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Ishot2kills
Non faccio alcun commento. Nessuno.

Riporto semplicemente questo testo, che mi è arrivato da
Giornalismo partecipativo:

Le magliette di moda nell’esercito israeliano: “meglio ammazzarli da piccoli”

La denuncia scioccante viene dal quotidiano israeliano Haaretz. Ai soldati israeliani piace andare in giro con magliette che superano i classici simbolismi del militarismo per addentrarsi nella guerra del futuro, quella asimmetrica nella quale il protagonista è il cecchino onnipotente con la testa vuota che ammazza civili, meglio se donne e bambini.

E questo si riflette nella moda, nell’abbigliamento dei soldati di Tsahal. Sembra vadano a ruba le magliette con disegni di bambini presi nel mirino, oppure madri piangenti sulle tombe dei figli oppure t-shirt come quella nella foto che mostra una donna palestinese incinta e lo slogan: “con un tiro due piccioni”.

Tutte le scritte sono per “uomini veri”, notevole per un esercito che fa dell’integrazione delle ragazze motivo d’immagine. I riferimenti sessuali, perfino allo stupro, sono continui come sono continui quelli alla maternità “piangeranno, piangeranno”. A una maglietta che mostra un bimbo ammazzato si accompagna un “era meglio se usavano il preservativo”. A quella con un bambino palestinese nel mirino si accompagna un “non importa quando si comincia, dobbiamo farla finita con loro” che suona in italiano come “meglio ammazzarli da piccoli”.

Ricorda tutto questo  la prossima volta che ti diranno che i palestinesi educano i figli alla cultura dell’odio.

E da Youtube ho prelevato questo, che forse rappresenta solo una favola, un sogno, ma  spero che, in qualche modo, addolcisca lo sdegno che indubbiamente vi avrà procurato il testo precedente.

Pace of Peace è un cartone animato, un piccolo cartone animato, con annesso documentario, La storia di Pop, che ne racconta la realizzazione.
Otto ragazzi israeliani della città di Raanana e otto palestinesi di Qalqilia, con i loro insegnanti e rispettivi Sindaci, hanno sfidato — e sfidano — occupazione e attentati, blitz e terrorismo. Insieme, con coraggio individuale e intelligenza collettiva, hanno cominciato a bonificare uno dei campi minati più pericolosi per il percorso di pace. Quello della comunicazione. Di parte. Spesso ridotta a propaganda. Sempre ignara delle ragioni dell’altro. Così questi ragazzi hanno voluto testimoniare personalmente la loro visione della pace.
E lo hanno fatto ideando insieme la storia ed i personaggi di Pace of Peace, assistiti da alcuni tra i migliori esperti del settore e relative case di produzione e studi di animazione. Pace of Peace è anche una canzone, colonna sonora del cartone, ideata e donata da due famose cantautrici, la palestinese Rim Banna e l’israeliana Noa.

http://www.youtube.com/watch?v=6waIgxaWx34

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8 risposte a No Comment

  1. cristinabove ha detto:

    sai che idea per i “nostri”…
    a quando, le magliette con gli stranieri, malati e bambini, nel mirino?..

  2. RenzoMontagnoli ha detto:

    Comunicato del 27 marzo 2009[..] Cari poeti e comunque riguarda tutti coloro che amano la poesia, su Letteratitudine c’è un articolo che s’intitola e che riporta anche un’intervista che mi ha fatto Massimo Maugeri. Dovete intervenire, perch&eacu [..]

  3. DreamLady ha detto:

    sono scioccata e allo stesso tempo nauseata… anche se quella vocina nella testa mi continua a dire che c’era da aspettarselo…

  4. RenzoMontagnoli ha detto:

    Non c’è niente di strano. Quando impera un partito estremista, che sia di destra o di sinistra non importa, vale il principio con noi o contro di noi. Quindi che i soldati e i giovani vengano educati e incitati alla violenza non mi meraviglia.
    Certo, si prova amarezza.

  5. anonimo ha detto:

    Risulta alquanto arduo non assimilare ai neonati lanciati in aria per il tiro al bussolotto!Ahimè!
    Tinti

  6. lanoisette ha detto:

    io non ho parole.
    per questo chi prova a fare una cosa, anche se piccolissima, in favore della pace, è un eroe, di quelli veri.

  7. Soriana ha detto:

    Grazie per la partecipazione, amici cari.
    Io credo che tutto questo si trovi alla voce: “imbarbarimento”. E di barbari è pieno alche il nostro Paese, purtroppo.

    Milvia

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