Lontano da dove?

filo-spinatoSono in vacanza.
Sono lontano.
Lontano da dove? mi chiedo.
Ormai non si è più lontani da nessun dove. 
Diverso era quasi trent’anni fa, nei miei primi soggiorni in Oriente: pochi i giornali italiani, niente cellulari, e non credo che ci fosse RaiInternational, o per lo meno non c’era il televisore nelle camere degli alberghi che allora frequentavo.  E la mia scarsa conoscenza dell’inglese, poi, non mi permetteva di utilizzare altri canali di informazione. E  di sicuro non c’era Internet, né la posta elettronica. 
Allora essere lontano era essere davvero lontano. Punto.
Oggi, invece, in questo momento, dico, mentre sto preparando il post che pubblicherò più tardi, sto guardando la televisione, sto ascoltando voci di ragazzi palestinesi e israeliani, mi arrivano in camera immagini terribili di guerra e di massacro.  Sto ascoltando anche tanta retorica, non dai giovani, ma dai soliti personaggi intellettual-fasulli.
Potrei spegnere il televisore, è vero. Ma non servirebbe a molto.  Quelle immagini, quelle parole rimarrebbero dentro di me ugualmente.  E poi mi sentirei anche vile.
Ma, mentre sto scrivendo, mi viene in mente anche un’altra cosa: dagli inizi di gennaio i media (anche se in modo non obbiettivo, come gli è consono) si stanno concentrando sulla notizia di questa (ignobile) guerra. Via mail mi stanno arrivando richieste su richieste per firmare appelli affinché cessi questa strage, che come vittime vede soprattutto civili, e tanti, tanti bambini. Firmo. Invio. Ricevo in risposta una mail di ringraziamento. O.K. Lo faccio e continuerò a farlo.
E poi?
E poi alla fine qualcosa succederà (non per via degli appelli, credo), ci sarà una tregua, i bambini, per un po’, smetteranno di morire nella Striscia di Gaza. 
E l’opinione pubblica (che poi saremmo noi) se ne dimenticherà completamente.
Per un po’.
Fino al prossimo attentato kamikaze.
Fino alle prossime bombe gettate su una casa, su un ospedale, su un gruppo di bambini palestinesi. 
Nell’intervallo, noi gente comune, non ci chiederemo più cosa starà succedendo. L’ondata di orrore, di sdegno, di impotenza che ci sta sovrastando in questi giorni, si placherà completamente e non ci faremo più domande.  Ci stiamo forse domandando, dopo aver firmato appelli su appelli, e scritto post, e scritto poesie, qualcuno di noi si sta forse domandando come stanno vivendo i monaci birmani e i monaci tibetani? Ed è solo un esempio, questo.
Perché smettiamo di farci domande?  L’ondata si placa, e noi ci disinteressiamo di tutto quello che aveva procurato una così grande partecipazione. O così, almeno, mi sembra.  Cosa ne pensate? Siete d’accordo con questa mia riflessione?

Comunque.
Comunque, fino a quando l’attenzione nostra e del mondo sarà concentrata sulla tragedia che si sta svolgendo in quel lontano-vicino territorio, continuerò a parlarne. Forse non serve a nulla, ma lo farò ugualmente, chiedendomi anche, però, se non sia, per me, una sorta di lavaggio della coscienza.
E oggi ne parlo pubblicando qualcosa di molto intenso e bello. Una poesia che è arrivata fino a me sempre grazie a Internet, specificatamente attraverso l’amato-odiato Facebook.  Una poesia  di Filippo Tuena, un autore che considero uno dei migliori in assoluto del panorama letterario degli ultimi decenni. Lo conoscevo finora come autore di narrativa, ma non mi sorprende certo di scoprirlo anche ottimo poeta.

Nel latte della madre

Prediligo postazioni rialzate,
Battute dal vento, anche se pericolose
Per i colpi vaganti o l’ingordigia dei cecchini
Che prima della fine del turno
Vogliono ancora una volta far centro.

Ma in queste notti arabe
Sono i cumuli di macerie che m’aggradano di più
Perché a volte, sotto, li sento ancora lamentarsi,
Con voce sempre più sottile o insistente pervicacia.

Eppure moriranno entro pochi minuti
Ed è inutile affannarsi a sollevare le pietre,
Scalzare travi, rotolare macigni.

E’ la polvere che li condanna. S’incolla alla gola
O alle ferite sanguinanti e li sigilla come
Statue di gesso o sale. Immobili. Fermàti nel tempo
Come i calchi degli schiavi di Ercolano.

Per esperienza so che, passata l’orda,
Li ritroveranno quando spianeranno le macerie,
Solitamente avvinghiati alle madri.
Del resto il loro mondo era davvero poca cosa:
Un seno un poco avvizzito, un battito rassicurante del cuore.

Askenazita di Bolechov che hai pigiato il bottone,
Palestinese di Hebron che hai caricato il mortaio,
Texano di Dallas che hai il grilletto facile,
Talebano di Kabul che hai il coltello affilato:
Non cucinerai l’agnello nel latte della madre.

Filippo Tuena, 15 gennaio 2009

Albinoni: Adagio in G minor

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Questa voce è stata pubblicata in i miei viaggi, la poesia salva la vita, leggeri e pesanti pensieri, no a tutte le guerre. Contrassegna il permalink.

9 risposte a Lontano da dove?

  1. lanoisette ha detto:

    e l’Algeria? e il Darfur? e la Colombia? e lo Zaire? e il Caucaso?

    hai ragione, Milvia: smattiamo sempre troppo presto di farci domande…

  2. anonimo ha detto:

    Milvietta!
    Sono tornata al mio PC e mi son fatta una scorpacciata dei tuoi sempre interessanti, anche se non allegri (ma si può?) scritti.
    Un bacione.
    Mirella

  3. Soriana ha detto:

    @Lanoisette: appunto. I monaci erano in fatti solo un esempio…

    @Mirella: ben tornata!

    Un abbraccio e buona domenica, care amiche.

    Milvia

  4. RenzoMontagnoli ha detto:

    Comunicato del 18 gennaio 2009[..] , un nuovo servizio della nostra inviata in Thailandia, con gli occhi rivolti alla Palestina. E’ in corso di uscita l’ultima silloge di Corrado Guzzon, che fornisce alcune anticipazioni, fra le quali , la poesia che dà il titolo a [..]

  5. anonimo ha detto:

    Grazie Milvia,altri e altri ancora dovrebbero scrivere ciò che scrivi tu e forse…..
    Tinti

  6. isabel49 ha detto:

    Dopo il clamore, il silenzio. Hai ragione cara Milvia! I problemi vanno risolti a monte, spero che si sveglino le coscienze.
    Molto significativa la poesia di Tuena.
    Buon proseguimento di vacanza.
    Un caro saluto, Annamaria.

  7. cochina63 ha detto:

    sei proprio speciale!

  8. BarbaraProvenzi ha detto:

    Non si è mai davvero lontani, non si è mai davvero soli. E a volte se ne sente il bisogno…

  9. Soriana ha detto:

    @Tinti
    @Annamaria
    @Cinzia
    @Barbara:
    posso unirvi in un abbraccio? Anche voi siete speciali (grazie, Cinzia) sia come persone, sia nel mio cuore.

    Milvia

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