La consuetudine crea l'invisibilità  (titolo serioso per una sciocchezzuola…

       Dalla                                                            all’           
Elefante 5e

gallina3
 

Ci avrete pensato sicuramente anche voi, qualche volta, al fatto che più abbiamo una cosa sotto gli occhi più questa cosa può, paradossalmente, diventare invisibile. Un soprammobile che sta da anni su un ripiano della libreria, la strada che percorriamo ogni giorno per andare al lavoro, e, a volte, anche un famigliare che vive con noi.
Se qualcuno ci chiedesse di descriverne i particolari è molto probabile che ci troveremmo in difficoltà.  Un buon esercizio potrebbe essere quello di chiudere gli occhi e provare a immaginare il soprammobile, la strada, il viso del famigliare nei minimi dettagli,  recuperando, così, valori ai quali non davamo più importanza.  Un po’ come se dovessimo raccontarli a qualcuno che non li ha mai visti. Provate a immaginare con quali parole potreste descrivere per esempio un’automobile a chi non l’ha mai vista, o la luna, o il treno. Una sorta di gioco che può durare all’infinito, credo. E, se volete, potete provare a giocare anche qui, attraverso i vostri commenti.
Io ho provato molto, ma molto  scherzosamente a… spiegare l’elefante. Ammesso che incontrassi qualcuno che non ha mai visto neppure in foto questa bestiola, ecco cosa  gli direi:

Hai presente una gallina? Ecco, se hai presente una gallina molto facilmente potrai immaginarti un elefante.
Basterà che:
Le togli le penne e ci metti  della pelle grigia e fitta di rughe  come può avere  una signora di 98 anni che non si è mai presa troppa cura del suo viso. 
Ci aggiungi due zampe  e gliele metti davanti.
Le togli il becco e lo sostituisci con una bocca, e lì sopra ci piazzi una specie di lungo tubo di un tot di diametro, che sembra un tubo di gomma di quelli che ti fanno pensare  a un organetto, che ho visto da qualche parte ma non mi ricordo dove, forse in un negozio di aspirapolvere per grandi strutture.  Che poi questo tubo lui l’adopera come una mano, e riesce a farci un sacco di cose, come portare il cibo alla bocca, farsi la doccia, sollevare tronchi e a volte sollevare   anche qualche umano con cui ha avuto divergenze di opinioni.
Alle ali sostituisci le orecchie, ma le metti un po’ più in alto.  L’elefante non vola, anche se una leggenda della savana parla di un certo Dumbo che ha tentato di volare, un po’ come il nostro Icaro, insomma.  Ma non si hanno prove documentate intorno a questo personaggio.
Ci aggiungi poi due dentoni che si chiamano zanne, e che sono la dimostrazione che là, dove abita lui, l’elefante, non esistono ortodontisti.
Poi le togli la cresta. E per finire ci aggiungi una coda, là, dove stanno in genere tutte le code degli animali che possiedono una coda.  Ed ecco che hai l’elefante. No, scusa, dimenticavo una cosa: moltiplichi tutto per 2.500, perché l’elefante è un po’ più grosso della gallina.

Se poi per caso tu volessi un elefante da compagnia ricordati di:
non portarlo mai in un negozio di cristalli, a meno che tu non abbia stipulato un’assicurazione di quelle toste per danni causati a terzi.

 Se lo perdi, recati nel campo di fragole più vicino, dove lo avvisterai con grande facilità.

Cerca di non offenderlo in alcun modo, perché la storia universale della patologia elefantina insegna che non sono mai stati riscontrati casi di morbo di Alzhaimer. Lui, l’elefante, si ricorda tutto. E dopo sono cavolacci  tuoi…

Per scusarmi con i signori elefanti, ecco una bella musichetta a loro dedicata dal grande Henry Mancini. (anche se nel video, di elefanti, manco l’ombra…)

Baby Elephant Walk

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in domandine, la mia scrivania, leggeri e pesanti pensieri, robette. Contrassegna il permalink.

