Che dire?

071123-el-haddad-gazaChe scrivere, cosa dire mentre il giornale radio mi porta le notizie di quella guerra senza fine, dei bombardamenti a tappeto, di cinque fratellini morti sotto le bombe  (pensare alla loro madre, al loro padre, mi fa attorcigliare lo stomaco…)?  Non ho proprio parole.  Non faccio nessuna considerazione. Me ne sto zitta e do la parola a una poetessa israeliana e a un poeta palestinese. E basta.

Pensa agli altri

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.
mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti , pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.

( Mahmoud Darwish   )                    
Da  Kazahri al-Lawzi aw Ab’ad
(Come il fiore di mandorolo o più lontano)
(Traduzione di Asma Gherib)
La pace è una donna e una madre

Come posso saperlo?
Lo so, perche ieri l’ho vista,
sul mio sentiero volteggiante
verso il nutrimento del mondo.
Il suo viso era di una tale tristezza,
da sembrare un fiore dorato consunto prima del tempo.
Le ho chiesto perche’ era cosi’ triste.
Mi ha detto che il suo neonato e’ stato ucciso ad Auschwitz,
sua figlia a Hiroshima, e i suoi figli in Vietnam,
Irlanda, Israele, Libano, Palestina,
Bosnia, Ruanda, Cecenia e Sudan.
Ed il resto dei suoi bambini, mi disse,
sono sulla lista nera nucleare dei morti,
tutti quanti, fino a che l’intero mondo capira’
che la pace e’ una donna.
Un migliaio di candele allora si accesero,
nei suoi occhi stellati, ed io vidi
che la Pace e’ davvero una donna incinta.
La Pace e’ una madre.

Ada Aharoni            

Solo qualche parola sulla musica di questa sera:
L’11 gennaio 1998 moriva Fabrizio De Andrè. Da questa sera, in ogni post, fino all’11 gennaio, metterò una sua canzone, un mio piccolo omaggio a un cantante-poeta indimenticabile.

Sidun

"Sidun" un canto straziante di un padre che ha visto la cosa più atroce che può capitare ad un genitore: la morte violenta di suo figlio.

 

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10 risposte a Che dire?

  1. nataliacastaldi ha detto:

    mi uniscro a te Milvia, sono indignata, demoralizzata.
    agli esami di terza media ho presentato una tesina sulla “questione palestinese”, avevo 13 anni, ne ho 38!

    sgomento.

    natàlia

  2. ReAnto ha detto:

    Buio totale, altro che pace!

  3. RenzoMontagnoli ha detto:

    Comunicato del 30 dicembre 2008[..] Letteratitudine: L’illogicità dell’amore in , di Laura Costantini. E sempre ricorre il tema di Gaza in Altra attualità, forse al momento meno drammatica, in , una mia poesia che Cristina Bove ha gentilmente [..]

  4. glodalessandro ha detto:


    ….
    ….

