Domenica sera, ma anche lunedì

santarcangelo_0020cSantarcangelo di Romagna

Allora. Ieri sera, alla gara di poesia orale, sono stata eliminata. Devo onestamente dire che la poetessa che gareggiava con me, e di cui purtroppo non ricordo il nome, ha letto una poesia molto bella, e che la vittoria se l’è meritata. Anzi, sono contenta perché la prima votazione si era conclusa pari merito (18 voti ciascuna), poi al… ballottaggio: patapunfete… sono caduta.  Beh, magari ci saranno altre occasioni.  Ho comunque avuto modo di passare una serata ricca di poesie, e questo è sempre un piacere.  Fra gli ospiti non in gara ho conosciuto una giovane poetessa che scrive eccellenti poesie per dare voce all’indignazione che prova per le tante, troppe cose negative che stanno attraversando questo periodo. Si tratta di  Francesca Del Moro e quando avrò acquistato il suo libro che si intitola Quello che resta ed è edito da Giraldi, vi regalerò una sua poesia. A me, quelle che ha letto ieri sera, sono piaciute moltissimo.
Quando poi sono rientrata ho acceso la tv, e sono capitata su Raidue, e c’era una trasmissione che si chiama Tatami, che non guardo mai.  Però ho sentito due paroline: nonna blogger, e mi sono fermata.  La conduttrice del programma stava conversando con una signora anziana dallo sguardo molto giovane:  la signora si chiama Nedda Gottardi, ha 87 anni, è bisnonna ed è… blogger!   Forse Nonna Nedda e io non la pensiamo nello stesso modo su tutto (sulla religione, forse, abbiamo diverse opinioni),  però ha suscitato e suscita in me una grande ammirazione.  Insomma, nell’età in cui tantissime persone se ne stanno lì ferme a ricordare il passato, lei ha imparato a usare un computer e si è creata un Blog
 La trovo straordinaria questa cosa…

Così come trovo sempre straordinario, ma per motivi anagrafici opposti, Francesco Giubilei, non solo giovanissimo blogger, ma anche editore e scrittore. Francesco ha esattamente 70 anni in meno di Nedda… Un salto di tre generazioni ma la stessa curiosità del vivere. Certo che se continua così, fra 70 anni chissà cosa sarà diventato, il Giubilei…
E se volete sapere ultime notizie su di lui e sulla sua avventura a Modena Book 2009, leggete
QUI

e
QUI

E ora? Che scrivo ancora, questa sera?
Ah, oggi sono stata a un interessante convegno sul dialetto: Dialetto lingua viva, si chiamava, ed è stato organizzato dalla Regione Emilia Romagna. Il dialetto è un patrimonio culturale, ma, come certe specie di piante e di animali, è in via di estinzione. Per fortuna esistono  da tempo nella mia Regione attività che tendono a salvaguardarlo. Non in maniera…. leghista, per fortuna, ma per farne un ulteriore strumento di comunicazione. Pensate che qui a Bologna ci sono insegnanti che impartiscono lezioni di dialetto, e hanno fra i loro allievi diversi extra-comunitari.
Che anche questa mi sembra una bella cosa.
Begli interventi, ci sono stati: in particolare quello di Paolo Nori e di Ivano Marescotti. Ma non ne parlerò, perché ho fatto tardissimo anche questa notte. Dico solo che sono stati molto belli e basta. 
Ma voi, piuttosto, cosa ne pensate, dell’uso del dialetto? Secondo voi esiste, per esempio, una valida letteratura contemporanea che utilizza i dialetti? E in casa vostra, o dei vostri genitori, si parla il dialetto?

Ecco l’esempio di due poesie in dialetto. Due poeti di Santarcangelo di Romagna, nella provincia riminese, conosciuti però in tutta Italia. Eccoli qua:

Raffaello Baldini:

1938
La mèstra ad Sant´Armàid
dal vólti, e´ dopmezdè,
la s céud tla cambra e la zènd una Giubek.
La n fómma.
Stuglèda sòura e´ lèt
la guèrda ch´a s cunsómma.
U i pis l´udòur.
Dal vólti u i vén da pianz.

1938
La maestra di Sant´Ermete
delle volte, il pomeriggio,
si chiude in camera e accende una Giubek.
Non fuma.
Sdraiata sul letto
la guarda consumarsi.
Le piace l´odore.
Delle volte le viene da piangere.

e

Nino Pedretti

La cunchéa   
   
Cóm un ànzal
caschèd a bòcca ad ciòtta
la à vért agl’èli, mórta
se desért dla spiagia.
E dréinta la su amna
ch’l’è una cambra rósa
u s sént ancòura e’ mèr
che racòunta d’un viaz
ch’u n finéss mai.

La conchiglia

Come un angelo
caduto bocconi
ha aperto le ali, morta
sul deserto della spiaggia.
E dentro la sua anima
che è una camera ròsa
si sente ancora il mare
che racconta di un viaggio
che non finisce mai.

E ora, non prendetemi in giro: vi ho mai detto che fra i tanti tipi di musica che amo c’è anche

L’operetta?

