I pro e i contro delle fiere del libro

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Beh, devo dirlo: forse non ho più l’età, ma queste trasferte mi stancano tantissimo. Non tanto una stanchezza fisica, ma mentale.  E al ritorno, poi, mi sembra di non ricordarmi più nulla di quello che ho visto e ascoltato, cioè, non è che mi sembra, è che proprio non ricordo. Come se nella mia testa si creasse una sorta di cortocircuito per sovraccarico di informazioni. E allora, adesso, che vi racconto?
Sensazioni, stati d’animo, ecco quello che sono in grado di raccontare.
Prima di tutto la folla. Anzi la ressa. Il che sarebbe anche una cosa positiva, l’alto numero dei visitatori,
intendo, ma camminare in quegli stretti corridoi che ospitano gli stand delle case editrici diventa un’impresa ardua ed estenuante. Possibile che non si riesca a trovare una collocazione migliore?  Da tener presente, anche, che ci sono famiglie intere che visitano la Fiera (e pure questa cosa è positiva), ma gli ingombranti passeggini dove sono distesi i loro dormienti (o urlanti) pargoletti… insomma, dire che mi irritavano è un eufemismo…
E poi: tutti quei libri. Centinaia, migliaia di titoli, centinaia  di nomi di autori che io non conosco e che credo siano sconosciuti ai più.  Molti di questi autori, forse la maggior parte, ha pubblicato solo un libro, e forse non ne pubblicherà altri, così come è capitato a me. E il pensiero che mi è venuto è stato: ma a che serve?  Serve a qualcosa vedere il proprio nome su una copertina? 
E ancora: ragazzi che fuori e dentro la fiera ti cacciano in mano foglietti, depliants, giornaletti che tutti poi si affrettano a buttare nel primo cestino di rifiuti  che si incontra. Lo so che la pubblicità è necessaria, che una volta si diceva che fosse l’anima del commercio…Ma quale spreco di carta, però…
Mamma mia! Rileggendomi mi accorgo di aver dato un quadro molto spiacevole della mia terza esperienza di visitatrice della Fiera di Più Libri Più Liberi…
Allora è il momento di passare alle cose piacevoli:
l’aver assistito al colloquio fra quel miracolo di donna che è Rita Levi Montalcini e Marino Sinibaldi.
aver rivisto amiche e amici che già conoscevo (Lory, mi ha riempito il cuore di dolcezza conoscere la tua bellissima famiglia…)
Aver dato un volto ad altri amici conosciuti in rete ( e con alcuni di loro ho trascorso una gradevolissima serata in pizzeria)
E, naturalmente, aver comprato un po’ di libri (anche se meno del solito, perché, come si dice…il piatto, o meglio il portafogli piange). Anzi, ora che ci penso vi elenco i libri che ho comprato ( così concludo questo post, che non mi sembra venuto molto bene…)

Bruno Tognolin: Ciò che non lava l’acqua Edizioni Ilisso

Massimo Carlotto e Mama Sabot: Perdas de fogu Edizioni E/O

Una seconda copia (da regalare) di I frutti dimenticati di Cristiano Cavina Edizioni Marcos y Marcos

Filippo Tuena: Michelangelo e la grande ombra Fazi Editore

Letteratitudine il libro Edizioni Azimut
E quest’ultimo acquisto l’ho fatto per due motivi: perché mi incuriosiva molto questo libro nato dal bellissimo sito di Massimo Maugeri  ( che è, a conoscerlo, una persona gentilissima, così come appare sul web), ma anche perché i diritti d’autore e i proventi dell’editore andranno a finanziare la “Casa della famiglia ferita”, una comunità mariana che gestisce un orfanotrofio in ex-Jugoslavia nel tentativo di ricomporre i pezzi delle famiglie devastate da quella terribile guerra. Potete richiedere le copie direttamente alla Azimut ai seguenti indirizzi: guido.farneti@azimutlibri.com o guido@azimutlibri.com

Della Fiera non ho detto nulla, in verità.  Spero di rimediare mettendo questi link qui sotto.

