrano soldati impettiti

fermi in eterno sull’attenti

cippi marmorei, un nome e due date

tutto quel che resta di un uomo.

Scende una pioggia fine

da questo cielo spesso imbronciato

lacrime di madri e spose lontane

mesti ricordi che il tempo smorza

fra echi di nuove battaglie

pianti rinnovati

altre distese crocefisse a sogni

che mai prenderanno il volo.

Soffia forte il vento

brontola il mare

tutto il resto è solo silenzio.      

(Ai caduti di tutte le guerre)

Renzo Montagnoli  http://armoniadelleparole.splinder.com/

Colonna Sonora:

John Lennon: Image

Gino Paoli: Il disertore

Claudio Baglioni: Ninnananna

Lilli Marlene

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2 risposte a No a tutte le guerre, no alla loro celebrazione (parte prima)

  1. lauraetlory ha detto:

    Sulla guerra, su quella guerra (la prima mondiale) e su tutte le guerre in generale, consiglio la lettura di un libro ingiustamente dimenticato:
    “E Johnny prese il fucile” di Dalton Trumbo. Una condanna definitiva dell’assurdità di prendere le armi contro i propri fratelli.
    Laura

  2. Soriana ha detto:

    E’ vero! Grazie Laura per avermelo ricordato, anzi per avermi dato questa informazione, perchè in realtà io sapevo del film, bellissimo, e non capisco proprio come io abbia potutto scordarmenre, dato che andai avanti a parlarne tanto con i miei amici, dopo averlo visto, ma non sapevo che fosse stato tratto da un libro.
    Fra l’altro l’altro ho letto ora che Dalton Trumbo curò la sceneggiatura della versione cinematografica.
    Grazie davvero! Cercherò il libro…
    Buona domenica e un abbraccio.

    Milvia

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