5 risposte a La consuetudine crea l'invisibilità  (titolo serioso per una sciocchezzuola…

  1. isabel49 ha detto:

    Bellissima musica, fantasiosa Milvia. Convengo, non ricordiamo gli oggetti, le persone care e tutto il resto, perchè dopo averli sempre visti a lungo non ci soffermiamo più a guardarli con interesse. Ti auguro un buon fine settimana, un abbraccio.
    Annamaria

  2. Argeta ha detto:

    effettivamente è come un cieco che non sa che cos’è il mondo, spiegare le cose a volte diventa complicato ma usare la fantasia può aiutare!

  3. anonimo ha detto:

    Il cugino
    Il cugino è un mammifero evoluto, non è volatile come il pipistrello, ma, soprattutto in giovane età, è scavatore come la talpa e si arrampica sugli alberi come le scimmie. Spesso è anche nuotatore come il delfino.
    La sua struttura fisica consiste in una testa, un collo, un torso, due braccia e due gambe. L’altezza e la taglia del cugino sono significativamente determinate dal sesso. L’altezza media del maschio adulto è un metro e 73, quella della femmina un metro e 63. La tipologia (cugino grasso, alto, minuto, ecc.) sono influenzate da fattori post-nascita come la dieta e l’esercizio fisico. Il pelame del cugino va dal biondo chiaro al nero passando attraverso tonalità di rossiccio e castano. Il colore degli occhi va dall’ azzurro, verde, grigio ai più scuri nocciola, marrone, nero.
    Il cugino, come tutti i mammiferi, ha notevoli capacità di apprendimento. A eccezione dei casi non infrequenti di individui ipodotati, è in grado di elaborare le informazioni e di imparare dalle proprie esperienze e da quelle degli altri.
    Il 13 febbraio è il giorno della Festa Mondiale del Cugino, iniziativa nata dalla fervida mente della giornalista cuginofila Camilla Anderson. Nel 1930, attraverso le pagine della rivista Tuttocugino, promosse un referendum tra i lettori per scegliere il giorno dell’anno più adatto. E’ stato scelto febbraio, il mese dell’Acquario, perché è il segno zodiacale degli spiriti liberi, intuitivi e anticonformisti come solo i cugini sanno essere, e il numero 13 perché scaramantico.
    (Mirella Giordani)

  4. flaviablog ha detto:

    Posso stampare e raccontare a dei bambini? E’ bellissima. Insegna che dalla fantasia tutto può nascere, anche un elefante da una gallina. Chiamalo poco. In realtà sanno bene quale sia l’immagine dell’una e dell’altro. E’ il passaggio da un animale all’altro che spiega quanto amica della mente possa essere la creatività. Saper pensare e saper scrivere. E’ uno stimolo didattico.
    Scrivi anche per l’infanzia?

  5. Soriana ha detto:

    @Annamaria e Argeta: in effetti la fantasia (ma non è un merito, ma una cosa innata…) non mi manca….

    @Mirella: e neppure a te, manca, Mirella. Questo pezzo sul cugino è delizioso…

    @Flavia: ma certo che puoi stamparla, raccontarla, leggerla ai bambini! Anzi, questa cosa mi fa piacere…
    Questo brano… stupidotto è una specie di compitino che ho fatto per il laboratorio di scrittura tenuto nei mesi scorsi qui a Bologna dallo scrittore Paolo Nori. Devo dire che mi sono divertita tantissimo e che il laboratorio mi ha dato comunque anche spunti per riflettere di quante volte non prestiamo attenzione alle cose e come sia difficile poi descriverle.
    No, non scrivo per i bambini: per scrivere per i bambini bisogna avere capacità particolari che a me mancano. Pensa che quando ho partecipato all’iniziativa benefica che ha dato origine a Le fiabe per Gramos, ho ripescato (modificandola leggermente) una favoletta che avevo scritto a sedici anni…

    Vi abbraccio tutte e vi auguro un buon inizio settimana.

    Milvia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...