Però, le loro storie, vorrei conoscerle…

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Pensavo di scrivere, questa sera, di riequilibri di trasmissioni televisive, di sospensioni della satira, di bocche incerottate, di libertà di espressione che sembrano, anche loro, finite sotto le macerie.
Ma ho capito che ho la nausea di tutto questo. Che sono stanca di tutto questo.  Che non ne posso più dell’arroganza, e dei burattini e del burattinaio.
Allora parlo d’altro, almeno per stasera.

Ogni volta che mi capita di vederli, mentre spingono i loro carrelli da supermercato dove stanno ammassati tutti i loro beni,  o distesi su cartoni, avvolti stretti in coperte che non riescono a ripararli dal freddo, ogni volta che mi capita di vederli i senza dimora, gli homeless, i barboni, uomini e donne che si sono perduti, o forse hanno voluto perdersi, ogni volta mi vorrei avvicinare a uno di loro e chiedergli di raccontarmi la sua storia.  Mettermi vicino a lui, seduta in terra, dividerci una birra e sigarette, e stare ad ascoltare.
Ma non lo faccio mai, per timidezza, per rispetto, forse. E per timore.
E poi lo so che questa è comunque un’idea del cavolo, per non dire altro.  Perché per un attimo, mentre li vedo, con i loro carrelli, mentre li guardo, distesi sui cartoni, non è subito la pietà che mi prende. Ma una sorta di stupido romanticismo, l’idea che forse sia quello il modo giusto di vivere. E per tetto un cielo di stelle, mi viene da pensare. E se pure io… mi viene da pensare. 
Ma poi guardo il cielo e di stelle non ce ne sono, e qui in basso c’è solo un vento che taglia la faccia.
E mi sento stupida e vigliacca, a stare lì a guardarli, con il mio cappotto caldo, la pancia piena, il bancomat e le chiavi di casa nella borsa.
Però, le loro storie…
Vorrei conoscerle, sì.

In un sito internet ho trovato poesie di alcune persone senza dimora.  Sono anonime, eppure mi sembrano più belle, più vere, di tante altre che mi capita di leggere e che magari sono superpremiate. Il sito è questo
E questa è la poesia che ho scelto:

Strada
 
Strada crocevia di storie nate già malate.

Crocifissione lenta

per ladri, barboni, puttane

e non solo …

Eppure guardiamo ancora avanti

mentre i denti si fanno aguzzi

ogni tanto ci voltiamo indietro

caso mai avessimo mancato

di veder passare la redenzione.

Ma forse siamo già tutti ciechi

sulla via di Damasco

dove stiamo perdendo

gli ultimi anticorpi

cercando quella giustizia

ormai persa

nei fazzoletti da naso

dei potenti

il pane che ci hanno negato

lo sconteranno alla resurrezione.

Se è vero che siamo

anche acqua e così è

la memoria ci cadrà

nei torrenti e nei fiumi inquinati

si confonderà fra la schiuma

dei detersivi

ma in ogni goccia d’acqua

ci sarà tutto l’amore che non ricordiamo

quello offerto invano

o quello ricevuto senza saperlo.

I miei occhi si dilatano nella sera

lei in minigonna si lascia innaffiare

dal solito lampione

un altro ondeggia in un cappotto

troppo grande e il cartone di vino

in mano

mentre io me ne vado verso la notte

senza un rosario da poter strappare.

E voi avete speso l’ultimo coraggio al supermercato

sprecato soldi in campanili che non suonano

poi tornate a casa a guardare il conflitto

d’interessi in televisione.

A noi … lasciate un conflitto minore …

un pugno ben piantato in mezzo ai denti

come questa notte senza stelle senza casa

è come se il verbo essere perdesse l’infinito …

Ed io sono solo un osso seppellito

da un cane randagio senza memoria

ma se un giorno scaveranno troveranno:

il pane duro degli operai

il vento delle parole taciute

e milioni di nomi in lingue sconosciute.

Donovan: The song of Wandering Aengus

Mi spiace, ma mi accorgo che non si riesce a entrare nel sito da cui ho prelevato la poesia.
Lo riporto qui, così come sta scritto.
http://www.giovaniemissione.it/index.php

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3 risposte a Però, le loro storie, vorrei conoscerle…

  1. cristinabove ha detto:

    bellissimo post, cara Milvia.
    grazie

  2. accipicchia ha detto:

    C’è la vita, l’intera umanità in questo testo. La sofferenza di tanti e l’arroganza di pochi privilegiati, i cieli senza stelle, in tutti i sensi, e le case troppo comode e calde.
    E ci sono le tue riflessioni, che diventano mie e di tanti altri che ti leggono.
    Mi fai pensare ad un mio caro amico, un uomo straordinario che oggi purtroppo è molto malato, per anni, almeno una volta al giorno, ha portato un cibo caldo ad alcuni senzatetto che era diventati per lui dei veri amici. Ha scritto anche delle poesie per loro, e in seguito, il suo grande rammarico è stato quello di non poterli più aiutare.
    Ti ringrazio anche per avermi dato la possibilità di parlare di questo “grande uomo” di cui, per discrezione, non cito il nome.
    Ti abbraccio, amica sensibile. Piera

  3. PannychisXI ha detto:

    Carissima, è che forse loro con noi non ci vogliono più parlare. Perché c’è stato un salto, desiderato o meno, che li ha collocati in un altrove che noi non potremmo più comprendere. Spesso io scrivo di loro, invento, immagino, ma nulla realmente so. Neppure se sono più felici di me. Non so neppure se ci odiano quando offriamo loro i vestiti che scartiamo per noi. Non so.
    Il tuo post mi offre riflessione, però anche io sono davvero stanca di riflettere. Starei meglio a preoccuparmi solo del freddo e della fame? Starei meglio ad esistere nuda e sola? Chi, ha capito la saggezza?
    Grazie, Milvia.

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