25 aprile: la nostra libertà  la dobbiamo anche a loro

bandiera_italiana

Venne il giorno della morte
e della libertà, il mondo martoriato
si riconobbe nuovo nella luce……
(Pier Paolo Pasolini )

Non amo molto, e credo di averlo scritto altre volte, le giornate dedicate a… Molto spesso producono solo parole sature di retorica, o riflessioni anche profonde, ma che si dimenticano allo scadere della mezzanotte del giorno dedicato.
Ma commemorare il 25 aprile è qualcosa di ben diverso. E’ un obbligo morale e un atto di riconoscenza imperitura per quegli uomini, per quelle donne che hanno combattuto per rendere libero il nostro Paese.  Per tutti gli uomini, per tutte le donne che sono morti per sconfiggere la dittatura fascista. Commemorare il 25 aprile oggi più che mai diviene un imperativo morale. Dobbiamo riaffermare la nostra volontà di voler vivere in un Paese libero. Dobbiamo contrastare i troppi discorsi ambigui che tendono a mettere tutti, vittime e carnefici, sullo stesso piano. Dobbiamo farlo per noi e per loro, i Partigiani.

Il post che pubblico questa notte è dedicato a tutti loro. Vorrei però scrivere di alcuni Partigiani in particolare. In questa Italia malata in cui emerge troppo frequentemente un oscuro spirito razzista è loro che voglio ricordare.

Voglio ricordare Giorgio Marincola, per esempio, medaglia d’oro al valor militare alla memoria. giorgo_marincola
Come potete vedere dalla foto Giorgio Marincola aveva caratteristiche somatiche diverse da quelle della maggior parte dei Partigiani.  Potrebbe essere uno di quei ragazzi che oggi arrivano in Italia su un barcone malandato e che non sempre trovano una buona accoglienza.
Giorgio pur essendo italiano aveva infatti anche un’altra patria, la Somalia. Nato a Mahaddei Uen (Somalia) il 23 settembre 1923, da padre italiano e da madre somala, muore a Stramentizzo, presso Castel di Fiemme (Trento) il 4 maggio 1945, nello scontro con un reparto di SS in ritirata che, a Stramentizzo, effettuerà l’ultima strage nazista in Italia (ventisette tra patrioti e civili inermi, massacrati tra Stramentizzo e Molina di Fiemme). Era iscritto alla facoltà di medicina, Giorgio, ma non frequentò lezioni di anatomia o biologia: lo scopo della sua vita era altro, quello di combattere l’oppressione nazi-fascista. Si iscrive al Partito d’Azione, si unisce alle brigate partigiane del viterbese e poi si arruola, dopo la liberazione di Roma, nella “Special Force” del comando alleato, organizzando azioni di sabotaggio contro gli oppressori. Nel gennaio del 1945 viene catturato dai tedeschi che lo portano davanti ai microfoni di Radio Baita, una radio nazi-fascista.  I tedeschi vogliono obbligarlo a inviare, attraverso la radio, un messaggio ingannevole per far cadere in trappola i suoi compagni. Leggete cosa lui invece riesce a dire, prima che la trasmissione venga interrotta e lui sia massacrato di botte: “Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi sulla carta geografica. La patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa libertà e giustizia per i popoli del mondo. Per questo combatto gli oppressori
Viene in seguito trasportato in un campo di concentramento di Gries, in provincia di Bolzano, e riprende le armi quando il 30 aprile il campo viene liberato.   Morirà, come ho scritto, quattro giorni dopo. 
Nel gennaio del 1946, l’Università di Roma ha conferito alla memoria di Giorgio Marincola la laurea “ad honorem”; nel 1964, inoltre, al partigiano italo-somalo è stata intitolata una via di Biella. La sua vicenda è raccontata nel libro, a cura di Carlo Costa e Lorenzo Teodonio, Razza partigiana.

partigiani

Amilcare Debar, nato a Frossasco (Torino) il 16 giugno 1927, zingaro.
Zingaro, sì, appartenente a quella etnia che, a sentire quello che scrisse Guido Landra, uno dei firmatari del Manifesto della Razza, altro non erano che “eterni randagi privi di senso morale”.
Zingaro come i suoi 500.000 fratelli, fra Sinti e Rom, eliminati nei campi di sterminio nazisti e di cui non molto si parla. 
Zingaro come coloro che, senza fare distinzione alcuna , come se fossero non individui, ma massa omogenea, accusiamo, oggi, di ogni nefandezza.