    tutto questo (mi) demoralizza…..
    non fa trasparire nessuna luce…

    Glò

  5. RenzoMontagnoli ha detto:

    Al di là delle origini del conflitto sono pervenuto alla conclusione che uno stato di belligeranza così lungo non è possibile se non ci sono interessi a mantenerlo da una parte come dall’altra. So che un’affermazione così può suonare sgradita, ma se è vero che ci sono israeliani e palestinesi sinceramente disposti a giungere a una soluzione pacifica, è altrettanto vero che esistono soggetti e movimenti che invece desiderano perpetuare questo stato di cose. I fautori di una belligeranza senza fine si trovano in entrambi gli schieramenti e anche in altre nazioni che apparentemente si adoperano per riportarvi la pace.
    L’ONU in questa vicenda fa la solita figura meschina che gli è tipica, cioè praticamente non riesce a imporsi, perché buona parte dei suoi paesi membri non desiderano che là ritorni la pace.
    Certo che se penso che intere generazioni sono vissute fino a ora sotto le bombe o sotto gli attacchi dei kamikaze, mi chiedo anche perché i due popoli, o meglio la parte possibilista e pacifista, che ritengo predominante, non abbia compiuto un atto di buona volontà, ribellandosi a dei capi che certamente non fanno il loro interesse. E’ probabile che accanto a indifferenti esistano uomini e donne sinceramente determinati a risolvere il problema, ma che di fatto venga loro impedita qualsiasi azione mirata tranne quella di una semplice e pura protesta.
    Per cambiare questo stato di cose occorre la consapevolezza che lo status quo è immodificabile, che preso atto di ciò ciascuno dei due popoli può vivere l’uno accanto all’altro, in una sorta di federazione che garantisca l’individualità nazionale agevolando però uno spirito di coesione.
    Potrebbero vivere vicini in pace e in armonia, ma per far questo è indispensabile che si attui una vera e propria rivoluzione in entrambi i paesi, e non parlo solo da un punto di vista mentale, ma anche fisico, laddove così intendo la messa al bando di chi, nell’apparente comportamento di tutela degli interessi dei suoi cittadini, persegue solo quelli propri.

  6. anonimo ha detto:

    La guerra non avrà mai pace, non smetterà finché gli uomini non sapranno parlarsi. Ma è molto difficile quando lo scontro nasce da un territorio, dal dominio, dalla violenza. Myrta

  7. isabel49 ha detto:

    E’ atroce quello che accade e… tutto il mondo sta a guardare! Concordo con Renzo, ci sono interessi, ma possibile che tutti siano interessati e che non ci sia nessuno in grado di aiutarli?
    La storia si perpetua da troppo, troppo tempo. Se penso che conducono la vita sotto il filo del rasoio, che all’improvviso devono correre per cercare riparo e che tanti non ce la fanno e muoiono. Se penso che vivono nell’incertezza di tutto: è come se fossero nel braccio della morte, nell’attesa della condanna. E’ terribile! Auguriamo per loro finalmente un anno diverso, un anno in cui prendano la decisione di dialogare e di non farsi sopraffare dai sobillatori che li plagiano.
    Un saluto e auguri d’un anno migliore.
    Annamaria

  8. cristinabove ha detto:

    e noi a festeggiare…per ogni tappo di bottiglia, una lacrima mai asiugata.
    ecco, chi non ha voce parla con le paroledi Milvia, le sue e quelle che ci riporta, almeno che non si dimentichi!
    il mio augurio per il mondo è sempre e solo PACE.
    ti abbraccio
    cri

  9. Soriana ha detto:

    @Nat: a parte la considerazione che nulla è cambiato, mi fa molto piacere scoprire che già allora eri una …pasionaria…

    @Antonio: credo che la parola pace sia sempre più obsoleta, caro Antonio.
    Sì, ho letto che RiRì chiude…

    @Glò: E vigliaccamente sono contenta di essere ora lontana da giornali e notiziari,
    anche se l’angoscia rimane…

    @Renzo: giusta la tua analisi, e anch’io mi chiedo come è possibile che quella parte di popolazione che da ambo le parti vorrebbe la soluzione del conflitto, non si muova in massa in tal senso…Sono stata due anni fa in Israele, ho parlato con molte persone, sia israeliane che palestinesi appartenenti a ceti diversi, e in tutte, dico in tutte, ho sentito questo desiderio di pace, e tuute accusavano i loro rispettivi governi di incrementare il conflitto.

    @Myrta: è proprio così, violenza, come ben si sa, può generare solo violenza.

    @Annamaria: Grazie per l’augurio che mi fai, che contraccambio. Credo per il mondo, un anno migliore, sia solo utopia… Troppi sono gli ostacoli, troppi gli egoismi, troppe le differenze e le indifferenze…

    @Cri: come ho scritto prima, la parola Pace sta diventando obsoleta…O meglio, forse non è mai esistita nella sua concretezza. Ma hai ragione: almeno che non si dimentichi.

    Un abbraccio a tutte e a tutti.

    Milvia

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