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11 risposte a Domenica sera, ma anche lunedì

  1. lauraetlory ha detto:

    Milvia, sarebbe stato bello averti con noi. Sara’ per la prossima volta e… non e’ che capiti a Roma per il 20 marzo? Sarebbe un regalo grandissimo :-)))

  2. mira2 ha detto:

    LA MATEINA
    Mè, l’è sgònd cmè ch’am svégg, u i è dal matèini/ ch’a stagh alè a cuvè te lèt, si occ céus,/ a péns, acsè, cmè ch’a insugnèss, dal robi,/ènca dal bèli robi,/ ch’a m putéva suzéd e al n’è suzèsti.

    LA MATTINA
    Io, è secondo come mi sveglio, ci sono delle mattine/ che sto lì a covare nel letto, a occhi chiusi,/ penso, così, come sognassi, delle cose,/ anche delle belle cose,/ che mi potevano succedere e non sono successe.
    (Raffaello Baldini, Intercity)

    Ciao, Milvia.
    Mirella

  3. cristinabove ha detto:

    :-)che piacevole serata! bello ascoltare poesie, ed essere immersi in un mondo dove si percepisce con l’anima.
    grazie del resoconto e delle poesie.

  4. isabel49 ha detto:

    Peccato che tu non abbia vinto, ma come tu dici, sarà per la prossima volta. Certo che ci si può mettere in gioco a qualunque età, e la nonna di 87 anni ne è una dimostrazione, come dire c’è sempre tempo, l’importante è avere la voglia dentro che è quella che anima la vita. Il dialetto, i miei genitori lo parlavano a singhiozzi, per fare dell’ironia, io non ne sono capace, per il semplice fatto che non mi è mai piaciuto. Mi piace ascoltarlo quando c’è la battutina allegra, ma per il resto il dialetto per me rappresenta dimenticare l’italiano che è stato conquistato a fatica, considerando che un tempo con la mancanza di cultura tutti parlavano in vernacolo.
    Ciao cara è bello passare da te, è come entrare nel tuo salotto e conversare del più e del meno.
    Un caro saluto, Annamaria.

  5. Soriana ha detto:

    @Laura e Lory: ehm…ehm… Avevo già una mezza idea, di venire a Roma il 20…

    @Mirella: grazie di cuore del tuo contributo

    @Cristina: un abbraccio, Cri. Tu avresti battuto tutti, in quella gara…

    @Annamaria: anche in casa mia non si parlava il dialetto, e quindi non so parlarlo. Però mi piace ascoltare parlare in dialetto. E ci sono espressioni che sono bellissime e che in italiano non hanno un corrispettivo. Per esempio, per dire nottambulo in bolognese si dice: biassanot, cioè uno che mastica la notte… Per me è un’espressione bellissima… Secondo me bisognerebbe sì, esprimersi in un italiano corretto, ma non dimenticare i dialetti. Come un valore aggiunto, insomma.
    Ciao, un forte abbraccio e buonanotte.

    Milvia

  6. anonimo ha detto:

    Cum l’é bél e’rumagnól, e al rumagnóli yé anca più béli.

    Ci sono parole, e significati, che solo il dialetto riesce a rendere palpabili, vive.
    Ciao Milvia, vincerai la prossima volta.

  7. anonimo ha detto:

    …perché mi ha messo come utente anonimo?

    Massimo

  8. lunapapa ha detto:

    Ciao, ammetto che sono una di quelle che cerca notizie su di sé su google (tante volte qualcuno avesse recensito i miei libri, ma quando mai?) e oggi ho trovato il tuo bellissimo commento sulla mia lettura di domenica sera… mi sono molto commossa… grazie di cuore… queste sono cose impagabili, che realizzano il mio sogno più grande… che quello che scrivo possa restare… anche se per un poco… nel pensiero di qualcuno. Un bacio grande da Francesca

  9. Soriana ha detto:

    @Massimo: ma sei di origine romagnola, Massimo? Io ho vissuto in Riviera per 34 anni, poi me ne sono tornata a Bologna. Simpaticissimo il tuo “cum l’é bél…”. E sono d’accordo con quello che dici sul dialetto. Come diceva Baldini, cosa ripresa poi anche da Cristiano Cavina (giovane scrittore di Càsola Valsenio), certe cose accadono solo in dialetto.
    Spilnder, a volte, dà i numeri…

    @Francesca: come sono contenta che tu sia arrivata qui! Anch’io, sai, sono una di quelle chhe digita il suo nome su google…
    Sono certa che tutte le tue poesie rimangano nel cuore di chi le legge o ti ascolta recitarle. Sono davvero bellissime. Le ordinerò alla Feltrinelli e me le gusterò con lentezza.
    Un abbraccio. (E se per caso fai qualche altra performance o presentazione dei tuoi libri, qui a Bologna, avvertimi, per favore.)

    Milvia

  10. anonimo ha detto:

    Ciao Milvia, si, sono romagnolo, ma anomalo, nel senso che il mio paese d’origine é quasi in Toscana e il nostro dialetto é toscano, ma ho studiato a Cesena, quindi il romagnolo rappresenta la mia prima lingua straniera imparata.
    E’ sempre un piacere leggere i tuoi posts, continua così.
    Un abbraccio da Bruxelles.
    Massimo

  11. Soriana ha detto:

    @Massimo: ah, ho capito! Belle zone, quelle in cui sei nato…
    Un abbraccio da Bologna.

    Milvia

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