Bene: lo dobbiamo anche agli zingari se il nazi- fascismo è stato combattuto.
Allo zingaro Amilcare Debar, che è il solo ancora vivente tra i tanti sinti e rom che hanno partecipato alla Resistenza e che, giovanissimo, militò in Piemonte, al comando di Pompeo Colajanni, nel battaglione “Dante di Nanni” delle Brigate garibaldine.  Dopo la guerra, un riconoscimento almeno a lui fu dato: divenne infatti  rappresentante del suo popolo alle Nazioni Unite.
Lo dobbiamo, se oggi (almeno per ora) siamo liberi, al rom istriano Giuseppe Levakovic detto Tzigari, che militò nella brigata “Osoppo” agli ordini del Comandante Lupo; al piemontese Amilcare De Bar che fu staffetta partigiana nei dintorni di Cuneo col nome di battaglia di Corsaro Nero; a Rubino Bonora che combattè in Friuli nella Divisione “Nannetti”; a Walter Catter, eroe partigiano, impiccato a Vicenza l’11 novembre 1944 e a suo cugino Giuseppe Catter morto in combattimento a 20 anni in una azione di guerra sulle montagne della Liguria presso Lovegno.
Molti altri Sinti, molti altri Rom, molti altri zingari  si unirono alle brigate partigiane in Italia e in Europa. E sapete come questi giovani chiamavano nella loro lingua i Partigiani? Li chiamavano “č riklé” (uccelli, passeri) in quanto costretti alla macchia, mentre i fascisti venivano da loro  definiti “Kaš tengeri” ossia, quelli del manganello.
Definizioni molto semplici ma altrettanto appropriate.

Allora: non dimentichiamo questi passeri.
E non dimentichiamo che se questo è un Paese libero, è anche grazie a un ragazzo somalo e a tanti giovani zingari.
Continuiamo a difendere per sempre la loro memoria.
Come scrive frequentemente il nostro amico Renzo Montagnoli: senza memoria del passato non può esistere alcun futuro
, come potete leggere anche QUI

Anche la musica, serve a ricordare.   25aprile
Buon ascolto e buon 25 aprile a tutti.

Esma Redzepova-Szelem Szelem
(Un omaggio ai fratelli zingari)

Grande festa d’aprile

Fischia il vento

Bella ciao

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16 risposte a 25 aprile: la nostra libertà  la dobbiamo anche a loro

  1. ReAnto ha detto:

    Ciao Milvia . Mai come ora sentivo questo giorno….chissà come mai?
    🙂
    Un abbraccio . Antonio

  2. ReAnto ha detto:

    La grammatica del post precedente lascia un po’ a desiderare…cmq si capisce 😉
    scusate ..

  3. anonimo ha detto:

    Brava Milvia per quei passeri…grazie !Eppure la smenano oggi più che mai sui cobattenti di Salò:non se ne può più.
    Ciao
    Tinti

  4. cristinabove ha detto:

    ti ho linkata e ho fatto anche un rimando a Pietro Calamandrei sul mio blog.
    ciao. un abbraccio
    cri

  5. anonimo ha detto:

    triste in questo giorno che vede ipocriti festeggiamenti a cancellare la memoria ed imbrattarla con bugie.

    La morte di tanti giovani in nome della giustizia e della libertà dev’essere rispettata.

    se un popolo non ha il culto della memoria da trasmettere alle nuove generazioni, quel popolo è destinato a morire.

    grazie Milvia. un abbraccio fortissimo.

    natàlia

  6. sgnapisvirgola ha detto:

    Cantare porta con sè potenza e appartenenza. Il canto per me è sempre corale perchè so che da qualche parte qualcuno la sta cantando insieme a me, anche col pensiero. Che già basta.
    Se si è in tanti, è meglio.

  7. isabel49 ha detto:

    Bellissima pagina, cara Milvia: scritta con grande partecipazione, e si sente!
    Condivido il tuo pensiero, la libertà è un bene prezioso che non va mai soffocato. Le segnalazioni che fai sul ragazzo somalo e sullo zingaro sono commoventi.
    Un caro abbraccio, e grazie ancora.
    Annamaria

  8. anonimo ha detto:

    Hai sentito il premier furbetto? Propome di ribattezzare la festa della Liberazione in Festa della Libertà. Mica scemo! Festa della Libertà Popolo della Libertà, un tutt’uno per le persone di scarsa memoria.
    Va a finire che tra un po’ sarà lui l’artefice della Liberazione e della Costituzione che su quella si fonda.