Fahrenheit a Più libri più liberi (1)
Fahrenheit a Più libri più liberi (2)
Fharenheit a Più libri più liberi (3)
(Eh eh…la foto che trovate qui l’ho fatta io…)

Fharenheit a più libri più liberi (4)

Mi stavo dimenticando la musica!
Una vecchia canzone, che ben si adatta alle condizioni metereologiche e che i miei coetani spero apprezzeranno

Cade la neve

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12 risposte a I pro e i contro delle fiere del libro

  1. accipicchia ha detto:

    Ciao, Milvia. Mi piace troppo leggere i tuoi appunti di viaggio, e non dire che questo post non è granchè perchè il suo fascino sta proprio nel tua maniera informale di scrivere riflessioni, osservazioni, emozioni. Nell’apparente discontinuità, c’è invece un notevole filo logico che porta a delle conclusioni ordinate.
    Sempre piacevole leggerti.
    Un caro saluto. Piera

  2. anonimo ha detto:

    Concordo con accipicchia, il tuo ultimo post ci fa sentire quel senso di disturbo che si prova quando con la nostra presenza contribuiamo alla “folla”, e quel sentimento di inutilità (di quello che vediamo e facciamo) che spesso é positivo, perché ci spinge a cercare qualcosa di diverso e di nuovo da vedere e da fare.
    Un saluto da Bruxelles.
    Massimo
    PS: la Montalcini é bellissima!

  3. cristinabove ha detto:

    le tue “impressioni” sono immediate, altroché confuse o dimenticate…tu ricordi ciò che vale, un fastidio, un incontro, un’amicizia, una bellissima signora che è un faro di luce scientifica e morale.
    Anche solo per questo vale la pena che tu sia testimone di questi avvenimenti e ci dica con la tua lucidità e sincerità ciò che accade,
    io te ne sono grata.
    cri

  4. Soriana ha detto:

    Piera, Massimo, Cri: quasi mi vergognavo di questo post… invece mi avete rassicurato…
    @Massimo: Eh, sì, la Montalcini è bellissima…magica…
    Bruxelles? Ma vivi lì? Ci sono stata tanti anni fa, mi ricordo la Grande Place (mi pare), molto bella. Ma il cielo era sempre grigio…

    Milvia

  5. isabel49 ha detto:

    Questo post non è confuso, è vero!
    Mi piace come racconti le cose, con quel fare familiare, così amichevole. Le ferie sono così, molta gente e non si riesce a guardare e ricordare tutto, ma restano le emozioni. Tanti libri e tanti autori, certo siamo in tanti a scrivere, solo pochi riescono ad emergere, non importa la passione non possiamo chiuderla con un lucchetto. Le soddisfazioni morali si ricevono, anche da pochi ma ci sono, e sono quelle che contano.
    Un abbraccio serale, Annamaria.

  6. Soriana ha detto:

    @Annamaria: anche tu mi risollevi… Ed è vero, le emozioni restano. Grazie e buona serata anche a te.

    Milvia

  7. RenzoMontagnoli ha detto:

    Ti capisco, non credere. Troppi gli editori, troppi i libri, un’offerta talmente grande che non riesci nemmeno a scegliere, in un ambiente affollatissimo che ti sembra di stare in una scatola di sardine.
    Ormai quelli che contano sono gli eventi di contorno, in questo caso Sinibaldi e la Levi Montalcini; tutto il resto non ha nulla che fare con la cultura.

  8. Soriana ha detto:

    @Renzo: mi fa sempre piacere leggere i tuoi commenti. Forse non solo Sinibaldi e Rita Levi Montalcini, rappresentavano la cultura, lì in fiera, ma hai perfettamente ragione sul resto: troppo, troppo di tutto. E la sensazione di essere una sardina chiusa in una scatola con tante altre sardine come me… è proprio quella che ho provato.
    Ciao, Renzo.

    Milvia

  9. anonimo ha detto:

    Si Milvia, vivo a Bruxelles da quasi 12 anni ormai, e mi sono un po’ abituato al cielo grigio, anche se oggi c’é il sole, ma un sole che non scalda (1°C).

  10. patrizius ha detto:

    Maddai….sei sempre una roccia…
    macchè stanchezza fisica e mentale…..
    Un baciun…
    cia
    p.

  11. Soriana ha detto:

    @Patrizio: Roccia friabile, mi sento….
    Un beso anche a te, grande Pat!

    Milvia

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