Incipit (Un invito a giocare)

incipit maxSu uno scaffale di una libreria nella piccola stazione ferroviaria sono esposti cinque libri. La copertina è nascosta da una pesante carta azzurra, che non lascia trasparire nulla: né il titolo, né l’autore. C’è solo un numero, scritto con un grosso pennarello nero e un cartello accanto ai libri che indica quel numero come anno di uscita del libro.  Del libraio, neanche l’ombra. D’altra parte il pagamento si effettua all’uscita, infilando i soldi in una macchinetta.
Sono gli unici volumi in vendita in quella libreria, e voi avete assolutamente bisogno di un libro, per quel lungo viaggio in treno che state per iniziare. Il romanzone che avevate preparato ve lo siete dimenticato sul divano del soggiorno, porcaccia la miseria.
Quale scegliere? Mah… come fate di solito, magari: aprendoli e leggendo l’incipit:

 

Quando mio padre mi disse di aver picchiato mia madre una volta sola durante i ventitrè anni del loro matrimonio nemmeno gli risposi. Era parecchio che non obiettavo più niente ai suoi racconti pieni di avvenimenti, date e dettagli tutti inventati. Da ragazzo lo consideravo un bugiardo e mi vergognavo come se le sue bugie mi appartenessero. Ora, da grande, mi sembrava che non mentisse affatto. Credeva che le sue parole fossero in grado di rifare i fatti secondo i desideri o i rimorsi.
(settembre 2000)

Ho provato. Aspettando la metropolitana per l’ospedale, tutti i giorni, ho provato a leggere saggistica. I primi tempi ci sono riuscita, perché non avevo altro se non la mia testa. Ed era una
testa molto esercitata sui libri.
(2008)

E’ appoggiata al banco, è sola e beve una spremuta. Per terra, vicino alle gambe, ha una borsa di pelle nera e non so per quale motivo vengo attirato proprio da questo particolare.
(settembre 2004)

Roma si addormenta lentamente, sprofondando nel torpore della notte. In lontananza echeggia una sirena. Gli ultimi autobus, vuoti e illuminati, sfrecciano sull’asfalto umido, e nell’edicola un uomo intabarrato in un giaccone sistema una pila di giornali. Davanti al Viminale alcuni operai del gas, arancione nei giubbotti fosforescenti, aggiustano un tubo. Hanno acceso un fanale che squarcia la condensa, fantomatico e accecante. Ogni tanto sibila la fiamma ossidrica, sprizzando fasci di scintille. La volante della polizia, con la sirena che ulula, risale via Cavour, costeggia la basilica e i fagotti che dormono sulle panchine, svolta a destra e imbocca via Carlo Alberto.
(ottobre 2005)

E’ quasi mezzanotte, al Taj Mahal c’è l’aria di un mercato che chiude. Il grande albergo, uno dei più conosciuti del mondo, forato da una parte all’altra da corridoi e saloni altissimi (pare di girare nell’interno di un enorme strumento musicale), è pieno di boys  vestiti di bianco, e di portinai col turbante di gala, che aspettano il passaggio di equivoci tassì. Non è il caso, oh, non è il caso di andare a dormire, in quelle camere grandi come dormitori, piene di mobili di un mesto novecento ritardatario, con ventilatori che sembrano elicotteri.
(1962)

Allora? Avete letto? Quale sarà il vostro compagno di viaggio? E… non è che per caso avete indovinato anche chi è l’autore?

In ogni caso, sperando che giochiate, vi auguro una felice, solare domenica e vi lascio con questa bella musica.
Yina Wallac -Rona Kenan: Cassius

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9 risposte a Incipit (Un invito a giocare)

  1. cristinabove ha detto:

    “Via gemito” Starnone
    “Lo spazio bianco” Parrella
    .
    .
    “L’odore dell’India” Pasolini

  2. Soriana ha detto:

    @Cri: ehe ehe, cara Cri, non dico nulla: aspetto altre risposte, se arriveranno…
    Ma quale avresti comprato, fra questi cinque libri?

    Un abbraccio e buona domenica.

    Milvia

  3. cristinabove ha detto:

    forse entrambi quelli che non ho letto, e di cui non conoscevo l’incipit.

  4. winyan ha detto:

    ehm…io il quarto…indovina perchè? 🙂
    ciaoo

  5. DomenicaLuise ha detto:

    Io ne voglio due: il primo e il terzo. Quando scelgo un libro guardo lo stile perché odio i romanzoni descrittivi, dove ti dicono pure le strade che imboccano e lo stile classicheggiante e arcaico ( quarta proposta da escludere).
    Anche il quinto libro mi sta bene.
    Non mi piacciono i testi pieni di minuzie e nemmeno quelli che gonfiano un intero romanzo a dismisura sbrogliandolo in modo assolutamente banale e illogicamente imprevedibile. Il romanzo può anche essere corale, ma ha una logica delle vicende imprescindibile, non si può voltare a destra e a sinistra a zig zag, la pagina non va rempita, ma vissuta.
    Il nome dell’autore non mi sconvolge più di tanto. Può essere chiunque, anche se ci sono scrittori che amo.

  6. cheneps ha detto:

    Sceglierei il quarto per l’atmosfera sospesa dove tutto può succedere
    franca

  7. Soriana ha detto:

    Ecco i titoli dei libri, preceduti dai rispettivi autori:

    Domenico Starnone: Via Gemito (Universale Economica Feltrinelli)

    Valeria Parcella: Spazio bianco (Einaudi)
    Gianrico Carofiglio: Il passato è una terra straniera (Rcs)
    Melania Mazzucco: Un giorno perfetto (Rizzoli)
    Pier Paolo Pasolini: L’odore dell’India (Longanesi)

    Dalla mia libreria li ho scelti a caso, dando la preferenza a testi italiani dello scorso e di questo secolo.
    Avendoli letti non so dire quale avrei scelto io, però posso fare la mia classifica di gradimento:
    Via Gemito, Un giorno perfetto, L’odore dell’India (direi un parimerito fra Mazzucco e Pasolini) Il passato è una terra straniera e, a rilevante distanza, Lo spazio bianco.

    @Cristina: Bravissima, Cri!!!! Ne hai riconosciuti tre su cinque!!! E la tua scelta, poi, mi pare logica.

    @Maria: eh, parla de Roma, ‘sto libro…

    @DomenicaLuise: grazie di cuore per aver fatto un analisi dettagliata a motivare la tua scelta. Molto interessante.

    @Franca: E’ vero, Franca. L’incipit della Mazzucco ha davvero quell’atmosfera sospesa che hai rilevato, fino poi ad arrivare a quella sirena, a quell’auto della polizia che svolta e… E così la curiosità del lettore è catturata.

    Grazie a tutti per aver giocato con me. Grazie a Renzo per la segnalazione.

    Milvia

  8. Soriana ha detto:

    Errata Corrige: naturalmente il nome esatto dell’autrice de Lo spazio bianco non è ParCella, ma ParRella! E’ quello sciocco correttore word che fa questi scherzi…

    Milvia

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