  9. anonimo ha detto:

    Il commento precedente è mio. Non so perché non mi accetta il nome.
    Buona domenica, Milvia, anche se piove, Berlusconi ladro!
    Mirella

  10. anonimo ha detto:

    Ho letto con piacere tutto questo, grazie.

  11. glodalessandro ha detto:

    Mi rattrista enormemente il fatto che spesse volte la cultura di quei tempi non viene fatto in tempo ad essere studiata a scuola; le giovani generazioni, le generazioni attuali hanno la facoltà di appropriarsi d’una cultura d’inganno grazie ai media, senza ascoltare un racconto “dal vivo” da parte di persone che hanno vissuto quelle esperienze terrificanti sulla propria pelle.

    Mi rattrista enormementre il fatto che non s’impegnano minimamente ad ascoltare il fruscìo dei romanzi di quei tempi, che son diventati memoria eterna a tutti gli effetti…

    Mi terrorizza un fatto banale, banalissimo: quello d’esser caduti nella rete d’una menzogna che si riverserà contro gli italiani in generale…. la giustizia, l’economia, la cultura… questi valori ormai “enciclopedici” solo perchè lontani dai loro valori di base…

    Nel tuo post mi ha colpito l’ esistenza del ragazzo somalo, lui “straniero” ha determinato alla costruzione della libertà e giustizia nel nostro bel paese…
    (e mi rattrista che la politica attuale manda a spasso le “ronde” per tranquillizzare la massa ignorante, che NON SA GUARDARE -e nemmeno lo vuole- oltre la punta del proprio naso)

    Scusa lo sfogo…

    HAI SCRITTO E DESCRITTO UN POST STUPENDO.

    Grazie, un abbraccio, Glò

  12. LauraRocatello ha detto:

    26 aprile 2009

    Mio padre era DESTINATO ad essere il 41° MARTIRE di VILLAMARZANA (Rovigo).

    Suo padre (mio nonno) aveva RICEVUTO una SCHIOPPETTATA nel polpaccio (avevo visto la cicatrice) PER NON RIVELARE IL NASCONDIGLIO DEL FIGLIO che FUGGIVA LA VIOLENZA DELLE “BRIGATE NERE” che PASSAVANO PRESSO LE FAMIGLIE e SEQUESTRAVANO I GIOVANI PER ARRUOLARLI CON LORO.

    Anche i componenti delle Brigate Nere “AVEVANO FAME” e “CERCAVANO IL MODO PER SOPRAVVIVERE” MA ANCHE I MIEI NONNI “COMPIVANO ENORMI SACRIFICI PER SOPRAVVIVERE” assieme ai loro figli: … E VENIVANO DERUBATI PERSINO DI QUESTI FIGLI.

    … “HO TOCCATO CON MANO” …

    Lauretta

  13. LauraRocatello ha detto:

    26 aprile 2009

    Il Signor “B.” VUOLE STRAVOLGERE CONTINUAMENTE LA COSTITUZIONE: VUOLE STRAVOLGERE LA NOSTRA CARTA-BASE COSTATA IL SANGUE DEI NOSTRI PADRI E DEI NOSTRI NONNI AFFINCHE’ POTESSERO DARLA AI LORO FIGLI E AI LORO NIPOTI.

    LA NOSTRA COSTITUZIONE E’ DI TIPO “RIGIDO”, “NON FLESSIBILE” e PUO’ ESSERE MODIFICATA SOLAMENTE PER MIGLIORARLA.

    EVVIVA IL XXV APRILE!
    EVVIVA LA NOSTRA COSTITUZIONE!

    Lauretta

  14. Soriana ha detto:

    Grazie di cuore a tutti, grazie più che mai per aver lasciato dei contributi così sentiti e importanti in questa occasione. Lottare sempre, con le parole e con l’esempio di coerenza. Continuiamo a farlo, sempre, ogni giorno.
    Un affettuoso benvenuto a Radames e a Lauretta; e a Lauretta grazie anche per la sua diretta testimonianza di un passato vissuto.

    Milvia
    Milvia

  15. lanoisette ha detto:

    grazie della testimonianza

  16. Soriana ha detto:

    Ciao, Lanoisette e buon primo maggio.

    Milvia

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